Vendola, le primarie e il circo dei clown che non fan ridere nessuno

C’era da aspettarselo. Se domani si facessero le primarie, tra Bersani e Vendola vincerebbe il secondo. E grazie tante. Per essere un leader, lo storia ce lo insegna, non devi solo essere bravo. Devi essere qualcuno. E attenzione, non sto dicendo che Bersani sia nessuno, parlo, in realtà, di carisma.

Una critica che si faceva a Prodi era quella di essere soporifero. Se Prodi è soporifero, Bersani è nullificante, come lo zero nella moltiplicazione. Appena apre bocca sei già morto di noia. Un concetto elementare come “occorre pagare meno tasse” viene pronunciato con una lentezza indicibile e recitato o spiegato con un giro di perifrasi (che poi sarebbero giri di parole) capaci di narcotizzare un branco di rinoceronti inferociti. Bersani sarà un bravo tecnico, ma è più grigio di Fassino. Vendola ha il carisma, invece. E viviamo un’epoca in cui non vince la bravura, ma l’essenza. Essere qualcuno, appunto. Spiccare. Berlusconi è il segno più evidente dei tempi che viviamo: un’enorme scatola vuota, rivestista internamente di marcio. Ma la gente lo ama e lo vota, perché ha e dà l’impressione che dentro quella scatola, oltre il marcio, ci sia un sogno.

Bersani il suo curriculum ce l’ha. Le famose liberalizzazioni, la lenzuolata. Sepolta e azzittita dai clacson dei tassisti in rivolta. Vendola ha governato la Puglia, ha vinto per ben due volte le primarie contro l’apparato dalemiano, ha promesso che avrebbe impedito la privatizzazione dell’acqua e lo ha fatto. Non è un caso che se domani ci fossero le primarie le vincerebbe lui. Anche dentro l’elettorato del pd, uno dei più lenti a recepire il cambiamento (basta vedere chi è stato il primo segretario e con quali percentuali ha vinto), ci si è resi conto che a parità di valore tra il grigiore e il colore è più interessante la seconda ipotesi.

L’aspetto sostanziale, che adesso dovrebbe saltare davanti agli occhi di tutte e di tutti, è che l’autocandidatura del governatore pugliese e il sondaggio di Repubblica hanno visibilmente irritato Bersani, che lascia intendere che le primarie non sono poi questa panacea democratica e che, sopra ogni cosa (Vendola incluso), bisogna salvaguardare la coalizione. Il principio democratico che ha avuto valore per Prodi e Veltroni, adesso non piace più. Complimenti per la maturità.

Che Bersani voglia fare il leader è legittimo. Eletto pochi mesi fa, rischia di fare da portavoti a Vendola. Dovrebbe esserci abituato, visto che il pd è un contenitore in cui i voti degli ex comunisti sono stati regalati a piene mani al progetto cattolico, conservatore, neocentrista e anche malcelatamente omofobo di un partito che ha come presidente una criptolesbica che sostiene che un bambino africano è meglio che crepi in Africa piuttosto che essere adottato da una coppia gay. O almeno è questo ciò che i suoi dirigenti hanno creato in questi mesi – a proposito: a Pesaro il pd ha votato col PdL contro il registro delle unioni civili con tanto di demonizzazione delle coppie arcobaleno – in barba alla bontà di buona parte della base, che a Roma ha creato una festa dell’Unità che è stata un vero e proprio tripudio di confronto tra culture diverse.

Bersani, dunque ha le sue buone ragioni a voler fare il leader indiscusso di un partito-fantoccio. Il problema che si pone, tuttavia, è un altro. Ed è duplice.

Innanzi tutto la candidatura di Vendola e la sua possibile vittoria dimostrerebbero che il pd è, per l’appunto, un contenitore vuoto. Talmente vuoto da non riuscire nemmeno a esprimere un candidato premier, come avviene in tutti i paesi. Lasciar questo onere/onore a Vendola, leader di un partito che non ha nemmeno il 3%, dimostrerebbe che il progetto del pd è perdente ab origine. E io posso pure aggiungere: ve l’avevo detto…

Secondo poi: con la candidatura di Vendola si rischia di dare al centro-sinistra (e il trattino è d’obbligo) una fisionomia politica concreta. Non un blob indistinto di conventicole unite in nome dell’antiberlusconismo, ma un soggetto in cui c’è un candidato premier che ha alle spalle una storia di buona politica, che ha un suo seguito dentro l’elettorato di pd e SEL almeno e che non viene visto male dentro l’IdV e possibilmente anche dentro l’estrema sinistra. Dare al centro-sinistra un’aura politica, senza farne il circo di clown che non fanno ridere nessuno che per adesso è, è un rischio che preoccupa molti. Soprattutto un certo Pierferdinando Casini che aspira a fare da ago della bilancia tra destra e pd e che, in quanto leader di un partito fieramente omofobo, clericale e che candida condannati e delinquenti, osteggia un candidato di sinistra, dichiaratamente gay che in Puglia ha fatto fallire il progetto dell’UDC della privatizzazione dell’acqua pubblica. Tutti meriti, questi, che porterebbero molte persone come me, quelle affezionate alla democrazia, alla serietà e alla legalità, per intenderci, a non votare.

Bersani, a ben vedere, vuole difendere questo stato di cose quando parla di priorità della coalizione: sacrificare Vendola, fare il leader del pd e perdere le elezioni. Avviare quella vocazione peggioritaria che da Veltroni in poi ha sistematicamente fatto perdere al centro-sinistra tutto ogni importante competizione a livello nazionale. Ai vertici del pd ci sono evidentemente abituati. Noi, invece, ne avremmo un attimo le palle piene. Qualcuno, a questo punto, dovrebbe farlo sapere al direttore del circo che non fa ridere nessuno.

Un po’ di speranza, aspettando i risultati elettorali

Una cosa che ieri non ho detto a Cristiana e agli altri del suo comitato elettorale, mentre prendevamo un aperitivo al Coming Out, è che dopo mesi hanno riacceso in me la speranza. La speranza che qualcosa possa cambiare: sia in questo paese, sia nei partiti che ardiscono a governarlo, a cominciare dal maggior partito d’opposizione. Se per fortuna (o per disgrazia, ma non nostra) dovessero vincere la Bresso, Vendola e la Bonino, tutti assieme, nelle rispettive regioni, sarebbe l’inizio di qualcosa di nuovo a livello nazionale.

Innanzi tutto, come si discuteva ieri con Cri e gli altri, sarebbe la fine del paradigma dalemiano. I dalemo-bersaniani ce l’hanno messa tutta per far fuori due candidati d’eccellenza, quali la Bresso e il governatore della Puglia, fallendo miseramente. Se anche le urne saranno a loro favore, sarà la pietra tombale di ogni aspirazione di quella classe dirigente che è già sin d’ora, a prescindere dall’esito delle regionali, obsoleta, vecchia, inadeguata a cogliere il cambiamento sociale: basti vedere le ultime dichiarazioni del segretario del pd sulle coppie di fatto, uguali a quelle della Ferilli e della Cuccarini. Credo sia drammatico che un leader di un partito di massa, su questioni che riguardano l’affettività di milioni di persone, abbia la stessa dimensione intellettuale di una cafona che pubblicizza sofà.

Un altro aspetto che va giustamente tenuto in considerazione, come mi è stato fatto notare ieri, è che il voto cattolico ne uscirebbe a pezzi. Vero è che l’UDC in Piemonte sostiene Mercedes, ma vero è pure che la Bonino e Vendola sono stati osteggiati proprio da Casini. La vittoria di questi tre candidati, dunque, sconfesserebbe le manovre in atto, frutto di un accordo tra Opus Dei (della quale D’Alema è simpatizzante) e ex comunisti per allargare la maggioranza di centro-sinistra al partito di Cuffaro, al partito di chi dice di difendere la famiglia e poi è pieno di divorziati, al partito di Casini insomma.

Un primo dato, comunque, è certo: l’astensionismo. Se Berlusconi giustificherà una eventuale sconfitta elettorale con la solita leggenda metropolitana che ad astenersi sono le persone di destra, non fa altro che confermare la sua inadeguatezza politica. Se la gente non ti vota è perché non gli piaci. Se non ti votano più i tuoi, è perché gli fai schifo. Pensierino che dovrebbero fare pure a sinistra, tuttavia.

Detto questo, aspettiamo i primi risultati elettorali. Come ho già detto, dopo anni li guarderò con trepidazione, con ansia, con la speranza di chi, e non so se questo è un bene o meno, è tornato a credere che possa esserci una possibilità di cambiare le cose in questo paese bellissimo eppure così maltrattato.