10 Favourite songs of all time

Le dieci canzoni che porterei con me in ogni tempo. Anche se dieci canzoni sono poche. E non basta tutto il tempo possibile per conoscerle tutte, per conoscerle fino in fondo.

Twenty one, Cranberries: perché un giorno sarò come il finale di questa canzone.
I giardini della preesistenza, Franco Battiato: perché se esiste, il paradiso, è così.
Non molto lontano da qui, Carmen Consoli, perché dice la verità.
Your woman, White Town: perché parla di libertà e autodeterminazione.
Because the night, Patty Smith: perché, a modo suo, mi trasmette gioia.
My skin, Nathalie Merchant: perché mi somiglia. Dannatamente.
You’ll follow me down, Skunk Anansie: perché non deve accadere mai più.
Thorn, Nathalie Imbruglia: perché siamo tutti un po’ lacerati.
Time is running out, Muse: perché il tempo è prezioso e noi lo sprechiamo.
Bells, The Nacked and Famous: perché mi ricorda che l’amore è possibile.

L’elenco, ovviamente, è casuale. E, soprattutto, mai definitivo.

Sapere che potrebbe esserci un molo

È la primavera. Il sole che acceca, fin dentro le finestre della casa di adesso. Ripenso al passato, in Sicilia. Quando, per un curioso paradosso, proprio laddove la pietra è in rima col quarzo, casa mia era buia ed ero io a dover portarvi dentro i colori. E adesso che i raggi contendono le tende bianche al vento di marzo, canto con fare vago e indifferente, ascolto musiche allegre e pensose, coinvolto dalle cose quotidiane.

O, I need
The darkness
The sweetness
The sadness
The weakness
I need this

Io sono così. Sapere che potrebbe esserci un molo, una sponda in tutto questo mosaico di intenzioni mi fa sentire così vivo e spaventato e la possibilità che sia solo un porto di passaggio, che razionalmente domino, mi rigetta in una malinconia che vorrei lasciarmi alle spalle.

Ed è buffo come a volte
il tempo scorra meglio del previsto
un panico incombente ci costringe ad addomesticare
un fervido sorriso, un benessere improvviso

Un amico mi ha rivelato che riesco a vivere intensamente la vita. Diciamo che mi concentrerò su questo dono e sorriderò alle cose del destino, lanciando semi ingannevoli alle colombe del karma così che siano distratte da altro.

(In playlist: My skin, Natalie Merchant; Non molto lontano da qui, Carmen Consoli)

Febbre

La vita è una merda, ecco.

In tutto questo, prendo tisane chimiche al sapore di limone, miele e cianuro, che guariscono dal male alle ossa, dal cerchio alla testa, abbassano la temperatura e, con l’aggiuta di un additivo mucolitico, ti fanno scatarrare più in fretta. Cura un sacco di belle cose, ma in compenso ti fa venire il cancro. Al fegato.

Faccio test idioti su Facebook, del tipo “Quale Peanuts sei?” et similia. Per i più curiosi, è venuto fuori che sono Linus, il che è fondamentalmente vero. Poi qualcuno obbietterà che questi test cretini li faccio pure quando sto bene, altrimenti non si spiegherebbe sul mio profilo il riquadro “Quale guerriera Sailor sei?”.

E siccome ho deciso di volermi bene, mi coccolo un po’ con Carmen Consoli e occasionali prodotti a base di cioccolato che popolano la mia (nuova) cucina, dellà.

In tutto questo devo comunque andare a scuola perché non ho la copertura medica per cui se mi ammalo non mi pagano e visto che il mio stipendio non fa rima con “ricchezza”, perdere una giornata lavorativa non mi attrae moltissimo. Almeno fino a quando starò in piedi o sarò ancora in grado di farlo.

Tutto questo per dirvi che sono in ["lamento" mode: on], che mi sto facendo le palle à la julienne, alterno brividi di freddo a esplosioni solari dentro il letto – che assomiglia sempre di più a una friggitricee che voglio la mamma. Ecco.

Non molto lontano da qui…



Amore mio, non sempre tutto volge per il verso giusto:
ma non è soltanto a causa del maltempo
se il raccolto è andato perso.

Ed è buffo come a volte il tempo scorra
meglio del previsto: un panico incombente
ci costringe ad addomesticare
un fervido sorriso, un benessere improvviso.

È forse una remota speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica.

Non molto lontano da qui la gente escogita affannose corse
in preda all’ansia di tornare al punto di partenza, e dimentica
il peso della posta in gioco
, e il come e il quando mentre fuori piove.

Amore mio, non è una colpa il non saper gestire la gioia
e il fatto di trovarsi a proprio agio nel dolore e nella rassegnazione.
Ed è innaturale come a volte ci forziamo di ignorare
il gemito costante delle nostre reali inclinazioni
il margine di errore di un’incessante sottrazione.

È forse una remota speranza la felicità?
Godersi il sole in dicembre, non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui la gente ostenta oscure stravaganze
in preda all’ansia di stupire, indossa le sue maschere
e dimentica da qualche parte quella del coraggio nel momento del rilancio
.

Non molto lontano da qui nevica.
Non molto lontano da qui nevica.

(la dedico al Nano Mondano, che me l’ha fatta conoscere, a Himelda perché so che le piacerà e al Puer perché diventerà un ometto profondo e bellissimo).