Oggi su Gay’s Anatomy: “Amministrative: le stelle brillano meno e le fiamme non bruciano più”

Facendo uno schema delle amministrative dell’ultimo week end:

• la metà della gente non vota (più?)
• i partiti tradizionali “reggono”, nel senso che non scompaiono (ma a quale prezzo?)
• il M5S si appanna e non poco
• la fiamma di Alemanno si spegne
• il Pd vince nonostante se stesso (semicit.)

Più nel dettaglio? Scoprilo su Gay’s Anatomy di oggi!

Se domani si andasse a votare…

Siamo seri. Se domani si andasse a votare, molto realisticamente, Berlusconi vincerebbe di nuovo e, come sempre, a man bassa. A quel punto sarebbe la fine della democrazia in Italia e per gli uomini di buona volontà non rimarrebbero che due soluzioni: l’esilio o la lotta. Anche armata. È così che si fa quando finisce la libertà. I partigiani insegnano.

Se domani si andasse a votare PdL e Lega andrebbero serenamente verso un 47% abbondante. Vendola non ce la può fare, diciamocelo chiaramente, e non perché non ha le qualità per farlo bensì perché la coalizione che dovrebbe sorreggerlo è capitanata da un pugno di mentecatti pronti a tutto pur di dimostrare che il governatore pugliese non è adatto per guidare il centro-trattino-sinistra. Anche perdere le elezioni. Da D’Alema in su. Il caso Bonino in Lazio la dice lunga.

Se domani si andasse a votare il maggior partito di opposizione rimarrebbe tale, perché ex comunisti e cattolici (mai diventati ex, a ben vedere) non hanno capito che l’unico modo di togliersi di mezzo Berlusconi e tutto ciò che rappresenta, dalla malapolitica a un senso dell’etica prossimo al campo semantico delle malattie veneree, è quello di combatterlo. Poi leggi che Bersani si fa venire la geniale idea che adesso, con possibili elezioni dietro l’angolo e dopo quindici anni di scempio della democrazia, i piddini andranno porta a porta a dimostrare le nefandezze di questo governo. Ecco, magari di domenica alle sette del mattino e saranno simpatici come un crampo nel sonno. Certe abitudini dei testimoni di Geova insegnano e non poco.

Se domani si andasse a votare sarei tentato di starmene a casa per almeno tre ragioni: in primo luogo perché questo centro-sinistra (sempre col trattino) per vincere farebbe accordi con Lombardo e con l’UDC e a me l’idea di votare gente che va a braccetto con la mafia mi fa solo vomitare. In secondo luogo perché la sinistra attuale è miglior attrice non protagonista in quello che è lo sfascio della scuola pubblica, da Berlinguer in poi. Perché grazie a D’Alema (ma guarda un po’) i pochi soldi che ci sono vanno per lo più alle scuole cattoliche, le stesse che insegnano il disprezzo per la diversità e per tutto ciò che non è confessionale. E se non posso insegnare lo devo in primo luogo a Fioroni (non a caso anche lui del pd), perché mi ha bloccato con la sua normativa del cazzo in una città in cui sarò ottocentesimo in graduatoria per almeno i prossimi vent’anni.

In terzo luogo perché questa classe politica di inetti, ad eccezione di poche persone, continua a ignorare problemi fondamentali per qualsiasi società civile quali la regolamentazione delle unioni civili, il pieno riconoscimento e l’equiparazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche, il testamento biologico e il fine vita, il divorzio breve e molte altre questioni che sono centrali e che, in modo disonesto e squallido, vengono presentate come temi secondari dell’agenda politica. Per queste ragioni, e soprattutto perché gay, non potrei votare una classe politica che non fa il mio benessere sotto il profilo dei diritti sociali e che non mi prevede sotto quello della mia piena realizzazione affettiva e umana. Se non sono importante per l’Italia, l’Italia non dovrebbe esserlo per me.

E uso il condizionale perché, tra mille conati e tutta la dignità di cui sono capace, stavolta in cabina elettorale ci andrei e voterei contro le mie convinzioni, perché sono un uomo di sinistra e a certi valori ci credo, nonostante la sinistra abbia fatto di tutto, riuscendoci, per farmi smettere di pensare a un futuro migliore. E pur di sinistra voterei un uomo con cui niente ho in comune, per storia, formazione e mentalità, ma che in questo momento è l’unico a dire chiaramente che la Costituzione è un valore che va salvaguardato, che la questione morale è fondamentale per la tenuta democratica del paese e che accanto ai diritti dei lavoratori, ci sono i nuovi diritti che vanno tutelati allo stesso modo. Mi turerei il naso e voterei l’Italia dei Valori, stavolta.

Perché l’orizzonte che si profila, in un futuro parlamento dominato da Berlusconi con un’opposizioe ridotta al partito dell’inettitudine guidato da Bersani e animato dall’afflato creatore di D’Alema, solo l’azione di uomini come De Magistris e Di Pietro potrebbero essere l’unico vero baluardo democratico e di legalità di questo paese. Tutto questo accadrebbe, dentro e fuori di me, se si votasse domani. E Dio non voglia, o chi per lui, che ciò accada. Perché sarebbe davvero la fine.

Un po’ di speranza, aspettando i risultati elettorali

Una cosa che ieri non ho detto a Cristiana e agli altri del suo comitato elettorale, mentre prendevamo un aperitivo al Coming Out, è che dopo mesi hanno riacceso in me la speranza. La speranza che qualcosa possa cambiare: sia in questo paese, sia nei partiti che ardiscono a governarlo, a cominciare dal maggior partito d’opposizione. Se per fortuna (o per disgrazia, ma non nostra) dovessero vincere la Bresso, Vendola e la Bonino, tutti assieme, nelle rispettive regioni, sarebbe l’inizio di qualcosa di nuovo a livello nazionale.

Innanzi tutto, come si discuteva ieri con Cri e gli altri, sarebbe la fine del paradigma dalemiano. I dalemo-bersaniani ce l’hanno messa tutta per far fuori due candidati d’eccellenza, quali la Bresso e il governatore della Puglia, fallendo miseramente. Se anche le urne saranno a loro favore, sarà la pietra tombale di ogni aspirazione di quella classe dirigente che è già sin d’ora, a prescindere dall’esito delle regionali, obsoleta, vecchia, inadeguata a cogliere il cambiamento sociale: basti vedere le ultime dichiarazioni del segretario del pd sulle coppie di fatto, uguali a quelle della Ferilli e della Cuccarini. Credo sia drammatico che un leader di un partito di massa, su questioni che riguardano l’affettività di milioni di persone, abbia la stessa dimensione intellettuale di una cafona che pubblicizza sofà.

Un altro aspetto che va giustamente tenuto in considerazione, come mi è stato fatto notare ieri, è che il voto cattolico ne uscirebbe a pezzi. Vero è che l’UDC in Piemonte sostiene Mercedes, ma vero è pure che la Bonino e Vendola sono stati osteggiati proprio da Casini. La vittoria di questi tre candidati, dunque, sconfesserebbe le manovre in atto, frutto di un accordo tra Opus Dei (della quale D’Alema è simpatizzante) e ex comunisti per allargare la maggioranza di centro-sinistra al partito di Cuffaro, al partito di chi dice di difendere la famiglia e poi è pieno di divorziati, al partito di Casini insomma.

Un primo dato, comunque, è certo: l’astensionismo. Se Berlusconi giustificherà una eventuale sconfitta elettorale con la solita leggenda metropolitana che ad astenersi sono le persone di destra, non fa altro che confermare la sua inadeguatezza politica. Se la gente non ti vota è perché non gli piaci. Se non ti votano più i tuoi, è perché gli fai schifo. Pensierino che dovrebbero fare pure a sinistra, tuttavia.

Detto questo, aspettiamo i primi risultati elettorali. Come ho già detto, dopo anni li guarderò con trepidazione, con ansia, con la speranza di chi, e non so se questo è un bene o meno, è tornato a credere che possa esserci una possibilità di cambiare le cose in questo paese bellissimo eppure così maltrattato.