La memoria, le parole, il futuro

auschwitz

Targa in memoria di Auschwitz

Oggi si ricordano sei milioni di persone uccise nei campi di sterminio dal 1933 al 1945.

In questa cifra – insieme ad ebrei, dissidenti, testimoni di Geova, sinti e rom – vanno inclusi  cinquantamila omosessuali, in maggioranza maschi. Le lesbiche venivano incluse nel gruppo degli asociali. E non facevano certo una fine migliore.

Oggi, per tutte quelle persone uccise ingiustamente, noi ricordiamo.

La memoria è narrazione. La narrazione è fatta di parole. Se droghiamo le parole, se diamo loro un significato diverso, se le pervertiamo, non capiremo mai l’esatta valenza di termini quali “razzismo”, “discriminazione”, “omofobia”, “violenze”, ecc. Non saremo in grado di voltarci indietro. E di creare, conseguentemente, futuro.

Sul fronte omofobo-razzista-antisemita: non abbassiamo la guardia

la stella gialla

la stella gialla

E ci risiamo. Dopo i finocchi al deputato gay Alessandro Zan da parte del leghista Bonanno, dopo le banane lanciate a Kyenge, adesso il fronte omofobo-razzista-antisemita se la prende con gli ebrei, facendo recapitare pacchi con teste di maiale di fronte alla sinagoga di Roma. A ridosso della Giornata della Memoria (questo ricordiamolo, soprattutto a chi dice che non ha più senso “ricordare” certi eventi storici).

Ho scritto questo pensiero, per altro a caldo, quando ho saputo la notizia sul mio profilo Twitter.

Ovviamente il fronte omofobico non ci sta. E si ribella, con tweet del genere:

omofobia

Un omofobo che non si capacita

Con ogni evidenza per questo signore è assurdo che l’omofobia – evidentemente vista come valore positivo – si confonda con atteggiamenti invece considerati negativi, quali appunto il razzismo e l’antisemitismo.

Invitando tutti e tutte a rileggersi la risoluzione europea, che mette tutti questi fatti subculturali sullo stesso piano, credo che l’abbassamento della tensione sulle discriminazioni contro i gay – avviato in Italia, per paradosso, proprio con la legge Scalfarotto – sia concausa della recrudescenza contro le persone di altra etnia e religione.

In altre parole, se colpisci una categoria minoritaria le colpisci tutte. Non è un caso che nei forni i nazisti bruciassero anche i gay e le lesbiche nei campi di sterminio. Per questa ragione è dovere di tutta la società civile mantenere altissima la guardia, su questi fatti. Cominciando magari dal ddl contro l’omo-transfobia discussione in Senato, che a ben vedere per permettere a gente come il signore qui sopra di poter esprimere su Twitter (e altrove) i suoi (pre)giudizi contro la comunità LGBT, abbassa appunto la guardia su fatti come il razzismo e l’antisemitismo.

Vi spiego perché l’omofobia è simile al nazismo

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Le proteste di Manif pour tous

Un mio post su Twitter ha fatto molto arrabbiare Manif pour tous Italia.

Eppure non c’è molto da dire sulla questione. Storicamente è andata così.

C’era una corrente di pensiero che vedeva i neri e, più genericamente, le popolazioni non europee come inferiori ai bianchi. I neri, per questa ragione, nella loro lotta di liberazione hanno dovuto scontrarsi co un atavico razzismo, che ha portato in America a iniziative ingaggiate dal famigeratissimo Ku Klux Klan.

Per secoli, ancora, gli ebrei sono stati considerati un’aberrazione dal pensiero cristiano in quanto “deicidi”. Millenni di antisemitismo hanno portato non solo a discriminazioni e ghettizzazione, ma anche al tragico fenomeno del nazismo e dei campi di sterminio.

Adesso, dopo ebrei e neri (e con modalità diverse ma dinamiche analoghe, ricordiamo anche la questione femminile), è il momento della liberazione delle persone LGBT. Il nemico di noi gay, lesbiche, bisessuali e persone trans è l’omo-transfobia. Questo fenomeno è ingrediente di violenze e aggressioni. Basta vedere cosa sta succedendo in Russia e in Nigeria. O basta ricordare cosa accade in paesi come Iran, Sudan, Somalia, ecc.

manifpourtous

I commenti di una militante di Manif pour tous

Ergo l’omo-transfobia nasce in quello stesso sottobosco “culturale”.

La risoluzione europea per altro è molto chiara in merito:

l’omofobia consiste nella paura e nell’avversione irrazionali provate nei confronti dell’omosessualità femminile e maschile e di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sulla base di pregiudizi, ed è assimilabile al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo [...]

Poi non si arrabbino i/le militanti di certe associazioni se – secondo il mio parere, supportato da evidenze storiche e pronunciamenti istituzionali – certe iniziative sono riconducibili, culturalmente, al retroterra che ha dato linfa al nazismo e alle violenze contro i neri.

Per altro, proprio rifacendosi a quanto loro stessi dicono, non hanno bisogno di inalberarsi di fronte a certi paragoni. Significherebbe non rispettare chi non la pensa come loro. E loro sono sensibilissimi su questo punto. Converrete…

Tre pensieri sulla credibilità di Renzi e Scalfarotto sui diritti LGBT

Ivan Scalfarotto, creatore della legge sull’omofobia

Riprendo con questo post l’articolo di Ivan Scalfarotto sull’HuffingtonLa legge contro l’omofobia non è liberticida…  Nel suo pezzo Scalfarotto segue due direttrici: difendere il sindaco di Firenze, nonché suo leader, dalle critiche per aver concesso ospitalità a una manifestazione omofobica e ricordare la bontà della legge da lui creata riguardo all’omo-transfobia.

Andiamo per punti.

1. Per chi non lo sapesse: dopo il flop dello scorso week end, Manif pour tous ci riprova a Firenze, dove ha chiesto e ottenuto ospitalità proprio in una sala del comune. Dice, giustamente, il deputato renziano: «la sala è stata prenotata da un consigliere comunale, e gli è stata concessa come sempre succede quando i consiglieri comunali avanzano una richiesta di questo genere, ed è stata concessa a pagamento». E su questo non si discute. Ma il problema non è la cessione della sala in questione, bensì il destinatario della stessa!

Se io organizzassi un convegno improntato su ideologie quali l’antisemitismo o il razzismo, il comune di quale città – non amministrata dalla Lega, intendo – mi darebbe luoghi pubblici, a pagamento o meno? Scalfarotto quindi continua a non vedere il cuore reale del problema: l’omofobia si spaccia ancora come una delle tante libertà di pensiero, quando invece dovrebbe essere considerata un’aberrazione dello stesso.

2. Questo presupposto ci aiuta a capire le ragioni della sua difesa a se stesso e alla sua legge, che non è contro l’omofobia ma semmai tutela le sue forme più sotterranee e invasive. Dice il nostro: «si tratta di una legge che ha incontrato le critiche pesanti delle associazioni gay proprio perché ha voluto tener conto della libertà di opinione di chi crede che il matrimonio egualitario sia sbagliato e che l’adozione da parte di coppie gay e lesbiche sia da evitare».

Scalfarotto su questo dice falsità. Le associazioni non hanno mai preteso la prigione per chi pensa che il matrimonio debba essere solo tra uomini e donne o per chi è contrario alle adozioni. Così come nessuno va in galera se pensa che un bianco non debba sposare una nera o che un bambino italiano non debba crescere in una famiglia di stranieri. Il razzismo e l’omofobia hanno diversi livelli, criminali e non. Una legge giusta dovrebbe punire gli aspetti criminali e intervenire dal punto di vista culturale sulle aberrazioni del pensiero, appunto.

Invece, la legge fortemente voluta dal deputato del Pd e concordata con i settori più retrivi del parlamento – tra un insulto e un altro alle associazioni LGBT che chiedevano un trattamento di dignità – permetterebbe, ad esempio, di dire nelle chiese, nelle scuole, negli ospedali, nei partiti, che gli omosessuali sono malati da curare, che non devono avere uguali diritti, ecc. Cioè permetterebbe di diffondere idee che favorirebbero e accrescerebbero l’odio, la discriminazione e il mancato rispetto nei confronti di gay, lesbiche, persone trans, ecc.

Proprio questo aspetto fa del suo provvedimento, non una legge contro, ma per l’omofobia. Perché di fatto la istituzionalizza.

3. Il terzo punto di quell’articolo sfiora la mistificazione e ci riporta a Renzi. Dice Scalfarotto: «credo che i critici di Renzi farebbero bene a concentrarsi sul punto politico della questione, che consiste nel fatto che il Segretario del PD sta perseguendo dalla sua elezione, con tenacia assolutamente inedita, risultati concreti a favore delle coppie gay e lesbiche».

Non ci risulta, al momento attuale, che si sia fatta una sola legge a favore delle coppie gay e lesbiche o a tutela delle persone LGBT. Scalfarotto confonde il risultato politico con la propaganda e la promessa generica. In un contesto, come quello attuale, dove le civil partnership volute dal segretario del Pd rischiano semmai di far cadere il governo – e c’è da credere che Renzi stia agitando le unioni civili proprio per rompere su quel punto e arrivare a elezioni al più presto.

In conclusione, farebbe bene l’esponente renziano a guardare un po’ di più al piano della realtà – dove ogni cosa sconfessa sia il suo operato sia le sue istante celebrative, di se stesso e del suo leader – e cominciare a lavorare davvero per una politica dell’integrazione e della liberazione delle persone LGBT. Magari ascoltando le associazioni di settore, invece di attaccarle. E magari avendo meno a cuore le larghe intese, l’alleanza con gli estremisti cattolici e la benevolenza di personaggi lugubri per quel che riguarda lo stato dell’arte dei diritti civili in Italia. Fosse non altro per una questione di credibilità istituzionale e politica.

Addio professoressa

Quando in classe, ai miei allievi e alle mie allieve, parlo di Rita Levi Montalcini, lo faccio per un insieme di ragioni.

Innanzi tutto, perché era una donna, un premio Nobel, un esempio di impegno nonostante le avversità della vita: la dimostrazione che lo studio, la cultura e il sapere sono cose che, ancora oggi, possono renderci fieri di essere, prima ancora che italiani, delle persone. Di questi tempi, e credo di interpretare il pensiero di molti, non è poco.

Ne parlo perché era ebrea, perché il regime fascista la allontanò dall’università, perché ha pagato, sulla sua pelle, il segno ignominioso della discriminazione, dell’emarginazione, le conseguenze più tragiche della stupidità e della follia umane.

Ne parlo perché aiutava i partigiani a nascondersi e li curava, in segreto, mentre l’Italia era in mano ai criminali nazi-fascisti. Lei seppe combatterli con le due uniche armi che aveva: il coraggio e la scienza.

Ne parlo, e ne parlerò ancora, perché era una persona che aveva una grandissima coscienza civica, democratica e politica. Perché era un esempio luminoso di laicità. Perché in un paese come il nostro, consegnato quotidianamente dalla politica nelle mani del vescovo di turno, persone come lei sono sempre più rare da trovare nelle istituzioni.

Per tutte queste ragioni ho sempre parlato di lei, durante le ore di educazione civica: perché rappresenta, con la parabola di vita, un esempio umano altissimo per poter parlare di condizione femminile, di minoranze, di laicità, di antifascismo. Valori che la Repubblica sta perdendo, in mano a questa pletora che si distingue per arrogante inettitudine.

«L’assenza di complessi psicologici, la tenacia nel seguire la strada che ritenevo giusta, l’abitudine a sottovalutare gli ostacoli – un tratto che ho ereditato da mio padre – mi hanno aiutato enormemente ad affrontare le difficoltà della vita.»

Addio professoressa Levi Montalcini. Lei è sempre stata, per me, un grande esempio. Lo dico senza retorica. Lo dico con le lacrime agli occhi.

Gay in TV: suore e soubrette all’arrembaggio

Ho visto la puntata speciale del programma di Lucia Annunziata, riguardo al tema dell’omofobia. Per chi non lo avesse visto, può andare sul link del podcast. La parte riguardante i gay comincia dal minuto 31.

Al di là di questi dettagli tecnici, dico subito che il programma mi ha lasciato abbastanza indifferente. Le cose dette dai rappresentanti delle associazioni erano abbastanza condivisibili. La conduttrice si è attenuta a una scaletta politicamente corretta, non arretrando dalle sue posizioni – con diversi ammiccamenti alla sua stessa infelicissima battuta, a Dalla e alla sua omosessualità mai pubblicamente dichiarata – senza mai entrare davvero nel cuore del problema ovvero la mancanza di diritti a parità di doveri, affrontata, ma di fretta, da Paola Concia e gli altri ospiti.

Mentre questo avveniva, ai funerali di Dalla, Marco Alemanno dava il suo tributo all’amico, artista e maestro manifestando un dolore tale che in molti hanno pensato a un sentimento più forte dell’amicizia sostenuta e “benedetta” niente di meno che da Pierferdinando Casini (ma di questo parlerò domani su Gay’s Anatomy).

A Così è la vita, invece, si interveniva sempre sulla tematica gay chiamando quelli che in RAI pensano essere gli esperti del settore: esponenti della chiesa. Una suora, interpellata da Lorella Cuccarini, ha chiosato:

Non è un fatto naturale; è una scelta che può essere indotta da attegiamenti della famiglia; è una trasgressione assoluta.

E siccome le disgrazie non arrivano mai da sole, la conduttrice, già non nuova a squallide posizioni in merito, ha difeso il “diritto” della suora di offendere milioni di persone LGBT.

Chiederei alla religiosa cosa ne sa lei di trasgressioni declinate nel loro valore più estremo: sarebbe interessante avere una posizione da parte di chi vive la propria esperienza terrena lontana dal mondo dei fatti reali, a cominciare dall’esercizio della sessualità.

Ma non è nemmeno quest’ennesimo scempio alla conoscenza che mi fa specie. Viviamo in Italia, un paese che, contrariamente a quanto detto dai rappresentanti delle associazioni LGBT, è omofobo. Esattamente come l’America degli anni cinquanta era razzista e come la Germania degli anni trenta era antisemita.

Suore e soubrette che sproloquiano di ciò che non sanno è il segno forse tragicomico dell’assurdità del presente.

La cosa che mi fa riflettere è che si è riprodotto in uno studio televisivo ciò che Annunziata ipotizzava a Servizio Pubblico. Una persona ha riproposto un luogo comune, offensivo, su una minoranza. La conduttrice di Così è la vita ha messo in pratica quanto asserito dalla sua collega di In 1/2 h: ha difeso, cioè, il diritto di dire scempiaggini, alimentando ignoranza e pregiudizio.

Ne consegue che chi non si è indignato per le parole della ex presidente della RAI da Santoro adesso dovrebbe difendere, a spada tratta, il diritto della suora di dire che siamo sostanzialmente maiali.

È la libertà di pensiero e di parola. Ci piaccia o no.

Concludo questo post riportando un tweet di Daniele Nardini che sintetizza bene la giornata televisiva di ieri:

Cuccarini su trasgressione, Casini su Dalla, Annunziata che non si scusa. Un week end così non lo ricordavo dai tempi del governo Santanché.

Concorderete sull’efficacia della sintesi.

A scuola con Ozpetek

A scuola sto facendo un percorso sulle differenze.

Mi piace parlare di diversità, soprattutto in una classe dove ci sono cinesi, rumeni, moldavi, indiani e mille altri colori.

Stiamo affrontando, insieme ai miei allievi e alle mie allieve di ultimo anno, il tema dell’antisemitismo, in previsione della Giornata della Memoria.

Quando in tv si parla di olocausto, ancora oggi vengono dimenticate le vittime omosessuali: gay e lesbiche, triangoli rosa e neri, dimenticati dentro il massacro. E non si ammazza due volte con l’oblio il ricordo di chi ha vissuto, fino a morirci, quella follia.

Ho proposto La finestra di fronte, allora, di Ozpetek. Nessuno, in classe, sapeva chi fosse.
Ho spiegato loro che ho scelto questo film perché il protagonista è anche gay, oltre ad essere ebreo. Alla parola gay qualcuno ha ridacchiato. Allora ho rivelato ai miei ragazzi e alle mie ragazze che ridacchiare di qualcuno può far male. Anche senza saperlo. Si strappa, dalla persona di cui sorridiamo, un pezzetto di vita per volta. E quando quella vita non c’è più, molti giovani omosessuali decidono di farla finita. È successo anche di recente, qualche giorno fa, a Eric.

Ed è questo il senso di ogni razzismo e di ogni discriminazione: strappare via la vita, pezzo dopo pezzo. Fino a ridurla a niente. L’essenza stessa di quella follia che ha generato la Shoah.

Abbiamo visto la prima parte del film. Ero contento ed emozionato, allo stesso tempo. I ragazzi erano attentissimi e quando ho dovuto chiudere – l’ora era finita – hanno protestato. Ma ci sarà tempo. E sarà il tempo della bellezza, quella di ragazzi e ragazze che, spero, abbandoneranno il linguaggio dell’ingiustizia per abbracciare quello della comprensione e del rispetto.

Io, nel mio piccolo, ci sto provando.

Gay giustamente picchiati, ebrei malvagi e buddisti satanici. Tutto questo è Pontifex!

Il fascismo è stata una dittatura all’acqua di rose e Mussolini un grande statista.
Gli extracomunitari “con modo assillante, cercano, sfruttando la pietà altrui, di spillare un euro per ciascuna rosa”.
Gay pestati e donne violentate? Se la cercano.
Riguardo a Nichi Vendola, poi, “tutti sarebbero stati meglio se il terlizzese fosse stato, prima di venire alla luce, vittima di un incidente di gravidanza, e in questo caso, non tutti i mali vengono per nuocere.”
Gli ebrei “erano e sono perfidi, nulla é cambiato. Il Salvatore lo hanno crocifisso loro, lo dicono le Scritture”.
Ancora: “i culti orientali e il buddismo nel particolare sono pericolosi e satanici. Invitano alla rassegnazione davanti al male. La Chiesa cattolica é la sola depositaria della verità”.

Queste ed altre perle di amore cristiano sul sito di Pontifex.Roma, blog di libera informazione cattolica, ovviamente.

Intanto, per quel che mi riguarda, smetterò di prendere il caffè in un certo locale di piazza di Pietra a Roma. Se finanziano certa gentaglia non è proprio il caso che abbiano pure il mio denaro.

Pedofilia: governo e chiesa uniti nella lotta. Contro i giudici

Pietro Forno, che come si legge su Repubblica on line è  «procuratore aggiunto di Milano, capo del pool specializzato in molestie e stupri», in una recente intervista rilasciata al Giornale ha dichiarato che nei tanti anni in cui si è trovato a dover indagare su casi di pedofilia all’interno della chiesa, le indagini sono sempre partite dai familiari delle vittime e mai dagli esponenti del clero.

Dichiarazione sufficiente per scatenare le ire del ministro Alfano, che in un momento di ulteriore impeto garantista ha deciso di mandare gli ispettori a Milano per capire se ci sono gli estremi per parlare di diffamazione contro le gerarchie cattoliche.

Un po’ come dire che certi abusi dentro questa o quella fabbrica sono denunciati per lo più dagli operai e non dai dirigenti dell’azienda e lo Stato, invece che controllare la natura dell’abuso, manda la polizia contro il sindacato che protegge i lavoratori. Ma questa d’altronde è la destra che attualmente ci governa.

Mentre il nostro Guardasigilli paga, forse, il prezzo dell’appoggio delle gerarchie vaticane di cui sopra nell’appena trascorsa campagna elettorale, tale Raniero Cantalamessa – nomen omen – frate cappuccino e predicatore della Curia di Roma, sempre secondo Repubblica, durante l’omelia della Passione, ha definito l’attacco di questi giorni contro la chiesa simile all’antisemitismo razzista.

Qualcuno dovrebbe far notare rispettivamente al ministro e al frate quanto segue:

1. dire che specifiche denunce arrivano dalle vittime e non da chi dovrebbe controllare come vanno le cose dentro certe sacrestie non è diffamazione. È la triste constatazione del fatto che il Crimen solicitationis di Joseph Ratzinger, attualmente papa, evidentemente ha fatto scuola. Per altro se ne sono accorti pure in America, visto che vogliono portare Benedetto XVI in tribunale per chiarire certi suoi rapporti con sacerdoti accusati di aver fatto stupri di massa contro minori;

2. paragonare un’azione giudiziaria da parte degli organi dello Stato contro stupratori di bambini alle torture che i nazisti infliggevano agli ebrei è un’enormità che grida vendetta da parte dello Stato e della Magistratura, paragonati ai carnefici dei lager; e da parte degli ebrei, ridotti alla stessa stregua dei pedofili accusati e condannati per i loro crimini orrendi.

Poi, siccome al peggio non c’è mai fine, e la chiesa è fatta da uomini, alcuni dei quali preferiscono il peggio a Dio, ugualmente infinito, tale monsignor Girotti, si legge sul sito dell’UAAR, ammette serenamente che è peggio praticare l’aborto piuttosto che stuprare un bambino, poiché l’aborto è omicidio mentre la violenza su minore, se accompagnata da sincero pentimento, si può perdonare.

Ancora, dal sito dell’UAAR, leggiamo:

«L’intervistatore chiede se il confessore possa denunciare il colpevole all’autorità giudiziaria e Girotti risponde in maniera secca: “Assolutamente no. Il confessore non solo non può imporgli l’autodenuncia, ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo. Romperebbe il sigillo sacramentale”».

Possiamo dormire sonni tranquilli, insomma. Se abbiamo commesso un crimine orrendo e ci mostriamo sinceramente pentiti davanti a Dio, e possibilmente a debita distanza dalla giustizia, troveremo pace e perdono e la chiesa non farà nulla per consegnarci nelle mani di polizia e tribunali.

Se poi dovessimo incappare in questa disgrazia non c’è d’aver molta paura: troveremo sempre qualche prete compiacente che farà di noi vittime da olocausto e uguale a un ufficiale delle SS chi cerca di far rispettare le regole. E se il giudice racconta, né più e ne meno, ciò che succede, questo governo gli metterà i bastoni tra le ruote inviando i suoi ispettori. Non sia mai che ciò che è evidente diventi pure di dominio pubblico.

Alla luce di tutto questo non stupisce poi più di tanto come mai, nelle ultime regionali, gli uomini di Silvio e gli uomini di Dio siano andati tanto d’accordo.