Tutto il resto

Ogni tanto la vita ha il sapore delle cose dette da lontano e in quei momenti sei spaventosamente vicino a ciò che più c’è di vero in te.
Quando sai che le distanze, in quel punto segreto e vibrante della tua anima, non hanno nessun significato apparente.
Ogni tanto la vita ha lo stesso sapore di un venticello serale, che richiama l’autunno, i sogni inespressi, le aspirazioni, il tremare in solitudine, di quella felicità un po’ stramba che magari non ha tanto senso eppure dà un significato inesprimibile a ogni cosa.
Quel sapore che ti lascia abbracciare la quotidianità, che ti porta a chiamare le persone a cui vuoi bene, con cui parli delle cose che vorresti e di quelle che ti feriscono accidentalmente.
E ti lasci travolgere dai saluti notturni, dalle strade percorse su un motorino, dalla presenza rassicurante di chi sta lì per farti compagnia, senza mai giudicarti ma pronto a dirti, quando occorre, che magari anche basta con le solite cazzate. E tu sai che è così che deve essere.
Ogni tanto un sorriso spontaneo e le parole consuete rendono tutto meno pesante. Tra una sigaretta di troppo, un negroni proibito, le promesse che stasera non si fa tardi e basta bere che poi al risveglio sembriamo morti con una coscienza e il mal di testa.
Ogni tanto mettiamo sul tavolo il nostro dolore, le sconfitte, quella rabbia per chi non ha capito qual è la reale essenza con cui ci hanno impastato davvero.
Riusciamo a essere come stelle in un cosmo profondo, blu cielo, riusciamo ad essere una notte avvolgente, che protegge e include. Per questo dopo le labbra serrate e i porcatroia di rito lasciamo fluire tutto il resto. Perché è imprescindibile scegliere la vita, anche quando ci taglia, ci rompe le ossa e ci brucia la pelle. Dentro o fuori.
Sono grato alla mia vita per avermi dato la capacità di poter descrivere tutto ciò, anche se tutto è sempre molto confuso e inafferrabile. Mi lascia credere di rimanere aggrappato ai miei sogni, all’amore, alla voglia di continuare. Anche se a volte è difficile. Ma non vedo altra soluzione.

Dedico queste parole alle persone che stanno con me in questo percorso. E a quelle che ieri – cioè a Simone, Barbara, Sonia e Giada – mi hanno fatto ridere e sorridere. Di me. E di tutto il resto.

Cartoline parigine

Perché è così che ricorderò questi giorni. Col sapore del cioccolato e dell’uvetta. La bellezza dell’amicizia, che è l’unico sentimento capace di non farmi del male. I giochi con Kadok. Le notti passate a pensare a due occhi sbagliati. I vicoli fatti di poesia. Il cielo con le nuvole dell’oceano. I demoni che ora guardo in faccia, seppur continuano a esser vigliacchi. Le mani sulle pareti muschiate. I profumi del quartiere ebraico. I giardini nascosti e i gatti tra le piante di fragole. I silenzi e la solitudine mai colpevoli. I sepolcri dimenticati di Montmartre. I gesti quotidiani che curano le ferite. Il morbido suono del pavimento di legno.

E la consapevolezza che c’è sempre qualcosa di buono, anche se da lontano i tuoni fanno troppo rumore.

Compensazioni

Il rumore della quotidianità. La pioggia. La sensazione di trovarsi al sicuro. La voce delle tue amiche, dall’altra parte della casa. La morbidezza delle coperte, mentre le accarezzi. La luce, che illumina solo una parte della stanza. Il pensiero di tua madre, il suo abbraccio lontano, le sue malinconie. Il vuoto, sparso qua e là, dal di dentro. Le confidenze di chi ti vuol bene. I progetti di quella cena, appena arriva il pacco dalla Sicilia. L’ultima pagina di quel libro, difficile e doloroso, ma che hai voluto finire fino all’ultimo. Gli occhi giganti di un cagnolino innamorato. La nobiltà dei fulmini. Il colore del cielo, nei suoi occhi. E quello della notte, nella sua anima. L’orchidea sulla mensola. Il week end con la tua amica del cuore, lo stesso scontrino, il cappuccino in quel bar di periferia. Il viola, altrove. E il bianco, a casa tua.

A volte ti piovono addosso schegge di bellezza. E un po’ bruciano, tagliuzzano, e da quel sangue capisci che sei vivo.

E per il resto…

Credo che nessuno possa essere davvero felice fino in fondo.
E che ci sono delle isole di infelicità nel nostro animo.
E questo vale anche al contrario. Cioè, non si può essere sempre infelici.
Per compensare ritrovi sempre, nel tuo vagare, oasi di gioia.

Fino all’ultima goccia di sangue

Chissà se tornerà il tempo dei sogni, quelli simili all’alba, che secondo il mito sono destinati a realizzarsi.
Il tempo in cui le storie che vivi e l’uomo che ami ti assomigliano per intero. Fino all’ultima goccia di sangue.
Chissà se nella mia vita sarò mai come la Principessa della Luna.
«Prima lavoravo per la moda.»
Mi ha detto, mentre giocava con la sua buccia d’arancia, figlia illegittima del cocktail, a giacere al suo cospetto di ghiaccio e opinioni.
«Ho beccato il telefono di Mick Jagger… una volta gli ho mandato un messaggio di auguri, a Natale, per gioco. Mi ha risposto. Ogni tanto ci sentiamo.»
A volte mi chiedo se la mia vita assomiglierà a un mattino islandese e alle onde dell’oceano, in un’isola africana.
Alla musica regalatami da uno sconosciuto, in quel mattino di aprile.
Chissà se essa ha raggiunto il suo punto più alto, nel sole di questa giornata. Chiamata vita, per convenzione.
O chissà, appunto, se tornerà il tempo dei sogni all’alba.
«E capisci perché mi incazzo? Mick Jagger mi scrive e quell’altro si fa desiderare per un appuntamento…»
Il solito uomo sbagliato, nel cuore giusto.

Volevo dirglielo, alla Principessa della Luna. La legge dei tempi moderni, quella per cui se ti piace lui scappa, è solo il suono una canzone modesta. Ma non avevo le parole, in quel momento. Magari un giorno glielo dirò. Quando troverò i sogni e le parole. A me uguali. Fino all’ultima goccia di sangue.

Riassumendo… (e buon 2013!)

Solo cose belle

Trovare l’email con su scritto “pubblicheremo il suo saggio”
Le scene a L’attimo fuggente, in classe, perché hanno scoperto che sei gay
Mary e le avventure di Torre Angela
Quelli del “tempo prolungato”
Quei giorni a Roma, con Erika e Himelda
Gay’s Anatomy
La neve a Roma
Le lacrime della terapia, che lavano via tutto il dolore che c’è
La mia prima intervista in radio e il concerto di Guazzone, dal vivo
La colazione all’inglese, con “Nani nel mondo”
Il gruppo di Londra
Il koala
Quel giorno al luna park
Le sere d’estate, al Pigneto
La caipiroska al kiwi (menzione speciale al team di via Macerata per avermi iniziato al culto)
La dedizione della splendida Wonder
Il mio psicoterapeuta (che è di un fico che ciao)
Le sere a Caracalla, con Simo e Mike
In prima serata, su Rainews
Volare in mongolfiera
Perdere dodici chili e capire che puoi fare tutto nella vita
Cambiar casa
Giada, Anna Nim e Frenky
(…e anche Barbara, ma questo ormai è chiaro)
Piacere, ancora
I biscotti allo zenzero
Le presentazioni del libro… (con menzione d’onore a Bilo, Igor e i bolognesi, Tiziana & Stonewall, Arcigay Catania, i triestini tutti, gli amici del Mieli, di SEL e del Pd)
Le parole di Franco e Lorenza
Il Filosofo, e le sue perle notturne
Gli amici e le amiche di sempre. Sempre!
La Maria, e tutto il miciume che c’è.

Luoghi

I canali di Treviso, il ponte di Bassano e il centro di Padova
Londra, anche con la pioggia
Il molo di Trieste e il castello di Miramare
Bologna, a giugno e a novembre
La spiaggia del Tellaro e le canne trascinate dal mare
Istanbul, tutta
I camini della Cappadocia
La casa di Giulietta
Tutte le città dove ho presentato il libro.

Cestinare

Le pubblicazioni on demand
I ritorni del passato
Le amicizie che van fuori di testa
L’orzaiolo a ferragosto
I massaggiatori turchi
L’omofobia
Rosy Bindi (appunto) e pure Elsa Fornero
Il lavoro alle scuole medie (lo dico ogni anno, ma stavolta lascio sul serio)
Il segno del leone (con le doverose eccezioni)
Il concorso a scuola (e infatti non l’ho fatto)
La dipartita dei grandi e la permanenza dei mediocri

Letture

M. Zimmer Bradley, Le nebbie di Avalon
L. Ghinelli, La colpa
F. Buffoni, Noi e loro
B. Mazzara, Stereotipi e pregiudizi
W. Szymborska, Vista con granello di sabbia
C. M. Martini, I. Marino, Credere e conoscere
I. Allende, La casa degli spiriti
F. Buffoni, Il servo di Byron
T. Capote, Foglie d’erba
P. Pedote, Storia dell’omofobia

Colonna sonora

Carlo, Celeste Gaia
Guasto, Marco Guazzone
Somebody that I used to know, Gotye
Distratto, Francesca Michielin
Dauðalogn, Sigur Ros
Bells, The naked and famous
Make me a picture of the sun, Carlot-ta
Born to die, Lana del Rey
Diamonds, Rihanna
Madness, Muse

Parole chiave

Biondume
Roscia
Blog
Terapia
Dieta
Autostima
Pistulata
Français
Life Coach

Buoni propositi

(ok, non si fanno, ma io molti di quelli dell’anno scorso li ho realizzati)

Cambiare lavoro
Essere (ancora) più fighi
Abbandonare lo sguardo ferito
Assomigliare all’idea che abbiamo di noi stessi
Prendere il Delf
Ancora sushi (con Lori e con Dani)
Andare in Giordania e, forse, anche alle Canarie
Tornare a Parigi, con Laura
Trombare di più
…e chissà che non ci si innamori!

…e per il resto, buon anno nuovo a tutti e a tutte!

#15factsaboutme

È un hashtag. E gira su Twitter.

Ho pensato: quali sono le quindici cose che ti descrivono?
Ho lasciato parlare l’istinto e questo è il mio elenco:

1. Sono (auto)ironico. Perché bisogna sempre ridere di se stessi e di ciò che ci circonda.
2. Scrivo: racconti, saggi, poesie, romanzi. E sul mio blog.
3. Non amo più il mio lavoro. Tutta colpa di chi ha reso la scuola un luogo per manovalanza intellettuale di terz’ordine.
4. Da bambino ero grasso. Poi tra un effetto fisarmonica e l’altro, ho perso, negli ultimi mesi, altri dodici.
5. Sono siciliano, ma vivo a Roma e ogni tanto mi vien voglia di scappare all’estero.
6. Mi piace cucinare. Per lo più per gli altri. Mi piace cucinare più il salato. Ma io, personalmente, amo i dolci.
7. Reputo l’amicizia un sentimento fondamentale. In alcuni casi, addirittura superiore all’amore. Perché non dà dipendenza.
8. Non sopporto la volgarità dei tempi moderni. Ma dico le parolacce.
9. Sono gay. E sono contento di esserlo. Essere gay mi ha salvato la vita. E non è una provocazione.
10. Aspiro al cinismo. Ma in verità sono un gran tenerone. Capite perché vado in terapia?
11. Ogni tanto sento l’esigenza di innamorarmi. Poi rinsavisco e ritorno in me.
12. Do i nomi degli esseri umani agli animali, per elevare la miserabile condizione dell’uomo.
13. Amo il crepitare del fuoco, il suono di neve e acqua dei ruscelli, l’odore della pioggia, la luce tenue delle candele.
14. Sposerò l’uomo che me lo chiederà lasciandomi piangere per il fatto di avermelo proposto senza che io ne abbia pudore.
15. Mi piace abbracciare. Se ti abbraccio, vuol dire che non ho più armi. Vuol dire che sei diventato/a il mio mondo.

Come deve essere

biscottiIl profumo dei biscotti al burro (ok, lo confesso, ne ho assaggiati due, proprio non ce l’ho fatta a resistere).
Le fusa di Maria. Sempre bella, anche se sta invecchiando (o forse proprio per questo).
Il silenzio del risveglio, la mattina, così diverso dal caos romano.
Quell’aria di casa…
Il cielo che sa di tutta la mia storia.
Il colore della pietra delle case.
L’odore del mare.
I ricordi, tutti insieme, come se la vita ti passasse davanti. Solo che mentre questo avviene, sei ancora vivo. E forse più di prima.
L’attesa.
I rumori di sempre.
La tv accesa.
E il solito caos.
Himelda che prepara l’albero, perché qui è lei la pasionaria del Natale.
Gli amici, quelli di quando eri ancora dentro il guscio.
La lista dei film che pensi di vedere, tutti rigorosamente strappalacrime (tipo questo).
Le corse per gli ultimi regali da fare.
La presentazione di oggi, forse la più emozionante.
Un aperitivo tra le vie di Ortigia (e fanculo la dieta, tanto ho perso dodici chili).
Un sushi con Dany.
E le incursioni a Catania.

E tutto questo insieme, in un punto solo, un po’ alla rinfusa. Proprio come deve essere.

La serra

Mentre il cielo si tinge di perla e le foglie danzano a terra.

Non dobbiamo mai, mai, credere a chi ci ha raccontato, in passato, dell’inadeguatezza del nostro vivere.
Il nostro sangue è uguale.
I globuli rossi pompano lo stesso ossigeno.
Sappiamo perfino emozionarci per lo sguardo di un bambino, anche quando non siamo disposti ad ammetterlo a noi stessi.

In tutto questo, lasciamo che gli altri ci attraversino, come i vetri di una serra spezzati. Ci facciamo tagliuzzare. Ripariamo da soli le nostre ferite.

La soluzione, invece, sta nel fatto, evidente, che nelle serre si coltivano i fiori più belli. Quelli che, al di fuori di quei vetri, potrebbero rimanere offesi dall’esuberanza del vento e delle stagioni improprie. Forse è nostro dovere cacciare i teppistelli che lanciano sassi sulle pareti. Siano essi persone concrete, o solo brutti ricordi.

(dedicato a Barbara e a Frenky. E un po’ pure a me stesso)

Aspettando Samhain

La zucca l’ho comprata.
La magia c’è.
Gli incantesimi staranno, prima di ogni cosa, nelle nostre risate.
Nella nostra alleanza.
Lasceremo andar via le ombre.
E la pioggia non farà più paura. Ed è questo il miracolo più grande.

Buon Samhain a tutti e a tutte. O Halloween che dir si voglia.

Friends

Quelli che ti trovano, perché alla fine è solo una questione di tempo.
Quelli che ci sono. E ci saranno. Sempre.
Quelli che è stata solo una parentesi, ma ne conservi comunque un buon ricordo.
Quelli che, passassero anche vent’anni, è come se vi siete visti ieri, l’ultima volta.
Quelli a cui assomigli.
Quelli il cui dolore è uguale al tuo.
Quelli che basta uno sguardo, ed è fatta.
Quelli che si strappano i vestiti, a causa tua.
Quelli che arrivano pure di notte.
Quelli a quattro zampe.
E quelli di Facebook e Twitter.
Quelli del mare, quando eri più piccolo.
Quelli che scopri e su cui non avresti poi scommesso chissà cosa.
Quelli che è solo per il week end.
Quelli che ti danno casa, quando piangi perché lui ti ha lasciato.
Quelli che in terrazza, le sere d’estate o la domenica…
Quelli con cui parli di Grey’s Anatomy.
Quelli che stanno lontani, eppure sono sempre accanto a te.
Quelli a cui affideresti il mondo. Il tuo.
Quelli che sono andati via, perché era giusto così.
Quelli che alla fine ti hanno tradito.
Quelli che credono che l’amicizia sia una prova d’esame.
Tutti quelli che ci sono stati.
E quelli che arriveranno, in ogni declinazione possibile.