La russificazione del Pd: e i gay-dem che fanno?

Fassino sceglie l'omofobia?

Fassino sceglie l’omofobia?

Riassunto delle puntate precedenti: il sottosegretario Toccafondi tuona contro la lotta all’omofobia a scuola, perché educare i ragazzi e le ragazze al rispetto della diversità lederebbe la libertà di educazione dei genitori. Toccafondi è nel governo guidato da Matteo Renzi il quale, sulla questione, ha taciuto.

Segue il turno di Alfano: sulla legge regionale siciliana di estendere i mutui alle coppie gay e lesbiche, il leader (non c’è ironia) del Ncd si dice contrario, perché occorre dare i soldi alle famiglie “normali” (cit.). Anche su questo suo ministro, Renzi tace.

Infine, ultima puntata, a Torino un consigliere di Comunione e Liberazione si è scagliato contro alcune schede didattiche scaricabili dal sito del comune. Su quei documenti era scritto che l’omofobia è alimentata anche dai pregiudizi religiosi. Fassino, veloce e obbediente, ha fatto rimuovere i documenti incriminati.

Alla luce di tutti questi fatti, gravissimi a parer mio, mi faccio alcune domande: cosa stanno facendo i gay e le lesbiche del Pd? Hanno una qualsiasi voce in capitolo dentro il loro partito? Riescono a puntare i piedi e a ottenere, se non per la comunità almeno per se stessi, un minimo di considerazione e rispetto?

Di fronte a questo scempio del senso civico, che passa per le azioni dei dirigenti piddini e delle omissioni delle più alte sfere di quella formazione, faccio mie le parole di Enzo Cucco: dove sono i cattolici democratici, i non estremisti? Non sanno questi, insieme alla componente rainbow dello stesso partito, che il silenzio è complice?

Sembra che in Italia la lotta per le minoranze debba essere condotta nella più totale indifferenza delle altre categorie, come se la democrazia fosse una questione di compartimenti stagni. Succede anche questo in un paese che si permette il lusso di avere tre destre: una personalistica (FI), una clericale (i centristi) e una inutile (Pd).

Ma proprio di fronte a questa follia collettiva, il silenzio di coloro che si dichiarano amici e sodali della causa LGBT, per non parlare dell’inutilità della componente gay-dem, questo è davvero troppo in un partito che ha preso il nome dall’omologo americano ma pare guardare alla Russia nelle sue politiche sociali.

Tra legge elettorale, parità di genere e questione LGBT

Quote rosa o parità di genere?

Credo di rintracciare un preoccupante parallelismo tra le resistenze dei parlamentari (maschi) di Forza Italia alla parità di genere nelle liste elettorali, in merito all’italicum (sulla cui bontà, affidabilità e sul fatto di estenderla solo alla Camera dei Deputati penso tutto il male possibile) e le vicende più o meno recenti sulla questione LGBT italiana.

Andiamo per ordine: la legge elettorale dovrebbe prevedere un uguale numero di uomini e donne nella compilazione delle liste. Ma così com’è, paventano le donne in politica, c’è il rischio che i posti che garantiscono l’elezione potrebbero essere occupati, in misura maggiore, dai colleghi maschi.

Forza Italia si difende affermando frasi del tipo: “no ad una legge sessista”. Basterebbe l’evidenza di quest’asserzione per evidenziarne l’imbecillità. Ma siamo in Italia, e un po’ di chiarezza sulla terminologia usata non guasterà.

Il sessismo è quella subcultura che fa credere a chi ne è affetto che appartenere a un sesso è più importante che essere del sesso opposto. Poiché, storicamente, si registra uno stato di sottomissione della donna rispetto all’uomo, il sessismo si configura come consustanziale al maschilismo. La norma per la parità di genere, quindi, non è pensata – come scrivono i deputati di FI – per discriminare il sesso maschile, ma per riequilibrare la presenza tra i due sessi nelle istituzioni.

A ben vedere, il fenomeno a cui si assiste  ha la seguente dinamica:
1. si individua un problema (il sessismo, nello specifico)
2. si propone una soluzione (la parità di genere)
3. si prende la soluzione e la si confonde col problema di partenza.

Per cui il sessismo che si vuole combattere diventa, così, l’essenza della norma che si vuole approvare. Tradotto in termini più semplici: garantire a tutti e tutte uguale dignità corrisponde, per la pleiade berlusconiana, una discriminazione per il genere maschile.

Lo stesso identico procedimento è stato applicato, con successo, per la legge sull’omofobia:
1. il problema è la discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere
2. si propone una norma antidiscriminatoria
3. si accusa chi vuole fare tale norma di voler applicare discriminazioni contro gli eterosessuali.

Basti ricordare le illuminanti affermazioni di personaggi come Buttiglione – “così diventa più grave picchiare un eterosessuale che un omosessuale” – Giovanardi, Binetti et similia. E così una norma che doveva servire a difendere i soggetti svantaggiati (anche eterosessuali discriminati da un eventuale capo gay nel luogo di lavoro, per fare un esempio) è divenuta una norma che vuole limitare la libertà di pensiero. E per scongiurare questo male, si è introdotta una norma che legalizza le affermazioni omofobe nella chiesa, nei partiti, nelle scuole, nei sindacati.

Confondere la causa con il male e accusare la categoria discriminata di essere portatrice del problema che si vuole debellare. Come se si fosse detto a Rosa Parks che la sua battaglia era funzionale a non far più prendere l’autobus ai bianchi.

L’uso di parole “impazzite”, drogate ad arte per generare confusione e paura e, soprattutto, per mantenere gli squilibri sociali che fanno soffrire le minoranze. Questo è il fine di chi si ribella ai miglioramenti che renderebbero il nostro paese non certo una succursale di Arcigay o una sala parto per extracomunitari – Angelino Alfano dixit – ma, semmai, un luogo migliore dove vivere. Questa è la nostra destra, (anche) questo è il berlusconismo.

Chiudo queste riflessioni sottolineando altri tre aspetti.

In primis: pare che l’onorevole Dorina Bianchi (Ncd), cattolica di ferro, abbia auspicato l’intercessione di Francesca Pascale per far cambiare idea al leader di FI e, occasionalmente, suo compagno di vita. Questo per capire a che livello di progresso civile è ridotta l’Italia.

Ancora: i giornali parlano di quote rosa da salvaguardare. Non comprendendo che lo stesso concetto di “quota” riservata alle donne è di per sé discriminatorio. La politica non dovrebbe prevedere una riserva indiana per gruppi sociali specifici, bensì dovrebbe essere il luogo pubblico dove chiunque, uomo o donna (ma anche eterosessuale e non), dovrebbe avere le stesse opportunità.

Dulcis in fundo: il maschilismo e il sessismo si configurano come subculture nemiche non solo delle persone LGBT, ma anche di oltre il 50% della società italiana. Quando persone come Binetti, Bindi, Roccella, ecc, si prodigano per difenderne le istanze contro la questione omosessuale, non fanno altro che provvedere al mantenimento dello stato di sudditanza di categorie specifiche (e quindi di loro stesse) nei confronti del potere maschile. Ne consegue che l’omofobia, in particolar modo l’omofobia femminile, è una forma anche abbastanza idiota e autolesionistica di collaborazionismo.

Anche in questo caso è un problema di linguaggio, che (tras)forma la realtà e la determina. Tutto parte da lì. Prima cambieremo gli usi linguistici in direzione della piena dignità di ciascuno/a di noi, prima saremo più simili alle grandi democrazie del pianeta. Fino ad allora ci spettano personaggi del calibro dei/lle rappresentanti del Nuovo Centro-destra, di Scelta Civica, di Forza Italia e di buona parte del Partito democratico. Prospettiva drammatica, me ne rendo perfettamente conto. Ma, al momento, l’unica apparentemente possibile. Ahinoi.

Governo Renzi e diritti LGBT? Meglio un fantasy

Matteo Renzi, nuovo premier italiano

Finalmente è nato il governo Renzi. Otto uomini e otto donne e già i renziani doc si spellano le mani per questo mirabile esempio di equilibrio di genere nella composizione dell’esecutivo. Ma mi (e vi) domando: otto uomini tutti in dicasteri con portafoglio, le donne in cinque e le altre tre in poltrone giocattolo vi sembra vera uguaglianza?

Abolito il ministero per le Pari Opportunità, che non serve a niente e siamo d’accordo, ma ricordiamoci che un punto qualificante della nascita dei nuovi equilibri di palazzo è il niet del Nuovo Centro-Destra verso qualsiasi tentativo di apertura sui diritti civili. Insomma, se il ministero è simbolico, la sua soppressione è un atto politico concreto.

E per quanto riguarda i diritti delle persone LGBT? La composizione della squadra del sindaco di Firenze si distingue per affermazioni omofobe e discriminatorie. Ma diamo la parola ai diretti interessati:

«Il matrimonio nel nostro ordinamento è un’unione tra sessi diversi.» Graziano Del Rio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (ma a quanto si dice, pare che l’abbia proferito a sua insaputa).

«Noi siamo molto chiari: sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo. L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay» Angelino Alfano, ministro della Giustizia (quello che ha fatto deportare Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, insieme alla figlia. Perché lui alla famiglia ci tiene).

Marianna Madia, neoministra renziana

«Se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita.» Marianna Madia, ministra della Pubblica Amministrazione (ma due gay o due lesbiche che decidono di sposarsi scelgono la morte?)

«Mi stupisce che si cerchi di far passare i matrimoni tra omosessuali per parità di diritti. È il segno estremo della grande confusione figlia del relativismo culturale.» Beatrice Lorenzin, ministra della Salute (quella che gestisce la sanità pubblica di tutta Italia con il solo diploma del liceo classico, per capire di chi stiamo parlando).

«La famiglia, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna è uno dei pilastri fondamentali… non si può pensare che ogni desiderio possa diventare un diritto, e in ogni caso sono due sfere diverse, perche’ sovrapporle vuol dire non avere il coraggio di dire che ci sono delle priorità.» Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (poi è pure ciellino, toccante retroscena che ci aiuta a capirne i limiti).

«Le coppie di fatto sono una cosa diversa dalla famiglia.» Dario Franceschini, ministro della Cultura (individuo talmente anonimo che non si riesce nemmeno a fare mezza freddura).

Il padre di Renzi condivide un messaggio antigay

Il padre di Renzi condivide un messaggio antigay

Mettiamoci pure che il neo-premier è figlio di quel Tiziano che di recente, sulla sua bacheca di Facebook, ha ripreso il post di una fake omofoba, condividendone il contenuto.

E ricordiamoci sempre che è opera di un renziano la legge “contro” l’omofobia che di fatto la legittima dentro le scuole, nei partiti, nei palazzi di potere, nelle chiese in nome della libertà di opinione.

Per cui, chi pensa ancora che l’avvento di questo discutibile personaggio possa portare vantaggi reali per le persone LGBT non ha che da fare i conti con la realtà circostante. Se si ha bisogno di credere nelle favole, esistono sempre i fantasy e pubblicazioni di settore più egregie (e piacevoli) delle dichiarazioni di lor signorie.

Gli omofobi hanno Povia, i premi nobel tifano gay

Costanza Miriano

Cerchiamo di tracciare il punto del dibattito pubblico italiano e mondiale sulla questione dei diritti delle persone LGBT.

Sabato scorso a Roma c’è stato il raduno delle associazioni omofobiche riunite nella sigla Manif pour tous. Poche centinaia di attivisti e qualche curioso a piazza del SS. Apostoli, a dire il vero… Alla manifestazione hanno aderito personalità del calibro politico di Carlo Giovanardi, Giorgia Meloni e Eugenia Roccella. Animatrice della kermesse, la giornalista Costanza Miriano, nota alle cronache per i suoi libri dai titoli rassicuranti, Sposati e sii sottomessa, per essere a favore delle leggi omofobiche in Russia e per aver recentemente proferito frasi del tipo: «Una donna incinta deve essere costretta a partorire». Tanto per avere la dimensione della pacatezza di chi appoggia certe iniziative.

Nel frattempo, in evidente crisi di notorietà – che i piccioni siano volati via e i bambini abbiano smesso di stupirsi di fronte alla banalità dei suoi testi? – sulla sua pagina Facebook, Povia tuona contro le adozioni da parte delle coppie omosessuali.

Angelino Alfano, intanto – quello che per intenderci ha votato provvedimenti che vogliono Ruby Rubacuori nipote di Mubarak e che ha fatto estradare la moglie di un dissidente politico kazako – minaccia di far cadere il governo, ribadendo la sua contrarietà ai “matrimoni gay”. Come se la cosa fosse in agenda…

Ian McKellen

Tuttavia, siccome viviamo anche in un mondo che sa essere bello e buono, vi faccio notare quanto segue.

Fiorella Mannoia, in aperta polemica con l’autore di Luca era gay, gli ricorda che i gay non esistono. Esistono gli esseri umani. E se c’è amore, c’è sempre dignità, legittimità e, in una parola soltanto, famiglia.

Nel Regno Unito, sir Ian McKellen – per chi non lo conoscesse, è l’attore che ha interpretato il ruolo di Gandalf ne Il signore degli anelli – ha avviato una petizione contro la legge antigay di Vladimir Putin. A questo appello hanno aderito ben ventisette (27) premi nobel, nel campo della scienza e delle arti.

Cos’altro dire? Il fronte dei diritti umani ha dalla sua parte persone, prima ancora che personaggi, che hanno dedicato (e dedicano) la loro vita all’arte e alla ricerca. Dall’altra parte, l’omofobia ha come sponsor quattro sgallettati, un cantante che, quando gli va bene, si vede solo a Sanremo e un residuato del berlusconismo.

Direi che la pratica è chiusa.

Alfano chi?

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Ci risiamo. Ogni qual volta si tenta di fare una proposta di buon senso, dalla palude emerge il ruggito del rospo. La palude è il centro, anzi, il “nuovo” centro-destra. Il signore dello stagno dei conservatori è Alfano, leader del niente e arringatore di nessuno, che per darsi un tono e avere qualcosa di cui parlare si scaglia contro i “matrimoni gay”. Se si fanno ce ne andiamo dal governo, ha detto.

Adesso, premettendo che secondo me Renzi sta spingendo sui diritti delle persone LGBT non certo nel loro interesse, ma proprio per far cadere Letta e andare subito a elezioni, vorrei sommessamente far notare all’ex delfino berlusconiano che la legge proposta dal Pd non riguarda i matrimoni ma una loro pallida (e obsoleta) imitazione. Sicuramente migliore rispetto ai DiCo di bindiana memoria, ma superati dalla piena uguaglianza laddove le Civil Partnership sono state inventate come istituto separato per gay e lesbiche.

Detto questo è facile ricordare ad Alfano, che cerca di terrorizzare un elettorato sostanzialmente ignorante in materia, quanto segue: lui paventa governi di sinistra che legalizzino canne, matrimoni tra omosessuali e ingresso libero a immigrati.

Quando lui era al governo con la destra, tuttavia, i suoi colleghi di partito sostenevano che bisogna convivere con la mafia, facevano leggi per tutelare un evasore finito per tragiche occorrenze storiche alla presidenza del Consiglio, affamavano la scuola pubblica, ecc.

E ricordo a questo signore che sotto il suo ministero sono state deportate in Kazakistan moglie e figlia di un dissidente politico, in barba alle norme più elementari di diritto internazionale in tema di asilo politico.

Se vogliamo dirla tutta tutta, poi, in Europa i matrimoni egualitari li fanno sia a destra sia a sinistra. Sebbene questo dovremmo ricordarlo anche a Renzi e al suo partito.

E in conclusione: considerando chi sono i diversi predecessori che se ne sono usciti con frasi così cretine alla stregua di “se si danno diritti ai gay me ne vado”, come i vari Mastella, Binetti e via discorrendo, mi sembra che l’approvazione di tali diritti sia una buona cartina al tornasole per capire da dove cominciare per risanare moralmente e giuridicamente il nostro paese.

Il dibattito italiano sui diritti dei gay? Un porno

Scusate se mi autocito:

porno

Per chi non lo sapesse (riassunto delle puntate precedenti): i renziani hanno depositato in Parlamento un disegno di legge sulle unioni civili, ma Angelino Alfano stoppa il segretario del Pd, ricordandogli che prima c’è la “famiglia” (e si spera che non intenda la connotazione siciliana del termine).

La domanda sorge spontanea: chissà perché la destra italiana si ricorda delle famiglie solo quando c’è da stoppare i diritti di gay, lesbiche e trans.

 

Auguri stronzi 2013

gli auguri di Grumpy Cat

Caro Babbo Natale, o chi per te visto che il più delle volte sei una gran sòla,

come di consueto eccoti la mia letterina affinché queste feste non passino inosservate, impegnata com’è la massa a spendere per regali, ingozzarsi come tacchini, lamentarsi per la crisi e poi dar la colpa a immigrati, gay e rom.

Allora, ecco per ordine rigorosamente sparso, una lista di desideri affinché il mio anno nuovo sia migliore, meno arrabbiato, più tenero e possibilmente intriso di quella sprezzante nobiltà d’animo a cui devono tendere, naturalmente, tutti gli spiriti eletti.

Poiché, come dicevo prima, siamo in tempi di crisi e siccome credo che la soddisfazione della propria umanità sia il punto di partenza fondamentale, ti chiedo di darmi un nuovo lavoro, molto ben pagato e soddisfacente. Ok, siamo d’accordo sul fatto che ci sono cose più importanti nella vita, come l’amore e i diamanti, ma non sono una persona avida e se hai il benessere poi arriva anche l’amore. Converrai.

Dopo di che, visto che non sono egoista e penso anche al resto del mondo, fa che tutto il malessere presente nel paese si trasformi in protesta costruttiva e in un progetto politico orientato per il benessere di tutta la società. Anche se so che sto parlando di un’Italia governata da Letta, con Alfano per di più, popolata da grillini dalle buone intenzioni ma poco altro e posseduta (in senso demonologico) dai forconi. Anzi, te lo chiedo proprio per questo.

Al solito, è da anni che ti chiedo miglioramenti contro l’omo-transfobia. Forse sono stato un po’ generico e devo specificare meglio, o forse leggi le dichiarazioni dei dirigenti del Pd sui passi importanti fatti in merito, ma posso garantirtelo, sotto questo punto di vista siamo ancora un paese di merda. Ergo, se anche lì potessi intervenire, magari regalandoci una legge che punisca gli omofobi e i transfobici invece che tutelarli, non sarebbe poi così malvagio.

A questo proposito e visto che pare che nel 2014 forse si va a elezioni anticipate, ti chiedo di farmi trovare sotto l’albero una buona legge elettorale, possibilmente maggioritaria e a doppio turno, e se dobbiamo mandare altri gay in parlamento, fa’ che abbiano a cuore i destini ultimi della comunità LGBT, o almeno che questi abbiano priorità rispetto alle loro ansie di ritrovarsi di fronte a una telecamera accesa o in uno studio televisivo a far salotto.

Poi dato che la legge è uguale per tutti, se magari rendiamo operative certe sentenze per chi ha evaso il fisco – anche se è vecchio, miliardario e ha condotto il paese alla rovina – non sarebbe poi un’idea così malvagia.

Un pensiero poi alla Spagna e agli amici e alle amiche che vivono lì. L’attuale governo, retto da un individuo che non lo vorrebbero a far da cattivo nemmeno come comparsa in un capitolo qualsiasi di Harry Potter, ha di fatto cancellato l’interruzione di gravidanza, aprendo al ricorso all’aborto clandestino. Ecco, se dessi perciò un po’ di senso della vergogna ai/lle vari/e pro-life che infestano la società attuale, anche qui da noi, avremmo un mondo migliore anche su questo fronte.

L’anno prossimo, per altro, ci saranno le Olimpiadi in Russia. E siccome sappiamo quanto è adorabile Putin sul fronte dei diritti umani, be’, una sana lezione di umiltà anche a lui e al suo paese, a cominciare da atlete cretine e presentatori televisivi criminali, sarebbe ottima cosa.

Fa che in India le vacche sacre caghino in massa di fronte al tribunale che ha reso di nuovo illegale l’omosessualità e che un colossale esercito di uccelli mannari caghi in testa a quanti auspicano che accada lo stesso qui in Italia. Per una sorta di contrappasso.

Fa che non ci siano più alluvioni devastanti, come quello in Sardegna, ma piovano idee geniali nella testa dei politici per fare in modo che certe cose non accadano più. E se mi dici che prima bisognerebbe cambiare i politici che abbiamo, be’, anche in quel caso hai carta bianca sul processo di rinnovamento.

E poi c’è tutto il resto, la famiglia, gli amici (anche quelli a quattro zampe), le piccole cose di ogni giorno a cui tieni… ecco magari a questi desideri ci penso io, con quello che sono in grado di fare. Ma ribadisco quanto detto negli anni precedenti: se ci regali un mondo meno schifoso non è che ci lamentiamo, eh. Anzi, avremo più tempo per chiederti regali più classici, come una sciarpa nuova, un piumone bianco e molto più tempo per condividerlo con chi vogliamo bene. Converrai.

Il due più due della questione kazaka

Chissà cosa prova Enrico Letta a far parte di un governo su cui pesa l’ombra di un’accusa di violazione per i diritti umani.
Chissà cosa deve provare Emma Bonino, a far parte di questo governo, lei, fiera alfiera dei diritti civili, ma non in questo caso.
Chissà cosa prova Angelino Alfano ad avere sulla coscienza la vita di due donne innocenti. Si dice che in Kazakistan ci sia una dittatura e che si facciano torture ai detenuti politici.
Chissà cosa prova questa classe politica che produce fatti orribili come la questione kazaka, fatti vergognosi come gli insulti di Calderoli a Kyenge e fatti assurdi, come l’acquisto di aerei da guerra inutili.

Evidentemente non deve interessare niente a nessuno di loro, visto che i principali protagonisti di queste vicende restano tutti seduti al loro posto. E per non sbagliare e per non schifare ulteriormente la società italiana, gli aerei verranno acquistati lo stesso.

Concludo ricordando un aspetto che forse non è stato messo adeguatamente in luce, sempre sulla vicenda dei rifugiati kazaki. Il Kazakistan è una miniera di gas e petrolio. L’italianissima Eni ha enormi interessi in quella zona. Tra i miliardari che hanno investito in quel paese c’è, strano ma vero, Silvio Berlusconi. Il presidente, pardon, il tiranno kazako è amico intimo del leader del PdL. Infatti pare che vada a fare le sue vacanze nelle ville sparse qua e là del Cavaliere.

Oggi in un bar, a Roma, mentre prendevo il caffè un cliente diceva al barista che era facile fare due più due. Chissà perché, ma a me non viene difficile crederlo.

La legge elettorale e l’ABC dell’antidemocrazia

Ho letto dell’accordo tra Alfano, Bersani e Casini su quella che dovrebbe essere la prossima legge elettorale. Da quello che si legge, tutto lascia pensare al peggio. Vediamo perché.

Innanzi tutto, si legge sul Fatto Quotidiano, ci sarà «l’eliminazione dell’obbligo di coalizione, nel senso che diventerà facoltativo: le forze politiche che vorranno rendere chiare le alleanze lo faranno, ma non sarà obbligatorio». Suona strano dai difensori del bipolarismo, a cominciare dal segretario, o presunto tale, del PdL, che fino a ieri gridava ai pericoli di ogni inciucio.

L’obbligo di coalizione è fondamentale: io non voto il Partito Democratico per poi avere Casini o Buttiglioe nel governo. Ho bisogno di sapere con chi si vorranno alleare i partiti a cui va la mia scelta, altrimenti un voto varrebbe l’altro e potrei scegliere a casaccio, sulla scheda. Molto male, insomma.

Ancora, un altro elemento di forte preoccupazione: non ci saranno le preferenze. Solo che, allo stesso tempo, i partiti dicono che saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti. In che modo è, attualmente, un mistero. Non è ben chiaro, infatti, se ci saranno ancora le liste bloccate. E se Parisi, non certo un parlamentare dell’IdV o della Lega, sostiene che ancora una volta i partiti – o meglio, i segretari – decideranno chi mandare in parlamento, a dispetto del voto dei cittadini, le preoccupazioni aumentano.

Di recente nei giornali e in TV si parla tanto, troppo e a sproposito di “antipolitica“, nome dato alla protesta contro un sistema di potere che ha prodotto fenomeni di enorme squallore quali il berlusconismo, l’impasse del PD, i vari trasformismi parlamentari, le scelte dell’UdC di mandare in parlamento personaggi poco raccomandabili, ecc.

Per quei signori, se ti ribelli a tutto questo sei contro la politica, quando magari, invece, ne vuoi solo una più pulita, meno nauseante.

Considerando che la legge elettorale è lo strumento per cui si rende funzionante la democrazia, e considerando che Alfano, Bersani e Casini – in ordine rigorosamente alfabetico – stanno lavorando per permettere ai partiti di rimanere ancorati alle poltrone e al potere quanto più possibile, si può ammettere, senza tema di smentita, che quei tre signori e gli interessi che portano avanti rappresentano l’ABC dell’antidemocrazia.

Da Casini e i berlusconiani ce lo aspettavamo pure. Dal leader di un partito che si definisce democratico decisamente no. E invece.

Oggi su Gay’s Anatomy: “Non facciamoci trovare impreparati!”

Cominciano le grandi manovre dentro ai partiti per la futura campagna elettorale. E il tema dei diritti civili e del riconoscimento delle coppie di fatto, anche gay, sarà un tema di cui si discuterà.

Le nuvole all’orizzonte, tuttavia, non promettono nulla di buono…

Perché Bersani non riesce a rispondere e scappa se gli si chiede cosa intende fare su questo tema? Cosa nascondono le dichiarazioni di Bindi, Toia e altri esponenti del Partito Democratico?

Scopritelo su Gay’s Anatomy di oggi!