Primarie da copione, con flop finale

Niente di nuovo sotto il sole, sarebbe da dire. Bersani primo, Renzi secondo, Vendola terzo e Puppato e Tabacci con percentuali tali da rendere gloriose le ultime tornate elettorali di Rifondazione & ko. Adesso nel teatrino della politica si consumerà ciò che in altri paesi si chiama consacrazione e che qui in Italia, patria di ogni corruzione semantica possibile, è definito col termine di primarie.

Perché dico questo? Cito Aldo Busi, sottile analista della pagina politica di ieri il quale, oltre ad aver definito i “fantastici cinque” con l’epiteto più idoneo di “smoscia-uccelli”, fa notare ad una Parietti in cerca disperata di visibilità, senza nemmeno l’attenuante dell’Isola dei Famosi –il momento più alto del suo eloquio è stato una citazione plurima dell’epiteto “culo” – che questa tornata “elettorale” è cosa modesta rispetto alle gare, quelle vere, che possiamo assistere altrove.

Queste primarie avrebbero avuto un senso, in altre parole, senza l’ingombrante presenta di un Bersani come espressione di un potere, quello dell’apparato di partito, che non ha intenzione di schiodarsi da poltrone et similia.

Votare l’attuale segretario del Pd ha avuto il solo significato di giustificare gli ultimi vent’anni di politica italiana. Tutta. Quindi il berlusconismo, che è il vero creatore dell’attuale classe dirigente di quel partito, tolte alcune eccezioni, va da sé.

Ieri perciò non si è votato tra due o più progetti di sinistra da presentare all’elettorato. È stata per lo più una conta per capire se il modello politico vincente in Italia debba essere quello della conservazione o quello dell’innovazione. E faccio presente che considero il primo modello quello proposto da Bersani e Vendola, il secondo quello seguito da Renzi. Certo, un’innovazione di tipo centrista e liberista, ma sempre preferibile al cattocomunismo che è stato fertile humus dell’ultimo ventennio. Fosse non altro per ridefinire su basi nuove il concetto di sinistra.

Il copione seguirà come deve: l’elettorato piddino, ligio nel prendere le parti del più forte, eleggerà senza nulla obiettare – a cominciare da tutto il male derivante dal governo Monti, sostenuto in tutto e per tutto dall’attuale segretario del Pd – Bersani, per poi lamentarsi, subito dopo, dei mali italiani. Un po’ come Susanna Camusso, la cui dichiarazione di voto ha di fatto distrutto ogni residuo di credibilità della CGIL (per chi non lo sapesse, la signora in questione ha votato il responsabile delle politiche per cui poi fa scioperare i lavoratori).

Vendola intanto fa l’occhiolino ai due finalisti. Dimenticando di ricordare di aver firmato un documento di intenti che lo lega a doppia mandata al leader piddino… certo, potrebbe fare l’ago della bilancia e chiedere maggiori garanzie su diritti civili, scuola, spese militari (da ridurre), questione morale, ecc. Temo che si accontenterà di recitare la sua parte da comprimario, delegando Casini a perno della futura coalizione.

E questo è quanto, popolo. Con un’ultima considerazione. A votare, sono andati in tre milioni e poco più. Cifra rispettabilissima, per carità. Ma il Pd – e gli altri candidati – riflettano bene: è il dato più basso nella storia delle primarie italiane. Anche se temo che tale riflessione, come molte altre, su quello che in realtà è un flop, purtroppo non arriverà.

Sarà la primavera, ma io la penso come Busi

Velocemente, che ho molto da fare: adesso non è che se Busi lascia l’Isola dei Famosi c’è da strapparsi i capelli. Come ha detto giustamente, ci si rivede in libreria.

Solo che.

Dire che «l’omofobo è un omosessuale represso», non significa dileggiare qualcuno. Semmai è lanciare una critica, netta, che non presta il fianco a interpretazioni altre. Se poi quel qualcuno si sente offeso, sua santità inclusa, il problema, credo, non è di Busi.

Fa specie che la televisione di una nazione europea, democratica e occidentale assomigli sempre di più alla dependance di via della Conciliazione, quando non al retro di un bordello d’ancien régime rivisitato in chiave post-moderna.

Ad ogni modo, non so perché, ma dopo aver letto questa notizia, inspiegabilmente, mi rimbomba in testa una famosa canzone di Caterina Caselli… sarà la primavera?