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Le cose cambiano

Condivido questa splendida iniziativa, chiamata Le cose cambiano:

Le cose cambiano è una piattaforma dedicata ai ragazzi che si stanno confrontando con il proprio orientamento sessuale, che non si sentono compresi e accettati, che hanno subito episodi di bullismo omofobico o che vengono discriminati per quello che sono.

Siamo convinti che lo strumento più potente di comprensione ed educazione, nonché il migliore antidoto contro l’isolamento, sia la narrazione; che le storie possano fare bene sia a chi le racconta, sia a chi le ascolta. Il nostro sito raccoglie le testimonianze di chiunque voglia condividere il proprio vissuto per metterlo a disposizione di chi si sta confrontando con la scoperta di sé, per contribuire a creare un’enciclopedia di desideri e speranze, un contenitore di proposte, un posto dove raccontare la propria esperienza in prima persona, anche per dimostrare che metterci la faccia è possibile.

Ti invitiamo perciò a raccontarti in un video: se anche tu hai vissuto un periodo difficile, se hai sperimentato la solitudine e l’isolamento, se hai subito manifestazioni di bullismo, prova a spiegare cosa ti ha aiutato a superare le difficoltà, come le cose sono cambiate e migliorate per te. Se la tua esperienza è positiva – se oggi sei un adulto omosessuale felice e sereno – condividerla è ancora più importante.
Raccontaci come speri che le cose cambino in Italia per le persone e le coppie gay, e cosa pensi sia necessario fare per cambiarle.

Le cose cambiano se siamo noi a farle cambiare.

Per altro, ho deciso di contribuire con un mio video. Perché l’omo-transfobia diventi solo un brutto ricordo.

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17 maggio, contro l’omo-transfobia

Quando dici che essere gay non è naturale. O che le lesbiche sono maschi mancati. O ancora che le persone transessuali ti fanno schifo.
Quando dici che due persone dello stesso sesso non possono sposarsi, perché il matrimonio è solo per un uomo e una donna.
Quando dici: ok, diamo i diritti alle coppie gay e lesbiche, ma il matrimonio no, perché è solo per un uomo e una donna.
Quando dici: i bambini mai!
Quando dici che una coppia di uomini o di donne non è famiglia.
Quando, riguardo alle famiglie gay e lesbiche, pensi che un bambino per vivere serenamente ha bisogno di un padre e una madre.
Quando dici che due gay vanno pure bene, basta che non ostentino in pubblico.
Quando dici che in quella discoteca non ci vai, perché ci sono i froci e non te la senti di camminare tutta la sera con le spalle al muro.
Quando dici “frocio”. O quando usi “lesbica” come se fosse un insulto.
Quando ridi delle persone transessuali.
Quando dici che i bisessuali non esistono. E quando pensi che, se esistono, sono sbagliati solo a metà.
Quando pensi che è una malattia.
Quando dici che non hai nulla contro gli omosessuali, ma…
Quando affermi che il pride è un’inutile carnevalata.
Quando sei gay e ai pride non ci vai uguale, perché anche per te è una carnevalata.
Quando sei gay, ma “discreto”… (e magari pensi che una legge sul matrimonio è inutile, che la legge contro l’omofobia non serve a niente, che alla fine ti lasciano scopare in pace e va bene anche così).
Quando scomodi Dio, la natura o qualsiasi altra divinità a caso per giustificare sentimenti di disprezzo, paura e disagio nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Quando anche solo ti senti a disagio di fronte a gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Quando, in base a tutto questo, qualcuno si sente autorizzato a fare un sorriso di troppo o a discriminare, insultare, fare violenze, uccidere.

Quando tutto questo accade, è omo-transfobia. Ed è anche “merito” tuo.
E non ci sono giustificazioni di sorta. Per nessuno/a.

Il 17 maggio ti ricorda ciò che non dovresti essere. Da oggi, e per sempre, ricordalo anche tu.

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Idem: “I diritti ai gay? Berlusconi ci ha dato il permesso”

La ministra per le Pari Opportunità Josefa Idem ha oggi dichiarato che il governo si impegnerà per una legge sulle unioni civili. Perché, a sentir lei, i gay non sono cittadini di serie B. E non importa come si chiamerà questa unione, se solo “civile” o matrimonio, l’importante è cosa contiene.

A chi le ha fatto notare che sta al governo con partiti omofobi, ha sottolineato che ha già sentito Berlusconi, che ha dato il suo ok a una legislazione in merito: il grande capo del centro-sinistra, della destra e di questo governo concede il suo permesso, insomma…

Adesso io non ho nulla contro Idem, anzi, mi sta pure parecchio simpatica. È col suo governo che ho un piccolo conto in sospeso. Perché quando ho votato Italia Bene Comune mai mi sarei aspettato larghe intese con un PdL il cui leader è accusato di corruzione, compravendita di senatori e sesso con prostitute minorenni. E da un partito del genere non mi aspetto nulla di buono. Diritti civili inclusi.

Per altro, dire che si farà una legge “sui gay”, significa tutto e niente. Anche in Sud Africa fecero, a suo tempo, una legge riguardante i neri. E pure Hitler legiferò sui diritti degli ebrei: togliendoglieli.

Visto il governo, non mi stupirebbe una norma siffatta: «una coppia gay non è famiglia, ma entrambi gli individui facenti parte possono prendere l’ascensore condominiale, purché ciò avvenga non in presenza di un minore». Cose così, insomma.

Io non mi fido. Almeno fino a prova contraria. Ecco.

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Biancofiore declassata: l’Italia pure

Trasferiamoci per un momento sul piano delle ipotesi. Vi porrò, dunque, una serie di interrogativi. Del tipo:

• mandereste vostro figlio o vostra figlia in una scuola in cui il preside sostiene la teoria della razza?
• andreste a farvi curare da un medico che vi dice che Hitler due o tre cose buone, con gli ebrei, alla fine le ha fatte pure?
• andreste a fare shopping in un negozio il cui titolare sostiene che le donne sono naturalmente inferiori?

Ecco, non credo che accadrebbe (e se qualcuno di voi ha risposto di sì vi informo che siete persone orrende).

Ritorniamo sul piano della realtà e, più precisamente, sul fatto di Biancofiore nominata sottosegretario alle Pari Opportunità. Per chi non lo sapesse (ancora): dapprima Letta l’ha messa accanto a Idem, la ministra incaricata, a mo’ di cane da guardia – ricordiamoci che pure il neo-premier un attimo omofobo lo è. Poi, di fronte alle proteste delle associazioni, l’ha trasferita a far da passacarte a D’Alia, per la pubblica amministrazione.

Il fatto è questo: in un paese che si rispetti, degno del concetto di civiltà, persone come Biancofiore – e come lei altri suoi colleghi di governo, quali Lupi, Alfano, Lorenzin, ecc – non potrebbero nemmeno passare davanti la sede delle istituzioni democratiche proprio a causa delle loro posizioni palesemente omofobe.

Immaginate cosa sarebbe successo a Obama o a Merkel se avessero nominato ministri che negano la Shoah o che reputano una “razza” inferiore quella dei “negri”? Perché all’estero essere omofobi significa essere uguali a chi sostiene queste enormità (e vi rimando a leggere le domande in apertura, a tal proposito). Significa essere come un simpatizzante del nazismo, come un militante del Ku Klux Klan.

Letta, invece, ha solo operato una semplice sostituzione per placare il vespaio di polemiche nato dopo la nomina di Biancofiore. Per lui è irrilevante che questa gentile signora disprezzi gay, lesbiche e transessuali. Il vero dramma (per Letta) è che se dovesse togliere le nomine per le qualità personali e umane dei suoi ministri, sarebbe già crisi di governo. L’altro dramma (sempre vero, per noi) è che questo governo, invece, durerà.

Anche questo atto istituzionale dimostra l’assoluta inadeguatezza di questo lugubre personaggio che abbiamo la sfortuna di avere come presidente del consiglio. Voglio proprio vedere con quale faccia di bronzo si presenterà, in futuro, di fronte al ministro degli esteri tedesco, alla premier islandese, al primo ministro belga, ai sindaci di Berlino e Parigi: forse non è stato informato, nel momento in cui accoglieva acriticamente l’esponente del PdL nel suo governo, ma sono tutte persone LGBT.

Una brutta figura, a livello internazionale, e un’orrida pagina, nei confronti della democrazia, di cui non si sentiva la necessità. Decisamente.

Insomma: qualcuno spieghi a Letta, quindi, che la vergogna è nominare un sottosegretario omofobo, non (solo) di metterlo alle pari opportunità.

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Verba volant, scripta queer!

Il prossimo week end, dal 10 al 12 maggio, si svolgerà la seconda edizione della rassegna letteraria organizzata dal Movimento Pansessuale Arcigay Siena, intitolata “Verba volant, scripta queer!”.

Verranno presentati sette autori (tra cui io) e si parlerà di fumetti, narrativa, saggistica e altro ancora in chiave LGBT.

L’evento si svolgerà in occasione della Settimana contro l’omofobia.

Per chi fosse interessato/a, non ha che da venire e partecipare. E poi l’ingresso è libero!

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Diritti civili: Biancofiore e verde cicuta

Qualche giorno fa scrissi su Gay’s Anatomy del neonato governo Letta, così commentando quelle scelte infelici e scellerate in merito alla questione dei diritti civili:

Questo governo non può e non vuole affrontare la questione. E sai che novità. Per altro con sei ministri in quota Monti-PdL tutti rigorosamente omofobi non c’era da aspettarsi altro. Il vero dramma è che Letta non sarà stato nemmeno sfiorato dalla cosa. Ma anche qui, attendiamo sereni il cadavere del Pd lunga la riva del fiume. Coi sassi in mano. Ma solo per giocarci sull’acqua, che non si colpisce il corpo di un uomo, pardon, di un partito già morto.

Allora non sapevo che il sottosegretario alle Pari Opportunità sarebbe stata Michaela Biancofiore, esponente di punta del PdL, berlusconiana di ferro e omofoba (sebbene lei, di fronte a questa scusa, neghi tutto).

Perché dico questo? Leggiamo alcune sue dichiarazioni in merito all’universo LGBT:

Sono dell’opinione che le unioni gay non siano assolutamente una priorità per gli italiani. [...] Purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa, tra l’altro una natura che non ti fa avere una vita facile. Sono persone che considero al pari di me. Non c’è solo l’eterosessualità, ma anche una sessualità diversa, che oggi, purtroppo, è estremamente comune. Ribadisco il mio no ai matrimoni gay.

Sulle persone transessuali così si è espressa:

Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale. Capisco i trans che si operano, ma non vedo perché si dovrebbe consentire un matrimonio tra un ‘uomo uomo’ e un ‘uomo che vuole sembrare donna e mantiene l’organo maschile’. Lo apprezzerei piuttosto se facesse l’operazione.

E ancora:

Una volta incontrai una donna notoriamente gay. Era estate, lei per salutarmi prima della fine della legislatura voleva baciarmi, ma io reagii imbarazzata e schivai il bacio e le tesi la mano. Per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo. Ovviamente negli anni sono cambiata, ma allora reagii così. Mi è dispiaciuto per quella reazione, ma bisogna ammettere che, bene o male, alcune cose sono ancora un tabù in Italia: è stato un comportamento istintivo. Per un etero ricevere un abbraccio da parte di un gay può risultare imbarazzante. Ora ho cambiato idea.

Un misto di “paternalismo” in salsa buonista, condito con il solito moralismo di chi si mette sulla cattedra della “normalità” per poter poi giudicare dall’alto la vita degli altri e delle altre. Gay, lesbiche e trans, nello specifico. Mettiamoci pure una certa compiaciuta e autoassolutoria idiozia nella natura delle affermazioni riportate e la frittata è fatta.

Pare inoltre che Letta abbia fatto le sue scelte, almeno in campo di diritti civili, secondo la logica della foglia di fico: portare qualcuno di presentabile, giusto per accontentare le coscienze e mettersi in pace la propria.

Peccato che poi, nella realtà dei fatti, in mezzo a quelle foglie ci siano piante velenose, a cominciare dalla “cicuta” omofoba e sessista tipica di una certa subcultura di destra ampiamente rappresentata dalla signora in questione.

La quale, come ogni omofobo che si rispetti (e che invece meriterebbe il biasimo dell’Italia civile o di quel poco che ne rimane), non sa nemmeno di esserlo. E rilancia col vittimismo:

Essere oggetto di una discriminazione preventiva, ingiustificata, fondata su presunte dichiarazioni fuori contesto e malamente estrapolate, è certamente il modo migliore per cominciare ad occuparmi, come sottosegretario, di pari opportunità. Non ho nulla da controbattere a coloro che mi criticano. Le associazioni gay non mi conoscono e quindi prima vedano i fatti.

Qualcuno dica alla sottosegretaria che in politica contano molto le parole. Di solito proprio da quelle seguono, poi, i fatti. E aspettarsi il peggio, nel caso specifico, non è un pre-giudizio, ma una valutazione conseguenziale. È una questione di logica. Poi speriamo di essere contraddetti. Ma in tal caso, Biancofiore dovrebbe cominciare a rinnegare il lato omofobo di se stessa. Ne trarremmo tutti, e lei per prima, un grande vantaggio.

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Mondo civile e matrimonio egualitario

matrimonioegualitario

Farò il punto della situazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche nel mondo e del matrimonio egualitario nei paesi di vecchia e nuova democrazia. E vi parlerò di una cosa che non mi piace nella dicitura “matrimonio gay”.

Ma andiamo per ordine.


1. Il mondo dei diritti

L’elenco presente è ripreso e ottimizzato dal sito di Repubblica – anche se mancano alcune realtà come il Regno Unito e l’Ungheria – che oggi dedica un articolo alla legalizzazione del matrimonio per tutti e tutte in Francia.

Francia – è il 14° Paese a rendere legali le nozze gay. L’ultimo prima della Francia è stato lo scorso 17 aprile la Nuova Zelanda. Ecco come funziona nel resto del mondo.
Nuova Zelanda – Il 17 aprile scorso il Parlamento ha approvato la legge sui matrimoni gay, diventando il primo paese dell’Asia-Pacifico a legalizzarli. La legge apre la strada all’adozione. Nel Paese l’omosessualità era stata depenalizzata solo nel 1986.
Uruguay – L’11 aprile 2013 è diventato il secondo Paese latinoamericano a permettere le nozze tra omosessuali. La nuova legge prevede l’eliminazione di ogni riferimento al sesso delle persone negli articoli del Codice Civile sul matrimonio.
Olanda – È stato il primo Paese, nell’aprile del 2001, ad aprire al matrimonio civile per le coppie gay con stessi diritti e doveri delle coppie etero, tra cui l’adozione.
Belgio – Il matrimonio omosessuale è in vigore dal 2003, mentre il via libera alle adozioni è arrivato nel 2006.
Spagna – Le nozze gay sono previste da luglio 2005. E le coppie gay, sposate o no, possono adottare bambini.
Canada – La legge sul matrimonio gay è del luglio 2005.
Sudafrica – Nel novembre 2006 il Sudafrica è diventato il primo Paese africano a legalizzare le unioni gay attraverso “matrimonio” o “partenariato civile”. Le coppie possono anche adottare.
Norvegia – Da gennaio 2009 omosessuali ed eterosessuali sono equiparati davanti alla legge in materia di matrimonio, di adozione e di fecondazione assistita.
Svezia – Le coppie gay possono sposarsi con matrimonio civile o religioso da maggio 2009. L’adozione era già legale dal 2003.
Portogallo – Una legge del 2010 ha abolito il riferimento a “sesso diverso” nella definizione di matrimonio. Ma è esclusa la possibilità di adottare.
Islanda – Le nozze gay sono legalizzate dal 2010. Le adozioni sono legali dal 2006.
Argentina – Il 15 luglio 2010 l’Argentina è diventato il primo Paese sudamericano ad autorizzare il matrimonio gay e le adozioni da parte di omosessuali.
Danimarca – Primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra omosessuali nel 1989, ha autorizzato nel giugno 2012 le coppie gay a sposarsi davanti alla Chiesa luterana di Stato.
Messico – Le nozze sono possibili sono nella capitale, Città del Messico.
Stati Uniti – I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legali solo in 9 Stati e a Washington Dc.

Germania, Finlandia, Repubblica Ceca, Svizzera, Colombia e Irlanda riconoscono le unioni civili.

Direi che il mondo del diritto diventa ogni giorno molto più grande. E bello.


2. Questioni terminologiche

Per favore, non chiamatelo “matrimonio gay”. Non stiamo parlando di un’oasi del diritto. Chiamarlo matrimonio egualitario è una scelta lessicale importante, perché non stiamo creando un istituto che è apposito per i gay e le lesbiche. Dire “matrimonio gay” ha lo stesso grado di assurdità di dire “diritto di voto gay” o “diritto allo studio gay”. Un diritto è tale se è fruibile da tutti i cittadini e da tutte le cittadine in un contesto di totale parita giuridica e culturale. Altrimenti ci troviamo di fronte a un privilegio.

Il matrimonio, nei paesi sopra citati, era fino a qualche tempo fa una prerogativa escludente rispetto alle aspettative democratiche di una fetta di popolazione. Minoritaria, siamo d’accordo. Ma una democrazia si misura proprio negli spazi di azione comune che riconosce proprio ai soggetti potenzialmente svantaggiati.

Dobbiamo far capire, in Italia, che non siamo sottraendo con la dicitura “matrimonio gay” un diritto naturalmente attinente alle persone eterosessuali. Stiamo operando una strada diversa, opposta: si allarga un diritto che rischia, appunto, di trasformarsi in privilegio.

Se non comprendiamo questo assunto fondamentale, saremo i primi a non meritare il concetto di eguaglianza. E dà eguaglianza ciò che è egualitario. Per cui, da oggi in poi, chiamiamolo così, il matrimonio che ci spetta. Perché siamo cittadini e cittadine con tutti i doveri richiesti ad altre categorie. Ma, proprio perché gay o lesbiche o in transizione, non abbiamo lo stesso accesso al raggiungimento della felicità affettiva garantita non solo dal ricorso a un istituto giuridico, ma anche dal poter usare un simbolo. Forte e imprescindibile.

Dobbiamo lottare perché tale simbolo sia “per tutti e per tutte”. E perché il diritto ci renda, appunto, uguali quanto il resto della società. Non di meno, né orwellianamente “più uguali degli altri”.

Poi, per il resto, W gli sposi e le spose, laddove chiunque può amare come vuole nel pieno accesso a ogni garanzia istituzionale. Adesso lavoriamo davvero per rendere anche il nostro paese più simile, anzi, del tutto uguale, al mondo che è migliore del nostro. E chissà che da quel “piccolo” passo l’Italia non diventi più bella anche sotto molti altri aspetti.

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Pokarekare Ana

La buona notizia: la Nuova Zelanda ha approvato oggi il matrimonio egualitario. Il mondo civile è sempre più grande.

Dopo l’approvazione della legge gli attivisti e le attiviste presenti in parlamento hanno intonato “Pokarekare Ana”, una canzone d’amore in lingua maori.

Adesso aspettiamo l’ok definitivo da parte di Francia e Regno Unito. In Uruguay, la legge sul matrimonio aspetta di essere firmata dal presidente della Repubblica.

Mentre il mondo va verso il futuro, qui in Italia – unico paese occidentale dell’UE a non aver approvato nemmeno una legge contro i crimini d’odio – i partiti “tradizionali” (e tradizionalisti) consumano l’ennesimo inciucio a dispetto della volontà popolare sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica. L’opinione pubblica vorrebbe Rodotà il quale, tra le altre cose, è pure aperto alla questione dei diritti civili. Il Pd, invece, ha scelto il cattolico (e poco gay friendly) Franco Marini. Che, pare, tanto piace a Berlusconi. Questa era la cattiva notizia.

P.S.: si ringrazia Donata Ferrante di I-Ken Avellino per la segnalazione.

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Diritti LGBT: Italia VS mondo (civile)

Regno Unito, 2013. La Camera dei Comuni approva il Marriage Bill, che renderà possibile le nozze tra gay e tra lesbiche a partire dal 2014. Il premier Cameron ha dichiarato che il suo paese farà i matrimoni ugualitari, non nonostante sia conservatore, ma proprio perché conservatore. Non sono d’accordo con questa frase: legittimare (ovvero, riconoscere secondo la legge) le famiglie omosessuali è, a parer mio, un atto di profonda trasformazione sociale in senso libertario e democratico. Ma credo sia da apprezzare l’apertura del leader britannico.

Uruguay, 2013: il parlamento del piccolo stato sudamericano ha approvato la legge per il matrimonio egualitario. L’adozione era già consentita con un provvedimento precedente sulle unioni civili.

Francia, 2013: dopo l’Assemblea Nazionale anche il Senato ha votato la legge che regolamenta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, provvedimento comprensivo dell’adozione di minori da parte delle famiglie costituite da soli uomini o da sole donne. A maggio è previsto il voto finale alla camera bassa e il ministro per la Famiglia, Dominique Bertinotti, ha dichiarato che non ci saranno sorprese.

Italia, 2013: non esiste nessuna legge di tutela per le coppie omosessuali. Oggi Franco Gallo, presidente della Consulta, ha ricordato ai politici italiani che è ora di fare qualcosa in tal senso.

A tal proposito ricordo che una note rappresentante di un noto partito politico italiano insultò i suoi contestatori dicendo loro: «niente matrimonio, se non vi sta bene andatevene via dall’Italia». Forse noi persone LGBT dobbiamo andar via da questo paese, ma a ben vedere quello che accade in giro, gli omofobi devono lasciare il mondo civile.

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Spot antiomofobia? Non è da Rai!

Lo denunciano, rispettivamente, i siti Agenparl e Gay.tv. Riporto integralmente il contenuto:

“Sì alle differenze. No all’omofobia” è il titolo di uno spot che giace sulla scrivania di qualche dirigente Rai. Realizzato dal Dipartimento per le pari opportunità di Palazzo Chigi al fine di promuovere la “cultura del rispetto”: il rispetto della persona, dei diritti e delle differenze.

“La paura del diverso spesso diventa un automatismo che produce atteggiamenti difensivi che sfociano nella discriminazione. La Campagna, senza retorica, mette in scena normali caratteri connotativi, primi piani di persone autodefinite da un tratto specifico – mancina, rosso di capelli, alto, omosessuale, intonata – unite da un’affermazione sostanziale: “E non c’è niente da dire”. Si legge sulla pagina del dipartimento che presenta la campagna pubblicitaria nel gennaio 2013.

A quanto apprende l’AgenParl la trasmissione dello spot sarebbe stata stoppata perchè contenente le parole “gay” e “lesbica”, una scelta che per Ivan Scalfarotto deputato del Pd è “incomprensibile”.

“Queste parole non sono parolacce ed è inutile dargli un’accezione negativa. La conoscenza è la base della convivenza. – afferma il deputato che preannuncia all’AgenParl un’interrogazione parlamentare – La Rai come servizio pubblico dovrebbe essere il primo canale della promozione della convivenza. E’ importante dire le parole con rispetto senza attribuirgli significati che non gli appartengono”.

La vicenda parla da sola. Per la Rai uno spot contro l’omofobia può essere trasmesso solo a due condizioni:

1. che non si pronuncino mai le parole gay o lesbica
2. che gli oggetti della discriminazione non siano nemmeno riconoscibili.

Eppure il principio di non discriminazione dovrebbe partire da un’evidenza: la visibilità del soggetto appartenente alla minoranza in questione e l’enucleazione delle ragioni per cui la disparità di trattamento non è (mai) auspicabile e sempre da evitare. Ovvero: si individua la vittima potenziale e la si protegge.

Non è difficile. Basta guardare cosa succede nel resto del mondo civile e prenderne atto. In Rai, a quanto pare, sono parecchio indietro col concetto di civiltà e di rispetto. Peccato.

Intanto, nell’auspicio che nelle sedi opportune della televisione italiana di Stato si rendano conto della differenza che sussiste tra una clava e un codice di leggi, godiamoci questo gradevolissimo spot: