Cara Angelina, io quel salto l’ho fatto

La discussione nata sui due post precedenti, in giro per la rete, ha prodotto anche i commenti che seguono sui social.

angelina

Lascio a voi ogni considerazione ulteriore.

Ad Angelina, che chissà come mai ha poi rimosso le sue frasi dalla discussione sul gruppo Facebook di Famiglie Arcobaleno, racconto una storia. Quando ero bambino ero bullizzato sia a scuola, sia nella cosiddetta comitiva da condominio. Sono arrivato, ad un certo punto, ad avere allucinazioni uditive, e sentivo gli insulti che mi facevano anche quando non c’era nessuno a farmeli. A casa i miei, allora, non avevano gli strumenti culturali per capire cosa fosse l’omosessualità. Ero attaccato fuori e c’era silenzio dentro casa. Abitano, i miei genitori, ad un quinto piano di un palazzo. Sai, Angelina, quel bambino che ero quante volte ha guardato la finestra del bagno? Ebbene, forse quel tuo invito al suicidio dovevi farlo a quel bambino, venticinque/trent’anni fa. Perché io il salto l’ho fatto, ma verso una vita migliore. E vorrei rassicurarti sui miei genitori: viviamo a distanza, adesso, ma ci sentiamo tutti i giorni e quando torno a casa vengo sempre accolto dal loro affetto.

Non so, infine, Angelina, se sei omosessuale o “friendly”, né mi interessa saperlo, ma dire certe cose al rappresentante di una categoria che salti nel vuoto ne fa fin troppi – vedasi gli ultimi casi romani – forse è un concetto in linea con una certa ottica cattolica, ma è un concetto troppo poco umano.

Io la morte non l’ho mai augurata a nessuno. Tu sì.
Io non credo, tu sì. Sarà un caso? Io non credo. Appunto.

Eterologa? Bergoglio sussurra il suo no alle famiglie gay

Bergoglio tuona contro l’eterologa

Sull’importanza della caduta del divieto alla fecondazione eterologa ho già scritto e non mi ripeterò.

Faccio notare, a commento di quanto già detto, due ulteriori aspetti.

Innanzi tutto, arriva allarmata la reazione vaticana. Bergoglio e la sua corte non si capacitano, con ogni evidenza, del fatto che l’Italia possa avere organi giuridici capaci di decidere autonomamente al di là delle ristrette – e disumane – categorie del peccato. E allora il “simpatico papa Francesco” tuona, ma sempre a modo suo, con quel fare soft e l’accento alla Diego Armando Maradona, che rassicura, ok, ma fa passare aberrazioni come queste: «Ferma opposizione a ogni diretto attentato alla vita, specialmente innocente e indifesa. Il nascituro nel seno materno è l’innocente per antonomasia.»

Peccato che nessuno attenti alla vita di nessun altro e, semmai, si permette a nuova vita di venire alla luce. O Bergoglio preferirebbe che alcuni bambini non nascessero?

Faccio notare ancora, soprattutto a certe mie amicizie LGBT che definisco “bergogliose”, che forse è arrivato il momento dei bruschi risvegli. Il pontefice infatti, coerentemente col “chi sono io per giudicare, è scritto tutto nel catechismo” – e nel catechismo, cari gay credenti, è scritto che siete un’aberrazione – ha ribadito il suo no non solo alla fecondazione eterologa ma soprattutto alle coppie omogenitoriali. Contenti/e voi.

Il secondo aspetto, a proposito di peccato, consiste in questa considerazione: ora ditemi voi chi è quel genitore sano di mente che affiderebbe un figlio a una fede che lo vede già corrotto al momento della nascita. Questo perché il nascituro è l’innocente per antonomasia, sia ben chiaro. Solo che ha, appunto, la colpa di nascere. E milioni di persone – per lo più eterosessuali – affidano a questa filosofia la felicità futura dei loro figli e delle loro figlie. Poi però il problema sono le adozioni ai gay.

Ma ribadisco, contenti/e voi.

Barbie sentinella in piedi (e due cosette sui libretti dell’UNAR)

Il modo migliore per contrastare il grigiore di certe iniziative omofobiche sta nell’ironia, l’ho sempre detto e questa immagine vale da sola molte contro-manifestazioni al delirio delle cosiddette “Sentinelle in piedi”.

Barbie sentinella in piedi

Barbie sentinella in piedi

Riguardo a cose più gravi, faccio notare che l’Istituto Beck ha diramato un comunicato in cui spiega le ragioni che hanno portato alla creazione dei libretti dell’Unar.

In breve il comunicato rilancia sulla scientificità di quel materiale didattico destinato agli insegnanti (e non agli/lle allievi/e) e che la mission del progetto «non è la diffusione di una “teoria gender” ma la prevenzione e la lotta all’omofobia e al bullismo omofobico».

Importante il punto in cui si stabilisce:

L’American Psychological Association (2009, 2012) scrive che “l’attrazione, i sentimenti e i comportamenti sessuali e romantici verso persone dello stesso sesso sono normali e positive varianti della sessualità umana indipendentemente dall’identità di orientamento sessuale”.

Qualcuno lo dica alle Sentinelle in piedi o a Manif pour tous. Chissà che smettano di perdere tempo a leggere libri nelle piazze italiane in quel modo ridicolo, e si dedichino ad attività più produttive, come ad esempio manifestare contro gli abusi sui minori dei sacerdoti della loro fede.

Infine, l’Istituto Beck riporta quanto segue:

L’Istituto A.T. Beck ribadisce che quanto proposto negli opuscoli citati riflette le posizioni della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi dell’orientamento sessuale e del bullismo omofobico.

Che queste posizioni siano o non siano degne di ispirare e informare un intervento educativo nelle scuole italiane è una scelta sulla quale l’Istituto A.T. Beck non intende esprimere giudizi, riservandosi tuttavia di adire le vie legali per tutelare la propria immagine da attacchi ingiustificati.

Forse è il caso di fare uno screen di certi commenti, qui come sul Fatto Quotidiano, e lasciarli valutare al personale incaricato. Magari qualcuno/a comincerà a rendersi conto che insultare le persone non è un esercizio di libero pensiero, ma qualcosa di cui doversi vergognare.

Sul Fatto Quotidiano: “Come difendersi da chi vuole difenderci dal gender”

le Sentinelle in piedi

Ripropongo anche qui l’articolo che ieri è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano on line, dove cerco di dimostrare le reali ragioni della crociata antigay portata avanti da Bagnasco e dai movimenti cattolici integralisti.

Vi riporto uno stralcio:

Il “gender”, per come è narrato, si configura però come un’invenzione dei cattolici. Semmai esistono gli studi di genere o Gender studies, nati dalla sinergia di diverse discipline (giuridiche, sociologiche, psicologiche, linguistiche, ecc). Essi sostengono che fino ad oggi la società si è strutturata sulla prevalenza di un genere su un altro. Il maschilismo, attraverso il patriarcato, ha imposto per millenni il controllo sociale su donne e infanzia, reprimendo le diversità. Una tra tutte, l’omosessualità.

E vi segnalo un paio di commenti:

«Un articolo che esordisce con “L’offensiva antigay messa in atto dalle gerarchie religiose” dimostra chiaramente che questa storia sull’omofobia è stata tirata fuori dai quelle lobby che vogliono spazzare via la religione dal mondo e sostituirla con un’altra “laica”, consumistica e che manipoli le coscienze senza se e senza ma.»

«Adesso difendiamo pure l’immoralità, il vizio e eleviamo l’immonda diversità a cultura solo perché i malati di gaysmo non si suicidano.»

«Concludo dicendo che [...] se un professore o maestro o altro cercherà di inculcare simili idiozie ai miei figli se la vedrà con me: e non vorrei essere nei suoi panni…»

Molti altri sono i commenti di questo “spessore”. Questo per chi mi dice che in Italia non c’è un problema di omofobia. Poi va bene, sono trolls. Ma sono reali. Per il resto buona lettura.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Omofobia a scuola: il marchio di infamia”

l’omofobia avanza nella scuola e il governo che fa?

Oggi sul Fatto Quotidiano parlo di omofobia a scuola. Le ragioni?

Perché è urgente intervenire tra i banchi, contro certi fenomeni.
Perché fare un certo tipo di informazione non significa omosessualizzare nessuno (solo un idiota potrebbe crederlo davvero).
Perché i movimenti integralisti cattolici stanno operando proprio per fare in modo che non si lotti contro l’omofobia scolastica.
Perché la legge Scalfarotto ha reso possibile il clima culturale che permette tutto questo.

Riporto l’incipit del mio pezzo:

L’omofobia è un atto verbale, prima di ogni altra cosa, soprattutto se assumiamo il concetto biblico – e quindi cristiano – della parola come atto di creazione. Nella Genesi, Dio costruisce prima il mondo e poi fa l’uomo a sua immagine e somiglianza. Questa eguaglianza sta proprio nel fatto che l’essere umano è, come il dio creatore, l’unica specie dotata del dono del dire. E con le parole l’uomo definisce il reale, lo domina.

Buona lettura!

La russificazione del Pd: e i gay-dem che fanno?

Fassino sceglie l'omofobia?

Fassino sceglie l’omofobia?

Riassunto delle puntate precedenti: il sottosegretario Toccafondi tuona contro la lotta all’omofobia a scuola, perché educare i ragazzi e le ragazze al rispetto della diversità lederebbe la libertà di educazione dei genitori. Toccafondi è nel governo guidato da Matteo Renzi il quale, sulla questione, ha taciuto.

Segue il turno di Alfano: sulla legge regionale siciliana di estendere i mutui alle coppie gay e lesbiche, il leader (non c’è ironia) del Ncd si dice contrario, perché occorre dare i soldi alle famiglie “normali” (cit.). Anche su questo suo ministro, Renzi tace.

Infine, ultima puntata, a Torino un consigliere di Comunione e Liberazione si è scagliato contro alcune schede didattiche scaricabili dal sito del comune. Su quei documenti era scritto che l’omofobia è alimentata anche dai pregiudizi religiosi. Fassino, veloce e obbediente, ha fatto rimuovere i documenti incriminati.

Alla luce di tutti questi fatti, gravissimi a parer mio, mi faccio alcune domande: cosa stanno facendo i gay e le lesbiche del Pd? Hanno una qualsiasi voce in capitolo dentro il loro partito? Riescono a puntare i piedi e a ottenere, se non per la comunità almeno per se stessi, un minimo di considerazione e rispetto?

Di fronte a questo scempio del senso civico, che passa per le azioni dei dirigenti piddini e delle omissioni delle più alte sfere di quella formazione, faccio mie le parole di Enzo Cucco: dove sono i cattolici democratici, i non estremisti? Non sanno questi, insieme alla componente rainbow dello stesso partito, che il silenzio è complice?

Sembra che in Italia la lotta per le minoranze debba essere condotta nella più totale indifferenza delle altre categorie, come se la democrazia fosse una questione di compartimenti stagni. Succede anche questo in un paese che si permette il lusso di avere tre destre: una personalistica (FI), una clericale (i centristi) e una inutile (Pd).

Ma proprio di fronte a questa follia collettiva, il silenzio di coloro che si dichiarano amici e sodali della causa LGBT, per non parlare dell’inutilità della componente gay-dem, questo è davvero troppo in un partito che ha preso il nome dall’omologo americano ma pare guardare alla Russia nelle sue politiche sociali.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Quel ‘ma’ di Alfano che…”

Alfano tuona contro le persone LGBT

Ho scritto di Alfano e della sua fissa per le persone LGBT.

Ne ho parlato sul blog del Fatto. Si è scatenato un putiferio di commenti, molti contro il nostro ex vicepremier. Alcuni, invece, pro-omofobia. Il mondo è bello perché è vario e, nei casi in questione, anche avariato.

Per invogliarvi alla lettura, vi riporto l’incipit:

Che Alfano e il suo partito ne siano ossessionati non è un mistero. Già in passato il leader del Nuovo Centrodestra ha dichiarato: «Sui matrimoni gay e adozioni gay siamo pronti a uscire dal governo» perché «non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie». E ancora, su Twitter, dopo un’apparizione a Che tempo che fa: «L’Italia non diventerà né una grande sala parto per immigrati né un grande locale Arcigay».

Buon blogging!

Dieci anni di Elfo Bruno

io, qualche anno fa...

io, qualche anno fa…

Tutto cominciò il 23 marzo del 2004. Avevo trent’anni, un cuore straziato e scrivevo del mio inutile amore.

Poi si aprì la breccia della passione politica e quello che doveva essere un diario su un due di picche è divenuto un blog che mi ha dato la possibilità di conoscere tantissime persone, di confrontarmi, di crescere umanamente e intellettualmente.

Adesso ho dieci anni di più, 3.033 post pubblicati, due libri sullo scaffale e oltre due milioni e mezzo di click, sia su questa piattaforma, sia sul Cannocchiale, dove tutto è nato.

E siccome mi piace cambiare, da qui a poco ci saranno altre novità per quanto riguarda questo blog e il suo formato. I contenuti, invece, rimarranno sempre quelli: diritti, varie umanità, lotta all’omo-transfobia, fregnacce, ricette e tutto quanto ha a che fare con il lato fucsia della forza.

Omofobia a scuola: quando si tocca il fondo

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il sottosegretario Toccafondi

La notizia è tanto fresca quanto odiosa: il sottosegretario alla Pubblica Istruzione Toccafondi ha esternato contro la lotta all’omofobia nelle scuole.

Per questo esponente del Nuovo Centrodestra, un partito-farsa destinato a sparire nel nulla ma capace con la sua inutilità di condizionare l’azione del governo Renzi di cui è parte integrante, insegnare che le persone non vanno discriminate perché omosessuali o transessuali lede la libertà dei genitori di istigare, magari, ai loro figli a gridare parole come “brutto frocio” o “lesbica di merda” ai/lle compagni/e.

Chissà se per questo triste figuro varrebbe lo stesso principio in caso di razzismo o antisemitismo. Sarebbe interessante chiederglielo.

Secondo poi: ho chiesto su Twitter a due renziani di ferro – Scalfarotto e Alicata – cosa ne pensano a proposito. Al momento (ore 23:56 del 23 marzo 2014) dal creatore della legge sull’omofobia non arrivano risposte. Da Cristiana invece arrivano un post sul suo blog (e ciò è meritorio) e la dichiarazione che col progetto “Le cose cambiano” parlerà nelle scuole romane di lotta alle discriminazioni. Mi chiedo (e le chiedo) a questo punto a nome di quale Pd, perché mi pare che il suo partito non abbia problemi a permettere che iniziative di un singolo vadano in una direzione e le dichiarazioni degli esponenti del governo in quella diametralmente opposta. E mi spiace per Alicata, ma fanno più rumore le parole di Toccafondi, e temo anche più danni a quelle giovani generazioni che si dice di voler difendere. Al momento, ore 23:57 del 23 marzo 2014, nessuna risposta nemmeno da lei.

Per quanti/e cercano di giustificare l’alleanza Pd-Ncd in nome del peggio da evitare (ma i berlusconiani di Alfano sono peggiori tanto quanto quelli ortodossi), riporto le parole del mio amico Franco Buffoni: non è il prezzo che il Pd paga al governo, «quando poté scegliersi il ministro dell’Istruzione, scelse l’omofobo Fioroni».

Concludo questa pagina nerissima che cade per intero sul Pd di Renzi e sulla sua scarsa credibilità in fatto di questione LGBT, con una constatazione: la legge di Scalfarotto sull’omofobia apriva alle dichiarazioni omofobiche nelle scuole come atto di libertà di pensiero. Pensiamo al l’emendamento Gitti, a proposito. Quella legge giace ancora in Senato e pare destinata a rimanerci. Ma la cultura cattolica e reazionaria del nostro paese ne sta già raccogliendo i frutti. Ricordiamo ancora il veto a Luxuria al liceo Muratori di Modena. E oggi questa boutade a favore delle discriminazioni, sempre nell’ambiente scolastico.

Forse qualcuno dovrebbe farsi un paio di domande, darsi l’unica risposta possibile (avete sdoganato l’omofobia come forma di libertà di pensiero, cari i miei renziani) e possibilmente chiedere scusa. Ma sappiamo che per fare questo ci vuole umiltà e la capacità di ammettere di aver sbagliato. E qui mi fermo.

Luxuria a scuola: i cattolici umiliano la democrazia e il sapere

Vladimir Luxuria

Il caso: Vladimir Luxuria era stata invitata al liceo Muratori di Modena per confrontarsi con gli studenti e le studentesse di quella scuola sul tema della transessualità. L’incontro era stato voluto dagli/lle alunni/e dopo una votazione democratica che aveva sancito l’evento. Alcune famiglie, tuttavia, si sono messe di traverso, minacciando che non avrebbero rinnovato l’iscrizione per l’anno successivo dei/lle loro figli/e. L’appuntamento è quindi saltato.

A colorare di grottesco una vicenda di per sé gravissima – perché non solo crea un precedente pericoloso, ovvero impedire che si tenga un’assemblea e tradendo così uno dei momenti di democrazia in un istituto scolastico, ma anche perché segna l’intromissione dei genitori nell’autonomia della scuola – ci pensa Giovanardi, con uno dei suoi soliti deliri: la scuola non è luogo di indottrinamento. I rappresentati cattolici protagonisti della vicenda, si sono trincerati dietro al fatto che mancava un contraddittorio.

Non so cosa avrebbe detto Vladimir Luxuria in quel contesto, ma inviterei tutti e tutte a riflettere sul fatto che si trattava di un’assemblea non finalizzata a convertire gli studenti alla transessualità, ma per parlare delle problematiche di un gruppo sociale. Niente di indottrinante – contrariamente allo studio della religione cattolica, nei nostri istituti – ma, semmai, qualcosa che avrebbe portato conoscenza di un fenomeno.

Magari si sarebbe scoperto, ad esempio, che “transessualità” non è sinonimo di “prostituzione”. E magari si capirebbe perché essa viene scelta da alcune persone transessuali. Forse si sarebbe parlato dei problemi che si incontrano a maturare il percorso di appropriazione della propria identità di genere. Non credo che serva contraddittorio per un processo di conoscenza, anche perché ciò che contraddice il sapere è, appunto, l’ignoranza.

O forse il problema è la transessualità in sé, ma questa sarebbe discriminazione. Forse Giovanardi e i genitori (presumibilmente cattolici), che hanno ferito la democrazia di questo paese, confondono l’omo-transfobia con la libertà di pensiero, forse anche grazie al nuovo clima culturale introdotto dalla legge di riferimento, votata nei mesi scorsi alla Camera, che permetterebbe di esprimere opinioni non costruttive (se non veri e propri insulti) contro le persone LGBT, proprio nelle scuole.

Dovrebbero chiedersi, infine, tutte le persone di buona volontà, se quando si tratta di altri argomenti, sempre per prenderne conoscenza, si debba chiedere, ad esempio, l’intervento di un antisemita per il tema della persecuzioni del popolo ebraico, la presenza di un razzista se si discute di integrazione e immigrazione, o l’opinione di un uxoricida se si deve parlare di femminicidio. A Vladimir Luxuria è stato chiesto di parlare di sé a condizione che ci fosse qualcuno che parlasse contro la sua vita. Mi chiedo quanti cattolici sarebbero disposti a farlo, nei confronti della loro fede. Eppure, il loro “diritto” di essere contrari a qualcosa per cui nutrono un pregiudizio – l’essere trans, nello specifico – ha coinciso con il fatto che si è impedito a una libera cittadina della Repubblica Italiana il diritto (senza virgolette) di esercitare la sua libertà di pensiero.