Gufi

gufi

gufi

“Chi siamo noi?”
“Renziani!”
“E cosa vogliamo?”
“Cambiare verso!”
“E cosa diciamo a chi non vuole?”
“Gufi!”
“E come otterremo il cambiamento?”
“Gufi!”
“Ragazzi, il cambiamento…”
“Gufi!”
“Chi siamo noi?”
“Gufi!”

Scusate, ma oggi m’è presa così… :)

Sono un elfo molto cattivo

Partiamo da un presupposto, visto che ciclicamente qualcuno mi rinfaccia di essere un po’ fascista, un po’ grillino, un po’ cubano (nel senso di castrista) a seconda delle sue intenzioni di voto: decidere di condividere o meno riflessioni e spazi virtuali sul mio profilo di Facebook non inficia il concetto di libertà di pensiero.

Fatta questa premessa, spiegherò le ragioni per cui se escludo qualcuno/a dalla mia cerchia di amici/he on line non ledo il diritto ad espressione:

1. perché tu potrai continuare altrove e nei luoghi virtuali pubblici a dire e sostenere che sono una persona che non ti piace, orrenda, pessima, di dubbio gusto, ecc
2. perché nei miei articoli sul Fatto Quotidiano non c’è censura (a meno che non si usano insulti, allora interviene direttamente la redazione a cancellarli)
3. perché su questo blog, salvo rare eccezioni (per lo più analoghe a quelle del Fatto), ognuno/a è libero di esprimersi come meglio crede.

Facebook e Twitter sono piazze meno ufficiali, più personali. Soprattutto Facebook. E se reputo poco consono subire commenti in cui di volta in volta mi si definisce come “estremista”,  “nazista”, “provinciale”, “sfigato”, “autolesionista”, “psicolabile”, “idiota quale non sei” e altre affettuosità che mi sono state proferite nel corso di questi mesi da persone che poi ho preferito rimuovere, credo rientri nella mia libertà di non sentirmi molestato negli spazi in cui condivido cose più o meno serie con persone a me care.

Per il resto, avete i vostri blog, i vostri profili, i vostri social e le vostre chat dove poter esprimere liberamente ogni riprovazione nei miei confronti. E, nei limiti del legale, potete farlo anche qui. Ognuno/a rimane quindi padrone/a di fare quello che vuole. Poi ci sarebbe altro da dire sul fatto che qualcuno mi riserva tweet e stati dedicati, contrariamente a me. Ma questa è un’altra storia, sulla quale preferisco non soffermarmi ulteriormente. E per il resto, anche sti cazzi. Converrete.

Ti lamenti del disagio? Atac ti blocca su Twitter

Bloccata la metro A, Roma in tilt

Bloccata la metro A, Roma in tilt

Quando stamattina ho preso la metro B, dirigendomi a Termini, per poi proseguire con la linea A fino alla fermata di Ottaviano, non avrei mai pensato che anche oggi sarebbe stato un incubo. E sì, dico anche oggi – col corsivo – perché ormai prendere un mezzo pubblico a Roma è divenuta un’impresa, da annoverare tra le dodici fatiche di erculea memoria se Atac fosse esistita sin dai tempi degli antichi greci e della produzione dei loro miti.

E quindi, dopo le infiltrazioni per la pioggia, i binari vecchi, l’immancabile suicidio, i vagoni che si rompono, la gente che muore a bordo, i cazzi e i mazzi – scusate se cito Petrarca – e oltre la norma ormai quasi quotidiana per cui puoi aspettare anche sedici minuti per poter prendere una metro direzione Rebibbia o Conca d’Oro, oggi è stato il turno del tubo che si stacca e che finisce sul finestrino del macchinista. Adesso, per carità, solidarietà totale al conducente e speriamo tutti e tutte, e sono sincero, che non gli sia successo niente di grave. Tuttavia, mi pare che ormai a Roma faccia notizia non tanto questo o quel contrattempo, quanto il fatto che la metro sia funzionante ed efficiente. Sembra invece che ritardi, guasti, scale mobili perennemente rotte – come a Tiburtina, con cadenza settimanale – sporcizia diffusa, scioperi il venerdì e varie ed eventuali, stiano qualificando il servizio di trasporti della capitale d’Italia come “problematico”, per usare un eufemismo.

Sarà quindi per questa ragione che la gente reagisca nel modo siffatto:

  • prendendosela con Atac (e stacce, come si dice a Roma)
  • chiedendo conto e ragione di certi fenomeni, ormai a cadenza periodica, sul suo profilo su Twitter
  • inventando l’hashtag #atacmerda (poi uno si chiede perché)
  • inveendo in giro per la città contro un servizio che definire terzomondista fa rischiare una querela. Dai paesi del terzo mondo

A proposito di Twitter. Ecco un estratto di un mio dialogo con un/a simpatico/a impiegato/a Atac, proprio sul disagio causato dall’incidente di cui sopra (capite a mme, quasi cinque ore per fare dalla stazione Tiburtina al Vaticano, con tanto di taxi a spese mie):

litigando con Atac su Twitter

litigando con Atac su Twitter

Il/la dipendente l’ha però presa come una cosa personale: dopo che mi è stato chiesto con fare stizzito – in un tweet con tanto di refuso poi rimosso – se avessi di nuovo se avessi bisogno di informazioni sul servizio, ho risposto: «invece di polemizzare, cercate di fare in modo che il mio abbonamento annuale sia ben speso», dopo di che è successa una cosa strana. Non solo non mi è arrivata più nessuna risposta (e ci sta, io sono cagacazzi per natura, ma vorrei vedere voi, ore e ore su mezzi affollati, senza aria condizionata e insufficienti a gestire il traffico di passeggeri) ma l’incaricato/a mi ha addirittura rimosso dai contatti, bloccandomi. Come se fosse una lite tra utenti comuni sui social.

Infatti, ho cercato di aggiungere di nuovo @InfoAtac tra i miei contatti e questo è il risultato:

è così che risponde Atac?

è così che risponde Atac ai suoi clienti?

Adesso, non so quali intimi procedimenti mentali io abbia turbato con i miei tweet. Sta di fatto che pensavo di interagire con un servizio in quanto cliente Atac, azienda alla quale pago all’inizio di ogni gennaio un cospicuo abbonamento annuale. Credo sia nei miei diritti di cittadino e di consumatore lamentarmi per i continui disservizi e per il disagio arrecatomi, così come dovrebbe essere un dovere del personale dell’azienda ascoltare le lamentele del pubblico.

Non credo, invece, che rientri nel criterio della professionalità utilizzare il mezzo come se si trattasse di una scaramuccia tra utenti da social. Perché ok, uno può anche sbroccare, ma è nelle regole del gioco il confronto col pubblico. E caro/a impiegato/a, se fossimo stati ad uno sportello e avessi tirato giù la tendina, perché “offeso/a” dal fatto che ti faccio notare l’evidenza, a quest’ora saremmo a parlarne col tuo superiore. Fermo restando che adesso tu non mi leggi, ma ciò non mi impedirà di poter continuare a dire quanto sia inadeguato il vostro servizio (e ti riporto all’hashtag già citato, che dovrebbe farvi venire in mente – a te e alla tua dirigenza – più di una domanda).

Insomma, tra i vari mali che affliggono l’azienda per il trasporto urbano di Roma, oltre sfiga e apparente incompetenza, pare ci sia anche un certo infantilismo. E forse di questo, più di qualsiasi altra cosa, potevamo farne benissimo a meno.

Gesù non è forse nato da maternità surrogata?

Fa più male a me che a loro, lo dico da subito. Ma mettere in guardia i soliti catto-integralisti di fronte alle loro contraddizioni mi sembra il minimo sindacale del rispetto umano. Come nel caso di tal don Dino Pirri, con cui ho avuto la seguente discussione:

Gesù non è forse nato da maternità surrogata?

Gesù e la maternità surrogata

Perché diciamocelo chiaramente: era minorenne e a Dio, che era single, serviva un utero. Siccome all’epoca non esisteva la maternità surrogata – che consiste nel fatto che una donna decide liberamente di avere una gravidanza per far nascere un bambino – sua divinità ha deciso di prendersi l’utero di Maria, inoculandole il seme divino.

Insomma, se si parla in certi termini di rispetto di dignità della donna, chi dovrebbe dare il buon esempio nelle alte sfere celesti non si è comportato proprio benissimo. E costruire una religione, con tutti i suoi veti, su questo paradosso – per altro non l’unico – non gioca a favore della credibilità della stessa. Figurarsi tutte le elucubrazioni ulteriori.

Ad ogni modo, la domanda è stata posta a questo gentile sacerdote. Il quale, tuttavia e non si sa perché, non ha ancora risposto. Strano, eh?

Ma che ci fa il troll omofobo su Twitter?

troppi omofobi su Twitter?

troppi omofobi su Twitter?

Capita, su Twitter, di finire sotto l’occhio vigile e attento di alcuni/e utenti la cui fenomenologia è la seguente:

• si definiscono prolife
• riconoscono un solo tipo di famiglia, quello formato da uomo, donna e figli
• seguono movimenti integralisti come Manif pour tous e Sentinelle in piedi
• sono tutti/e rigorosamente omofobi/e
• sono incapaci di sostenere qualsiasi forma di dialogo.

Tra i più solerti – e evidentemente sfaccendati – protagonisti di tweet che ripetono a livello ossessivo il solito mantra antigay, gli esempi più “luminosi” sono quelli che, per chissà quale ragione, si mantengono nell’ombra.

Alludo ai vari @LaFrancaEffe@enricovitali2@nozze89@nonegoziabili@SurrexitVere e @dallapalude. Molti altri ce ne sono, ma ho deciso di parlare di questa bella gente perché sono loro che, puntualmente, mi onorano della loro presenza.

A cominciare da tale Davide La Farina, in arte @dallapalude, il quale ha il pregio forse unico di essere in grado di postare fino allo sfinimento la stessa immagine, senza però dire nulla tra un tweet e l’altro. E converrete che per questo ci vuole una certa perizia. Molto simile, e quindi niente di nuovo sotto l’oscuro sole dell’omofobia, il profilo di @SurrexitVere. Due schegge di noia, per capirci.

a quanto pare piaccio molto a Davide Farina...

a quanto pare piaccio molto a Davide Farina…

Già nota come Annarosa64, poi mutata geneticamente in @nozze89, fiera “sposa&mamma” evidentemente non ancora sottomessa se ha libero accesso sul web, di lei non conosciamo identità certa: si è caratterizzata per la difesa ad oltranza dell’embrione e per il suo no senza se e senza ma a qualsiasi forma di miglioramento per le condizioni di vita della popolazione LGBT italiana. Ed è talmente convinta della bontà del dialogo, di cui è strenua sostenitrice, che quando le fai notare alcune faglie del suo sistema di pensiero – come ad esempio: ma se sei prolife, com’è che poi immagini una realtà in cui i figli di gay e lesbiche non dovrebbero nemmeno venire al mondo? – molto semplicemente ti blocca. E amen, è il caso di dirlo.

@enricovitali2, il cui nickname è Scardanello, si caratterizza per certa meticolosità nel cercare fotografie e immagini di uomini nudi ai pride di ogni parte del globo. Da seguire se si ha voglia di reperire materiale similporno o fetish a buon mercato.

@nonegoziabili invece si è specializzato nell’arte del retweet e del copia e incolla, forse in omaggio a quella certa propensione di pensiero per cui non è la creazione di idee originali e di pensiero critico, bensì la riproduzione di boiate omofobe a caratterizzare una certa tensione intellettuale.

Chiude questa triste carrellata del nulla @LaFrancaEffe, che si ridefinisce “la mamma matta” – appellativo problematico già dai tempi di Annamaria Franzoni – la cui bio recita: «Felice moglie e madre di tre figli, incorreggibile ottimista e vivo nel presente!», una contemporaneità fatta di passi del Vangelo e di citazioni di san Tommaso che si alternano a continui richiami della pacata lucidità dei post di Costanza Miriano – quella che Putin fa bene a mettere in galera i gay – e Mario Adinolfi, le cui fortune letterarie non hanno bisogno di commenti, proprio perché non esistono.

troppi uomini nudi in questo profilo...

troppi uomini nudi in questo profilo…

Un po’ a tutti/e questi signori e a queste signore ho chiesto più di una volta: ma se la tutela del bambino (ma mai della bambina) e la salvaguardia dei valori è per voi un dato “non negoziabile”, come mai non tuonate con la stessa foga contro fenomeni quali la tutela di certi preti pedofili da parte del Vaticano o che ne so, perché non prendete una bella presa di posizione contro certi inchini di questo o quel sacerdote al cospetto del boss mafioso locale?

E ancora: se non avete nulla contro i gay (e al solito, la controparte femminile mai viene presa in considerazione), perché mai non ho letto un solo comunicato o per lo meno un tweet contro violenze e attacchi ai danni della comunità LGBT? Ma queste domande hanno lasciato il tempo che ho trovato per porle. Ed è strano. Personaggi così logorroici, almeno sul web, avrebbero dovuto trovare il modo di fornire una spiegazione che non fosse il solito blablabla indistinto (a quanto pare loro non riescono a occuparsi di più di una cosa per volta e sembra che l’emergenza sia la distruzione della famiglia ad opera di personaggi quali Conchita Wurst e le sorelle Marinetti).

Concludo facendo notare l’ultima chicca su tutti/e costoro: se ci fate caso, non esistono identità certe e immagini che li/le ritraggono. Ed è singolare: la bontà di una lotta dovrebbe passare per la forza della visibilità. Eppure questa gente agisce nell’ombra, proprio come fanno i trolls. Poi va bene, ognuno ha il suo stile. Ma questo anonimato, associato a tanto livore contro la gay community, a lungo andare potrebbe essere sospetto. O no?

Pensieri random sulle elezioni europee

vinciamo poi...

vinciamo poi…

Pensieri random, e molto a caldo, sulle proiezioni delle elezioni europee, il cui spoglio è attualmente in corso:

  •  a vedere gli exit pool il prezzo orientativo di un italiano è di 80 euro. 
  • adesso voi gioite, ma se vincono Renzi e Merkel vincono larghe intese, precariato, ingiustizia sociale e tagli alla spesa pubblica.
  • sempre sugli exit pool: l’italiano medio(cre) ha votato per anni Berlusconi, perché adesso non dovrebbe votare la sua ridicola fotocopia?
  • vi faccio notare che il Pd è riuscito a superare il 30% dopo la trasformazione dell’ex sinistra in un partito conservatore. Cattolico lo era già. Omofobo pure.
  • per capire come stanno messi male nel PSE: Schultz si affida al successo del Pd italiano per risollevare il fallimento della socialdemocrazia (come se il Pd fosse di sinistra).
  • la cosa peggiore della vittoria del Pd è che tra i renziani crescerà la sindrome di rivalsa dello sfigato che li ha caratterizzati fin ora.
  • ora vedrete che col Pd al 40% ci fanno subito le unioni civili uguali ai matrimoni… (e soprattutto credeteci).
  • un pensiero al M5S i cui militanti (alcuni di loro) mi diedero del mafioso quando dissi che in democrazia avrebbero dovuto permettere, a suo tempo, un governo Bersani.
  • Debora Serracchiani è la risposta di “sinistra” a Stefania Prestigiacomo. Sono venti secondi che la ascolti ed è già narcolessia.
  • i gay entusiasti della vittoria del Pd sembrano galline contente di essere finite in batteria perché almeno così si mangia (tradotto per i renziani: non vi sto dicendo che siete galline, non è un insulto, è una battuta e no, non sono come Hitler, men che mai sono “dopo Hitler” e se proprio ci tenete, ricordo che siete voi quelli alleati con un partito al cui congresso si salutavano col saluto romano, per dirla tutta).
  • va dato atto ai detrattori di Grillo che gli hashtag  e rientrano in quel linguaggio dell’ironia che vince. Questo almeno.

Dulcis in fundo: non ho votato per il M5S, il suo posizionamento non mi sconvolge – per me è già un buon inizio se la Lista Tsipras ottiene dei seggi qui in Italia – e continuerò a credere che la vittoria del Pd sia solo il proseguimento di un percorso che porterà ancora a larghe intese, diseguaglianze sociali e al rinfocolare i partiti estremisti che dite di non amare.

Il resto, più ragionato, a quando dati e numeri saranno più certi.

Per Povia i terremoti fanno oh…

E insomma, Povia fa sempre rima con vergogna. Basta vedere la sua pagina Facebook per capire che il diritto di parola viene sempre più confuso con la facoltà di dire boiate:

povia

L’origine dei terremoti secondo Povia

Adesso, oltre al fatto che non oso immaginare cosa pensa sulla formazione dei venti, vi faccio notare che stiamo parlando dello stesso maître à penser che sostiene l’innaturalità delle famiglie gay.

Giusto per inquadrare il paradigma scientifico al quale si rifà il “pensiero” omofobo italiano.

P.S.: il titolo di questo post è stato liberamente tratto da un tweet di BinariVivi, che ringrazio per la sua ironia e la rara intelligenza.

2013 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 210,000 times in 2013. If it were an exhibit at the Louvre Museum, it would take about 9 days for that many people to see it.

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