Sapete quando la misura è colma?

Ero tranquillo a casa mia, a studiare una documentazione sul bullismo omofobico – perché credo sia importante informarsi su queste cose, in quanto insegnante, e perché ci sto scrivendo un libro – quando mi arriva una notifica da Twitter su un certo contenuto:

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Adesso io gli spiegherei pure, a questo signor Farina, che un testo scritto quarant’anni fa da un laureando di filosofia andrebbe letto e interpretato, dagli occhi di un contemporaneo, avendo ben presenti alcune complesse ragioni:

1. Mieli teorizzava la libera sessualità in ogni sua forma, anche quella che oggi entra nel rango delle parafilie, anche in reazione alla psicoanalisi di quando era in vita (e la psicologia di oggi è un attimo diversa rispetto a quella degli anni ’70)
2. in questa forma di libertà assoluta teorizzava la piena libertà del bambino di esprimere la sua sessualità, contro un ordine precostituito che “castra” l’individuo fin dall’infanzia (per cui questo aspetto controverso di Elementi di critica omosessuale andrebbe inteso come la facoltà dell’essere umano di decidere di autodeterminarsi sessualmente fin da piccolo e non la facoltà dell’adulto di abusarne)
3. da studioso di filosofia, Mieli si rifaceva più verosimilmente al modello pederastico greco che non al “modello pedofilo” protetto e praticato da certi sacerdoti cattolici.

duplicatoIn ultima analisi ci sarebbe anche da far notare a questo individuo che curare una raccolta di poesie postume – precedenti addirittura agli Elementi – non significa avallare pratiche, sempre criminali, di violenza o abuso sui/lle minori (che negli Elementi non vengono di certo auspicate).

Ecco, se avessi a che fare con un soggetto che dimostra una certa serenità di approccio alla questione – oltre a una certa dimestichezza con la cultura – lo farei anche, ma credo che sia tutto inutile cercare di argomentare con chi dimostra un certo fondamentalismo e un certo estremismo rispetto a specifiche tematiche: il signore in questione, infatti, segue e ripubblica molto materiale reperito su siti di organizzazioni omofobe.

Sembra che dietro certi attacchi ci sia quindi l’esigenza di dimostrare che pedofilia e omosessualità siano strettamente collegate e questo lo trovo inaccettabile e criminale. Sia perché è scientificamente dimostrato che non è vero, sia perché mi si richiama in prima persona diffamandomi sotto il profilo personale e, di rimando, anche sotto quello professionale, lavorando io a scuola con minorenni.

Quindi, nell’incertezza delle cose da dire e da fare e dopo gli opportuni screenshot, passerò tutto il materiale conservato ai legali delle associazioni che si occupano di questo tipo di questioni. Dopo di che si vedrà come procedere. Triste e preoccupante che i supporter della “famiglia tradizionalmente omofoba” abbiano bisogno di questi squallidi escamotage per cercare di ottenere ragione. Evidentemente non hanno altri mezzi se non la calunnia e il discredito. Io mi limito a smontare le idee di certa gente con il ragionamento e a quanto pare la cosa brucia. Fino a questo punto. Fino a quando la misura è colma.

Cose turche: l’omofobia non è un’opinione

Turchia gay-friendly

Turchia gay-friendly

«La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l’appellativo di “pervertiti” è incitamento all’odio». La notizia la riporta Gayburg, per cui potete leggerla direttamente lì.

Qui mi limiterò solo a un paio di considerazioni:

1. al prossimo che mi oppone la “questione musulmana” quando si parla di problemi mediorientali di vario tipo, con frasi come «se ti piace tanto l’islam, ricordati come vengono trattati i gay in quei paesi», ricorderò che se un paese è confessionale per le persone LGBT ci sarà sempre qualche problema di troppo. Se è laico, invece…

2. nell’articolo si legge che «la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l’incitamento all’odio nei confronti dell’orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle», mentre noi abbiamo in bilico sulle nostre teste la spada di Damocle della legge Scalfarotto che permette di dire proprio un certo tipo di enormità a scuola, al sindacato, in fila alla posta, ecc.

Essere surclassati anche in questo non solo dall’est europeo – di recente la Croazia ha approvato le civil partnership esattamente come le vorrebbe il Pd, qui in Italia – ma anche da una fetta di mondo che l’occidente ritiene di serie B per questioni legate al diverso credo religioso, getta vergogna non tanto sul nostro paese, quanto su un’intera classe dirigente che si mostra sempre più inadeguata rispetto all’urgenza e all’importanza di certi temi.

Poi ognuno faccia le sue considerazioni in merito. E no, non sono un fan della religione islamica – così come delle religioni nel loro complesso – sia ben chiaro.

Io e la mia ossessione

verso la democratura renziana?

verso la democratura renziana?

Curiosa la vita. Quando fino a non molto tempo fa i miei articoli erano rivolti contro il folle piano di Berlusconi e del suo partito di trasformare l’Italia nell’equivalente europeo di una repubblica ex-sovietica – una di quelle in stile Uzbekistan et similia per intenderci – le mie critiche venivano considerate come un atto di civismo (oltre che di cinismo). Adesso che me la prendo col Partito democratico per le stesse identiche ragioni, militanti e simpatizzanti mi accusano di nutrire una vera e propria ossessione.

Adesso, avrò sicuramente turbe psichiche sul fatto che questa classe dirigente, che io considero di miracolati/e – classe divenuta “intellighenzia” solo perché quella che l’ha preceduta non era nemmeno buona a dosare lo zucchero da mettere nella tazzina del caffè – sta demolendo la democrazia nel mio paese. E visto che ci vivo, qui in Italia, forse la cosa mi rode un po’.

Però intendiamoci su alcuni principi di base: avremo ben presto una camera sola, i cui eletti e le cui elette saranno nominati/e da un uomo solo, il quale si sceglie le persone con cui poi fare il bello e il cattivo tempo sul nostro futuro, la nostra vita e i nostri destini ultimi. Nessun contrappeso reale, nessun equilibrio di poteri. Il capo decide, il parlamento approva. Chi dissente, rischia di non esserci più. Se questo sistema che tanto piace a Renzi e al suo fan club fosse stato già operativo negli anni passati, avremmo Berlusconi come presidente della Repubblica con un sistema istituzionale, sociale e politico a dir poco agghiacciante. Qualcuno dovrebbe quindi spiegarmi perché mai sotto i governi di Forza Italia prima e del PdL poi questa prospettiva era il male assoluto e adesso, invece, sembra essere l’unica strada possibile.

Sempre questo gruppo dirigente – che si gloria di avere teste pensanti del rango di Debora Serracchiani (che ti dice serenamente che non si può votare secondo coscienza sulle riforme costituzionali), Ivan Scalfarotto (che insulta le associazioni LGBT che gli fanno notare che forse la sua legge è un attimo omofoba) o Maria Elena Boschi (o del nulla assoluto, ma con la giusta dose di arroganza), solo per citarne solo alcuni/e – sta approvando una legge elettorale che non ha uguali nel mondo civile e democratico, per cui larghe fasce di elettorato verranno tagliate dalla rappresentanza nelle istituzioni con soglie di sbarramento bielorusse. E di fronte a perplessità e obiezioni, che dovrebbero essere il sale della democrazia, sempre questa mediocre classe dirigente risponde con insulti e ricatti: si fa così, se vi piace e se non vi piace si fa sempre così. Questo è il sentire comune del nuovo corso del Pd.

Stiamo diventando un paese in cui l’opposizione viene retrocessa quotidianamente al rango di dissidenza. In cui se critichi un premier che al momento ha solo prodotto slogan e leggine di mero consumo elettorale – spacciate per redistribuzione del reddito – vieni bollato come menagramo, gufo, pessimista, massimalista, settario, fanatico, “comunista” e, per ultimo, come mentalmente poco equilibrato. Come un ossesso, appunto… ricordate quale regime ti faceva diventare malato di mente se non la pensavi come il leader?

In altri contesti civili, questa “ossessione” rientra in una fenomenologia ben definita: quella che fa capire la differenza tra chi ci tiene all’equilibrio democratico e chi, invece, ha un’idea della politica o come sistema di partito – per cui esso non è il mezzo, bensì il fine – o come atto di ossequio verso l’uomo nuovo e forte (e signore/i mie/i, stiamo parlando di Renzi, uno che a scuola verrebbe considerato uno sfigato mal vestito, non so se abbiamo l’esatta dimensione di chi è l’oggetto della vostra venerazione).

Insomma, a me fa male vedere che un gruppuscolo di persone mediocri sta trasformando il nostro paese in una democratura, in nome di un pragmatismo che sembra funzionale al mantenimento del potere politico e non al benessere della società. Ma se lo faccio notare, il problema a quanto pare è mio e della scarsa propensione del mio cervello di partorire pensieri sani. Poi, ok: democrazia, purtroppo, è anche accettare che la massa si lanci nel burrone dell’autoritarismo perché ritiene giusto che così debbano andare le cose. Ma siamo in un sistema democratico, appunto, anche se non si sa ancora per quanto tempo. Fino a quando la Costituzione non sarà considerata un definitivo e inutile orpello, e questa è la lettura di certi renziani rispetto alla nostra Carta fondamentale, sarà mio diritto agitare quel batacchio che avete attorno al collo per ricordarvi che a) c’è il precipizio, oltre quella lieta radura fatta di buone intenzioni e b) non siete pecore, anche se pare che vi piaccia questa nuova condizione di società ovina, che pare aver sostituito l’antico popolo bue.

E fino a quando sarà possibile dirlo, io dirò che a me questo Pd, questo premier e le persone di cui si circonda mi fanno orrore, a livello istituzionale e politico ovviamente. Proprio perché siamo in democrazia. Nonostante un partito il cui nome sta pervertendo il significato della cosa (leggetevi Orwell, a questo proposito). E nonostante voi che gli andate dietro, in buona sostanza.

I fan club omofobi? Gente che non esiste

La fotografia delle due mamme, che in un momento di gioia decidono di baciarsi davanti la mia telecamera (del telefonino) allo scorso Catania Pride, è divenuta oggetto di curiosità e di attenzione da parte di una non ben identificata dottoressa Ines Brambilla, uno dei tanti fake che popolano Facebook e che – al pari di altri fenomeni di baraccone mediatico, a cominciare dalla famigerata Alida Vismara – portano avanti una crociata antigay il cui unico merito (al netto della portata criminale di certi interventi) è quello di testimoniare le frontiere della demenzialità umana.

Se vogliamo sapere chi (non) è questo lugubre personaggio, basta leggere l’articolo di MeladailaBrianza, che sbugiarda il fake, dimostrando che non è una psicologa, non ha pazienti che segue, che non lavora per nessun centro di psicoterapia.

Vorrei parlarvi invece di come è stata trattata l’immagine da me personalmente scattata:

ancora odio antigay su Facebook

ancora odio antigay su Facebook

ebbene, essendoci stato – contrariamente a “Brambilla” – posso affermare che le due mamme non stanno “amoreggiando”, ma più semplicemente, quando ho chiesto loro di posare per la diretta Twitter di Gay.it, hanno ritenuto opportuno scambiarsi un bacio, mentre ballavano. Un atto per lo più politico, quindi, e non un’effusione.

La piccola creatura non era “esibita”, ma portata a passeggio su un normalissimo passeggino in una manifestazione pubblica e in testa al corteo, lontano dal chiasso assordante delle casse dei carri musicali. Succede in molte altre manifestazioni, con genitori eterosessuali, e nessuno si sogna di dire che i bambini di queste famiglie vengano esposti al pubblico interesse.

La bimba non cerca attenzioni, ma si è voltata perché la mamma che la portava con la carrozzina ha chiamato la compagna, poco più distante, e quindi è stata attratta da quell’invito a raggiungerla. La bambina è stata curata come si conviene per tutto il tempo della manifestazione.

Un bacio dato alla persona che si vuol bene, infine, non è mai volgare. Lo è, invece, la menzogna, l’odio contro intere categorie, le generalizzazioni e la più sostanziale ignoranza nel trattare fenomeni di cui non si conosce nulla.

Concludo facendo notare come questo fake, nella sua pagina, si mostra aggiornatissimo sulle iniziative di Adinolfi, Manif pour Tous e Sentinelle in piedi. Sarà un caso, ma a quanto pare certa gente ha bisogno di gay da odiare e di soggetti psicologicamente imbarazzanti per avere un seguito.

Di fronte a tutto questo, vi faccio notare una differenza sostanziale tra noi e loro: il movimento LGBT va in piazza con la sua visibilità e si manifesta in rete con esistenze concrete. Gli omofobi, invece, hanno bisogno di gente che non esiste. Poi ognuno si faccia la sua opinione.

L’attacco al DGP e la materia dei sogni degli omofobi

il DGP al Roma Pride

La notizia è di quelle brutte e non mi piace nemmeno un po’. La riporto integralmente dal sito del Corriere:

La sera di mercoledì 25 giugno un gruppo di giovani, tra i 15 e i 40 anni, ha lanciato escrementi, cassette di legno, bastoni e ortaggi contro la sede Di Gay Project (Dgp) in via Costantino 82 (zona San Paolo). Al momento dell’irruzione nell’appartamento erano in corso le prove teatrali del laboratorio di Maria Chiara Cucinotta. Gli assalitori gridavano: «Vi diamo fuoco, froci di merda: meritate di morire» . Colti alla sprovvista e terrorizzati gli astanti hanno subito lasciato lo stabile e i balordi si sono dati alla fuga.

L’episodio si commenta da sé. Dalle polemiche sulla legge Scalfarotto a oggi, con le promesse di Renzi sulle unioni civili, il muro di fuoco della chiesa – e le sue pseudo-aperture – insieme ai vari gruppuscoli di estremisti cattolici sparsi qua e là per l’Italia (vero Magdi “Cristiano” Allam?) con l’avallo implicito e inconsapevole dei soliti gay bigotti e moralisti (quelli che il pride è una baracconata, per intenderci) ha prodotto quel lievito che fa presa sulle frange più pericolose e retrive della società.

A quanto pare i vari fan club di spose sottomesse (sempre solo a parole), ex deputati sovrappeso del Pd con l’Edipo irrisolto, Sentinelle sgomente di fronte a libri aperti e Manif pour tous (les homophobes) si danno da fare. Con escrementi e minacce di morte a persone per bene che hanno l’unica colpa di essere LGBT o a noi solidali.

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Facebook è nazi-friendly e omofobo?

Domani, all’Onda Pride, manifesteremo anche per portare solidarietà agli amici e alle amiche di Digay Project e per dire no a chi, di fronte alla bellezza dell’arcobaleno, non può fare altro che maneggiare quella stessa materia di cui sono fatti i loro sogni: la merda.

***

P.S.: colgo l’occasione per consigliarvi di seguire una pagina Facebook che chiede di rimuovere le immagini di odio contro le persone LGBT. Di recente una di queste alludeva ai campi di concentramento proprio contro il Gay Village, organizzato appunto dal DGP. Come vedete, l’odio ha una sua circolarità… I gestori del social network hanno tuttavia ritenuto legittime quelle immagini già segnalate, perché non violerebbero gli standard della comunità. Mark Zuckerberg, a questo punto, dovrebbe essere informato del fatto che la sua creatura sia diventata filonazista. Aiutiamolo quindi a non fare brutte figure.

Oggi sul Fatto: “Gli amici omofobi di Tommaso Cerno”

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Perché la gente non è solidale con Mario Adinolfi? «Forse perché ha scritto recentemente che andrà in guerra contro le civil partnership, o perché nel suo libro cita testi in cui si patologizza l’omosessualità o ancora perché ha più volte esternato contro il principio di uguaglianza giuridica tra gay community e maggioranza eterosessuale?»

E certo «nessuno può impedire a certa gente di pronunciare frasi che vanno da ”il matrimonio è solo quello tra uomo e donna” a “i froci mi fanno schifo” e via discorrendo. Quindi la libertà di esprimere questi concetti è garantita e nessuno la mette in discussione. Il problema è che non sono opinioni, ma più semplicemente incitazioni all’odio e rinforzi dello stigma sociale: se immaginiamo la frase “il matrimonio è solo quello tra un cattolico e una cattolica” capiremo da soli l’enormità dell’enunciato.»

Questo e altro nell’articolo di oggi sul Fatto Quotidiano.

Come farà Renzi a fare una legge sulle civil partnership?

riuscirà il governo a fare le civil partnership?

Premetto due cose, in merito alle dichiarazioni di Renzi sulla futura legge per le unioni civili da settembre: la prima, la mia posizione sulle civil partnership l’ho già chiarita in un post apposito, con tanto di spiegazioni ulteriori; la seconda, se venisse approvato un ddl come quello presentato a dicembre, con questo parlamento e questo governo, sarebbe sicuramente un progresso di cui tener conto.

Per chi non ha tempo o voglia di leggere, faccio una scaletta dei punti salienti:

1. sostegno, anche da parte del movimento, alle unioni civili con diritti uguali al matrimonio e stepchild adoption come nel ddl già presentato

2. pretesa, da parte delle associazioni, di nessuno sconto ulteriore sui nostri diritti, partendo dal presupposto che QUESTO parlamento è quello che è

3. obbligare il Pd con i i suoi  strumenti e la sua strategia a fare parte dei nostri interessi. Se falliscono, ci perdono loro la faccia. Se ci riescono, vinciamo noi. Anzi, cominciamo a farlo.

Quindi, nessun disfattismo, nessun “gufare contro” – che ha sostituito il mantra berlusconiano del “remare contro” – nessuna volontà, masochistica o di qualsiasi altra natura, di rimanere nell’attuale situazione di stallo.

Fatte queste premesse, mi chiedo: il governo è fatto ancora con Alfano e la maggioranza è quella di un anno fa. La legge sull’omofobia è impantanata al Senato – dove i numeri sono quelli che sono – e dai ranghi dello stesso Pd si lascia intendere che non verrà mai approvata. Teniamo conto che quella è una legge blanda e inefficace. Se non vogliono far passare un provvedimento del genere, come spera Renzi di riuscire a ottenere un decisivo cambio di rotta in tal senso? Perché non è che uno non vuole sperare, ma la speranza andrebbe supportata da presupposti di un certo tipo. E i presupposti non giocano, al momento, a nostro favore.

Poi, va da sé, mi aspetto di essere stupito. Anche perché, prima o poi, toccherà sposarsi che abbiamo pure una certa età. O no?

Poliamori e altre catastrofi

famiglia poliamorosa

Punto primo: diamoci una svegliata, tutti e tutte – anche se dovrei dire tutti e basta, perché a scandalizzarsi per la questione sono stati i maschietti e questo la dice lunga su un legame atavico tra sessismo, maschilismo ed altre amenità. Ma non è questo l’argomento di cui voglio parlare.

Diamoci una svegliata, dicevo, perché il discorso sul poliamore  – che tanto ha disturbato il sonno dei soliti moralisti e bacchettoni, non importa se nelle file di Manif pour Tous o tra i gay da tastiera e basta – è presente nel documento del Roma Pride già dall’anno scorso sebbene sia arrivato alla ribalta solo nel 2014. Quindi voi che tutto questo casino che avete generato, fornendo per altro argomenti di discussione a quelli che leggono in piedi nelle piazze contro i gay, ma non sanno nemmeno scrivere un SMS contro i pedofili che la loro chiesa protegge, siete un attimo in ritardo.

Poi visto che avete fatto le pulci a un termine su un documento di 2282 parole e 15.394 battute, sarebbe stato il caso di:

  • leggerlo davvero, tenendo conto di punti, virgole e tutto il resto
  • interpretarlo, perché un testo ha una densità di significato che va oltre alla parola buttata lì
  • capire cosa c’era scritto, possibilmente.

Ma vediamo il pezzo incriminato, che ha sortito un’inedita alleanza tra sentinelle  e gay sconvolti.

Per questo esigiamo leggi che guardino laicamente alla realtà plurale e multiforme delle identità, degli affetti, delle famiglie, delle figlie e dei figli: il matrimonio civile per le coppie formate da persone dello stesso sesso, su un piano di piena uguaglianza formale e sostanziale rispetto alle coppie eterosessuali, l’accesso alle adozioni e la tutela dell’omogenitorialità, il riconoscimento dei poliamori e delle relazioni aperte come differenti forme di affettività che ciascuna e ciascuno di noi può scegliere liberamente.

Quindi le priorità sono tre, tutte in grassetto e pure evidenti. Matrimonio, genitorialità e adozioni regolate per legge, da una parte. E riconoscimento di situazioni affettive, come libera scelta, dall’altra. Si pone nello stesso periodo, ma in posizioni di polarità opposte, un modello di normalizzazione (sposarsi e avere figli) e un modello alternativo alla norma (libera scelta di situazioni che si pongono proprio al di fuori delle situazioni coniugali).

Perché inserirlo in un documento di rivendicazione, mi si chiede? Perché il movimento LGBT è anche un movimento di liberazione sessuale, perché vi piaccia o no è la sessualità il punto nevralgico della questione. E fare l’elenco della spesa, non significa pretendere che il tuo supermercato – il parlamento, nello specifico – ordini tutte le cose che hai in lista.

Fa veramente tristezza che all’ennesimo colpo di tosse della solita marmaglia omofoba non pochi gay siano stati percorsi da un sentimento di allarme. Invece di rispondere a certa gente con frasi del tipo “Poliamore? Coppie aperte? Esistono e noi ci chiediamo come possiamo tutelarne almeno alcuni aspetti” (grazie Luci, per il suggerimento) rimandando al mittente qualsiasi pretesa di superiorità morale – sappiamo benissimo come funzionano i matrimoni di personaggi come Silvio Berlusconi, Cosimo Mele, Alessandra Mussolini, ecc – si sono sentiti in dovere di apparire “rispettabili” nei confronti di chi non li rispetta a prescindere.

Di fronte a un sentimento legittimo di perplessità nei confronti di un argomento che si può prestare a facili fraintendimenti – e ricordiamo che nessuno vuole tutelare la poligamia – ma che andrebbe sicuramente discusso, in un processo di crescita condiviso, è prevalsa la paura di essere liberi per cedere alla voglia di essere accettati dalla massa, che però ti accetta se non sei come vuoi.

Come sostiene Delia Vaccarello nel documentario Ci chiamano diversi, di Vincenzo Monaco, ci spettano i diritti non perché siamo uguali, ma perché siamo come siamo. Se non si capisce questo non ha senso impegnarci nelle scuole, nelle sedi istituzionali e nelle piazze.

Frasi come “non ho nulla contro i poliamori, ma che senso ha farne oggetto di rivendicazione politica”, hanno lo stesso effetto di affermazioni quali “niente contro i gay, purché non ostentino”. E porre la questione della necessità di altre lotte su cui concentrarsi non rende dissimili chi le pronuncia da chi dice che prima delle unioni tra gay ci sono cose più urgenti e importanti da fare. E noi dovremmo essere un attimo migliori della mediocrità dilagante e milioni di anni luce più avanti di una Roccella e un Giovanardi qualsiasi. Ma qualcuno ha reputato più giusto rassicurare questi personaggi e, cosa ancora più grave, lo ha fatto in modo inconscio.

Credo che dietro a certe rigidità ci siano sentimenti di non compiuta accettazione di se stessi e un sentimento “antigay” molto capillare, che colpisce anche le persone al di fuori di ogni sospetto. Dico questo perché in molti sostengono che non è il tema del “poliamore” in sé il problema, ma il fatto che sia stato immesso in un documento LGBT. Con la conseguenza che è quella sigla, LGBT appunto, a dar fastidio in un modo o nell’altro. E comunque, se può mettervi l’animo in pace, i poliamori sono per lo più una cosa da etero.

Perché forse, poiché siamo gay, lesbiche e trans, dobbiamo – appunto – dimostrare di essere moralmente migliori, inattaccabili. Rispetto a una massa maggioritaria, ripeto, che ha una morale sessuale e di genere a dir poco raccapricciante. Ricordiamoci dei femminicidi, delle violenze in famiglia, a cominciare da quelle dei minori.

Concludo questo lungo post – insufficiente e non esaustivo e, per altro, scritto anche di getto – con alcune considerazioni finali.

Un argomento di discussione giusto e importante è stato trasformato nella solita caciara antiassociazionista da personaggi che poi, nel loro concreto, nulla fanno per la causa. Questi stessi se esigessero dai partiti per cui votano la metà della moralità che pretendono dalle associazioni LGBT vivremmo meglio che in Svezia. E invece…

A questi stessi ricordo, ancora: vi piaccia o no, se potete dire in giro che vi piace il cazzo è perché c’è stato il lavoro delle associazioni che tanto disprezzate.

Credo che un errore del movimento, uno dei tanti, sia quello di non aver (più) approfondito a livello teorico tutta una serie di questioni sulla liberazione del sé, del corpo e dell’eros. Ci siamo appiattiti sull’emulazione di specifici modelli, dimenticando cosa significa essere persone davvero libere.

E ve lo dice uno che un giorno vorrebbe sposarsi – figli no, mi separerebbero dai miei aperitivi del venerdì sera – e non crede in forme di relazione che comprendano altre realtà che non siano quelle di coppia. Ma non ho la presunzione di dire che debba essere così per tutti/e, né credo che per avere i miei diritti si debbano negare la dignità e le richieste, per quanto possano apparirci lontane, di altri esseri umani.

***

Per chi volesse documentarsi su questioni di genere e queer theory, riporto una bibliografia minima essenziale:

F. Bilotta, B. De Filippis, Amore civile. Dal diritto della tradizione al diritto della ragione, Mimesis, Udine, 2009.
S. Cucchiari, “Le origini delle gerarchie di genere”; in Sherry B. Ortner, Harriet Whitehead (a cura di) Sesso e genere. L’identità maschile e femminile, Sellerio, Palermo, 2000, p. 113.
F. Héritier, Maschile e femminile. Il pensiero della differenza, Laterza, Roma-Bari, 2002
M. Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, Milano, 2002
L.G. Tin, L’invezione della cultura eterosessuale, Duepunti Edizioni, Palermo, 2010

Oggi sul Fatto: “Gay Pride Roma 2014, ora Renzi mantenga le promesse”

lo striscione del Roma Pride 2014

Se ne parlo dopo due giorni è perché:

1. volevo prenderne le distanze, a livello emotivo
2. domenica me ne sono andato al mare.

Ad ogni modo, oggi sul Fatto Quotidiano ho pubblicato questo articolo, sul dopo Roma Pride, che fa:

Lo striscione di apertura è stato inaugurato dal sindaco Ignazio Marino, che ha promesso per l’occasione il registro delle unioni civili. La piazza ha visto anche altri big della politica e del mondo dello spettacolo, come Nichi Vendola, insieme al suo compagno, e Vladimir Luxuria. Assente invece Ivan Scalfarotto, che non ha potuto raccogliere i meriti della sua contestatissima legge. Le condizioni climatiche – la capitale è stata colpita da un caldo decisamente anomalo per le medie stagionali – non hanno impedito a migliaia di persone di reclamare a viva voce pieni diritti. Perché un pride, alla fine, è questo. Una festa, un modo diverso di fare politica. Ricordare, attraverso il linguaggio della gioia, che una società è davvero democratica e libera se prevede lo spazio dovuto a chiunque richieda cittadinanza.

Il resto lo potete leggere sul mio blog dall’altra parte. E possibilmente commentare, che di trolls il mondo è pieno e bisogna riportarli al senso del reale.

Pensieri random sulle elezioni europee

vinciamo poi...

vinciamo poi…

Pensieri random, e molto a caldo, sulle proiezioni delle elezioni europee, il cui spoglio è attualmente in corso:

  •  a vedere gli exit pool il prezzo orientativo di un italiano è di 80 euro. 
  • adesso voi gioite, ma se vincono Renzi e Merkel vincono larghe intese, precariato, ingiustizia sociale e tagli alla spesa pubblica.
  • sempre sugli exit pool: l’italiano medio(cre) ha votato per anni Berlusconi, perché adesso non dovrebbe votare la sua ridicola fotocopia?
  • vi faccio notare che il Pd è riuscito a superare il 30% dopo la trasformazione dell’ex sinistra in un partito conservatore. Cattolico lo era già. Omofobo pure.
  • per capire come stanno messi male nel PSE: Schultz si affida al successo del Pd italiano per risollevare il fallimento della socialdemocrazia (come se il Pd fosse di sinistra).
  • la cosa peggiore della vittoria del Pd è che tra i renziani crescerà la sindrome di rivalsa dello sfigato che li ha caratterizzati fin ora.
  • ora vedrete che col Pd al 40% ci fanno subito le unioni civili uguali ai matrimoni… (e soprattutto credeteci).
  • un pensiero al M5S i cui militanti (alcuni di loro) mi diedero del mafioso quando dissi che in democrazia avrebbero dovuto permettere, a suo tempo, un governo Bersani.
  • Debora Serracchiani è la risposta di “sinistra” a Stefania Prestigiacomo. Sono venti secondi che la ascolti ed è già narcolessia.
  • i gay entusiasti della vittoria del Pd sembrano galline contente di essere finite in batteria perché almeno così si mangia (tradotto per i renziani: non vi sto dicendo che siete galline, non è un insulto, è una battuta e no, non sono come Hitler, men che mai sono “dopo Hitler” e se proprio ci tenete, ricordo che siete voi quelli alleati con un partito al cui congresso si salutavano col saluto romano, per dirla tutta).
  • va dato atto ai detrattori di Grillo che gli hashtag  e rientrano in quel linguaggio dell’ironia che vince. Questo almeno.

Dulcis in fundo: non ho votato per il M5S, il suo posizionamento non mi sconvolge – per me è già un buon inizio se la Lista Tsipras ottiene dei seggi qui in Italia – e continuerò a credere che la vittoria del Pd sia solo il proseguimento di un percorso che porterà ancora a larghe intese, diseguaglianze sociali e al rinfocolare i partiti estremisti che dite di non amare.

Il resto, più ragionato, a quando dati e numeri saranno più certi.