Oggi sul Fatto Quotidiano: “‘Visto’: ecco perché le barzellette sui gay fanno infuriare i social”

Le barzellette sui gay regalate da Visto

Le barzellette sui gay regalate da Visto

Sapete quanti gay ci vogliono a cambiare una lampadina? Cinque: uno per farlo e altri quattro per dire “favoloso”.

Poi vi racconto anche quella dell’omofobo intelligente… (ma appena dico questo tutti/e si mettono a ridere e non riesco mai a finirla).

I gay, come tutti, possono essere oggetto di satira. Ma non di derisione. Perché? Provo a spiegarlo sul Fatto Quotidiano:

Siamo d’altronde nell’Italia dei Tavecchio, di chi pensa che basti avere la pelle nera per amare precise produzioni ortofrutticole. Viviamo in una subcultura che riduce le minoranze a fenomeni da baraccone destinate a ripetere gesti sempre uguali per cui un calciatore africano non può che amare le banane mentre i gay devono essere ossessionati dal sesso. Questo tipo di semplificazioni rappresenta il bignami di un certo modo di interagire col mondo. Ed è rassicurante per un popolo che è agli ultimi posti di qualsiasi classifica, dalla lettura dei libri all’acquisto dei giornali, fino alla qualità delle università e della stessa democrazia rispetto agli altri paesi occidentali: risparmia dalla fatica di documentarsi, di mettere in discussione il castello di ignoranza e approssimazione in cui l’italiano medio e mediocre vive, trionfa e prolifera.

Buona lettura!

Salviamo l’orsa Daniza

Salviamo l’orsa Daniza

C’era una volta. «Gabriele Maturi, 38 anni, mentre camminava nel bosco si è imbattuto in una femmina di orsa che aveva dietro di sè due cuccioli. Secondo il suo racconto, avvistata la famigliola, lui si sarebbe nascosto dietro un albero per osservare la cucciolata. L’orsa, però, avvertendone la presenza e fiutando un pericolo che inizialmente non vedeva, si sarebbe avventata contro di lui, colpendolo prima con due zampate, una alla schiena e l’altra al ginocchio, e mordendolo infine a uno scarpone».

Così riporta Repubblica on line, da cui ho ripreso la notizia. Il signor Maturi per una sua avventatezza ha rischiato grosso, ma è stato ferito in modo non grave per fortuna. Gli auguriamo, tutti e tutte, una pronta guarigione. Sempre su Repubblica è anche scritto, tuttavia, che «secondo il protocollo in vigore, l’aggressione impone che l’animale sia catturato [...] se l’operazione risultasse problematica, è prevista anche l’ipotesi dell’abbattimento dell’animale». 

Quindi, se ho ben capito: noi possiamo invadere gli spazi degli animali selvatici. Se loro si incazzano, però, la colpa non è di chi li porta all’estremo, ma di un’orsa che segue il proprio istinto e che adesso, per aver difeso i suoi piccoli da un estraneo, rischia di essere uccisa. Siamo una specie orribile.

Se volete firmare per fermare questa barbarie e salvare l’orsa Daniza, cliccate su Change.org e aderite alla petizione. Credo sia un dovere morale.

Il trionfo di Rete Lenford: Taormina condannato per omofobia

Rete Lenford

Rete Lenford

Ogni tanto una bella notizia. Come si legge sul sito di Rete Lenford «l’avvocato Carlo Taormina che, nel corso di una nota trasmissione radiofonica, aveva più volte dichiarato che non avrebbe mai assunto collaboratori omosessuali» è stato condannato poiché «il Tribunale di Bergamo ha riconosciuto il carattere discriminatorio delle sue affermazioni».

Il giudice incaricato ha «condannato l’avvocato al pagamento di un risarcimento del danno a favore di Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, nonché alla pubblicazione della sentenza sul quotidiano nazionale “Il Corriere della Sera”».

L’associazione di avvocati e di avvocatesse LGBT fa altresì notare che la sentenza «rappresenta un punto di svolta in materia di contrasto alle discriminazioni. È il primo caso in Italia di condanna per discriminazione in ambito lavorativo verso le persone omosessuali. Inoltre, è da sottolineare il riconoscimento di un risarcimento del danno a un’associazione che si batte a tutela dei diritti delle persone LGBTI». Il denaro, dichiara Rete Lenford, servirà a finanziare «attività informative sui temi delle discriminazioni e di promozione di una cultura della diversità».

Il presidente Antonio Rotelli fa notare ancora come «questa sentenza si pone anche come monito verso le future affermazioni a carattere discriminatorio, in quanto riconosce che non ogni opinione è legittima; dichiarare pubblicamente di non voler assumere collaboratori sulla base del loro orientamento sessuale è una discriminazione punita dalla legge».

Per chi volesse saperne di più, rimando al sito dell’Avvocatura, in cui è  stata pubblicata l’ordinanza del Tribunale di Bergamo che ha emesso la sentenza.

Faccio altresì notare che mentre in parlamento e in certi partiti si gioca a fare i sottosegretari, a scrivere leggi contro l’omo-transfobia e a fingere di legiferare sui diritti delle famiglie gay e lesbiche, il mondo dell’attivismo LGBT porta a casa un risultato concreto. Questo a futura memoria di chi parla di inutilità delle associazioni.

Un ultimo affettuoso pensiero alle solite associazioni omofobe: si rassegnino. O in alternativa, continuino a leggere libri in silenzio nelle piazze italiane. A quanto pare, è l’unica cosa che gli rimane da fare. Loro avranno pure la chiesa, dalla loro. Noi abbiamo il diritto e la ragione e anche se la guerra è lunga, non è cosa da poco.

Oggi sul Fatto Quotidiano: “Utero in affitto, cattivi genitori e…”

il “caso Gammy” scuote l’Australia

Siamo alle solite. E il solito prete dalle colonne dell’Huffington Post mette il becco in fatti che non dovrebbero riguardarlo, quali maternità surrogata, genitorialità e autodeterminazione. Ne scrivo sul Fatto Quotidiano, rispondendo a tal Paolo Padrini:

Premesso dunque che si può essere genitori e anche parecchio delinquenti, ci sono almeno due aspetti per me inaccettabili dell’articolo di Padrini. Innanzi tutto, il suo tentativo di partire dall’enormità della mercificazione del corpo femminile (e qui siamo perfettamente d’accordo) per arrivare alla riduzione donna-madre, soprattutto quando dice: “La donna è donna, nella sua integrità, nella sua capacità potenziale di persona integrale, accogliente, sacra. […] L’utero non è uno strumento per la donna, non è un contenitore nel quale si realizzano meccanismi puramente biologici. E la donna non è una produttrice di figli, ma una madre”.

E ancora:

quando si blandisce il criterio di selezione della prole come atto disumano, andrebbe ricordato al sacerdote che la stessa cosa avviene nei confronti dei/lle giovani persone omosessuali e transessuali, che in molti casi – poiché non previste dalla morale comune e imposta dall’alto, Vaticano in primis – vengono cacciate da casa ed esposte a tutti i rischi che una vita senza la protezione della propria famiglia può comportare.

Per il resto, potete leggere il mio articolo sul Fatto on line.

La riforma del Senato e il ruggito delle foglie di fico

SEL e civatiani colpiscono ancora

SEL e civatiani colpiscono ancora

Diciamoci la verità. Col voto dei giorni scorsi in Senato, per cui sui temi “etici” ci dovrà essere la doppia lettura di Camera e Senato, ci siamo giocati la possibilità di far approvare qualsiasi legge migliorativa sui diritti civili in materie quali coppie di fatto, matrimonio egualitario, adozioni, questione trans, ecc. Per non parlare del fine vita, eutanasia, fecondazione assistita.

Perché?

L’attuale riforma costituzionale – semmai dovesse venir approvata – prevede che su certe materie legifererà la sola Camera dei Deputati. Il Senato dovrebbe fungere da raccordo tra competenze nazionali e competenze territoriali. Per cui se nel ramo basso del parlamento si voterà per qualche provvedimento fondamentale per la vita democratica e civile del paese (scuola, giustizia, sanità, pensioni, per citarne solo alcune) la maggioranza di turno avrà gioco facile a fare il bello e il cattivo tempo. Se ci fosse stato questo sistema già nel 1994, per intenderci, sarebbero passate tutte le schifezze del peggior berlusconismo.

Ma quando nelle prossime legislature si tratterà di votare qualche provvedimento migliorativo sulle civil partnership – ammesso, e ci credo poco, che vedranno la luce in questo parlamento – solo per fare un esempio, ritorneremo al solito pantano. E ciò avverrà in una camera che non potrà esprimere mai una maggioranza politica. Qual è la logica di far decidere su questi temi, che andrebbero supportati dal voto popolare su un programma di governo chiaro, ad un Senato formato da nominati che non risponde a un progetto politico?

Visti poi i lugubri personaggi che ci governano, sarà la classe politica – la cosiddetta casta – a poter decidere il “colore” della camera alta, in modo tale che non ci sia mai una vera maggioranza su certe tematiche. Pensiamo ai consigli regionali in mano a CL, come in Lombardia, per non parlare delle amministrazioni locali siciliane e quelle laziali, a cominciare da Roma, dove il potere del Vaticano è fortissimo.

La cosa grave è che ad aver votato questo scempio è stata l’area laica della sinistra, civatiani e SEL. Per fare uno sgambetto a Renzi – dopo avergli votato la fiducia i primi, e pur rimanendo nelle stesse alleanze col Pd nelle amministrazioni comunali e regionali i secondi – hanno sacrificato i diritti delle persone LGBT. Verrebbe da dire, ancora: anche le foglie di fico fanno sentire il loro ruggito. Gli basta solo posizionarsi dalle pudende del Pd al turgido membro leghista.

Insomma, avremo un futuro parlamento dove si potranno fare leggi per incriminare i giudici alla velocità della luce, ma ci vorranno secoli abbondanti per approvare provvedimenti orrendi come i DiCo, per intenderci. Questa la nuova Italia che ci aspetta.

Matrimonio egualitario? La svolta post-sovietica di La Russa

La Russa propone leggi antigay nella Costituzione

L’Italia rischia di avere le sue prime leggi antigay. La notizia la danno sia il portale Gay.it, sia il blog Gayburg:

Ignazio La Russa ha presentato un progetto di legge costituzionale volto a modificare l’articolo 29 della Carta Fondamentale al fine di inserire un esplicito divieto divieto ai matrimoni gay. Il nuovo testo, infatti, prevederebbe che la famiglia si fondi «sul matrimonio contratto da persone di sesso diverso», che «l’adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio» e che la legge possa stabilire «i vicendevoli diritti e doveri di coloro che, pur senza contrarre matrimonio, assumono l’impegno di convivere stabilmente».

A parte il fatto che si potrebbe sempre ricordare a Ignazio La Russa che il suo pensiero politico – a quanto pare non riesce a non essere fascista – è vietato dalla Costituzione che, se fosse stata applicata, lo vedrebbe nelle patrie galere già dagli anni sessanta, fuor di battuta c’è da registrare che questi loschi individui hanno gioco facile a proferir boiate simili grazie al contesto politico-culturale in cui ci ritroviamo attualmente.

Facendo il riassunto delle puntate precedenti, tale contesto è stato inaugurato dai DiCo, per cui è passata l’idea che gay e lesbiche debbano essere depositari/e di diritti inferiori rispetto a quelli delle persone eterosessuali. Sulla stessa falsariga troviamo sia la legge di quel campione di mediazione che è stato Scalfarotto – legge che sdogana l’omofobia, innalzandola a forma di libertà di pensiero – sia, ciliegina sulla torta, le civil partnership di Renzi – e successive evoluzioni – che riaffermano il dato culturale che le famiglie LGBT non debbano essere equiparate per legge alle famiglie eterosessuali già a cominciare dal nome matrimonio.

La filosofia è quella: per le persone LGBT deve vigere un sistema di (non) tutele a parte. Se non ci fosse un retroterra culturale per cui le famiglie formate da gay e lesbiche sono depositarie di diritti a metà nessuno si potrebbe permettere questo tipo di discorsi (così come non avviene per le altre minoranze, garantite costituzionalmente).

Giustamente La Russa cerca solo di dare dignità omofobo-istituzionale ad un processo inaugurato da altri prima di lui. Con ogni buona probabilità non se ne farà nulla, ma se può far ancora parlare di sé agitando argomenti migliori del peggior regime post-sovietico (nomen o men?) dobbiamo dire grazie anche a chi gli ha spianato la strada: un partito che di democratico ha solo il nome, come dimostrano le ultime cronache parlamentari sulle riforme.

Il caso Meriam e la differenza tra omofobi e attivisti gay

caso Meriam: il problema è l’integralismo religioso

Quando Vladimir Luxuria venne arrestata a Sochi per aver espresso il suo dissenso contro le legge antigay di Vladimir Putin, la nostra diplomazia lavorò per il suo immediato rilascio, in quanto cittadina italiana. Ricordo, come se fosse ieri, le argomentazioni del solito cattolicume omofobo con esternazioni quali “i marò li lasciano marcire in India, la trans se la riportano in casa”, “i veri problemi sono altri”, “chissà se le associazioni gay farebbero lo stesso se ci fosse un cristiano al suo posto” e idiozie simili.

Riguardo al tema della “cristianofobia”, nuovo mito di frange cattoliche estremiste (le stesse che popolano le iniziative di Manif pour Tous e delle Sentinelle in piedi, per capire di cosa stiamo parlando) si è agitato – soprattutto su Twitter e sui social network in genere – una vera e propria strumentalizzazione ideologica, per opposizione. Ma andiamo per ordine.

È di queste ore la notizia che Meriam Isha Ibrahim, sudanese imprigionata e condannata a morte nel suo paese per aver cambiato religione ed essersi convertita al cristianesimo dall’islam, ha raggiunto l’Italia per intercessione del nostro governo. Una missione umanitaria che denuncia la follia dell’integralismo religioso: non si può, nel XXI secolo, rischiare la vita per questioni legate alla fede. Che questa donna sia stata salvata è indubbiamente una buona notizia.

Ritornando alla strumentalizzazione di cui sopra, i vari supporter dei club omofobi hanno sempre usato questo caso da una parte per millantare l’esistenza del fenomeno della “cristianofobia”, che non esiste, e dall’altro per porlo in opposizione all’omofobia, che per loro non esisterebbe. Attraverso la storia di Meriam, questa gente cerca di far passare un messaggio: “i veri problemi sono altri, come le persecuzioni dei cristiani nel mondo islamico, non le richieste assurde dei gay”. Ringraziano, nell’ordine: i musulmani, dipinti tutti come assassini, e le persone LGBT, raccontate come personaggi capricciosi che hanno scarsa aderenza con la realtà. Molto spesso, infine, questo tipo di argomentazioni è supportato dal fatto che le associazioni omosessuali fanno i pride per i loro diritti ma mai manifestano contro questo tipo di violenze (e questa è un’altra bugia).

Se vogliamo vedere le cose come stanno, andrebbe invece detto che:

1. Meriam è stata condannata a morte per apostasia, non perché convertita al cristianesimo, ma perché ha abbandonato l’islam. Se si fosse convertita al buddismo o fosse diventata testimone di Geova avrebbe subito la stessa sorte. Non è scegliere la religione di Gesù il problema, è abbandonare Allah che può essere rischioso in certi contesti

2. il cristianesimo, soprattutto nella lettura che ne fa la chiesa di Roma, per secoli ha imposto lo stesso trattamento agli apostati: in passato se si cambiava religione si moriva. Con la benedizione di questo o quel papa. Va da sé che il problema sta nell’intransigenza religiosa. Per cui, ancora una volta, è un certo modo di intendere la fede il vero problema

3. ancora oggi la chiesa di Roma scomunica chi cambia credo o chi si dichiara ateo. Adesso, se la libertà religiosa è un valore, lo dovrebbe essere per tutti e tutte, a prescindere dal credo che si sceglie di professare. Ma i nostri integralisti cattolici non sembrano scandalizzarsi rispetto alla reazione della propria chiesa rispetto alla libertà di chi decide di seguire un’altra confessione (ragazzi, non sarete un attimo ipocriti?)

4. sulla questione LGBT, legata al caso Meriam: nessuna associazione gay si è ribellata o ha espresso giudizi negativi sul fatto che lo stato italiano si sia interessato a questo caso. A parti invertite, invece, certe realtà integraliste fanno sentire tutto il loro disappunto, come nel caso Luxuria.

Sta qui, credo, la grande differenza tra omofobi/e e attivisti/e LGBT. I primi agitano fantasmi che non esistono e pretendono trattamenti diversi, di fronte a casi analoghi (la violazione delle libertà individuali, nella fattispecie). I secondi, invece, lottano di fronte a discriminazioni reali e, soprattutto, non si ribellano quando la giustizia segue il suo corso.

Personalmente non posso che essere contento che il caso di Meriam si sia risolto nel migliore dei modi. Anche lei, come migliaia di persone LGBT, è stata vittima di un modo sbagliato di intendere e vivere la fede. Non può che avere la solidarietà di chi opera per l’affermazione dell’autodeterminazione dell’individuo.

Civatiani e sinistra Pd votano l’omofoba Toia in Europa

Patrizia Toia, omofoba e capodelegazione del Pd in Europa

La notizia è che Patrizia Toia è stata eletta a capo-delegazione del Pd al Parlamento Europeo. Per sapere chi è questa gentile signora – che sulle questioni LGBT ha un approccio filosofico da santa inquisizione e la sensibilità di una sentinella in piedi – basterà ricordare che ha posizioni su matrimonio egualitario, diritti civili e autodeterminazione della donna che la collocano più vicino a un Giovanardi che a un Civati: ricordiamo come ha votato per il rapporto Estrela. Fa specie, dunque, che eurodeputati/e LGBT o gay-friendly abbiano deciso di avallare tale candidatura.

Scrive Daniele Viotti, europarlamentare del Pd, in una sua nota su Facebook:

Credo sia necessario un chiarimento riguardo il ruolo del capodelegazione al Parlamento Europeo: il nostro partito ha già un capo politico a Bruxelles, il suo nome è Gianni Pittella e, qualche settimana fa, è stato eletto a larghissima maggioranza capogruppo PSE, guidando così 191 deputati da 28 paesi diversi. Patrizia Toia avrà un ruolo diverso, di coordinamento nell’organizzazione interna della nostra delegazione. Non si è trattato di un congresso né tantomeno di una scelta ad alto contenuto politico: Patrizia Toia e Antonio Panzeri sono entrambi ottimi deputati, hanno grande esperienza e conoscono bene il Parlamento Europeo.

Adesso, definire “ottima deputata” un’omofoba antiabortista è una contraddizione in termini. Ma fa parte dell’anima del partito in cui Viotti si ritrova a lavorare e ne prendiamo atto. Rimane il problema simbolico di questa candidatura, che è anche politico. Toia rappresenta una voce specifica, non è una qualunque. Si dà un segnale a certa cultura che viene comunque rappresentata, fosse anche per questioni meramente “funzionali”. In altri termini: se io fossi nell’antimafia e votassi, fosse anche per una candidatura di mera rappresentanza, qualcuno che sostiene che con certe forme di malavita si deve convivere, quanta credibilità avrei poi in quella che è la mia battaglia qualificante? La questione sta tutta qui.

Civatiani e sinistra “laica” hanno dunque dato il loro voto a una collega di partito omofoba e antiabortista. Poi mi spiegheranno, dopo questo precedente, quale sarebbe il discrimine per non votare una legge Scalfarotto, per dire sì a un futuro rapporto Estrela, per ribellarsi ai DiCo o ulteriori finanziamenti a scuole confessionali (quelle che licenziano le insegnanti lesbiche) e tutto il male a cui siamo stati/e sottoposti/e negli ultimi anni.

Un pensiero affettuoso, infine, a chi ha votato il Pd alle europee, «perché io sostengo i candidati pro-LGBT». Gli stessi, adesso, hanno votato per un’omofona come propria rappresentante. Meraviglie del 40,8%.

Sapete quando la misura è colma?

Ero tranquillo a casa mia, a studiare una documentazione sul bullismo omofobico – perché credo sia importante informarsi su queste cose, in quanto insegnante, e perché ci sto scrivendo un libro – quando mi arriva una notifica da Twitter su un certo contenuto:

Schermata Farina 1

Adesso io gli spiegherei pure, a questo signor Farina, che un testo scritto quarant’anni fa da un laureando di filosofia andrebbe letto e interpretato, dagli occhi di un contemporaneo, avendo ben presenti alcune complesse ragioni:

1. Mieli teorizzava la libera sessualità in ogni sua forma, anche quella che oggi entra nel rango delle parafilie, anche in reazione alla psicoanalisi di quando era in vita (e la psicologia di oggi è un attimo diversa rispetto a quella degli anni ’70)
2. in questa forma di libertà assoluta teorizzava la piena libertà del bambino di esprimere la sua sessualità, contro un ordine precostituito che “castra” l’individuo fin dall’infanzia (per cui questo aspetto controverso di Elementi di critica omosessuale andrebbe inteso come la facoltà dell’essere umano di decidere di autodeterminarsi sessualmente fin da piccolo e non la facoltà dell’adulto di abusarne)
3. da studioso di filosofia, Mieli si rifaceva più verosimilmente al modello pederastico greco che non al “modello pedofilo” protetto e praticato da certi sacerdoti cattolici.

duplicatoIn ultima analisi ci sarebbe anche da far notare a questo individuo che curare una raccolta di poesie postume – precedenti addirittura agli Elementi – non significa avallare pratiche, sempre criminali, di violenza o abuso sui/lle minori (che negli Elementi non vengono di certo auspicate).

Ecco, se avessi a che fare con un soggetto che dimostra una certa serenità di approccio alla questione – oltre a una certa dimestichezza con la cultura – lo farei anche, ma credo che sia tutto inutile cercare di argomentare con chi dimostra un certo fondamentalismo e un certo estremismo rispetto a specifiche tematiche: il signore in questione, infatti, segue e ripubblica molto materiale reperito su siti di organizzazioni omofobe.

Sembra che dietro certi attacchi ci sia quindi l’esigenza di dimostrare che pedofilia e omosessualità siano strettamente collegate e questo lo trovo inaccettabile e criminale. Sia perché è scientificamente dimostrato che non è vero, sia perché mi si richiama in prima persona diffamandomi sotto il profilo personale e, di rimando, anche sotto quello professionale, lavorando io a scuola con minorenni.

Quindi, nell’incertezza delle cose da dire e da fare e dopo gli opportuni screenshot, passerò tutto il materiale conservato ai legali delle associazioni che si occupano di questo tipo di questioni. Dopo di che si vedrà come procedere. Triste e preoccupante che i supporter della “famiglia tradizionalmente omofoba” abbiano bisogno di questi squallidi escamotage per cercare di ottenere ragione. Evidentemente non hanno altri mezzi se non la calunnia e il discredito. Io mi limito a smontare le idee di certa gente con il ragionamento e a quanto pare la cosa brucia. Fino a questo punto. Fino a quando la misura è colma.

Cose turche: l’omofobia non è un’opinione

Turchia gay-friendly

Turchia gay-friendly

«La Corte Costituzionale turca ha sentenziato che definire i gay con l’appellativo di “pervertiti” è incitamento all’odio». La notizia la riporta Gayburg, per cui potete leggerla direttamente lì.

Qui mi limiterò solo a un paio di considerazioni:

1. al prossimo che mi oppone la “questione musulmana” quando si parla di problemi mediorientali di vario tipo, con frasi come «se ti piace tanto l’islam, ricordati come vengono trattati i gay in quei paesi», ricorderò che se un paese è confessionale per le persone LGBT ci sarà sempre qualche problema di troppo. Se è laico, invece…

2. nell’articolo si legge che «la Corte Costituzionale ha anche dichiarato che l’incitamento all’odio nei confronti dell’orientamento sessuale è da ritenersi di uguale gravità a quello commesso per motivi di razza, etnia o colore della pelle», mentre noi abbiamo in bilico sulle nostre teste la spada di Damocle della legge Scalfarotto che permette di dire proprio un certo tipo di enormità a scuola, al sindacato, in fila alla posta, ecc.

Essere surclassati anche in questo non solo dall’est europeo – di recente la Croazia ha approvato le civil partnership esattamente come le vorrebbe il Pd, qui in Italia – ma anche da una fetta di mondo che l’occidente ritiene di serie B per questioni legate al diverso credo religioso, getta vergogna non tanto sul nostro paese, quanto su un’intera classe dirigente che si mostra sempre più inadeguata rispetto all’urgenza e all’importanza di certi temi.

Poi ognuno faccia le sue considerazioni in merito. E no, non sono un fan della religione islamica – così come delle religioni nel loro complesso – sia ben chiaro.