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17 maggio, contro l’omo-transfobia

Quando dici che essere gay non è naturale. O che le lesbiche sono maschi mancati. O ancora che le persone transessuali ti fanno schifo.
Quando dici che due persone dello stesso sesso non possono sposarsi, perché il matrimonio è solo per un uomo e una donna.
Quando dici: ok, diamo i diritti alle coppie gay e lesbiche, ma il matrimonio no, perché è solo per un uomo e una donna.
Quando dici: i bambini mai!
Quando dici che una coppia di uomini o di donne non è famiglia.
Quando, riguardo alle famiglie gay e lesbiche, pensi che un bambino per vivere serenamente ha bisogno di un padre e una madre.
Quando dici che due gay vanno pure bene, basta che non ostentino in pubblico.
Quando dici che in quella discoteca non ci vai, perché ci sono i froci e non te la senti di camminare tutta la sera con le spalle al muro.
Quando dici “frocio”. O quando usi “lesbica” come se fosse un insulto.
Quando ridi delle persone transessuali.
Quando dici che i bisessuali non esistono. E quando pensi che, se esistono, sono sbagliati solo a metà.
Quando pensi che è una malattia.
Quando dici che non hai nulla contro gli omosessuali, ma…
Quando affermi che il pride è un’inutile carnevalata.
Quando sei gay e ai pride non ci vai uguale, perché anche per te è una carnevalata.
Quando sei gay, ma “discreto”… (e magari pensi che una legge sul matrimonio è inutile, che la legge contro l’omofobia non serve a niente, che alla fine ti lasciano scopare in pace e va bene anche così).
Quando scomodi Dio, la natura o qualsiasi altra divinità a caso per giustificare sentimenti di disprezzo, paura e disagio nei confronti di gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Quando anche solo ti senti a disagio di fronte a gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Quando, in base a tutto questo, qualcuno si sente autorizzato a fare un sorriso di troppo o a discriminare, insultare, fare violenze, uccidere.

Quando tutto questo accade, è omo-transfobia. Ed è anche “merito” tuo.
E non ci sono giustificazioni di sorta. Per nessuno/a.

Il 17 maggio ti ricorda ciò che non dovresti essere. Da oggi, e per sempre, ricordalo anche tu.

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Biancofiore declassata: l’Italia pure

Trasferiamoci per un momento sul piano delle ipotesi. Vi porrò, dunque, una serie di interrogativi. Del tipo:

• mandereste vostro figlio o vostra figlia in una scuola in cui il preside sostiene la teoria della razza?
• andreste a farvi curare da un medico che vi dice che Hitler due o tre cose buone, con gli ebrei, alla fine le ha fatte pure?
• andreste a fare shopping in un negozio il cui titolare sostiene che le donne sono naturalmente inferiori?

Ecco, non credo che accadrebbe (e se qualcuno di voi ha risposto di sì vi informo che siete persone orrende).

Ritorniamo sul piano della realtà e, più precisamente, sul fatto di Biancofiore nominata sottosegretario alle Pari Opportunità. Per chi non lo sapesse (ancora): dapprima Letta l’ha messa accanto a Idem, la ministra incaricata, a mo’ di cane da guardia – ricordiamoci che pure il neo-premier un attimo omofobo lo è. Poi, di fronte alle proteste delle associazioni, l’ha trasferita a far da passacarte a D’Alia, per la pubblica amministrazione.

Il fatto è questo: in un paese che si rispetti, degno del concetto di civiltà, persone come Biancofiore – e come lei altri suoi colleghi di governo, quali Lupi, Alfano, Lorenzin, ecc – non potrebbero nemmeno passare davanti la sede delle istituzioni democratiche proprio a causa delle loro posizioni palesemente omofobe.

Immaginate cosa sarebbe successo a Obama o a Merkel se avessero nominato ministri che negano la Shoah o che reputano una “razza” inferiore quella dei “negri”? Perché all’estero essere omofobi significa essere uguali a chi sostiene queste enormità (e vi rimando a leggere le domande in apertura, a tal proposito). Significa essere come un simpatizzante del nazismo, come un militante del Ku Klux Klan.

Letta, invece, ha solo operato una semplice sostituzione per placare il vespaio di polemiche nato dopo la nomina di Biancofiore. Per lui è irrilevante che questa gentile signora disprezzi gay, lesbiche e transessuali. Il vero dramma (per Letta) è che se dovesse togliere le nomine per le qualità personali e umane dei suoi ministri, sarebbe già crisi di governo. L’altro dramma (sempre vero, per noi) è che questo governo, invece, durerà.

Anche questo atto istituzionale dimostra l’assoluta inadeguatezza di questo lugubre personaggio che abbiamo la sfortuna di avere come presidente del consiglio. Voglio proprio vedere con quale faccia di bronzo si presenterà, in futuro, di fronte al ministro degli esteri tedesco, alla premier islandese, al primo ministro belga, ai sindaci di Berlino e Parigi: forse non è stato informato, nel momento in cui accoglieva acriticamente l’esponente del PdL nel suo governo, ma sono tutte persone LGBT.

Una brutta figura, a livello internazionale, e un’orrida pagina, nei confronti della democrazia, di cui non si sentiva la necessità. Decisamente.

Insomma: qualcuno spieghi a Letta, quindi, che la vergogna è nominare un sottosegretario omofobo, non (solo) di metterlo alle pari opportunità.

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Diritti civili: Biancofiore e verde cicuta

Qualche giorno fa scrissi su Gay’s Anatomy del neonato governo Letta, così commentando quelle scelte infelici e scellerate in merito alla questione dei diritti civili:

Questo governo non può e non vuole affrontare la questione. E sai che novità. Per altro con sei ministri in quota Monti-PdL tutti rigorosamente omofobi non c’era da aspettarsi altro. Il vero dramma è che Letta non sarà stato nemmeno sfiorato dalla cosa. Ma anche qui, attendiamo sereni il cadavere del Pd lunga la riva del fiume. Coi sassi in mano. Ma solo per giocarci sull’acqua, che non si colpisce il corpo di un uomo, pardon, di un partito già morto.

Allora non sapevo che il sottosegretario alle Pari Opportunità sarebbe stata Michaela Biancofiore, esponente di punta del PdL, berlusconiana di ferro e omofoba (sebbene lei, di fronte a questa scusa, neghi tutto).

Perché dico questo? Leggiamo alcune sue dichiarazioni in merito all’universo LGBT:

Sono dell’opinione che le unioni gay non siano assolutamente una priorità per gli italiani. [...] Purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa, tra l’altro una natura che non ti fa avere una vita facile. Sono persone che considero al pari di me. Non c’è solo l’eterosessualità, ma anche una sessualità diversa, che oggi, purtroppo, è estremamente comune. Ribadisco il mio no ai matrimoni gay.

Sulle persone transessuali così si è espressa:

Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale. Capisco i trans che si operano, ma non vedo perché si dovrebbe consentire un matrimonio tra un ‘uomo uomo’ e un ‘uomo che vuole sembrare donna e mantiene l’organo maschile’. Lo apprezzerei piuttosto se facesse l’operazione.

E ancora:

Una volta incontrai una donna notoriamente gay. Era estate, lei per salutarmi prima della fine della legislatura voleva baciarmi, ma io reagii imbarazzata e schivai il bacio e le tesi la mano. Per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo. Ovviamente negli anni sono cambiata, ma allora reagii così. Mi è dispiaciuto per quella reazione, ma bisogna ammettere che, bene o male, alcune cose sono ancora un tabù in Italia: è stato un comportamento istintivo. Per un etero ricevere un abbraccio da parte di un gay può risultare imbarazzante. Ora ho cambiato idea.

Un misto di “paternalismo” in salsa buonista, condito con il solito moralismo di chi si mette sulla cattedra della “normalità” per poter poi giudicare dall’alto la vita degli altri e delle altre. Gay, lesbiche e trans, nello specifico. Mettiamoci pure una certa compiaciuta e autoassolutoria idiozia nella natura delle affermazioni riportate e la frittata è fatta.

Pare inoltre che Letta abbia fatto le sue scelte, almeno in campo di diritti civili, secondo la logica della foglia di fico: portare qualcuno di presentabile, giusto per accontentare le coscienze e mettersi in pace la propria.

Peccato che poi, nella realtà dei fatti, in mezzo a quelle foglie ci siano piante velenose, a cominciare dalla “cicuta” omofoba e sessista tipica di una certa subcultura di destra ampiamente rappresentata dalla signora in questione.

La quale, come ogni omofobo che si rispetti (e che invece meriterebbe il biasimo dell’Italia civile o di quel poco che ne rimane), non sa nemmeno di esserlo. E rilancia col vittimismo:

Essere oggetto di una discriminazione preventiva, ingiustificata, fondata su presunte dichiarazioni fuori contesto e malamente estrapolate, è certamente il modo migliore per cominciare ad occuparmi, come sottosegretario, di pari opportunità. Non ho nulla da controbattere a coloro che mi criticano. Le associazioni gay non mi conoscono e quindi prima vedano i fatti.

Qualcuno dica alla sottosegretaria che in politica contano molto le parole. Di solito proprio da quelle seguono, poi, i fatti. E aspettarsi il peggio, nel caso specifico, non è un pre-giudizio, ma una valutazione conseguenziale. È una questione di logica. Poi speriamo di essere contraddetti. Ma in tal caso, Biancofiore dovrebbe cominciare a rinnegare il lato omofobo di se stessa. Ne trarremmo tutti, e lei per prima, un grande vantaggio.

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Su Gay’s Anatomy di oggi: “I cinque sassi di Letta”

Ho ascoltato, in parte, il discorso di Letta sulla fiducia. E non ho potuto fare a meno di rabbrividire di fronte a quella che sembrava sempre più un’omelia da chiesa che il discorso di un leader politico: «Bisogna fare come Davide: abbandonare l’armatura e raccogliere cinque sassi dal fiume, per affrontare il gigante con bastone e fionda».

Ecco perché penso che questo esecutivo sia uno dei peggiori della storia. E lo scrivo sulle pagine di Gay’s Anatomy!

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Il governo e il meteorite

Gaetano Quagliarello, quello che ha gridato assassini quando in Parlamento arrivò la notizia della morte di Eluana Englaro. E tutti vorremmo avere una persona così pacata sopra le nostre teste. Come se non bastasse, è pure omofobo.

Beatrice Lorenzin ha la maturità classica. E basta. E adesso dirige la sanità nazionale. Quando si dice meritocrazia. Però è pure lei omofoba.

Alfano all’interno. È lo pseudo-capo del PdL. Il partito, per intenderci, che deve rispondere di certe affiliazioni mafiose in certi comuni del sud e che ha già risposto di certe affettuosità tra i suoi creatori e Cosa Nostra. Mettere un uomo del genere in un dicastero così delicato è rassicurante. Per la malavita, almeno.

Anna Maria Cancellieri a suo tempo se la prese con milioni di giovani italiani e italiane “colpevoli” di voler lavorare vicino ai genitori. In un contesto, quale quello italiano, dove i giovani sono costretti a emigrare. Anche oltre confine. E questa l’hanno messa alla Giustizia.

Maurizio Lupi. E basta il nome o la memoria di certe sue apparizioni in tv per farsi andare di traverso la prima colazione. Ah, tanto per non farci mancare nulla: è omofobo pure questo.

Giampiero d’Alia, quello che voleva mettere il bavaglio al web con una legge degna della peggiore Russia sovietica. Premiato anche lui.

E poi tutti gli altri, distribuiti tra grigi, zerbini di partito, storici e meritevoli-fino-a-prova-contraria.

Riassumendo: tolto qualche nome, se sul governo Letta cadesse un meteorite ci toglieremmo di torno un bel po’ di brutti ceffi.

Penso alle persone amiche, ai/lle militanti per bene del Partito democratico: il loro voto e il loro lavoro di questi anni per avere un governo filoberlusconiano, di destra, pieno zeppo di foglie di fico giusto laddove servono e di uomini-chiave nei posti in cui occorreva mettere persone totalmente diverse.

Ho votato per SEL, il mio voto rimane all’opposizione, per fortuna. Ma questo governo è e rimane una vergogna di cui tutta la classe politica si assumerà, domani, la responsabilità.

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Gentile staff di Mario Siclari…

Antefatto: sia ieri, sia qualche giorno fa ho trovato nella mia posta elettronica un invito, reiterato, per una cena elettorale “offerta” da un membro della giunta Alemanno, tale Mario Siclari (che potete ammirare qui in foto). Infastidito da quest’operazione di spam, ho reputato opportuno scrivere all’ufficio elettorale di questo signore.

Riporto, quindi, di seguito la mia lettera:

Gentile staff di tal Mario Siclari,

non so perché, ma mi sono visto recapitare per e-mail un vostro doppio invito per giorno 5 maggio, ore 18:30, Spazio 900 Eur, per una vostra iniziativa che prevede «Piano Bar e Buffet per stare insieme e proiettare un breve video documentario inedito».

Guardando il vostro sito, a cui rimanda la comunicazione inviata, leggo che il signor Siclari è «Delegato del Sindaco ai Rapporti Istituzionali e Territoriali tra Roma Capitale e Università» e che fa parte di un partito per me largamente impresentabile quale il PdL.

Adesso, di fronte agli scandali finanziari di cui la classe politica è diretta responsabile e visto che l’evento al quale sono invitato sembra l’ennesimo esempio di “panem et circences” elettorale offerto ai popolo a discapito dei fondi pubblici – ci offrite da mangiare coi nostri stessi soldi e ciò non corrisponde con la mia idea di dono – per non parlare della gravità della crisi economica in cui versiamo, di fronte a solo tutto questo mi sembra irricevibile questo invito. Ma non ci sono solo queste motivazioni per cui non verrò mai alla vostra iniziativa.

Vi spiegherò brevemente le mie ragioni.

Poiché non sono un vostro elettore, poiché sono di sinistra, poiché sono gay e appartengo cioè a una categoria da voi profondamente offesa, vilipesa e discriminata con le vostre continue dichiarazioni, mi chiedo perché mai dovrei votare per chicchessia si dovesse presentare sotto la vostra insegna.

Poiché sono un insegnante che ha subito pesantemente i tagli delle vostre precedenti finanziarie e poiché, essendo proprio insegnante, reputo imbarazzante l’uso che fate delle maiuscole nel vostro comunicato, mi chiedo quale insana e sciagurata occorrenza abbia fatto pervenire il mio indirizzo di posta elettronica al vostro ufficio stampa.

Poiché sono un dottore di ricerca e poiché sempre grazie alle vostre politiche che tolgono alla gente per bene per ingrassare i vari Fiorito, non lavoro più in università, mi dovreste dire per quale ragione che non trovi le sue motivazioni in una saga di fantascienza dovrei anche solo pensare di avere a che fare con gente come questo gentile signore, che sicuramente sarà onesto e per bene ma che rappresenta per la sua sola appartenenza al PdL tutto ciò che io schifo in una democrazia degna di questo nome.

Per tali ragioni, vi chiedo di rimuovere il mio indirizzo dalla vostra banca dati o mi vedrò costretto a rivolgermi al garante per la privacy.

Con pochissima e immutata stima,

dott. Dario Accolla

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Letta al governo? Lo ha voluto Grillo

È inutile che Beppe Grillo si indigni ora per il governo Letta, messo insieme con Pd e PdL.

Perché in matematica, per arrivare a due mele, su tre disponibili, devi metterne insieme due esemplari. E se una mela si rifiuta di esser tale, e nel cestino per il pic nic ne devi mettere per forza due, alla fine rimarranno solo quelle che ci stanno.

L’inciucio presente, che vedrà di nuovo al potere gente come Brunetta o Gelmini, o loro simili, dipende da quattro fattori:

1. l’elettorato italiano, democraticamente idiota
2. l’incapacità di Bersani di farsi da parte dopo aver non-vinto le elezioni
3. la sordità del MoVimento 5 Stelle rispetto a qualsiasi ipotesi di cambiamento
4. l’incacapità del Pd di capire quando era il momento buono di cedere a Grillo su Rodotà per poi avere un governo col suo partito.

Adesso non si pianga sul latte versato. Letta al governo nasce dal sì di Pd e PdL. E dal no di Grillo. Per cui ciò che accadrà nei prossimi mesi è sua diretta responsabilità. Nel bene e, soprattutto, nel male.

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25 aprile: facciamo la revisione all’antifascismo e alla democrazia

Oggi, 25 aprile. Credo fermamente che occorra fare una bella revisione al concetto di antifascismo e a quello di democrazia. E del valore che assume questa data di fronte alla società nella sua interezza e tra suoi settori particolari.

Mi spiego meglio.

Temo che una certa cultura, sicuramente di sinistra, forse un po’ troppo “vintage”, di certo marginale, ne abbia fatto un vessillo esclusivo. Il mondo è diviso in due: antifastisti e fascisti. E, va da sé, l’antifascismo è uno solo: il loro. Il quale si tinge di vetero, neo o post-comunismo, a seconda della frangia di questa galassia da centro sociale. Il quale sposa, sic et simpliciter, le ragioni di un anarchismo velleitario. Che si manifesta con il disprezzo delle istituzioni democratiche – personalmente mi è stato detto, da un luminare di questo pensiero, che poiché io insegno in una scuola sono complice di un sistema che, poiché capitalista, è fascista – e che riduce la “militanza” antifascista a mera contrapposizione coi gruppuscoli di destra, estrema e delinquente, con cui fare a botte.

Dall’altra parte, c’è l’anti-antifascismo. Quello alla Gasparri e alla La Russa. E basta solo questo per comprenderne il grigiore intellettuale, la farraginosità ideologica, della sua idiozia concettuale.

In mezzo, poi, tolte le dovute eccezioni, il mare magnum di una mediocrità acritica e passiva.

Entrambe quelle visioni hanno un limite nostalgico: sono ferme al 1945. Mentre siamo nel 2013. Piaccia o meno, non ci sono più le truppe tedesche pronte a invaderci, non ci sono i campi di sterminio, non ci sono le montagne su cui rifugiarsi per sparare ai fasci brutti e cattivi. Quella è la storia e quella va studiata, ricordata, va ricondotta quella memoria nel giusto senso dell’orrore e nell’auspicio, politico e sociale, della sua irripetibilità.

Oggi abbiamo una Costituzione e delle istituzioni democratiche costantemente tradite da chi si fa tutore della morale istituzionale. E magari il prurito della tutela delle garanzie costituzionali viene fuori solo quando occorre impedire alle coppie gay e lesbiche di poter accedere al matrimonio. “La Costituzione lo vieta”, recitano i vari Giovanardi, Casini, Buttiglione, Bindi, ecc.

La lotta partigiana e la Resistenza sono simboli importanti e irrinunciabili. Occorre ricordare che se esiste la democrazia, lo dobbiamo ai partigiani e alle partigiane di orientamento comunista, socialista, conservatole, cattolico. E questo è inconfutabile. In questa verità si dovrebbe trovare l’unità nazionale attorno il 25 aprile.

Quelle lotte ci hanno regalato un futuro con un nome ben specifico: Costituzione della Repubblica. La difesa di questa è il vero, unico, solo antifascismo che possiamo portare avanti adesso. Il 25 aprile ha senso se nei restanti giorni dell’anno difendiamo le istituzioni – polizia inclusa, cari amici compagni con la K – pretendendo che esse siano davvero democratiche. E saranno davvero così se tutti e tutte noi partecipiamo alla loro costruzione. Superando l’avvitamento nella memoria fine a se stesso e la mitizzazione del fatto storico come dogma fideistico. Perché il futuro immaginato dalla Resistenza prima, e dai/lle padri/madri costituenti poi, sia il nostro presente.

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Mangiate brioches e non toccateci Franceschini!

La notizia: dopo la manifestazione di ieri al Quirinale, per protestare contro la rielezione di Napolitano – presidente che per l’opinione pubblica ha la responsabilità di esser consustanziale al berlusconismo – un gruppo di partecipanti ha intercettato la presenza di Dario Franceschini in un ristorante. Da quel momento è partita una contestazione, feroce, contro il dirigente del Pd.

Leggo su Twitter e sui media le reazioni sdegnate e scandalizzate di amici e di esponenti politici. Termini e aggettivi come “squadrismo”, “aggressione”, “inaccettabile”, ecc, sono stati scomodati per definire una cosa molto più semplice: una contestazione.

Di cattivo gusto, sicuramente. Rabbiosa e disperata, come il momento che l’ha fatta nascere (e quindi bisognerebbe capire a chi dare la paternità del fatto, i cui partecipanti sono solo stati esecutori materiali). Ma non di certo “squadrista”, perché nessuno a fatto del male a nessun altro. A Franceschini non è stato torto un capello. Gli hanno semplicemente ricordato che “vendersi” a Berlusconi, con l’elezione di Napolitano, è percepito come l’ennesimo tradimento del Pd al paese. Tutto qua.

Poi posso concordare con voi che in troppi contro uno e per di più visibilmente impaurito non è proprio da cavalieri d’altri tempi. Ma appunto, lì occorrerebbe capire quando una cosa è opportuna o meno. Ma diglielo tu a un popolo, o parte di esso e per di più incazzato, di usare le buone maniere. Un tempo, forse, gli avrebbero consigliato di mangiare brioches. E si sa come è andata a finire.