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Un piccante, laico alfabeto…

Questo libro è per me l’inizio di un nuovo corso e di un’amicizia molto bella e speciale. Ero alla sede del Partito Radicale, alla presentazione di Opus Gay, di Ilaria Donatio. Vi era un dibattito con un editorialista de l’Avvenire, tale Gianni Gennari.

Intervenni, perché le sue argomentazioni sull’affettività tra gay e tra lesbiche mi apparvero offensive e contraddittorie. Dopo qualche giorno da quell’intervento, registrato su Radio Radicale, mi contattò un signore dal fare garbato, con un gradevole accento del nord e una delicatissima erre uvulare, che voleva regalarmi il suo libro. Si trattava di Franco Buffoni.

Da Laico alfabeto in salsa gay piccante ho tratto, per altro, la giusta ispirazione per scrivere il mio saggio sulla condizione omosessuale in Italia (ma questa è un’altra storia…) e sempre da quell’opera è cominciato un percorso intellettuale che reputo un dono, non importa mandato da chi. La laicità, a ben vedere, è proprio questo: non si interroga su presenze arcane, ma valuta il buono che c’è o la sua assenza. E dalla parte del “buono” c’è questo libro che vi consiglio caldamente di comprare e leggere.

Le ragioni sono molto semplici.

Innanzi tutto per la struttura, originale: l’autore raggruppa in ordine alfabetico ben cinquantasei voci, due per lettera, alle quali affida riflessioni importanti sui grandi temi non solo della laicità, ma del vivere civile in una terra, l’Italia di adesso, sempre più imbarbarita da nuove guerre di religione – tra papato e res publica, questa volta – e dall’arretramento di quell’esercito dei “giusti” – i partiti politici in primis – che da troppo tempo si lascia intimorire di fronte a questo scontro.

A inframezzare questi capitoletti, Buffoni introduce cinque approfondimenti in cui affronta temi più universali, quali la libertà individuale, l’autodeterminazione, l’onestà intellettuale, le ipocrisie dei poteri religiosi, l’importanza della militanza politica che è, prima di ogni altra cosa, engagement civico e umanizzante.

Di lettura agile, il Laico alfabeto apre finestre tematiche su quegli aspetti culturali, i quali, prima ancora di appartenere alla questione omosessuale italiana, sono fondamentali per la tenuta democratica di un paese che ardisce a chiamarsi moderno ed europeo. Elementi, tutti questi, che contribuiscono a rendere questo saggio un vero e proprio “manuale per l’uso” di una rinascita intellettuale, politica, civile.

In parole più semplici: un testo imprescindibile.

Laico alfabeto in salsa gay piccante, di Franco Buffoni, Transeuropa, 2010, € 14,00.

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La colpa, di Lorenza Ghinelli

Ci pensavo da un po’. Aggiungere un “Indice dei libri che è proibito non leggere” alle rooms del mio blog. Ma attenzione, non libri qualunque.

O meglio, non solo libri – tra virgolette – normali. Bensì, i libri di amici, di giovani scrittori e scrittrici, di persone che conosco (ma anche no) e che hanno segnato un punto di svolta nella mia vita.

Perché, attraverso le loro parole, ci sia la possibilità di vedere quella luce di cambiamento, quel giro di boa che sta alla base stessa della vita e del suo fluire.

Oppure, più semplicemente, per leggere bene. Oggi si comincia con il romanzo di un’amica. Lorenza. E buone letture!

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La colpa, di Lorenza Ghinelli, Newton Compton, € 9,90.

Estefan, Martino, Greta. Due ragazzi, una bambina. Tre infanzie umiliate, stuprate, deprivate. Rubate al bello. Sono amici i due adolescenti. Amici di canne, di confidenze profonde, di ragazze da baciare, di future lacrime. Non conoscono Greta, che irromperà nella loro vita per caso, di notte, in mezzo a pensieri indicibili e a parole, al tempo stesso, crudeli e delicate. Perché può accadere, nella vita di tutti noi, che la delicatezza – in cui dovrebbe essere conservata quella che in poesia viene chiamata l’età più bella – si macchi di atti e parole che spezzano l’innocenza.

Ma attenzione: è un romanzo, questo di Ghinelli, che non racconta soltanto le infanzie schiaffeggiate dal male di vivere. È un romanzo sull’incapacità di un mondo – così adultocentrico e quindi sordo verso un altro tipo di diversità, legata al dato anagrafico questa volta – di ascoltare e provvedere ai bisogni di chi è debole. E, si badi, non è un romanzo sul dolore. È, bensì, un’opera che attraverso il linguaggio del dolore parla di vite subite, agite, a volte un po’ male, ma vibranti di quella forza che permetterà loro di attraversare il buio in cui sono state spinte dall’indifferenza del mondo dei grandi.

Non concede carezze, il linguaggio di Lorenza Ghinelli. Sincopato, spezzato, allucinogeno. Perché rotta è la vita dei protagonisti. Intrisa di un’incomunicabilità, in quel disperato bisogno d’aiuto e d’attenzione, efficacemente tradotti in uno stile sapientemente frantumato, tagliente, crudele e appuntito, in certi suoi attimi. Eppure limpido, liquido, struggente. Esattamente come gli occhi di quelle infanzie sì violate, ma mai tradite da chi se le porta addosso, ancora sanguinanti, nel disperato tentativo di ricucirle prima di entrare, con un’esistenza ricomposta e una dignità nuova, in un mondo adulto forse un po’ migliore. Forse meno ingrato.