Il giusto spazio

Ieri pomeriggio ho fatto l’errore di pubblicare su Facebook uno stato che recita esattamente così:

oggi ai miei studenti ho spiegato che un mondo è giusto se dà il giusto spazio alle donne.

Parlo di errore, perché mi si è scatenato addosso il furor di chi pensa che la traduzione di quelle parole sia: “io maschio dominante, concedo a te donna alcuni diritti”. Mi si chiede, insistentemente, quale sia il “giusto spazio” e chi è che debba concederlo. Dando per scontato che quel “giusto” corrisponda al significato di “ridotto”.

Provo a chiarire, andando per gradi:

1. forse il mio stato può lasciare intendere a qualcuno che io stia concedendo degli spazi riservati naturalmente ai maschi. Capisco che la troppa sintesi può generare qui pro quo o pericolose semplificazioni, ma chi mi conosce sa perfettamente che io non vedo il mondo come uno spazio dominato da una categoria che concede diritti ad altre (essendo per altro io stesso membro di una categoria discriminata), per cui spero di potere dare rassicurazioni in tal modo

2. penso che lo spazio “giusto” – e non solo per le donne, ma per ogni categoria, discriminata e non – sia quello dell’accesso alle uguali opportunità senza guardare se davanti ci troviamo di fronte a un uomo, una donna, un gay, un ebreo, un nero, ecc. Tale accesso dovrebbe essere garantito in merito al concetto di meritocrazia – riesci a fare una cosa? Il lavoro è tuo! – e visto che anche la meritocrazia può avere una prevalenza maschile – viviamo in una società ancora patriarcale – credo sia doveroso che lo stato preveda una parità di rappresentanza in istituzioni, luoghi di lavoro, ecc

3. faccio presente che ho parlato di fronte una platea di undicenni. Certo, potevo utilizzare tutto il repertorio – che conosco bene, ve lo garantisco – del politicamente corretto, ma ho preferito usare la semplicità comunicativa. Ho detto: nel mondo ci sono uomini e donne, è giusto che tutti e tutte abbiano le stesse opportunità, il giusto spazio, appunto, di realizzare i propri desideri. Tale affermazione risulta offensiva? Credete che trasudi maschilismo? Credete che sia dannosa in merito al concetto di uguaglianza? Se è così, me ne scuso, sin d’ora. E eviterò di fare ulteriori danni. Magari lascerò lo spazio per un’educazione civica, che dovrei insegnare in quanto docente di storia, ai colleghi di religione, con tutto quello che può derivarne, nel bene e nel male. Ma almeno certi elementi critici saranno in pace con loro stessi sul fatto che un maschio non si permetta di parlare di questione femminile

4. ho la netta sensazione che non siano le cose che io dico a infastidire o a generare le perplessità, bensì il fatto che io sia di sesso maschile e, per tale ragione, di invadere un campo di non pertinenza. Non è per altro nemmeno la prima volta che certe persone puntano il dito contro le mie intenzioni solo che, a questo punto, queste dovrebbero essere oneste fino in fondo, e dovrebbero accusarmi delle oggettive colpe che vedono, invece di essere allusive e inquisitorie. A ben vedere, questo è l’atteggiamento (il loro) di quel potere maschile che pretende una giustificazione da ciò che considera una diversità naturalmente nemica

5. viviamo in una società dove il maschio bianco, eterosessuale e cattolico detiene di fatto il potere. Io credo che possiamo contrastare questo problema in due modi: o una bella rivoluzione (e ci credo poco), o un progetto culturale di assunzione delle responsabilità. Io cerco di impartire il senso del dovere che, ripeto, non è dare istruzioni sulla concessione delle prerogative. Cerco di fare del mio meglio, forse non è sufficiente, ma almeno ci provo. Poi posso anche sbagliare, ma in quel caso credo che dei consigli – sempre bene accetti – siano più indicati di un dito puntato contro e dall’accusa, generica e non ancora dimostrata, sulla mia presunta inadeguatezza

6. faccio notare, ancora, che non cedo più ai ricatti, più o meno striscianti, sulla mia presunta inadeguatezza. Trovo per altro questo atteggiamento una dinamica di tipo di tipo sovietico o (neo)fascista. Per me non c’è molta differenza, in merito, sotto il profilo formale

7. ribadisco un aspetto fondamentale: il “giusto spazio” sta nell’allargamento delle opportunità a qualsiasi categoria, discriminata e non

8. ringrazio queste persone per il fatto di considerarmi una merda. Ma come ho già detto sopra, abbiano almeno il coraggio di dirlo apertamente. Dicesi onestà intellettuale. Dote rara, ma non cara.

Quindi, concludendo, visto che il mio tentativo di costruire un’educazione alla cittadinanza nel nome delle pari opportunità è considerato una gentile concessione del maschio verso il mondo femminile, smetterò di insegnare in classe che uomini e donne devono essere uguali. Mi adeguerò ai programmi che prevedono educazione stradale e ecologia, sicuramente altrettanto importanti.

Si ringraziano certi commenti – di persone interne o vicine a certi settori di estrema sinistra e di certo pensiero vetero-femminista – per le suggestioni che mi hanno spinto a questa decisione. Grazie davvero. Voi sì che porterete avanti il mondo.

***

P.S.: in realtà questo post è solo una provocazione, che mira a far capire quanto possano essere inutili, pericolosi e sostanzialmente stupidi certi argomenti ideologici e veteroqualcosa.

Non do il potere a nessuno di impedire a portare avanti la mia battaglia, che reputo più importante dei mille distinguo su ogni piccola virgola. Ecco.

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7 pensieri su “Il giusto spazio

  1. appunto Ale, è il cosa. Io ho detto che non dovrebbero esistere le discriminazioni, qualcun altro ha voluto capire che concedevo, in quanto maschio, diritti alle donne, naturalmente inferiori.

    Peccato che io, a prescindere dal come, abbia detto tutt’altro.

  2. Penso che un discorso simile si possa legare anche alla lotta contro la discriminazione delle persone LGBT. Alcuni vorrebbero che fossero soltano i diretti interessati a farlo, mentre a mio parere è essenziale che siano coinvolti anche gli altri, giusto per ricordare che l’argomento deve riguardare tutti e in questo modo si evitano facili strumentalizzazioni di chi ci accusa di farlo solo perchè siamo interessati direttamente alla questione. Per certe persone è così difficile pensare di volere il bene comune senza disperdere la lotta in mille distinguo inutili?

    P.S. io invece ti adoro quando sei così logorroico.

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