Ministro Profumo, ecco perché non farò il concorso

Egregio ministro,

sono un insegnante precario e, quest’anno, insegno alle scuole medie per il terzo anno consecutivo. Guardando il lavoro dei miei colleghi, mi rendo conto che è a dir poco arduo, poiché pieno di insidie e di enormi responsabilità, per cui sei sottoposto allo scherno sociale – gli studenti ti considerano uno sfigato – alla diffidenza dei genitori – pronti a “denunciarti” anche per il più banale dei rimproveri – e a un certo sfruttamento da parte dello Stato, visto che di fronte a ogni responsabilità possibile, si viene pagati poco più di 1300 euro al mese.

Mi perdonerà, dunque, se le dirò da subito che questo non era il mestiere che volevo fare. Eppure, per tirare a campare, come si dice tra le persone del popolo, ho accettato di lavorare anche quest’anno in un sistema in cui, molto più semplicemente, non mi riconosco: perché non è la mia missione, perché mi rende profondamente infelice.

Le dirò di più: ho altri titoli. Ho un master in Comunicazione didattica – che mi ha dato non poche competenze anche in quella pubblica – e ho un dottorato di Filologia moderna alle mie spalle. Sette anni passati in università, dapprima come “assistente” a costo zero, poi come dottorando, quindi come contrattista – io sono arrivato durante la fase Gelmini, quando sono stato pagato con la cifra stratosferica di 3 (tre) euro l’ora per due laboratori di due crediti l’uno.

Ho diverse pubblicazioni di Dialettologia, Linguistica italiana, Scienze onomastiche. Ultimamente mi interesso pure di Queer studies, sempre a livello universitario. E siccome da subito ho capito che l’accademia, da sola, non dà da mangiare, ho preso anche l’abilitazione all’insegnamento, la famigerata SSIS, ma per il liceo, per insegnare italiano e latino ai ragazzi più grandi. Non per snobismo, sia chiaro. Ma per affinità elettiva. D’altronde, c’è qualche articolo della Costituzione – non so se l’ha mai letta – che almeno su questo punto è dalla mia parte.

La mia strada me la sono costruita con le mie mani. In un sistema come quello italiano – e siciliano, nello specifico – in cui i concorsi si vincono grazie agli amici nei posti giusti, io ho vinto i concorsi pubblici fino ad ora svolti grazie alle mie uniche forze.

Parliamo della SSIS. Un concorso pubblico per accedervi, provato due volte. Poi una scuola di due anni e quattro sessioni di esami, per tre aree disciplinari a sessione con due-tre discipline ad area (qualcosa come trenta esami in due anni, per intenderci). Frequenza obbligatoria, il pomeriggio, tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 15:00 alle 20:00. La mattina, invece, il tirocinio a scuola.

Io affittavo un appartamento a Catania, la città dove frequentavo la scuola di specializzazione. Molti colleghi/e poi divenuti amici/he viaggiavano quotidianamente dalle città vicine e già allora i prezzi della benzina non erano proprio popolari… Il tutto alla modica cifra di 2500 euro – senza contare le spese di affitto – con un esame integrativo di Linguistica generale (altri 300 euro) per finire, in bellezza, con un esame di stato superato con il voto di 80/80. Più tasse amministrative, sia ben chiaro.

Ho, dunque, un master, un dottorato e una SSIS. Questi ultimi due titoli, li ho acquisiti dietro regolare concorso. Credo di aver dimostrato, a sufficienza, di essere idoneo a ricoprire il ruolo di insegnante o a livello universitario e a livello scolastico.

Poi, appunto, venne Gelmini. Tradotto in cifre: meno otto miliardi di euro alla scuola pubblica e all’università. Di quegli otto miliardi, quattro sono andati, in barba alla Costituzione, alle scuole private italiane.

Il risultato?

In Sicilia non c’era più lavoro, né a scuola né in università. Allora ho dovuto migrare. A 35 anni. Non a 25, ma a un’età in cui mio padre era già sposato e aveva due figli. Ho scelto Roma, sono finito qui, nelle graduatorie a esaurimento. Il primo sogno mi era stato tolto – fare ricerca – ma mi rimaneva il secondo: insegnare al liceo. Un sogno più piccolo, ma ugualmente bello.

A Roma ho insegnato al Keplero. Dieci ore a settimana. Settecento euro al mese. Scarse. Ne pagavo quattrocento di affitto. Spese escluse. Ma ero felice. Perché con le mie classi di allora si è sviluppato un rapporto umano meraviglioso, basato sul dialogo, sul rispetto reciproco, sulla voglia di imparare, anch’essa reciproca.

Quindi, l’ennesima retrocessione. Alle scuole medie (sa, i tagli…). Scuole, ripeto, fondamentali, che richiedono un tipo di lavoro, da parte dei colleghi, a dir poco formidabile. Ma per le quali non sono portato.

Eppure, di fronte a quest’ennesima ingiustizia, mi ero “rassegnato” a dover lavorare alla scuola secondaria di primo grado. Ho pensato: mi permetterà di fare ricerca lo stesso – nel frattempo studio e pubblico, gratuitamente o a mie spese: a breve usciranno due miei contributi su Carmen Consoli in due pubblicazioni, una italiana e una internazionale, in USA, e un altro sul cambiamento del nome e delle identità dei partiti politici italiani, in Spagna (tutti tradotti a costo di alcuni sacrifici) – e mi permetterà di vivere nella città che ho imparato ad amare, dove ho nuovi legami, dove ho nuovi amici. Ubi maior… o far di necessità virtù. Spero che non pensi, arrivato a questo punto, che sia un bamboccione, che voglia vivere vicino a mamma – come ha proferito una sua collega, insultando milioni di migranti – che faccia i capricci.

Poi è arrivato lei. Nella triade che la vede dopo la coppia Berlinguer-Gelmini, lei, ministro Profumo, che è l’ultimo anello, rappresenta quello più beffardo e ingannevole. Berlinguer ci ha traditi, Gelmini si è lasciata odiare, limpidamente. Lei, caro ministro, col suo concorso, ci ha semplicemente truffati.

Perché?

Perché azzera tutti i sacrifici fatti fino ad ora. Aprendolo praticamente a milioni di potenziali partecipanti, lei mi ha derubato di 2500 euro, più le spese di affitto. Anzi, poiché quei soldi li hanno stanziati i miei genitori, credo di poter dire che lei ha derubato la mia famiglia.

Lo Stato mi ha chiesto di scegliere una città e di rimanerci a tempo indeterminato. Certo, me lo chiede ogni due-tre anni, e questo rende ridicola una situazione già insostenibile. E adesso io non so se lei è un figlio di papà o una persona che si è fatta da sola, ma dubito che lei sappia cosa significhi dover ricominciare ogni volta da zero. Istituendo il suo concorso che non a caso viene accompagnato dal termine “truffa”, lei sta chiedendo a tutti noi, precari e non, di scegliere una regione. Se vincessi il concorso sarei sballottato, a quasi quarant’anni, in qualsiasi punto del Lazio, della Sicilia o della Lombardia. E dovrei ricominciare, di nuovo, a dovermi ambientare, a farmi nuovi amici, a ricostruire la mia vita. In tal senso, lei sta cercando di derubarmi della mia vita.

Il suo concorso prevede prove stratosferiche – in tre parole: lo scibile umano – per avere un posto in luoghi fatiscenti, possibilmente in zone lontane da quelle che ormai tutti noi chiamiamo comunemente “casa”, e quindi a un prezzo umano elevatissimo, per 1300 euro al mese. Questo, forse, è pure sfruttamento.

Ma sto tergiversando.

Volevo dirle, egregio ministro, che, in virtù a quanto detto fino a ora, io non parteciperò al concorso. Perché sono stanco. In generale, intendo. E intendo, di uno Stato che pretende da me prove continue ma che non dimostra mai di essere all’altezza dei sacrifici che mi richiede. E, in particolare, perché, dopo ogni giorno passato a scuola – quest’anno su due istituti – quando torno a casa non ho la forza di mettermi a studiare tutto il programma di italiano dalle origini a Moccia e tutto il programma di latino dalle origini alle ultime bolle papali. In teoria (ma anche in pratica), sarei già stato valutato, in merito: 80/80.

Le dirò di più: adesso io sembrerò uno di quei professori frustrati che fanno male il proprio lavoro. Credo di poter affermare il contrario. Me ne rendo conto dalle parole di studenti, genitori e colleghi. L’altro giorno, tornando nella mia vecchia scuola, i miei ragazzi, appena mi hanno visto, hanno intonato cori da stadio. E una mamma, che mi ha incontrato all’uscita, mi ha detto, delusa: «ma quest’anno non è con noi?». Significherà qualcosa?

Ebbene, ritornando al discorso di cui sopra: io non parteciperò a questo concorso. Perché è iniquo. Perché è ridicolo, come quella classe politica che l’ha messa al posto che ricopre. Perché è ingiusto. Perché azzera gli ultimi dieci anni della mia vita. E io non posso permetterlo, a lei – che dovrebbe tutelarmi e che invece mi rovina – men che mai.

Non so se sono un bravo insegnante. So che faccio l’insegnante e lo faccio con scrupolo. So che i miei ragazzi mi chiedono di restare. So anche che quando vado a fare i convegni all’estero, mi sono sentito dire «ma che ci fa, uno come te, in Italia?». Me lo chiedo anch’io, egregio ministro, soprattutto quando vedo al potere gente come lei e come i colleghi del suo governo, che affamano il popolo e mantengono inalterati i privilegi dei potenti (cinque sole parole, a mo’ di domanda: ma l’IMU alla chiesa?).

Concludendo.

Per superare questo concorso dovrei studiare tantissimo in poco tempo – i pomeriggi, dopo il lavoro – per essere sballottato lontano dalla mia nuova casa per pochi spiccioli al mese. Si offende se le dico che della sua carità non so cosa farmene?

Ho deciso, perciò, di prendere una certificazione linguistica e di provare a fare, di nuovo, ricominciando da zero, la mia carriera accademica all’estero. Se non dovessi riuscirci, significa che ho fallito. Ma se farò una fine misera, sarà perché ho inseguito un sogno e ho obbedito alle ragioni della mia dignità. Conosce il significato di questa parola, ministro?

Forse la scuola perderà un bravo insegnante – o un insegnate che fa solo bene il suo lavoro – ma questo non dipende da me. Preferisco cambiare progetto di vita e paese, di nuovo, a quasi quarant’anni, per qualcosa di superiore a quello che lei ha da offrirmi. A quello che questo paese mi ha offerto fino ad adesso.

Anche se a lei non importerà nulla. Anche se lei mai leggerà queste parole. Ma so di non essere l’unico. E so che questo paese, se continuerà a perdere persone coscienziose, persone che fanno bene il loro lavoro, come me e moltissimi altri/e, sarà sempre un paese più alla malora di quello che è.

Se questo la fa star bene…

Cordialmente, con ogni disillusione, ma senza aver perso la speranza.

Dario Accolla

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125 pensieri su “Ministro Profumo, ecco perché non farò il concorso

  1. Secondo me sbagli a non tentare il concorso, perché a questo punto, dopo tutto quello che hai fatto, non dovresti rinunciare a causa di logiche che consideri sbagliate e inique, ma inghiottire l’ennesimo rospo, perché sicuramente lo passeresti sto concorso! Che avresti da perdere? Quanto all’idea di andare all’estero…la trovo sempre condivisibile, ma non come ripiego. Scusa se mi permetto, ma perché non è stata la tua prima scelta?

    P.s.: per colpa di qualche pesante mi sono sentito in obbligo do usare l’apostrofo, ma chi lo usa più su internet, specie se so scrive da un cellulare?

  2. Michele, nella vita si fanno delle scelte e a quando ho cominciato a fare le mie, ho tentato con l’estero, ma poi ho vinto il concorso di dottorato in Italia. L’estero come ripiego? Perché no, se qui le cose migliori che ti propongono sono l’elemosina e l’umiliazione?

    P.S.: io l’apostrofo lo uso sempre, ma ogni tanto – sono sbadato – mi scappa laddove non dovrebbe essere messo… il simpaticone di cui sopra ci spiegherà come mai, di fronte agli argomenti messi in campo, si è sentito in dovere di avere rassicurazioni grammaticali. Chissà, magari mi reputa indegno di insegnare.

  3. Grazie davvero. Io non lo farò perché pensavo di aver sbagliato tutto a non provare la SISS, ma a quanto pare, mio malgrado, ho fatto la scelta migliore. In bocca al lupo.

  4. Ho diversi amici in situazioni molto simili. Vivo ormai in UK, e oltre ad avere una forte idiosincrasia per l’Italia e i suoi abitanti, penso anche sia un paese a dir poco ridicolo. Gente che crede che la vita valga la pena di essere vissuta per la “pummarola”, il cibo (che poi comprano al LIDL perche hanno stipendi da fame e viene dalla Cina!) e il bidet… i paesi esteri non sono certo Eden ma sicuramente c’e’ piu’ meritocrazia. Un paese, teoricamente, governato da comici, escort e showgirl, con politici di ogni schieramento pronti a lambire deretani vescovili, mi va bene vederlo nelle parodie sulle dittature non viverlo. Ti consiglio di venire in Inghilterra. Si sta meglio di quanto si dica e se hai i numeri (come credo sia col percorso che hai fatto) tutto e’ molto piu’ semplice oltre che remunerato. Ti auguro il meglio… aggiornami… P.S. Preciso ai membri della prestigiosa “Accademia della Crusca” che la presenza degli apostrofi (lo so terribile!) in sostituzione di accenti e’ dovuto al fatto che utilizzo una tastiera inglese… abbiate pazienza! Riccardo Cucchi

  5. vorrei poter dire la stessa cosa: “io il concorso non lo faccio” perché ho già due abilitazioni prese facendo il concorso nel ’90 e nel 2000.e perché sono precaria da venti anni e avrei il diritto di occupare uno di questi (quasi) 12000 posti disponibili senza dover tornare a studiare alla soglia dei 50 anni con l’entusiasmo…pari a zero. Vorrei poter dire che non solo è una truffa questo concorso per quelli come noi ma è fumo negli occhi per quelli che non sanno niente dei problemi della scuola e credono che questo ministro stia risolvendo qualcosa. Vorrei ma non posso…io il concorso lo devo fare perché da tre anni non sono più nemmeno precaria, sono stata depennata per non aver commesso il fatto; per non aver prodotto la domanda di aggiornamento che diceva,a chi mi aveva assunto, se avevo lavorato e per quanto tempo. Sono stata depennata mentre ero in servizio. E sono stata depennata in modo permanente. L’unico modo per rientrare in graduatoria è per me questo concorso ma sono talmente stanca e nauseata che non sono neanche tanto sicura di farlo alla fine ( sempre che passo le prove selettive ).
    Spero di non aver sbagliato accenti, apostrofi o altro, in qual caso chiedo venia alla mia età non ho ancora capito se la tastiera la vedo meglio con gli occhiali o senza.

  6. mah… ho letto il tuo sfogo..perchè di sfogo si tratta non è vero?
    Io sono molto più vecchia di te, non sono un’insegnante ma galloppo da oltre trent’anni sulle ali della precarietà, Mi lamento molto di meno però perchè ho avuto il coraggio di tentare la strada di fare quello per cui avevo studiato.
    E forse sta in questo la differenza: la precarietà e i sacrifici si vivono molto meglio quando si percorre la propria vera strada e non quella che si sceglie a tavolino pensando che sia la più conveniente.
    Al posto tuo, rifletterei e molto sull’opportunità di abbandonare baracca e burattini e dedicarti a quello che veramente ti piace e senti dentro.

  7. Bellissimo sfogo. Io ho appena iniziato a muovermi nel campo della didattica in Italia, non so se questa sarà la mia strada definitiva, ma ho già iniziato a intravedere lo stato disastrato in cui versa la scuola pubblica Italiana, e queste righe non fanno che aumentare i miei dubbi…

  8. Non fare il concorso, per chi vuole insegnare nella scuola, è un controsenso. Per quanto questo concorso poteva e doveva essere organizzato diversamente, per esempio cambiando la legge che prevede l’assegnazione del 50% dei posti a chi non è ancora abilitato. E anche prevedendo delle prove meno general generiche e più razionali. Mi sta bene la prova preselettiva a quiz, anche se magari si sarebbe dovuta fare dando più peso a inglese e informatica, ma non capisco perché poi il concorso sia a tracce di tema sull’universo mondo, coprendo aree delle proprie materie che non si sono mai insegnate e mai si insegneranno perché non sono previste dal programma per cui si dovrebbe insegnare.

    La scelta dell’estero, come ben sai, io l’ho fatta sei anni fa. E’ una scelta che richiede sacrifici quanto meno pari a quelli che ha fatto chi è rimasto in quest’Italia di oggi, se non maggiori. E non è detto, nemmeno con ottimi cv e ottime referenze, uscendo da ottime università, che uno poi trova lavoro. Viviamo in tempi difficili, Dario, e di pronto, certo e sicuro non c’è rimasto niente.

  9. Ho 21 anni. Sto studiando Lettere Classiche a Roma, La Sapienza. E mentre studio, lavoricchio (ripetizioni, ovvio), rifletto, penso.
    Articoli come questo mi fanno profondamente riflettere sulla mia scelta, soprattutto ora, in questo momento che tutto è meno che roseo/dorato/affini.
    So che non tornerò indietro perchè, a costo di sacrifici grossi, voglio disperatamente andare avanti: sento che questa è la mia strada:il mio sogno più grande non è affatto l’accademia, ma è proprio l’insegnamento. Sarà pure bella e appagante la carriera accademica, ma sinceramente io trovo molto più interessante la sfida della quotidianità nella scuola, non m’importa se medie o liceo.
    Vedi, Dario, io capisco veramente tanto la tua posizione. Come potrei non capirla? Con questa storia dei concorsi ci hanno propinato una bella fregatura: a noi studenti universitari, a voi precari, agli studenti delle scuole.
    Vedi, io le vedo le ragazzine che vengono qui da me a fare greco e latino. Sono ragazze in gamba, volenterose, piene di vita e di speranze, studiano sinceramente e con criterio. Ma è una tale confusione la loro vita scolastica! Gente che va, gente che viene, professori nuovi in continuazione… pare un porto di mare! Non è esattamente ciò che ci vuole al ginnasio, umanamente e professionalmente. Questo concorso non farà che scombinare ancora le carte. E ci rimettono anche loro. Tantissimo! Lo vedi anche tu, Dario, come ti rimpiangono le mamme del Keplero…
    Chi glielo spiega a Profumo di cosa hanno bisogno questi ragazzi? Chi glielo dice che a loro serve continuità, costanza, coerenza nel loro percorso?
    Scusate se ho un po’ deviato la discussione, ma io credo che, se i primi a rimetterci sono i professori, immediatamente dopo vengono loro, gli studenti che crescono a pane e cambiamenti.

  10. Pur condividendo ogni singola tua parola, e tu sai quanto, dato che ho alle spalle gli stessi sogni e lo stesso perercorso accademico/lavorativo, proverò il concorso: 1) perché non ho intenzione di tentare la carriera accademica all’estero, 2) perché, pur avendo preso l’abilitazione all’insegnamento come una rete di sicurezza se tutto fosse andato storto, una volta immersa nel ruolo dell’insegnante mi sono resa conto che ci sono tagliata, che potrei fare questo mestiere tutta la vita senza deprimermi, 3) perché sono fatalista, e grazie a questo (e a un ipod o ai tappi per le orecchie per estraniarmi dall’abbaio circostante, il giorno delle prove) isolerò la sensazione di umiliazione e ingiustizia che a questa schifezza di concorso si accompagna.
    L’universo mondo sulla mia materia l’ho già -abbondantemente- studiato più e più volte. Non dico che mi siederò senza “rinfrescare” la memoria, ma non ho alcuna intenzione di studiare e perdere altro tempo per vedermi poi sorpassare dal raccomandato di turno. Andrò avanti proteggendomi col mantello dell’illusione che se questa è la mia strada le cose andranno come devono andare…e almeno non mi verrà un travaso di bile per aver studiato ancora una volta inutilmente.

  11. Un conto è fare la guerra al concorso, un conto ben diverso è impapocchiare tutto con le proprie storie e vicende personali. Per vincere in queste cose bisogna spersonalizzarsi e pensare ad un modello di scuola più efficace. Io sarei il primo a dire che l’insegnante non solo deve vivere vicino alla scuola, ma deve avere la certezza di doverci stare fino alla pensione, poichè questo può garantire continuità didattica agli alunni e avanzamento di carriera per l’insegnante. Ma bisogna avere la passione e il coraggio di scegliere l’insegnamento come unica professione. Una passione e un coraggio che in questa lettera non traspare e che non posso condividere. Prima ti lamenti tanto di non poter fare il concorso in tutte le regioni che desideri, di dover affrontare sacrifici lontano da casa e poi concludi con la decisione di emigrare all’estero. La verità è che non vuoi insegnare per passione ma per semplice ripiego. I risultati così ottenuti e i “cori da stadio” degli allievi, sono a dir poco casuali. Poi possiamo dire tranquillamente e con ragione di essere la categoria più vessata e oltraggiata che esista, a fronte di milioni di euro sperperati da una classe politica corrotta e corruttrice, ma prima viene il senso del dovere e la coerenza che in questa lettera non si trova nemmeno a rivoltarla come un calzino. Mi dispiace leggere cose che considero delle vere e proprie oscenità. Se avessi detto di essere disposto a tutto pur di INSEGNARE l’avrei capito e condiviso. Diversamente, sei solo uno che cerca un posto nel mondo e ancora non l’ha trovato. Auguri.

  12. Hai tutta la mia ammirazione Dario, benchè sia scappato un apostrofo, anzi, un’apostrofo. Condivido la tua scelta perchè è anche la mia. In bocca al lupo!

  13. #Melusina: fuggi anche tu!

    #Riccardo Cucchi: hai dimenticato i raccomandati e i figli di papà. Molti dei quali esultano per il concorso in questione, non a caso…

    #marcellamigliore e Alef: sia ben chiaro, ognuno/a sceglie la strada che sembra più idonea. Non potrei mai giudicare le ragioni di chi decide di provare a fare il concorso-truffa. Un sincero in bocca al lupo a tutte e due.

    #Antonella: è, anche, uno sfogo. Oltre essere una testimonianza. Per altro mi pare di capire che non hai capito che io ho provato a fare ciò che volevo, ma mi è stato impedito. Devo pensare che per te è una colpa? O devo semplicemente credere che non hai letto questo “sfogo”?

    #Cherie e XieZhi: in bocca al lupo, ne avrete davvero bisogno!

    #Anellino: lo so che di pronto non c’è nulla. Ma tu cosa preferiresti? Tentare dove c’è la possibilità reale di poter fare qualcosa o essere preso costantemente in giro da questi delinquenti eletti sotto forma di parlamentari? Mi sa che conosco la risposta… :)

    #Daniela: e tu dove pensi di andare?

    #Er Monnezza: ho solo citato i peggiori. Moratti era solo un burattino, Gelmini è stata una genocida scolastica…

  14. #Giuseppe Francesco Simone: a lei dedicherò un commento a parte, viste le cose gentili che è stato in grado di scrivere e verso le quali non potrò che riservare altrettanza gentilezza. Andiamo per punti.

    1. Quello che lei reputa un “impapocchiamento” è semplicemente una testimonianza di vita. Può non piacere o non interessare, ed è legittimo, ma la politica influisce proprio sulla vita, non sulle teorie e così ho cercato di spiegare come certe scelte possono cambiare radicalmente le vite delle persone. Parlando a titolo personale, non mi restava che parlare di me.

    2. Dovrebbe spiegarmi in quali punti non traspare passione e coraggio. Se si riferisce al fatto che parlo della scuola media, è vero che è un lavoro che faccio con poco amore – ma questo non mi impedisce di fare comunque bene il mio lavoro – e siccome non ho scelto io questa situazione ma ci sono finito, penso di avere il diritto di dire le cose come stanno, di lamentarmi, di battere i pugni sul tavolo e di auspicarmi altre strade e altre vie. Si chiama diritto di parola, non so se ne ha mai sentito parlare.

    3. Credo che la frase «Prima ti lamenti tanto di non poter fare il concorso in tutte le regioni che desideri, di dover affrontare sacrifici lontano da casa e poi concludi con la decisione di emigrare all’estero» dimostri la sua scarsa capacità di saper leggere e interpretare un testo. Ho detto che questo concorso mi indurrebbe a subire uno spostamento in una sede da me non prescelta, visto che i concorsi sono a raggio regionale e a quasi quaranta anni, cambiare di nuovo sede, ripartire da zero anche in quello, è una scelta francamente poco sostenibile. Poi, magari c’è chi è votato al massacro e al martirio. Non è il mio caso. Io sono dell’idea che bisogna vivere bene, non per il lavoro ma grazie al lavoro. Sarebbe anche un concetto di sinistra, per altro.

    4. Dovrebbe dimostrare dove non sta la coerenza. Ho scritto, mi corregga se sbaglio, che avevo studiato per due obiettivi: insegnare al liceo OPPURE lavorare in università. E quei due progetti sono stati vanificati da scelte politiche inusitate. Per cui, coerentemente a un sogno che inseguo e che coltivo nel mio tempo libero, cercherò di raggiungere questo scopo altrove, visto che la situazione attuale non lo permette nel mio paese. Ma, ripeto, forse la sua capacità di comprendere un testo è largamente deficitaria. Lo sa che forse lei non riuscirebbe a passare le prove preselettive del concorsone, se volesse provarlo, se dovessimo basarci su cosa ha scritto a margine di questo post.

    5. Le mie passioni stanno altrove. E cercherò di perseguirle. Non credo che questa sia un’oscenità, così come non credo che cercare di portare a casa uno stipendio in modo onesto – anche facendo un lavoro che non piace – sia da considerare un atto di disonestà intellettuale.

    6. Lei sta giudicando il mio lavoro e la mia persona, ritenendomi implicitamente indegno della stima dei miei allievi. Spero che i suoi criteri di valutazione, dentro il mondo della scuola siano più sereni o mi dovrei sentire in dovere di pregare per i suoi studenti e ciò sarebbe grave per il solo fatto che io non sono nemmeno credente.

    7. Non si fa un lavoro ad ogni costo. Si persegue un progetto in piena dignità. Ad ogni costo presuppone, come dicevo prima, il martirio. Io propendo per la qualità della vita e per la dignità della persona. Ho smesso anche di essere cattolico, per queste ragioni.

    8. Nella frase «sei solo uno che cerca un posto nel mondo e ancora non l’ha trovato» leggo una certa arroganza e una profonda ignoranza. È come se io le dicessi “si è accontentato del lavoro che svolge, per cui è un mediocre” e me ne guarderei dal farlo, sia perché non la conosco, sia perché non ho nessun titolo per arrogarmi il giudizio sulla vita degli altri. Io credo, più semplicemente, che avere delle aspirazioni ci renda persone migliori e cerco di inseguire ciò in cui credo. Sarà un male? Io penso di no.

    9. Mi sono dilungato un po’ troppo, ma credo che l’unico modo di affrontare la sua superficialità nel giudizio della mia persona sia quello dell’argomentazione puntuale. Di solito è un’arte più nobile rispetto a certe pratiche accusatorie, alle dita puntate contro, alla propensione per l’ingiustizia.

    Con immutata stima.

  15. Ciao Dario, ti ho letto qualche volta sul forum di Dilucide. Sono di ruolo ma mi occupo da anni di questioni inerenti al precariato della scuola. La tua lettera, pur molto bella, non mi pare che risolva nulla e si limita ad uno sfogo personale, per quanto giusto e scritto in modo molto migliore di altri che si possono trovare in rete. Io credo che o tutti gli insegnanti precari trovano una coscienza di classe che li porterà a grandi manifestazioni di massa, oppure le considerazioni che fai non hanno molto senso, anche perchè al ministro ed all’opinione pubblica non importa nulla di quello che farai. Ci sono state alcune manifestazioni di precari in questi ultimi tempi a cui non ho mai avuto il piacere di incontrarti, spero di poterti conoscere in futuro e spero che molti precari finiscano di ragionare in modo individualistico e si uniscano tra di loro per difendere i propri diritti. Parlando del tuo caso specifico, devo anche dire che la A043 è una graduatoria che scorre e se hai 3 anni di servizio con il prossimo aggiornamento potresti trovarti in discreta posizione nelle GaE, ed aspirare al ruolo tra 5 o 6 anni anche avendo a disposizione solo il 50% dei posti, ovviamente parlo nel caso in cui le attuali graduatorie e regole venissero mantenute, quindi non so nemmeno consigliarti se restare in italia o andare all’estero. In ogni caso in bocca al lupo, e lascia perdere francesco simone che è il classico rivoluzionario da tastiera, mesi che lo leggo su facebook e che non lo ho mai visto in una piazza ;)

  16. #Brunello: poiché sto dietro al movimento LGBT praticamente a tempo pieno, non ho il tempo di militare attivamente anche nel movimento dei precari. Ciò non mi impedisce di partecipare agli scioperi, a fare le manifestazioni, oppure a dire la mia attraverso i canali di cui dispongo.

    P.S.: ribadisco quanto detto sopra, il diritto allo “sfogo” rientra in quello di libertà di parola. Cominciamo ad avere rispetto delle opinioni altrui, senza pretendere patenti di rispettabilità legate al proprio modo di vedere vita e militanza politica? Grazie…

  17. Mi sono commosso leggendo questo articolo. Ho venti anni e sto progettando il mio futuro lontano dall’Italia, lontano da questo schifo, insieme alla mia ragazza.
    Mi sono commosso perché capisco quello che lei sta sopportando.
    Mi sono commosso perché anche io farò questa fine se non fuggo subito da questo posto.
    Mi sono commosso perché l’ingiustizia è il motore del nostro Paese, e per avere un posto da insegnante, sia esso di materie scolastiche o di musica, devi stare attento a non pestare i piedi sbagliati, ad avere le giuste amicizie, ad accontentare chi deve essere accontentato.
    Mi sono commosso perché ci vogliono togliera la speranza. Ma soprattutto al dignità.

  18. era solo un apostrofo di troppo e nulla di più, non sono in grado di dire se e come sei in grado di insegnare ma trattandosi di una lettera al ministro dell’istruzione, per evitare di “perdere la cappa per un punto” come capitò a Martino, mi sono permesso di segnalarlo.

    se però, per molti, un apostrofo si può o non si può mettere a propria discrezione, allora la grammatica, la sintassi ed altro saranno interpretabili?

    libere opinioni, non condivise dagli insegnanti di lettere alla scuola media, suppongo.

  19. a me invece pare che puntualizzare quell’apostrofo – quando è evidente che si trattava di una distrazione, visto il resto della lettera, che ad ogni modo il ministro non leggerà mai – fosse indicativo di altro. E questo secondo commento lo dimostra.

    Si è in grado di entrare nel merito della questione, invece di puntare il dito su refusi e sugli attacchi personali?

    Se invece non siete in grado di argomentare, poi va da sé che non è obbligatorio dover dire la propria. Si chiama umiltà.

  20. Crepi! Anche se ripeto, non so se sarà la mia strada, per ora mi sono limitato a qualche corso pomeridiano mentre finisco la magistrale.

  21. Io ho un percorso simile al tuo. Dico simile perché poi ogni esperienza è unica. Rispetto tanto ‘il tuo sfogo’ anche se dire sfogo mi sembra riduttivo. Direi che rispetto la tua testimonianza e la comprendo perfettamente. Ho quasi quarant’anni anch’io. Mi sono rimesso in gioco andandomene. Non è stato facile e non lo è tutt’ora. Posso dirti però che in generale è vero che fuori c’è di più e c’è altro, che ancora non conosci. Ad esempio un Dottorato viene rispettato e considerato per quello che dovrebbe essere (sempre che uno non l’abbia vinto per raccomandazione, ma so che non è il tuo caso). Insomma andare fuori paga. Allo stesso tempo perdi. Perdi amici, fidanzati (è stato il mio caso) e anche fuori in un certo senso devi ricominciare. E’ però un ricominciare diverso, è una nuova sinfonia. No di certo la musichetta all’italiana che tutti conoscono. Trovo ridicole certe affermazioni che ho letto in altri commenti che spostano il problema sul piano della militanza, o sulla mancanza di chiarezza riguardo la propria vita. La vita non è predictable. Cerchiamo sempre di procedere per approssimazioni per cortesia. Credo anche, che essendo talmente pieno di ‘energia buona’, riesci a mettere l’amore perfino in una professione che magari non hai scelto, e che ti è capitata. Prova ne sono i ‘cori da stadio’. Infine ho imparato a mie spese a diffidare degli insegnanti per vocazione, che somigliano un po’ troppo ai preti e più che promuovere le individualità degli studenti, promuovono se stessi e la propria visione della vita.
    Dimenticavo: io insegno all’estero, e la considero una fase della vita che mi sta insegnando tanto.
    Sarò che non ho una vocazione.
    Elfo ti auguro tanta tanta fortuna e tante tante cose belle… :)

  22. Quello che ho commentato è solo un articolo dai contenuti indegni. Non starò qui a difendermi da chi le prova tutte e poi si butta sull’insegnamento per non rimanere disoccupato. I miei allievi, si tranquillizzi, sanno bene che solo l’esempio può essere una buona scuola e spero tanto che nessuno abbia voglia di seguire il suo. Per quanto riguarda poi le mie capacità di comprensione, non vorrei stupirla ma io un concorso l’ho già vinto. La ringrazio solo di avermi dato, ancora una volta, la soddisfazione di dirle che è ora di finirla con questa storia dell’insegnamento come ripiego per “falliti”. Rinnovo gli auguri.

  23. Se dovessi utilizzare i suoi criteri di valutazione dovrei allora farle notare l’evidenza che il concorso poteva vincerlo davvero chiunque. Per fortuna siamo diversi. Di quella differenza data dal discrimine tra l’argomentazione e l’inutile e un po’ patetico – mi permetta – protagonismo, condito da insulti, di chi non ha capito, non dico il senso, ma almeno il significato letterale delle mie parole.

    Mi stia bene.

  24. Salve,
    Io non la conosco personalmente, e, anche se non rappresento la società, ci tenevo a dirle che per me lei non è affatto uno sfigato. Lasciando perdere tristi individui come Michelle Martone (quell’uomo per me è lo spot della pubblicità “Ti piace vincere facile”). Credo che sia giusto che lei provi all’estero, perché se rimanesse qui, finirebbe col detestare quello che fa. E dubito che fallisca perché sia dai post che scrive, sia da quello che ha esposto in questo ( a proposito, profonda stima per Dialettologia e Filologia moderna) lei è una persona che vale, non moralmente perché non posso dirlo, ma qualitativamente.
    La Gelmini è stata solo un burattino nelle mani di qualcuno, e questo Profumo rappresenta, all’interno del periodo politico “Cinquanta sbavature di sobrietà di M.Monti” l’apatia, l’oscurità sia intellettuale che formativa. Lui è proprio l’esempio di noncuranza.
    Troppe parole si sono sprecate per dire che non è questa la strada da seguire, non si può tagliare e basta blablabla, dialogo tra le parti blablabla, meritocrazia blablabla; cominciando dalla qualifica dei ministri in questi ultimi anni ( Gelmini giurisprudenza, Moratti scienze politiche e Profumo non lo so e non lo voglio sapere. Ometto volutamente l’articolo altrimenti potrei farle passare dei guai con pseudo-fantasmagorici-articoli determinativi sessualmente discriminanti, Fornero docet).
    Spero sinceramente che riesca ad avere fortuna ( In Italia o all’estero). Lo so che sono solo parole e che con queste non ci paga l’affitto, però sa, magari dette da una persona che non la conosce dal vivo e che ha un’idea positiva di lei, possono far piacere.

  25. #Partidilui: grazie mille… (io non so se sono un fallito, lo scoprirò quando, voltandomi indietro, scoprirò di aver fatto le cose più importanti per cui credevo valesse la pena di lottare).

  26. Sì, avevo pensato di fuggire anche io molte volte, ma rimarrò qui solo per motivi amorosi..
    per quanto riguarda chi critica il parlare di insegnamento come di un ripiego, beh, lo è se non è ciò che si sognava di fare. E’ importante sia essere insegnanti di scuole medie, che di scuole superiori, materne, asilo e chi ne ha più ne metta. Ma è importante anche la ricerca universitaria. Se questo Paese porta i propri giovani a rinunciare in massa alle proprie sacrosante ambizioni, per non parlare del diritto ad avere una vita dignitosa, una famiglia, una casa propria, e a sbattere a destra e a manca per stipendi non consoni alla professione che si esercita, beh, che si fotta. Come ha fottuto noi trentenni.

  27. io penso che ogni scelta sia degna di rispetto. E anche ogni ripensamento. Ho provato sempre a fare ciò che amavo fare, insegnamento incluso. Poi mi hanno tolto prima i miei sogni, poi il gusto di insegnare. Adesso voglio pensare a me stesso. Credo sia corretto e onesto. Come è rispettabile, d’altronde la scelta di chi rimane. Anche per amore.

  28. Ho condiviso, come molti,la tua lettera perchè sono convinta che esprima il comune pensiero di noi tutti docenti precari….

  29. Condivido quello che scrivi e ti capisco dato che anche io sono un’insegnante precaria che vorrebbe scappare da questa desolazione lavorativa.

  30. Grazie per le tue parole. Anche io sto partendo, ho qualche anno di meno e un concorso vinto (che però, con la crisi, hanno tagliato i soldi e quindi saremo la prima graduatoria a non essere chiamata).

    Quando mi sentirò in difficoltà, mi rileggerò questa tua frase “Ma se farò una fine misera, sarà perché ho inseguito un sogno e ho obbedito alle ragioni della mia dignità.”

    Grazie davvero

  31. Patetico e tronfio di protagonismo è solo quello che lei spaccia come verità assoluta. In quanto ai criteri di valutazione, ho capito anche fin troppo bene fin dove si spinge la sua sete di rivalsa. Se vuole partire per l’estero, si accomodi. In Italia faremo a meno di persone così spregiudicate ed arriviste.

  32. In bocca al lupo, Elfo!
    Come cittadina italiana in realtà mi dispiace molto che vadano fuori da questo Paese persone intelligenti, preparate e motivate come te. Non ho figli ma la decadenza della scuola pubblica italiana è davvero – tra i tanti declini – quello che mi angoscia e mi indigna di più.
    Ma è giusto: pensa al tuo futuro, pensa alla tua vita.
    Per consolarti, nei momenti più duri, pensa che magari saresti potuto finire ad insegnare nello stesso istituto della trinità lì sopra, Giuseppe Francesco Simone: deve essere un vero spasso averlo come collega! :-)

  33. Anch’io sono più o meno nella tua stessa situazione: emigrata da Napoli a Modena all’età di 24 anni per fare quello che ho sempre voluto fare nella vita, cioè l’insegnante.Ho fatto 2 anni di Ssis e per potermi pagare l’affitto più il costo della Ssis lavoravo part time in un’azienda privata come centralinista. Alla fine della Ssis ho cominciato a lavorare finalmente nella scuola, elemosinando qualche ora anche lontano da casa. Poi è arrivata la Gelmini che a poco a poco ha infranto il mio sogno; Profumo ha dato il colpo di grazia.
    Adesso ho 34 anni ed ho una bambina di 3 anni.
    Ho fatto tantissimi sacrifici per comprare una piccola casa a Modena e adesso mi dicono di nuovo di rimettermi in gioco? Ma perchè? Cosa devo ancora dimostrare? Sono davvero stanca!!!

  34. #G.F. Simone: questa è la mia verità, non La Verità. Quella la lascio a persone come lei. Fosse non altro perché ha scoperto il mio piano di conquistare il mondo e adesso dovrò cambiare strategia e ciò richiede impegno. Converrà.

  35. ciao elfo,
    E’ veramente un peccato che persone come te e Giovy (e motli altri!) non possano avere un pò di stabilità.

    proprio come Camilleri ..mi dispiace pensare che il posto che in molti lasceranno andandosene verrà occupato proprio da quello per cui stanno scappando.
    Sarebbe bello che la tua lettera diventasse un punto di riferimento (un pò come fece la Marzano con la sua lettera a Repubblica “se non ora quando” che divenne scintilla di un movimento); sarebbe interessante invogliasse ad un massiccio boicottaggio rispetto ai test del TFA in quanto non si sta rivelando una risposta adeguata.
    Devo essere franca però: io parlo perché non ho più nulla da perdere (sono in III fascia da anni e non ho superato il test del TFA; l’ho provato fiaccamente e scetticamente, non potevo sperare di superarlo). Io appartengo al precariato educativo che è dettato da tutt’altre leggi.
    buona fortuna a tutti

  36. in questo paese non è possibile fare ricerca, mi trovo nella tua stessa situazione, l’anno scorso ho insegnato alle medie e pensare di fare ricerca dopo una mattinata a scuola e magari un collegio docenti o l’ennesimo consiglio è quasi impossibile, non avere ripensamenti. prenditi una bella certificazione in lingua e via… che si privino pure dei migliori insegnanti e che questo paese vada in rovina, l’avranno voluto loro…

  37. Non immagini quanto ti capisca, nonostante io non abbia il tuo curriculum accademico.
    Io il concorso penso di farlo perchè ho imparato che è solo una lotteria e se non compri il biglietto non puoi vincere.
    Nel frattempo ho scritto al presidente Napolitano e al ministro Profumo, ovviamente senza esito :(

    Le scrivo, Presidente, nella speranza di un po’ d’attenzione da parte Sua.

    Ho 2 figlie grandi, la prima ha smesso di studiare ad un passo dal titolo di una triennale e ha smesso anche di cercarsi un lavoro, delusa dal clientelismo e dalle offerte truffaldine. La seconda si è laureata all’estero ed ora è emigrata in Argentina, per gli stessi motivi forse.

    Due reazioni differenti allo stesso stato di cose in Italia.

    Forse perché la loro madre ha lavorato tanto per guadagnarsi un posto di lavoro inutilmente.

    Presi i titoli di studio ho partecipato a tutti i concorsi nella scuola dal 1984 ad oggi. Ottenendo 5 differenti abilitazioni nelle materie artistiche. Ventisei anni di precariato come supplente nella scuola pubblica e vedersi scavalcare da senza titoli, più giovani, ma con santi in paradiso invalicabili.

    Ogni riforma delle regole sono state a sfavore dei precari storici: calcolo dei titoli di servizio, limiti nella somma dei titoli di studio, limiti nella scelta delle sedi, limiti restrittivi nei periodi lavorativi validi per partecipazione a concorsi riservati, riordino dei Licei, accorpamento delle classi di concorso, Siss, TFA e nuovi concorsi che cancellano i vincitori in lista di attesa del posto da anni.

    Mi trovo a 54 anni con nessuna prospettiva davanti. Solo 3 anni fa insegnavo 20 ore nel laboratorio di ceramica del mio Istituto d’arte, dove la richiesta d’iscrizione, era molto alta. Un’arbitraria interpretazione del Riordino da parte del CSA di Roma, in nome dei tagli voluti dalla Gelmini, sta cancellando l’insegnamento di un’arte millenaria e per quest’anno le ore sono diventate 2! In soli 3 anni ridotte di 10 volte per far spazio ai docenti più anziani ma che non hanno più iscritti ai loro corsi. Questa è la meritocrazia?

    Ma la cosa che vorrei segnalarLe è un’altra:

    ho subito molti torti e ho provato a reagire affidandomi alla giustizia, e dopo anni d’attesa ho dovuto constatare come i giudici non guardino neanche le carte processuali, emettendo sentenze prive di fondamento, addirittura in contraddizione con il riconoscimento tardivo dell’istituzione che nel frattempo ha riparato al torto fatto.

    Siamo costretti a pagare avvocati per difenderci dalla macchina fatiscente dello stato e dopo anni di attesa scoprire la beffa dell’inutilità dei tribunali. Ma siamo sempre noi a pagare questi giudici, e loro non aprono neanche tutto il fascicolo, non leggono neanche le pagine fino in fondo, neanche in 6 anni di tempo che si sono presi.

    Possibile che solo chi va in televisione riesce ad ottenere un po’ di giustizia?

    E intanto i nostri giovani scappano all’estero, o gettano la spugna, o cercano metodi spicci per tirare avanti.

    Ho insegnato alle mie figlie a guadagnarsi in modo onesto il futuro, con fatica e nel rispetto delle regole del gioco e mi sento così stupida ora. Perché le regole vengono sempre cambiate nel corso del gioco a favore di qualcun’altro?

    Cordialmente

    Caro Ministro, leggo solo ora i Suoi auguri per le ferie, e colgo l’occasione, se mai questa lettera Le arriverà, per farLe un appello accorato.
    Io non sono in ferie, ma, come tutti i precari, disoccupata dal 30 giugno, con la speranza di poter riprendere a lavorare con l’inizio della scuola. Lo sono, precaria, dal 1986. Nel frattempo ho superato 5 concorsi ordinari e 2 riservati. Le regole del gioco sono state cambiate più volte e sempre a mio sfavore. Tre anni fa avevo una cattedra di 20 ore nella scuola dove sono cresciuta. In soli 3 anni è stata ridotta a 2 ore, grazie all’originale interpretazione del riordino Gelmini che ne ha fatto il C.S.A. di Roma e la dirigente della mia scuola. Unici in tutta Italia a considerare il Design una materia da poter insegnare con uno “qualsiasi” dei 34 titoli che danno accesso alla cattedra di Laboratorio Artistico nei Licei Artistici, senza rendersi conto che i materiali della ceramica sono diversi da quelli dell’oreficeria o del tessuto e via dicendo. Essendo il più anziano di questo calderone un docente di oreficeria che aveva perso ormai quasi tutte le ore, da 3 anni le classi del nuovo ordinamento vengono assegnate a lui, anzichè a rotazione su tutti i laboratori. Con la conseguenza che il laboratorio di ceramica, che andava a gonfie vele, non è stato più assegnatario di classi nuove, e il docente titolare sta perdendo la cattedra, solo perchè più giovane dei colleghi.
    Ed io, precaria da 26 anni, vedo scomparire l’ultima scuola di ceramica della provincia di Roma, e la possibilità di lavorare domani.
    Possibile che il rispetto delle richieste dell’utenza, il merito di chi ha fatto sempre bene il proprio lavoro, e la salvaguardia di un’arte così preziosa e affascinante come la ceramica, debbano perdere qualsiasi valore di fronte alla cieca mannaia che guarda solo a mettere toppe nell’immediato senza considerare i gravi danni nella prospettiva?
    La ringrazio per gli auguri e spero voglia considerare la questione con attenzione.
    Cordiali saluti

  38. ma che lettera meravigliosa Dario. sono commossa e anche furiosa: vedo la mia storia nelle tue parole e la storia di questa Italietta che la nostra generazione ha subito. grazie e in bocca al lupo per la tua vita.

  39. Ciao Dario. Sono anch’io un insegnante precario. Insieme a un mio amico abbiamo dato vita a un sito (www.oradibuco.it) che racconta e accoglie le storie di formazione e passione di noi insegnanti. Ne abbiamo dato comunicazioni agli organi di stampa che potevamo raggiungere e ai coordinamenti dei precari che conosciamo.
    Ho letto quello che hai scritto: mi piacerebbe ospitarlo e pubblicarlo nel nostro sito. Se ti va, puoi inviarlo all’indirizzo mail di oradibuco, vale a dire storie@oradibuco.it?
    Paolo Diliberto

  40. E’ una lettera che ognuno di noi dovrebbe fare sua perchè descrive il dramma di una generazione che non avrà nulla nemmeno lottando e sacrificando gli anni più belli della propria vita.Mi sono commosso perchè è come vivere i sacrifici dei propri figli.Qualche “scienziato della chiacchera” si è preso la briga di sottolineare qualche cazzata grammaticale che nella foga dello scrivere sfugge…sarà qualche figlio della “meritocrazia”…che non ha problemi …perchè a leccare c’è papà.Sono in pensione e nell’arco della mia vito ho assistito a tante ingiustizie ed ho visto tanti cretini ricoprire posti di responsabilità.Per questo motivo mi permetto di suggerire a Dario(ragazzo dal cuore e dai sentimenti nobili)di non fare il gioco dei LADRONI,quelli che “si sistemano” leccando e frodando la società.Parteci al concorso per dimostrare alle persone pulite che solo lottando avremo una società più degna di veder trionfare la capacità e la serietà delle persone.

  41. Leggendoti mi sembrava di rileggere anche la mia storia..ma che la rabbia che mi porto dentro mi impedisce di esternare, o meglio la mia mente anestetizza in qualche cassettino della memoria!
    Che dire…la voglia di fare ricerca mi è passata quando ho capito come funzionava il sistema universitario italiano, a cominciare da una laurea senza lode per non scontentare il Presidente del corso di laurea (eh si,perchè 3 anni di tesi sperimentale non erano sufficienti,compreso di ricerca d’archivio con fonti inedite,rilievo con strumenti del castello, restituzione 3d e render d’insieme, analisi geologica,comparazione con fortilizi e torri limitrofe,mappatura di materiali,degradi e dissesti statici, simulazione di lesioni per cause sismiche, ipotesi di progetto di consolidamento strutturale, diagnosi chimiche dei materiali e ipotesi di cantiere di restauro)..ma almeno ho avuto la soddisfazione di vederla pubblicata grazie al Comune,che ha capito l’entità del lavoro!
    Il dottorato non spettava a me, e non parlo perchè “per alcune volpi l’uva è acerba” come direbbe la “nostra” cantantessa..E poi master, stage, primi lavoretti aggratis,collaborazioni sottopagate,altre specializzazioni,esami di abilitazione ecc…E così ho fatto la valigia per la Spagna, per ricominciare una nuova vita, facendo il mio lavoro (l’architetto specializzato in restauro) e offrendo la mia professionaltà con adeguata stima dignità e ricompensa..purtroppo tutto ciò è durato pochi mesi poichè la crisi ha messo ko le imprese e ho deciso di rientrare in Italia..e così SSis per cambiare rotta ma rimanere sempre nell’ambito scolastico,per ben 3 anni (compreso Sos), e poi valigia per il Nord..e inizio del “calvario”-totoscommesse x le supplenze..
    e adesso mi ritrovo a progettare “il restauro della didattica” come ho ribattezzato il mio ruolo di insegnante di sostegno, nel senso di individuare dei programmi ad hoc x i ragazzi che seguo!
    Mi ha incuriosito il tema delle tue prossime pubblicazioni,spero che da fan di Carmen Consoli potrai segnalarmi dove reperire i tuoi contributi!!:)
    In bocca al lupo x la tua carriera..e chissà che non ci ritroviamo all’estero..l’Italia sta ricominciando a starmi stretta!!
    Amunì!!;)

  42. Devo dire che gli interventi sulla lettera di Dario sono molto deludenti, leggendoli si comprende facilmente come mai l’Italia sia così in decadenza. Premetto che comprendo la scelta di vita di Dario e spero che trovi la sua realizzazione all’estero, ammetto però di essere stupito: qualche anno fa leggevo Dario sul forum di Dilucide e lo ricordo molto attivo nella difesa dei diritti civili, adesso lo trovo rassegnato sulla possibilità di un effettivo cambiamento. Il resto dei commenti è un disastro, rabbia ed indignazione che non riescono a diventare un fatto collettivo, ma restano confinati in una dimensione privata, tra pacche sulle spalle, solidarietà e letterine al ministro che non verranno mai lette. Devo dire che in Spagna ed in Grecia sono anni luce davanti a noi, lì ci sono proteste di massa, qui solo solidarietà vituale del tutto inutile…

  43. …ho riletto me stessa in queste parole, la fatica di trovarsi sempre al punto di partenza e la consapevolezza di ripiombare in basso…Quando, invece di andare avanti, con l’avanzare del punteggio, avanza solo la consapevolezza dell’inarrivabilità, tutto diventa un peso gravoso…anche ciò che più ti piace, perchè sai di essere un tappabuchi, l’ultimo arrivato, quello che non sceglie mai nulla, ma firma ogni anno in ritardo i propri desiderata. … Derubata, come hai detto, dei miei sacrifici, delle mie speranze, del mio tempo…costretta a procrastinare o a trovare il coraggio di mandare tutto in aria per ricominciare, nell’ennesimo altrove… nuove conoscenze, nuovi riferimenti, nuove illusioni, stesse abitudin,i quelle di una vita trascorsa ad aspettare quel posto che non arriverà, quella casa che non sarà mai tua, quel calore che continua a disperdersi lasciando spazio alla solitudine che solo chi è lontano dalla propria terra può provare…Quanti anni sono passati così? Tanti, troppi…quanti ancora ne passeranno? Tutti quelli che varie scelte, casualmente sbagliate, determineranno. Espropriati di un’esistenza che non avremmo mai potuto immaginare tanto sterile, forse meriteremmo di coltivare l’idea di arrenderci alla cruda realtà per abbracciare un altro personale sogno…forse, invece, come dice A. Magenta, non affrontare questa sfida (il concorso) contro la corruzione e il clientelismo non ci permetterebbe di schiaffeggiare questo sistema incancrenito che boccerà i figli di nessuno, promuoverà i meglio equipaggiati, risparmierà pochi altri solo per difendere la facciata… In entrambi in casi saremmo di frontre non alla scelta di un perdente, ma a quella di chi continua a guardare dritto in faccia alla realtà o con gli occhi di chi ricomincia, cavalcando un sogno, o con quelli di chi sfida e combatte con dignità!

  44. Ho letto questa lettera e riflette in pieno tutta la frustrazione che provo da precario della scuola da 6 anni ( a cui aggiungo altri due anni vissuti all’interno di un’azienda). Avevo riposto fiducia nei TFA e nel concorso, con la speranza che dopo qualche anno di sacrifici, potessi conseguire un’abilitazione e finalmente il tanto agognato posto, e vorrei sottolineare io aspiro al posto fisso, come quello che ha il ministro, e milioni di persone in questo paese pronti a sindacare sugli statali e sugli insegnanti, a lamentarsi, senza conoscere o sforzarsi di comprendere la sofferenza di coloro che da anni sgomitano per un pugno di ore di supplenza. Perchè io penso che dopo anni di esperienza, sacrifici, tirocinii fatti sul campo sia legittimo e doveroso aspirare ad una maggiore stabilità del proprio posto di lavoro. Non voglioe ssere un precario a vita! La precarietà mi sta uccidendo!!! Cambiare ogni anno scuola, alunni, colleghi, vivere il mese di settembre nell’agonia più assoluta di una chiamata, riuscire ad incastrare le ore proposte (l’anno scorso sono riuscito ad ottenere 16 ore su 3 scuole differenti, 1200 euro al mese per andare su e giù per Milano) a 36 anni sta diventando uno stillicidio. Io sono un ingegnere, vittima del sistema dei contratti a tempo determinato, ho già cambiato 3 città, da Napoli mi sono trasferito a Torino e da Torino a Milano, non amo insegnare, anzi ho iniziato ad odiare l’insegnamento, insegno perchè non si trova altro in giro, farei di tutto pur di cambiare lavoro e fare ciò per cui ho studiato. Ma certi mal di pancia te li fai passare quando i ragazzi alla fine dell’anno ti applaudono, quando ti incontano per strada e ti chiedono perchè non sei più nella loro scuola, quando agli incontri coi genitori guarda caso la ressa si fa intorno a me e non intorno ai colleghi di ruolo che hanno 30 anni più di me, Ma dopo aver provato sulla mia pelle la durissima selezione dei TFA, una selezione con un test prelimiare che nulla ha a che vedere con le competenze e la preparazione di un docente, uno scritto di livello universitario su un programma vastissimo che mi ha tenuto impegnato tutta l’estate la disillusione è diventata totale. Cosa devo dimostrare ancora io dopo 6 anni di insegnamento? E’ come se mi avessero dato la patente per 6 anni, dopo aver bocciato, promosso, rimandato e poi ti venissero a dire “ci scusi adesso lei ci deve dimostrare di saper guidare”, si ma come? Con i test prelimiari di comprensione del testo? Con domande che esulano completamente dai programmi che si svolgono in classe? Io sono abituato a studiare (dopo 30 esami fatti all’università) ma non sono disposto ad essere preso in giro. Ma la presa in giro finale si conclude con il concorso nazionale, concorso che prevede per la mia classe la miseria di 8 posti in tutta la Lombardia diluiti in 3 anni quindi 2 assunzioni all’anno. Quiz di logica, di una lingua comunitaria, di informatica…Innanzitutto chiedere ad un ingegnere di fare dei quiz di logica vabbè passi pure, poi dovrei domostrare di conocere l’inglese, poi di conoscere dei fondamenti di informatica ma io all’università ho superato un esame del biennio che si chiamava proprio fondamenti di informatica. Tutto questo dimostra che i nostri titoli vengono considerati carta straccia,, non valgono nulla per questi signori al governo, e soprattutto vorrei capire quante di queste nozioni che ci obbligano a conoscere sono note ai docenti di ruolo!!! Vorrei far fare un test di inglese ai miei colleghi di ruolo. 3 anni fa durante gli esami di stato in cui ero commissario interno la presidente della commissione( una professoressa di italano) rivolgendosi a me e ad un collega esordì “signori al computer scriverete voi perchè io non so nemmeno cosa sia un muose”. Ecco questa è la situazione. Ci stanno distruggendo l’anima per un posto a 1300 euro al mese, a superare prove durissime quando in passato il percorso era molto più semplice. Nessuno vuole tirarsi indietro dalle selezioni ma che siano coerenti. Il concorso è inutile, è una farsa, se volete assumere ci sono già le graduatorie. Esauritele!!! Concedete l’abilitazione a chi da anni insegna nelle scuole! Io non ce la faccio più e spero di uscirne il più presto possibile da questo sistema maledetto che è diventato la scuola italiana.

  45. è giusto non fare il concorso….abbiamo già fatto un esame di stato….e come fare un concorso tra i vincitori di concorso….il prossimo ministro ci farà fare il concorso dei vincitori del concorso del ministro profumo…e così via per ogni ministro che arriva….quelli che hanno vinto l concorso del 90 stanno ancora aspettando, che ne facciamo li buttiamo?

  46. i commenti a questa lettera sono tantissimi e non sono riuscita a leggerli tutti con l’attenzione che meritano, però posso solo dire per una storia simile a Dario anche peggiore perchè ho fatto la schiavetta per anni dopo un dottorato e qualche pubblicazione e probabilmente non vedrò riconosciuti alcuni passaggi del mio curriculum perchè nell’una o l’altra istituzione non li riconoscono, eppure vedo questo concorso come un’opportunità che non posso perdere. Non mi va di fare l’emigrata forzata anche se sicuramente sarei gratificata all’Estero per meritocrazia, ma poi tra qualche anno mi ritroverei a soffrire la mancanza della mia terra, come succede tra le mie conoscenze che hanno trovato lavoro fuori. Tuttavia non è escluso che alle soglie dei 40 anni decida di andarmene perchè qui non cè lavoro e neanche civiltà.
    Ma non me la sento neanche di dare addosso al Ministro che alla fine sta tentando con questo Governo di creare una sistematizzazione di quell’occupazione che da anni è bloccata e l’insegnamento è stato sempre in coda. Sinceramente con tutta la crisi che c’è anche all’Estero do più credito a gente che ha una competenza ed una preparazione che non a persone che hanno preso solo il voto di fiducia. Con tutta il significato della democrazia credo che come tanti posti pubblici si superano attraverso dure prove concorsuali così chi ci amministra dovrebbe sudare u po’ prima di gestire il bene pubblico.
    Detto ciò e contenta di poter scambiare opinioni e sentimenti di delusione ed amarezza, invito tutti, me compresa, a vivere la vita nel migliore dei modi perchè nessuno potrà restituirci il tempo passato nella negatività..la felicità è adesso…
    Un caro augurio e saluto a tutti

  47. Capisco la tua amarezza e quella di altri precari della scuola, ma era giusto che dopo tredici anni venisse fatto un concorso per la scuola, io ho perso per poco quello del 99 essendomi laureata subito dopo. In questi anni ho fatto altre cose tra cui anche ricerca all’università,ho preso dottorato, specializzazione e da 5 anni lavoro nel settore privato, sempre con tanti sacrifici come voi precari. Ma permetti che anche le persone come me abbiano il diritto di fare il concorso per ritagliarsi un’altra possibilità lavorativa? Nel privato la vita lavorativa è molto più dura che nella scuola, ed io sono contenta di avere questa opportunità e trovo giusto che tanti come me l’abbiamo. Secondo me la vera truffa è che non si doveva arrivare ad avere così tanti precari della scuola, avrebbero dovuto fare sempre concorsi senza creare le scuole di abilitazione che hanno incrementato il numero di precari…. Io penso che sicuramente il problema dei precari va affrontato, ma è anche giusto dare una svolta a questo sistema che ha creato tanti precari. In bocca al lupo.

  48. Caro Dario, mi rispecchio in pieno in ogni tuo concetto. Tu hai dovuto ripiegare a questa scelta a 35 anni, io a 41 anni. Oggi a 42, lontana dalla mia terra, dalla mia casa, dalla mia famiglia e dai miei affetti, mi sento più che mai derubata della mia vita. Ho superato il concorso del ’99, con i sacrifici miei e della mia famiglia, senza alcun aiuto da parte di nessuno, dopo aver studiato da sola in quanto non avevo la possibilità economica di pagare docenti per farmi preparare. Risultato: ho avuto l’abilitazione, ma non sono mai stata chiamata dalla graduatoria di quel concorso e, dopo due anni di totale disoccupazione in Sicilia, lo scorso anno ho dovuto affrontare la difficile e drammatica scelta di trasferirmi a Roma. Drammatica perché ho marito e figlia piccola rimasti a casa, mentre io devo vivere qui da sola per un “pezzo di pane” privando i miei affetti della mia presenza in qualità di moglie, madre e figlia. Drammatica perché ogni anno vivi con il terrore che non sarai chiamata, drammatica perché non sai dove sarai sballottata e ogni anno devi ricominciare da zero: casa, scuola, alunni, amici. Vivo di quello stipendio che basta solo a pagare le spese e i biglietti bus/treno/aereo per andare a trovare i miei cari almeno ogni volta che posso. Ci hanno tolto i nostri sogni, ci hanno defraudato delle nostre vite. Questo concorso accentua la sofferenza morale e psicologica: solo 22 posti in Sicilia e 19 nel Lazio per la mia classe di concorso! Oggi mi pento più che mai di non essermene andata via dall’Italia quando ero in più giovane età, quando ho cominciato a costruire il mio progetto di vita. Per questo ti faccio i miei migliori auguri di un florido e appagante futuro per la tua vita all’estero dove sono più che certa, riceverai le soddisfazioni che tu e ogni altro essere umano merita.
    “Bisogna vivere bene, non per il lavoro, ma grazie al lavoro”. Condivido in pieno!!
    Auguri, Anna

  49. Caro Dario, ho una storia incredibilmente simile alla tua ma con un percorso formativo differente, una laurea in Fisica, che speravo di usare per altri fini, e tutto l’iter di Ssis, master, perfezionamenti e quant’altro come te e molti, troppi altri. Condivido tutto, mi rifiuto di farmi prendere ancora in giro e di fare sacrifici per questo stato-repubblica delle banane (e delle Minetti e dei Fiorito!), neanche io farò il concorso per le stesse tue ragioni. Sarà quello che deve essere, ti abbraccio idealmente, Anna Maria, Palermo.

  50. Ecco, da dottorando leggo queste righe e mi chiedo cosa diavolo sto facendo, poi penso a lei e ai suoi sacrifici, alla voglia di andare avanti, di ricominciare sempre e comunque..e non mi sento più solo, e decido di andare avanti. Fino a che punto non lo so, fino a che prezzo non lo so.
    Spero ogni bene per lei, come per tutti gli altri nelle sue stesse condizioni.

  51. Non lo fare. Ti capitasse di vincerlo faresti un lavoro che non ti piace. Insegnare per me non è una missione, è un lavoro che mi piace nonostante tutte le difficoltà. Sarà che insegno alla primaria, ma la parola “retrocessione” proprio non la capisco.

  52. Splendida riflessione. la leggo per caso per un link su facebook ma per ora è argomento quotidiano di dialogo con mia moglie, che si trova in una situazione simile alla tua, senza avere tuttavia quella libertà di scelta “geografica”, essendo noi ormai una famiglia radicata a palermo e con due figli. Avresti dovuto aggiungere degli scandalosissimi “master” forcom e simili, sui quali sarebbe bene si aprisse un’inchiesta. In più, mia moglie si chiede perché partecipare ad un concorso per 6 posti (A051 mi pare, i tal. e lat. nei licei), quando ci sono molti colleghi di ruolo “perdenti posto”. Dove sono queste cattedre, che tra l’altro verranno assegnate via concorso solo per il 50%.

    un caro saluto e in bocca al lupo

    armando plaia

  53. Condivido quello che scrivi, capisco la tua amarezza, chi lavora nella squola (ormai io la chiamo così) è saturo di queste provocazioni e dell’ ignorante arroganza dei vari ministri della ormai collaudata pubblica distruzione. Io il concorso lo avrei fatto ma non posso perchè ho un contratto a tempo indeterminato nella primaria, anche se sono laureata e questo lavoro di quindici anni me lo sono dovuta inventare dato che erano altri i miei studi e competenze. Quindi non potro’ abilitarmi, poi tanto le cattedre non ci sono… e continuiamo a dire che lo stato preferisce pagare meno i precari che assumere titolari di ruolo, da me siamo sotto organico e non si ha la minima intenzione di far passare di ruolo qualcuno che permetterebbe alla scuola( ops volevo dire squola mi è scappata la vena idealista) di funzionare meglio e smettere così di farci pagare il ‘caos’ sulla nostra pelle, di ormai quasi schiavi che fanno volontariato e vengono continuamente vampirizzati da troppe criticità…

  54. mmmmm … come non condividere e come non suggerirti, così come molti qui prima di me, che c’è di peggio! Prova a venire su Facebook nel gruppo Insegnare all’Estero e ne scoprirari di cose che voi umani …

  55. Grazie per aver scritto questa tua bellissima lettera che esprime l’amarezza ed il rammarico di tutti noi precari. Non ho tutti i titoli che tu possiedi ma ho fatto anche io il mio percorso, le mie rinunce ed i miei sacrifici,così come tutti. Dopo sei anni trascorsi ad insegnare nel paritario pagata sei euro l’ora e tormentata dalla frase “il diploma me lo dovete dare perchè pago” ed altri sei anni dedicati alla scuola pubblica, dopo aver fatto un concorso pubblico, tanti corsi di perfezionamento e master, sono stanca. Stanca di essere sfruttata, umiliata, presa in giro dal primo ministro che si sveglia e detta regole che dimostrano soltanto la sua estraneità alla scuola e la sua devozione a mantenere i privilegi che non si è sudato ma che gli sono stati serviti su un piatto d’argento da un paese che giorno dopo giorno somiglia sempre più al paese di Pulcinella. Ho capito che non devo fare e non farò il concorso per un unico motivo: nella vita ho fatto rinunce e perso occasioni ma non ho mai permesso a nessuno di ledere la mia dignità. Caro ministro non inizierò certo a 40 anni a cambiare i miei ideali ed i miei valori. Può togliermi il lavoro ma io e molti miei colleghi non le permetteremo sicuramente di toglierci la serenità e la dignità che nasce proprio dai sacrifici e dall’amore che giorno dopo giorno dimostriamo per il nostro lavoro.

  56. tralascio ogni commento sullo sfogo per dire che ne il ministro ne altri leggeranno la lettera e se mai la leggessero …chi se ne frega, uno dei tanti frustarti e cmq l’accordo con i sindacati c’è e quindi tanto basta.

  57. Il Tuo intervento riproduce quasi esattamente il mio percorso (inclusa la supplenza al “Keplero”! Chissà se ci siamo incontrati mai, sia pure di sfuggita?) L’unica differenza è che io all’estero ci ho lavorato e punto a ritornarci, ma chissà quando. Che aggiungere? Il tuo post è il piú condivisibile che ho letto sinora, forse perché non fa ironie, non grida, ma racconta con pacata obbiettività.

    Marcello Nobili
    Roma

  58. Carissimo Elfo, io spero che questa tua lettera, come tante altre, siano arrivate al Ministro che ovviamente le userà nel suo bel bagno dorato però almeno spero che si faccia un esame di coscienza!!! condivido tutto, i percorsi sono più o meno simili… hai scritto ‘retrocessione’ alle medie… ovviamente occorre ringraziare perchè è sempre un lavoro dignitoso e all’interno della scuola, però è vero che a volte viene da piangere perchè dopo anni di studio e sacrifici finisci per fare (a causa di un sistema che non funziona o di opportunità che ci siamo fatti scappare) cose diverse da ciò che avevi sognato. Io per es. sono passata dall’insegnamento al privato alle superiori a lavorare nelle segreterie scolastiche perchè non abilitata all’insegnamento… un lavoro che prima si poteva fare anche solo con la terza media poi col diploma, ma che ho studiato a fare? perchè ho perso così tanti anni sui libri? a volte ci sto male altre dico ‘meno male che ho un lavoro, anche se a tempo determinato’!!! ho provato il Tfa, soldi buttati… e il motivo si sa già… e quindi magari prenderò la seconda laurea per insegnare alla primaria, altro che retrocessione, ma ho sbagliato a non prenderla 15 anni fa… sono stata sempre portata coi bimbi e quindi è giunta l’ora di rimettermi sui libri (anche se si continua sempre ad aggiornarsi o frequentare corsi) a 35 anni con un marito, un lavoro, una casa a cui badare e chissà anche dei figli che arriverannno! ci credo e mi rimetto in gioco… è certo che la scuola che mi raccontava mia madre, ex insegnante, quel mondo incantato e fatato non esiste ormai da molti anni… quindi anche i loro sogni si sono infranti assieme ai nostri fallimenti!!!
    come te molte amiche hanno deciso di non provare il concorso… sono scelte personali! Orizzontescuola sta indicendo un ricorso per poter ammettere tutti i laureati e non solo quelli che ha incluso il Ministro, ma non tutte le Regioni partecipano e quindi occorre pensarci per bene!!!
    In bocca al lupo a tutti

  59. Ho letto il tuo post con molta attenzione e un fastidio crescente ad ogni parola. Fastidio perché le tue parole partono da meri preconcetti: in primis nei confronti del tuo stesso lavoro, un mero ripiego, un tunnel in cui ti sei tuffato, sono le tue considerazioni, perché non sei riuscito a fare altro. Nulla di male, è la storia di molti di noi insegnanti, me in primis, archeologo una volta e ora docente di lettere. Ma questo lavoro ha una sua dignità ontologica che non viene né dall’essere un mestiere intellettuale né da quello che il tuo “pubblico” da stadio ne pensa. Ed è imbarazzante quanto poco tu apprezzi il tuo mestiere, cosa che si evince quando parli di retrocessione nell’andare ad insegnare alle medie. Francamente conosco decine di docenti delle medie che potrebbero tranquillamente ridicolizzare questa tua affermazione, anche senza la collezione di titoli di cui ti fai fregio.
    Il tuo post è avvilente anche perché nasce dalla disinformazione di chi, “persa l’aura”, strepita e scalpita per il giocattolo che gli hanno rotto. Il concorso è previsto dalla legge, così come il doppio canale, non è di certo un’invenzione del ministro Profumo. Parlare di concorso-truffa è demistificare la realtà e dimostrazione d’ignoranza, nel senso letterale della parola. Così come è fare disinformazione l’affermare che la SSIS abbia validità concorsuale: la SSIS, così come qualsiasi scuola di specializzazione, ha validità concorsuale nel suo test d’ingresso, non nel suo titolo d’uscita.
    È poi veramente avvilente pensare che, al contrario delle altre categorie sociali, una volta acquisito un titolo, non si debba più essere valutati, si possa vivere di rendita: quello che ti auguri è quello di cui ci si lamenta ogni giorno nelle aule delle facoltà, lì dove i baroni, presa una cattedra, si possono permetterE il lusso di non aggoirnarsi più e di non pubblicare ricerche.
    Prova a chiedere ad un avvocato o ad un medico (e quindi parliamo di altre professioni intellettuali, cosicché non ci si possa neanche appigliare a scuse): i loro concorsi hanno validità triennali e per potervi accedere nella gran parte dei casi si deve conseguire una specializzazione anche più lunga e costosa della nostra (e l’aver poi speso denaro per studiare non è certo un titolo di merito che valga un lavoro, se no il lavoro dovrebbe spettare solo ai ricchi).
    Non hai più voglia o tempo per studiare? Bene, mi togli una curiosità? Cosa spieghi in classe? O spieghi le lezioni che ti hanno insegnato i tuoi insegnanti del liceo, con le stesse metodologie, pensando che il mondo e la ricerca non abbiano fatto passi avanti?
    Post come questo servono solamente ad allontanare e altre categorie sociali dalle ragioni della lotta al precariato nella scuola, e non è certo millantando diritti acquisiti che alla prova dei fatti non esistono che ci si guadagna credito nell’opinione pubblica. È comodo pretendere che il Ministero ripristini la legalità dei contratti a tempo determinato, pretendendo poi che si rimanga nella condizione d’illegalità, nell’assenza dei concorsi pubblici.

    Ps.
    Apostrofare coloro che vogliono fare il concorso come meri figli di papà è il tocco di classe di questo post.

    Da un precario della scuola che ha girato tre città prima di trovarne una in cui riesce a lavorare con continuità e che prima aveva visto il precariato vero dei contratti a progetto dei call center anziché permettersi il lusso di fare “l’assistente” all’università.

  60. Egregio Cuffari, comincio dalla fine: i figli di papà a cui alludo in un commento precedente e non nel post, è riferito a politici specifici dai cognomi famosi e che, ingrassati dagli stipendi parlamentari, nulla sanno delle reali esigenze del mondo della scuola.

    Fatta questa doverosa premessa – in nome dell’onestà intellettuale che lei pretende dagli altri – le faccio notare che lo Stato, insolvente con la legge che ha creato, ne ha fatta un’altra che prevedeva le SSIS per non emanare altri concorsi. Lo scopo era quello di creare nuovo reclutamento e di assorbire, tramite graduatorie permanenti, poi divenute ad esaurimento, la massa dei precari. Proprio Fioroni si stava apprestando, se ben ricordo, a una maxi assunzione di 150.000 precari. Dov’erano Profumo, Bachelet e lei a quel tempo? Avete agitato, forse, lo spettro dell’illegalità della scelta?

    Il concorso è una truffa per le ragioni che ho scritto e specificato. Gliele spiego meglio: si prevedeva una certa normativa, praticamente mai attuata. Ne è stata fatta un’altra, che, sostituendosi alla prima, ha creato precariato. Si è, quindi, abolita quest’ultima per tornare alla vecchia normativa, azzerando di fatto anni di sacrifici e soldi spesi. Per altro, so benissimo che i soldi non fanno i diritti, ma proprio per questo, proprio perché molta gente ha fatto enormi sacrifici, azzerare quanto di buono c’era nelle SSIS è una razzia a discapito di chi, seguendo le regole dello Stato – insolvente, ricordiamolo – si è sacrificato sul piano personale, umano ed economico.

    Riguardo al resto del suo delirante – e mi permetta, molto in mala fede – commento, io non sto dando dei giudizi di valore al mestiere di insegnante, che per altro ho scelto consapevolmente. Sto solo dicendo che a un progetto consapevole si è contrapposto un altro, a causa di tagli e di politiche vergognose, che mi hanno portato a dover fare tutt’altro rispetto a quello che avevo programmato.

    È una colpa, forse, sperare che i propri sogni si realizzino?
    È un crimine lamentarsi dello stato delle cose?

    Non ho mai pensato al lavoro nella scuola media come una professione di serie B. Ho solo detto altro: e cioè, che A ME quel lavoro non piace. E tra un sogno grandioso, per cui mi sento, tutt’ora, pienamente portato – la ricerca – e un altro, un po’ più piccolo, ma che avevo comunque scelto – il liceo – essere sballottato in una situazione che non mi piace lo vedo come una retrocessione a livello personale.

    È così insostenibile, per lei, che una persona abbia un’altra visione della vita rispetto la sua?

    Ho giusto premesso questo: il lavoro alla scuola media è importante, anzi è addirittura più duro rispetto ad altri, nel mondo scolastico. Ma non è il mio e non mi fa felice. Credo di avere diritto a lamentarmene e a fare in modo che le cose cambino, per quello che mi riguarda. Si chiama diritto all’autodeterminazione. Sa cosa significa?

    Sul valore concorsuale: ho fatto, appunto, un concorso che prevedeva, contrariamente ai concorsi previsti dalla legge mai applicata, esami in itinere e un esame di stato finale. Credo di aver superato più prove e di avere titoli a sufficienza per poter insegnare nelle classi per cui mi sono formato.

    Nulla, infine, contro le progressioni di carriera e l’aggiornamento. Ma non credo che negli altri settori, per altro pagati meglio rispetto al lavoro dell’insegnante, si rimetta in discussione la capacità di un medico di saper operare o di un giudice di conoscere la Costituzione e la legge.

    Io credo, e concludo, che bisognerebbe avere maggior rispetto per la vita degli altri, anche quando i pensieri espressi dagli altri non ci piacciono. È una questione di democrazia e di rispetto. Che lei bolla col nome di “fastidio”.

    P.S.: non vorrei farglielo notare, ma a parte lei a pochissimi altri, questo concorso non sta bene. Io ho scelto, dunque, di non farlo. Perché il mio diritto alla libertà dà così fastidio? Comincerei a interrogarmi, fossi in lei. Chissà, magari scopre qualcosa di nuovo su se stesso.

  61. PER TUTTI/E: non ho il tempo materiale di rispondere a tutte le persone che in questi giorni mi stanno scrivendo qui, tra i commenti, e in privato, su FB. Vorrei solo dirvi che vi ringrazio per la stima e la solidarietà e auguro a tutti/e di veder realizzare i propri progetti di vita, concorso incluso. Come ribadito altre volte, sulla scia di commenti rancorosi che sfuggono ad ogni tentativo di catalogazione logica, credo che dietro ogni scelta di vita ci sia solo lo spazio per il rispetto dei percorsi intrapresi e, eventualmente, per la loro riconsiderazione.

  62. Per bloccare il concorso l’unica possibilità rimasta è fare ricorso. Per quanto riguarda il ricorso con l’Avvocato Nobile chi è di Roma deve presentarsi nei giorni 6 e 7 ottobre (sabato dalle 16,30 alle 19,30 e domenica dalle 10 alle 13-da confermare) presso la Sala Rossa del X Municipio di Roma al 4° piano, (fermata metro A subaugusta in zona cinecittà-il municipio è proprio di fronte) munito di : 1) fotocopia del documento 2) stampa della schermata con posizione in graduatoria 3) contratto dell’anno in corso. Il costo è di 50 euro a ricorrente (calcolati per un minimo di 100 persone).
    Chi non è di Roma può mandare una mail direttamente all’Avvocato Nobile specificando nell’oggetto: RICORSO BANDO SCUOLA. C’è modo di ricorrere anche da fuori città.
    studiolegalenobile@alice.it
    Altre informazioni qui
    https://www.facebook.com/events/458020234243135/458544800857345/?ref=notif&notif_t=plan_mall_activity

  63. Mi permetto di risponderle e di farle notare alcune contraddizioni tra il suo post e il commento alla mia risposta. Nulla di male, ci mancherebbe, se lei personalmente non volesse fare il concorso, così come non vedo nulla di male nel contrario.
    Sono inoltre pienamente d’accordo sulla questione delle insolvenze politiche nei confronti dei precari della scuola. Anzi, aggiungo la questione sempre poco trattata della regolarizzazione dei contratti a tempo determinato di chi lavora sulla medesima cattedra da più di 36 mesi. Su questi punti io e lei siamo sulla medesima barca e la pensiamo nella stessa maniera.
    Quello che invece io contesto è il mettere insieme questioni personali, questioni che riguardano nello specifico il concorso, sicuramente perfettibile, soprattutto per quanto riguarda la prova preliminare, e le altre questioni che riguardano il precariato scolastico o più in generale il funzionamento della scuola.
    Il problema, per come lo vedo io, è che anche a causa delle connivenze fra sindacati e potere politico, noi precari continuiamo a vivere nella contraddizione della pretesa della legalità e nel desiderio di permanere nell’illegalità. Pretendere che lo stato regolarizzi i contratti e dia merito ai sacrifici che quelli come noi hanno dovuto affrontare e poi, allo stesso tempo, pretendere che lo stato non applichi una norma già prevista con l’istituzione della SSIS, ovvero il doppio canale fra graduatorie permanenti e concorsi pubblici, questo sì è una contraddizione in termini. Abbiamo vissuto tredici anni in cui, per pressioni sindacali e politiche venute dalle parti più disparate, si è instaurato un regime di illegalità in cui le graduatorie di merito sono state procrastinate ben oltre i loro limiti; situazione che, d’altronde, ha portato il vantaggio non da poco, per i precari ormai storici come penso siamo sia io che lei, di trovarci nella situazione in cui per talune classi di concorso i posti disponibili siano stati assegnati solamente dalle graduatorie ormai divenute ad esaurimento. Ora, certo che ognuno di noi ha iniziato a programmare la sua vita in base a questo, è lecito, è umano: ma è oggettivamente una colpa che un ministro voglia ripristinare la legalità? Il piano di immissioni in ruolo del ministro Fioroni è stato attuato solo nella sua prima trance, dato che era immaginato come un piano triennale: ovvio che io per primo mi augurerei che quel piano fosse ripreso, ma così non è. È, ripeto, una colpa che un ministro, anche scavalcando il piano Fioroni, voglia provare a riportare un po’ di ordine con un concorso a cattedra?
    Sulla questione “retrocessione”, capisco anche la visione personale che lei esprime, figuriamoci, sono laureato in lettere classiche, tra l’altro a Catania anche io, potremmo anche esserci incontrati in facoltà: ma, quanto meno dovrà ammetterlo, l’idea personale è stata espressa veramente male se, rilegga i commenti, non solo io ma in tanti abbiamo letto quell’espressione come uno sminuire il valore del lavoro alle medie.
    In conclusione, sulla presunta malafede: sono sesto sulla mia classe di concorso nella mia provincia e non collaboro né lavoro per l’UST/Ministero né con sindacati vari ed eventuali; sono il primo a cui plausibilmente il concorso porterà più svantaggi che altro ma, almeno la penso così, se qualcuno mi passerà davanti perché avrà dimostrato di essere più competente di me, tanto di cappello, forse quello è davvero un insegnante migliore di me.

  64. Vedo che basta porvi di fronte le vostre contraddizioni e, subito, i toni arroganti diventano concilianti. Purtroppo in questo siamo – anzi, siete – pienamente italiani. Forti coi deboli (presunti) e accondiscendenti con chi non si fa mettere i piedi in faccia.

    Nel mio post non c’è nessun intento di sminuire il lavoro alle medie. È scritto lì, nero su bianco. I molti che si sono lamentati siete lei e un altro, insultandomi sul piano personale, dandomi del bambino capriccioso a cui hanno rotto il giocattolo e che si permette il lusso di fare l’assistente universitario – peccato che io lavorassi, anche dieci ore al giorno, e venissi retribuito per questo – o, addirittura, del fallito.

    Proprio perché la legge è stata corrotta dallo Stato, ritornare alla situazione di partenza dopo aver creato i danni e dimenticandosi che i danni sono stati creati non fa che aggravare una situazione di ingiustizia sociale. Io contesto questo.

    E, si badi, sto solo dicendo che a questo gioco non mi presto più. Lei ha sentito il dovere di dirmi che sono una persona a cui han rotto il giocattolo. Credo che una rilettura dovrebbe farsela lei, magari in modo più sereno.

    Infine, come già detto in precedenza all’altro suo collega che mi qualificava come fallito e indegno, io ho portato un dato personale che è il risultato di precise scelte politiche. Ho parlato, in buona sostanza, a nome mio. Forse non se ne è accorto, ma le scelte politiche di carattere generale si ripercuotono sulla vita dei cittadini proprio a livello personale.

    Infine: la truffa del concorso è quella di far passare, attraverso prove preselettive che nulla hanno a che fare con l’insegnamento, non professori più bravi nelle materie di insegnamento, ma semplicemente più abili a mettere una crocetta. Che è cosa ben diversa dall’insegnare e, soprattutto, dal farlo bene. Almeno su questo converrà con me.

  65. A parte il fatto che confonde il dibattito con l’attacco personale e che se c’è qualcuno che sta usando toni arroganti, ora è lei. Ma, tolto questo, rilegga bene perché non siamo solo in due ad aver inteso che sminuisse il lavoro alle medie. Ma guardi, non è neanche questo il problema, è una sua opinione che non condivido, non mi piace, ma questo è il suo blog.

    Quello che non mi piace del suo post, lo continuo a ribadire, è la confusione che viene fatta. Lei parla di uno stato truffatore, se intendo bene le sue parole. Le domando, in uno stato di diritto, l’essere rapinato le dà diritto a rapinare a sua volta?
    Purtroppo quella situazione corrotta di cui stiamo parlando e su cui conveniamo, ovvero il precariato nato dalla gestione infelice delle graduatorie e delle SSIS (ricorda anche lei come i numeri delle SSIS venissero ogni anno moltiplicati perché quella scuola di specializzazione era la seconda fonte di introiti per le università italiane?) non è attualmente risolvibile, non ci resta che prenderne atto. Quello che possiamo fare sarà votare per chi ha nei suoi intendimenti di tentare di risolvere la situazione. PREMESSO TUTTO CIÒ, non si può chiudere gli occhi e pensare che tutto debba continuare così all’infinito. Ma, in questa situazione, sapendo che non c’è la volontà politica per risolverla in primis da parte dei partiti, è così ignobile l’idea di ripristinare, per quello che si può, la legalità almeno sul piano della forma, ovvero il doppio canale? Tra l’altro, al doppio canale avranno accesso solo gli abilitati (sì certo, con l’eccezione di laureati che, con ogni probabilità, nel frattempo si saranno impiegati altrove).

    Parlando poi del concorso: la prima prova è ignobile, concordo con lei. Possiamo solo augurarci che la seconda e la terza prova siano un vero banco di prova che valuti le competenze disciplinari.
    Detto questo, smetto di commentare le sue risposte vista l’acredine con cui si rivolge a chi non è d’accordo con lei

  66. La mia competenza nelle materie di insegnamento l’ho dimostrata:

    a. vincendo il concorso per la SSIS
    b. superando tutti gli esami previsti dalla SSIS
    c. superando l’esame di stato che concludeva il ciclo di studi della SSIS
    d. insegnando attivamente a scuola

    Secondo poi: se il concorso alla fine è, di fatto, solo per abilitati, non capisco perché sparigliare di nuovo le carte. Si assumano i precari già presenti in graduatoria.

    Terzo: manca la volontà politica di fare qualcosa di buono per la scuola, come ad esempio investire e dare più soldi alle pubbliche. Forse dovremmo ricominciare da lì, invece di spartirci le briciole e farcele pure piacere in nome di un’illegalità perpetrata, in primis, dallo Stato.

    Infine: mi sono rivolto a lei esattamente com’è suo costume rivolgersi a me. E al mio paese il dibattito non si fa con lo scherno e l’insulto. Così, tanto per essere chiari fino in fondo.

  67. Ciao Dario,
    sono un insegnante di liceo a tempo indeterminato che per rimanere in sella a questo assurdo baraccone che è la scuola italiana dopo Gelmini, ha dovuto, a quasi 50 anni, prendersi una nuova laurea….. A mia figlia ho detto: o vai all’estero o non combinerai mai niente. Tra una settimana parte per Vienna e andrà a completare la sua preparazione post lauream lì… e io spero che rimanga anche a lavorare. Hai tutta la mia solidarietà. Se puoi non entrare in questo magro sistema della scuola italiana dove la tua preparazione è pagata meno che niente. Chiedono una qualità che poi non pagano e (di conseguenza) non rispettano. Se puoi, trova altre strade….. finchè sei in tempo.

  68. Gentile Dario
    come te (uso il tu informatico) anche io credo di essere stato valutato
    a. vincendo il concorso per la SSIS
    b. superando tutti gli esami previsti dalla SSIS
    c. superando l’esame di stato che concludeva il ciclo di studi della SSIS
    d. insegnando attivamente a scuola (insegno nella A050, ovvero Italiano e Storia negli Istituti Tecnici, Professionali ecc e ci tengo a precisare che lo ho scelto e che mi piace)
    Per questo condivido ogni singola lettera del tuo post.
    Grazie.

  69. E, en passant, mi da anche fastidio leggere cose come queste: “Dal canto suo il ministro Francesco Profumo parla di una grande opportunità per gli insegnanti, che “indipendentemente dalla loro posizione in graduatoria, avranno la possibilità di accelerare il loro percorso e di entrare in ruolo prima degli altri”.”
    Presa da questo articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/scuola-concorsone-2012-taglia-fuori-giovani-nonostante-promesse/364684/

  70. Non sono riuscito a leggere tutti i commenti di questo stimolante post. Ma molte delle cose che ho letto sono davvero tristi per un paese che si vanta di essere tra gli otto più avanzati al mondo.
    Purtroppo il motivo per il quale la categoria degli insegnanti viene vista e trattata come un gruppo di “sfigati” è che purtroppo chi si occupa di formazione e ricerca (dalla scuola all’università) ha tendenzialmente un forte (eccessivo) senso della responsabilità del proprio lavoro.
    La categoria degli insegnanti (e anche quella dei ricercatori) non è affatto compatta, per questo motivo non ha sostanzialmente potere contrattuale.

    Per boicottare questo concorso sarebbe semplicemente sufficiente farlo andare DESERTO! Ma questo non avverrà mai, e il ministro lo sa molto bene. Perchè quasi tutti si lamentano, ma quasi tutti lo faranno nella speranza di riuscire a fare un passo avanti, o evitare di rimanere indietro rispetto agli altri.

    Quando agli inizi del secolo non esistevano i diritti sindacali, se un operaio si opponeva ad un lavoro ingiusto, il datore di lavoro non aveva difficoltà a trovare decine di persone disposte a fare quel lavoro, anche per meno soldi. E purtroppo così è per gli insegnanti, che non sanno cosa significhi uno sciopero VERO, perchè non hanno la coscienza di far mancare il loro servizio.
    Per sciopero VERO intendo uno che fa danni seri, come ci sono danni seri se gli autotrasportatori si fermano per una settimana, o il personale di terra di un aeroporto per mezza giornata. Per gli insegnanti una settimana o un mese di blocco non fanno nulla, ma magari un anno si! Cosa succederebbe se invece di lamentarsi, cercare invano di farsi sentire, o fare ricorsi, come forma di protesta, TUTTI gli insegnanti precari riuscissero veramente a compattarsi e mandassero deserte TUTTE le assegnazioni e le supplenze per un intero anno? Oppure se TUTTI gli insegnanti incaricati, per ottenere un adeguamento del salario agli standard europei, alla fine dell’anno rifiutassero di scrutinare gli studenti, (non ritardassero gli scrutini di un mese, rifiutassero di farli e basta) facendo loro perdere un intero anno? Si ci andrebbero di mezzo i ragazzi, ma se non erro questo è il senso dello sciopero: far venire a mancare il proprio servizio.
    Dubito che una cosa del genere avverrà mai.

  71. L’unica inoppugnabile verità è che l’Italia è un paese di merda (mi si perdoni la sortita scatologica, ma sono stanco di edulcorare…).
    Lo è nella sua classe politica e dirigente ( e non sto qui a spiegarne le ragioni perché sono a tutti evidenti), ma lo è anche nella sua società, in modo trasversale, a tutti i livelli. Siamo ormai gente disposta a farci pisciare in testa ad ogni nuovo giorno, senza saper davvero reagire. I governi fanno e disfano a giorni alterni, le regole del gioco cambiano di continuo, le lobbies si impongono, la crisi è un grimaldello per rosicare ogni giorno un pezzetto dei nostri diritti e della nostra dignità, e noi non sappiamo fare di meglio (nei casi migliori), che lamentarci e condividere con gli altri sfigati le ultime gocce d’urina che ci rigano il volto… In ogni caso, la domenica siamo sempre allo stadio o in poltrona a vedere giulivi la nostra squadretta, che ci fa tanto battere il cuore….!

    Ma dov’è che vogliamo andare così?

    Mi ricordo che, un paio di anni fa, quando il governo francese mise sul tavolo un progetto di riforma delle pensioni, Parigi nel giro di un paio di giorni si trasformò in un fermento incandescente di gente incazzata che urlava e ringhiava , in centinaia di cortei, e per giorni e giorni fu la guerra per le strade. Avere le palle significa sapere lottare per quello che ci spetta, lottare in ogni modo, con ogni mezzo, scioperando, boicottando, fermando un paese. Quella di noi docenti è al contrario una classe divisa e pigra, disposta sempre a inghiottire rospi… Inghiottiremo anche questo, perché siamo senza palle, mi spiace dirlo, ma è l’evidenza. Elfobruno, cosa aspetti a partire, spaghetti e pizza ormai si trovano dovunque. Qui, per il resto, non c’è nulla da perdere….

  72. Caro collega,
    se hai investito tanto tempo e risorse in formazione, mi sembra equilibrato che tu possa pensare alle numerose possibilità di sviluppo che ti vengono offerte, specificamente in direzioni che possano valorizzarti. Sii l’assoluto padrone delle tue scelte per ciò che può ottimizzare il gradiente del tuo percorso di vita!

    La mia storia è uno specchio un po’ “dilatatore” della tua: 45 anni, un figlio, laurea in ingegneria elettronica, esperienza di lavoro in azienda, 3 master, 3 SICSI, 1 dottorato in scienze computazionali ed informatiche, una lunga esperienza di lavoro di ricerca in bioinformatica all’estero (USA) e in Italia, 9 anni di docenza in precariato, Matematica e Fisica nei Licei (la secondaria di primo grado “snobba” gli ingegneri, mah!)… dulcis in fundo… quest’anno l’inattesa, insperata immissione in ruolo.

    Se non fosse arrivata?
    1. Avrei continuato il mio contratto di ricerca, che ho dovuto rescindere immediatamente insieme alla stimolantissima attività ad esso associata.
    2. Avrei comunque fatto il concorso: per quanto “carità pelosa” ed “ennesima burla”, sarebbe stato l’unico modo per non sbarrare (almeno per buona parte) una strada che avevo già a lungo percorso… un minimo di conti spiccioli evidenzia la follia di sperperare 3 anni di SICSI e 9 di docenza… almeno tentare!
    3. Sarei andata anch’io di nuovo all’estero, magari dopo il ruolo, avvalendomi del diritto dei docenti a tempo indeterminato di allontanarsi (mantenendo la retribuzione) dalle attività didattiche per fare ricerca.
    4. Infinite altre possibilità realizzabili.

    Approvo comunque la tua scelta, in quanto manifesta il tuo coraggioso desiderio di stabile appagamento professionale, che all’estero più che certamente troverai.
    Auspico per te il più glorioso “per aspera ad astra”!

    MR

    P.S. Un po’ di sintesi in più nella comunicazione gioverebbe. So che la storia è lunga, molto lunga. Ma la sintesi è meravigliosa proprio in questi casi.

  73. Bravo. Sei ammirevole. Non ti stancare mai, per favore, abbiamo bisogno di persone come te, che continuano a lottare. Da precario a precario, ti dirò, quelli che contano gli accenti non li vogliamo, perdono di vista il punto di vista principale, perdono di vista l’obiettivo che consiste nella solidarietà popolare. Agognata, tanto agognata solidarietà popolare che è scomparsa nel nulla. L’ignoranza sta vincendo, sta trionfando, e mi sostiene solamente la massa di commenti a tuo favore. Bravo. Sintesi toccante. La condivido subito sperando che prima o poi Profumo la legga e si metta una mano sulla coscienza, e magari anche in tasca.
    Ahi, che fare? In questi giorni anch’io mi arrovello e tento e ritento di trovare una soluzione. Sai, io nemmeno rientro nella casistica della Profumo. 4 lingue, anni all’estero, pubblicazioni, specializzazioni, soldi, per cosa? Per me, certo, per la mia cultura, per comprendere al meglio il mondo in cui ci troviamo, per combattere l’ignoranza che ci tiene coi piedi per terra invece di volare.
    Caro Bruno, ti saluto con un po’ di pesantezza nel cuore, ma allo stesso tempo con una speranza che non voglio lasci mai nessuno di noi.

    Lorenzo

  74. Io penso che lamentarsi sia diventanto lo sport nazionale italiano. Il calcio e’ stato superato tanto tempo fa. Cio’ che invece manca agli italiani e’ la spina dorsale, quella che permette alle persone di dare un taglio ai lamenti e dire “vediamo allora come possiamo risolvere il problema”.
    Tutti si lamentano e nessuno fa niente di concreto per provare a migliorare la situazione. Le lettere, i blog, sono solo un modo per sfogarsi e lamentarsi.
    Gli Insegnanti avrebbero un ruolo fondamentale nella rinascita del Paese, ma parlo di Insegnanti con la I maiuscola, non di gente alla ricerca del posto fisso.
    Ho scritto qualche pensiero a riguardo un po’ di tempo fa: magari farebbe bene leggerlo e rifletterci su:

    http://abitofstuff.wordpress.com/2012/04/01/le-responsabilita-della-classe-insegnante-italiana/

  75. lo stavo quasi condividendo in toto l’articolo…ma, in ultimo, ho intravisto della dietrologia, degli squallidi attacchi di parte, faziosamente palesi…per cui…ho cambiato idea, collega!

  76. Caro Ugo Abate,
    non condivido il tuo commento e ti dirò perché. Uno stato in cui per far valere i propri diritti si ha bisogno di imbracciare il fucile, non è uno stato democratico. Un giorno ricordo ebbi una discussione con un amico, il quale mi rimproverava di andar via dal bel paese, perché in questo modo nulla sarebbe cambiato, nessuno fa nulla, era il suo pensiero. Ora, ti dirò, ci sono persone che non hanno la forza, né la volontà di spendere la loro vita per lottare contro il sistema. Semplicemente non ho studiato e sudato per questo. Sono pronto a manifestare, ma il mio essere insegnate non consiste nel lottare per il mio posto o fare magie per cambiare la situazione, e come potrei, tra l’altro? Tra un lavoro o due, precari, con cui pago le bollette e mantengo una vita misera, dove lo trovo il tempo per fare qualcosa? Le tue sono insinuazioni deboli e qualunquiste che non tengono conto delle situazioni limite, generalissime, quasi quasi al motto “meglio un giorno da leoni…” caro amico.
    E che… durante gli studi mi è stato insegnato come andare contro un sistema mafioso, lobbista, come lo è il nostro? Ma ci sei mai stato all’estero? Ma non hai capito come deve essere una democrazia?
    Lotti tu, lotti contro i tuoi concittadini, bravo! Continua così che la lotta di classe l’avremo nel 2400, quando saremo morti tutti noi, idioti, che ci facciamo la guerra da soli, e lì in alto mangiano i panettoni e d’inverno, mentre noi si paga i riscaldamenti, loro prendono un aereo per le Maldive.

    Complimenti! Vedo che hai compreso lo spirito dell’articolo!

  77. Ciao Lauros,
    forse hai letto di fretta cio’ che ho scritto. E ancor piu’ velocemente hai risposto.
    Non ho mai pensato di imbracciare fucili ne di fare guerra a nessuno. Credo fermamente che la scuola abbia un ruolo molto importante nella formazione dei singoli che sono il futuro della societa’ e, purtroppo, la classe insegnante odierna non e’ all’altezza: troppo pochi degli insegnanti di oggi sono persone adatte a ricoprire un ruolo cosi’ fondamentale.
    Con questo non voglio scaricare la colpa sulla classe insegnante, non sarebbe giusto, ma vorrei che si riflettesse di piu’ sulla sua importanza.
    Come dicevo nell’articolo, molti elementi della mia famiglia sono o sono stati insegnanti, almeno 3 generazioni, e ho potuto vedere con i miei occhi cosa e’ e come funziona la scuola.
    Ho conosciuto insegnanti all’avanguardia a cui vorrei fare una statua d’oro, e insegnanti che ritengo braccia tolte all’agricoltura.

    Per rispondere alle tue domande, si, ci sono stato all’estero, vivo all’estero da quasi 6 anni e bada bene, non sono scappato: prima di andare via dall’Italia ho combattuto molto per migliorare le cose della realta’ che mi circondava e continuo a farlo stando lontano, molto piu’ di tante persone che in Italia ci vivono.
    Non sono andato via dall’Italia per cercare lavoro, perche’ in Italia ne ho sempre avuto tanto e ben pagato. Sono andato via per conoscere gente di altri paesi, per il piacere di vedere il mondo, e torno in Italia quasi tutti i mesi. Continuo il mio impegno sociale e voto pure stando all’estero.

    Ti chiedo quindi di fare piu’ attenzione a lanciare critiche.

    Io me la prendo con le persone che sanno solo lamentarsi ma che hanno il sedere particolamente pesante quando si tratta di fare qualcosa per aiutare a migliorare la situazione. Se le cose non vanno bene credi che la situazione si risolva rimanendo fermi a piangersi addosso? Io sono per l’impegno di tutti, dalla base, dalle piccole cose e dall’educazione dei giovani.

  78. Caro Bruno,
    comprendo benissimo il tuo punto di vista, e bada bene, non è che io non lo concepisca, anzi, tutt’altro. Sei bravo e fortunato ad avere un lavoro ben retribuito, sia in Italia sia all’estero. Il punto qui non sei tu, né io, il punto che ho tentato di sottolineare è la sensibilità che bisogna avere per comprendere situazioni tragiche, al limite della sopportazione.
    Sei mai stato a consigliare una persona che ha perso tutte le energie? Che le ha provate tutte, ha fatto del suo meglio, ma è stata schiacciata da una macchina a dir poco verghiana?
    O magari sei uno che crede al sogno americano, tutto può essere, e forse avrai anche ragione. Ma sappi che esistono realtà in cui non si combatte perché si è passata l’età, perché si hanno problemi in famiglia, si hanno problemi di salute, e di lavoro. Lì non basta avere la forza di combattere o manifestare, lì serve che qualcuno ti aiuti, e le istituzioni, la nostra macchina, il nostro motore, non è uno stato sociale, anzi… Questo è il punto dell’articolo di Elfobruno, è una persona che ce l’ha messa tutta, ma che è stato schiacciato, gli sono stati rubati i soldi e gli anni. Capisci perché mi arrabbio? Perché poi mi sento dire, pero’ non bisogna lamentarsi…. accipicchia ragazzi, questa è mancanza di sensibilità. A volte uno si vuole sentire abbracciato e non preso a calci nel sedere anche da chi, come te o me, dovrebbe stare dalla sua parte…

    Senza rancore, Bruno, ma continuo a pensare che tu non abbia colto il senso dell’articolo. E’ una richiesta di aiuto e comprensione, non una richiesta di critiche. La persona in questione credo la meriti…

  79. #io: capisco che non si può piacere a chiunque – né è questo lo scopo di questo post – e capisco che si può essere in disaccordo con un sistema di pensiero. Peccato che io qui stia semplicemente raccontando la mia esperienza di vita. Per cui non capisco a quale dietrologia allude… (poi certo, lei insegna religione, per cui posso comprendere altri tipi di “antipatia” nei miei confronti, ma qui parlo di scuola, anzi, di scelte di vita). Concludo ricordandole che quando si fanno accuse così precise e, se vogliamo, anche abbastanza pesanti, motivare un minimo sarebbe segno di grande onestà intellettuale. Altrimenti si ricade, sic et simpliciter, nel rango dei rancorosi senza ragione.

    #Abate: sinceramente non capisco le ragioni del suo commento. Non le capisco per vari motivi.
    In primis, lei sostiene che ci sono tre tipologie di insegnanti – a posto fisso, a vocazione ma indegni e a vocazione e degni – e mi chiedo, innanzi tutto, con quali criteri scientifici è riuscito a catalogare le centinaia di migliaia di docenti presenti sul territorio nazionale. Penso che se volesse fornire il suo metodo di classificazione al ministero della Pubblica Istruzione, si eviterebbero persino i concorsi e si andrebbe a colpo sicuro. Per cui la prego di provvedere. A meno che lei non vada avanti per pre-giudizi.
    Secondo poi, in merito a questa premessa, mi chiedo: perché viene a raccontarlo a me? Pensa che io non sia all’altezza del mio lavoro? Se sì la invito a dimostrarlo. Sempre con prove scientifiche alla mano. Oppure ho capito male e allora ritorno all’interrogativo di partenza: a cosa serve il suo commento?
    In ultima analisi, lei sostiene che non ne può più di sentire la gente che si lamenta. Ovviamente è un suo diritto “lamentarsi” di chi si lamenta, ma le faccio notare che rientra nel concetto di diritto di parola – e in quello più generale di libertà – il poter dire che il sistema così com’è non piace, non va bene e dovrebbe essere cambiato.
    Riguardo alle altre questioni da lei sollevate: personalmente esercito il mio tempo libero e la mia militanza nell’ambito dei diritti civili – per cui rientro nella categoria di chi vede le storture di sistema e cerca di porvi rimedio. Desidererei, visto che ho quasi quarant’anni e due concorsi pubblici alle spalle, dover evitare, di volta in volta, di ricominciare da zero. Per lei questo è vezzo di chi, povero o pazzo, non ha la fortuna di avere genitori insegnanti, di essere danaroso e di poter andarsene in giro per il mondo perché lo vuole. La realtà, per sua fortuna e per sfortuna nostra, è un attimo più complessa. Avere rispetto della vita degli altri dovrebbe essere qualcosa che avrebbe dovuto imparare da quel mondo dorato da cui proviene e da cui si permette il lusso di dare pagelle a persone che non conosce. Così, per esercizio di umiltà, quanto meno.

    #Lauros: mi chiamo Dario, non Bruno… e Abate si chiama Ugo, non Bruno. :)

  80. Caro Lauros,
    io non critico chi si lamenta, ma chi si lamenta senza far niente per cambiare le cose.
    Il nostro Bruno e’ vittima di un sistema fallace che NON ritengo conseguenza di pochi inadeguati ministri/politicanti, ma di un Paese che non e’ in grado di dire basta.
    Vivendo all’estero e combattendo in Italia per cambiare le cose, posso vedere senza dovermi sforzare quale sia la piu’ grande differenza: all’estero la gente ha ancora la capacita’ di indignarsi, la volonta di impegnarsi per cambiare le cose perche’ e’ inaccettabile che certe cose non funzionino.
    All’estero un ministro o un politico in generale che usi pochi spiccioli del denaro pubblico per comprare un DVD o che menta sul suo curriculum da le dimissioni perche’ e’ stato disonesto e non e’ accettabile.
    In Italia ci si sporca di malefatte ben piu’ gravi e nulla succede perche’ il popolo non ha la capacita’ di prendere in mano il proprio destino.
    Io non sono qui per criticare Bruno, non posso permettermi perche’ non ho elementi sufficienti per farlo. Posso pero’ dirne due agli italiani, re e regine di tarrallucci e vino.

    Ps. gli insegnanti, di tempo libero per impegnarsi a migliorare le cose ne hanno tantissimo… vedere per credere.

  81. Ciao Bruno,
    come dicevo nel mio precedente messaggio, non sto criticando te, poiche’ non ho gli elementi per farlo e non mi permetterei mai.
    Non provengo da famiglia danarosa, e ti assicuro che per arrivare dove sono arrivato ci sono voluti anni di gavetta, prima, durante e dopo gli studi universitari. Per andare a stare fuori a vedere il mondo, sono arrivato a fare pranzo e cena con solo latte e cereali, quindi lascio cadere parte del tuo commento.
    Sono stato caparbio e fortunato, ma alla fine l’ho spuntata.
    Perche’ allora vengo a dirlo a te? Io non vengo a dirlo a te, ma a tutti quelli che commentano e/o leggeranno questo post. Per vedere se c’e’ gente che ha la forza di reagire.
    Se devo dirla tutta, tutti i giorni leggo le notizie dall’Italia, e cio’ che mi fa arrabbiare di piu’ non sono le notizie stesse, ma i commenti delle persone: commenti di persone disilluse, poco costruttive. E mi chiedo allora cosa si puo’ fare per scuotere la gente. Tutto qui.
    Niente di personale.

  82. Mi dispiace ma continuo a credere che stiamo rispondendo a punti diversi, e questo tipo di dialettica non porta da nessuna parte.

  83. insegnare è stata la mia prima scelta, mi sono iscritta a Scienze della Formazione Primaria in quanto laurea abilitante che dava accesso alla graduatoria ad esaurimento. Devo essere sincera, se mi avessero detto subito che avrei dovuto fare un concorso, avrei cambiato immediatamente strada. Sono stata ingannata, come tanti, i miei diritti acquisiti non valgono nulla. Sto prendendo anche l’abilitazione al sostegno, almeno quello è un modo per rimanere precari avendo almeno una supplenza annuale. Nel Lazio le graduatorie sul sostegno vengono esaurite già a settembre, tutti gli abilitati trovano una collocazione, perché migliaia sono le cattedre vacanti. E il signor Profumo quanti posti bandisce per il Lazio, scuola primaria sostegno? 37. Allora non è che i posti non ci sono, i posti sono riservati agli amici loro, qualche centinaio per regione, ed io non ho tempo di lavorare a tempo pieno nella scuola, avendo quasi sempre turni pomeridiani, riunioni su riunioni, compiti da correggere, studiare per il corso di specializzazione al sostegno e impararmi a memoria 3500 quiz senza senso. Odio chi mi dice che per me questo concorso è un’opportunità, non hanno capito nulla di questa guerra tra poveri

  84. Caro Bruno,
    quando mi sono laureato 7 anni fa ho vinto il concorso per il dottorato di ricerca alla mia stessa università. 800 euro al mese. Ho detto “no, grazie” e preso il primo aereo. Sette anni dopo lavoro alla Commissione Europea, ho preso un PhD in una prestigiosa università all’estero, ho fatto ricerca negli Stati Uniti ed in Giappone. E mi guardo bene dal tornare in Italia. Non so bene cosa tu faccia ancora là. Parti, e non voltarti indietro. Il futuro è là fuori, e ti sorride!
    In bocca al lupo.

  85. Caro Elfo Bruno, condivido in pieno la tua lettera,, spero infatti che questo ministro(lo chiamiamo così solo per evitare offese) la legga e rifletta almeno per un minuto su un grave problema italiano. Consentimi caro collega, molto serenamente, di chiederti era proprio necessario menzionare l’Imu alla chiesa? Sai che il ns presidente del Consiglio per non pagare una bella cifra (si parla di migliiaia di euro) vive in una villa extra lusso intestata ad una grossa Fondazione bancaria? Già le Fondazioni bancarie non pagano l’Imu e hanno utili miliardiari garantiti anche dalla politica del governo italiano e vogliamo continuare a guardare la Chiesa?

  86. Ho letto con viva partecipazione razionale ed emotiva la sua testimonianza di vita, condividendone in toto gli assunti di fondo e le motivazioni che stanno alla base della sua decisione di disertare il concorso. Premetto che dopo la laurea conseguita nei tempi regolamentari nel 2002 con 110 e lode con una tesi di ricerca condotta all’estero, ho fatto voto solenne di tenermi alla larga da qualsiasi professione che avesse solo lontanamente a che fare con l’ambiente universitario e scolastico. Ho così sistematicamente ignorato, graduatorie, SSIS et similia per dedicarmi ad un’attività in proprio (anch’essa di carattere culturale) che per ora non mi garantisce una vera e propria stabilità economica, ma che perlomeno rappresenta la mia vera vocazione e non mi fa sentire un fallito checchè ne pensino conoscenti e familiari ancora legati ai vecchi preconcetti del posto di ruolo a vita e della famiglia a tutti i costi. Da più parti ora mi provengono esortazioni insistenti a “provare” questo che potrei definire, più che un corcorso, un quizzone tragicomico, al fine di ottenere quel tanto agognato posto fisso che dovrebbe comunque permettermi di continuare a coltivare la mia vera passione dal momento che (cito testualmente i commenti più ricorrenti) “il lavoro dell’insegnante ti lascia un’infinità di tempo libero e due mesi di ferie pagate”. Ritengo che in questa affermazione risieda il cuore ulcerato della situazione desolante in cui versa non solo il sistema dell’isturzione italiana, ma il sistema paese nella sua totalità. So perfettamente che, seppure m’iscrivessi on line a questo concorso, me ne infischierei altamente di rimettermi a studiare per passare finanche la preselezione (un vero e proprio insulto a chiunque possa dirsi dotato del ben dell’intelletto). Leggendo la sua lettera ho un motivo in più per astenermi dal tentare ipocritamente di aggiudicarmi un lavoro che odio e detesto con tutto me stesso (l’idea stessa di rimettere pied in una di quelle classi stantie con i termosifoni rotti è sufficiente a togliermi il sonno e la serenità mentale). Non potrei mai ambire infatti ad offendere con la mia iscrizione quel percorso di vita da lei compiuto così strenuamente e nobilmente, informato al più alto nonchè unico valore che ancora ci è dato di difendere e che ci definisce come esseri umani: la Dignità.

    Con immarcescibile stima

  87. #Castor: sia ben chiara una cosa, tuttavia: io non amo il lavoro a scuola perché è un lavoro a scuola. Non mi piace il lavoro alle medie e sono costretto a farlo perché ho un affitto da pagare e vivo in una città tra le più care d’Italia – fermo restando che se vivessi dai miei, cercherei comunque di avere la mia indipendenza economica – e la fatiscenza dei locali aggrava una situazione psicologicamente già dura.

    Il mestiere dell’insegnante, credo, è uno dei più belli perché ti porta a stretto contatto con i ragazzi e le ragazze a cui puoi dare tanto e da cui puoi prendere altrettanto.

    Poi certo, è innegabile che ci siano dei vantaggi che però, faccio notare, compensano lo scarso trattamento economico previsto di fronte una elevatissima specializzazione richiesta.

    Infine, io penso che ogni scelta sia legittima. Chi vorrà provare il concorso ha il diritto di farlo. Io ho scelto altro.

    Ti ringrazio per la stima :)

  88. Caro Elfo, Ti ringrazio a mia volta per aver risposto al mio commento.

    La mia decisione di sottrarmi al ridicolo tentativo di aggiudicarmi un lavoro per il quale so perfettamente di non essere portato è stata rafforzata soprattutto dal tono schietto e perentorio della sua lettera e da questo passaggio dove, rivolgendosi al ministro, lei afferma:”mi azzera tutti i sacrifici fatti fino ad ora. Aprendolo praticamente a milioni di potenziali partecipanti, lei mi ha derubato di 2500 euro, più le spese di affitto. Anzi, poiché quei soldi li hanno stanziati i miei genitori, credo di poter dire che lei ha derubato la mia famiglia”.
    Al contrario di lei non ho frequentato corsi post-laurea, nè pubblicato ricerche (al momento solo libri) o sperimentato la vita da pendolare precario. Eppure affidandomi alla fortuna e a un pò di astuzia, e facendomi forte di qualche raccomandazione strategica, potrei entrare subito di ruolo per andare a scaldare una sedia in qualche scuola media di provincia dove, ne sono certo, passerei il tempo a coltivare i miei veri interessi, affibbiando voti a casaccio senza correggere i compiti o interrogando a singhiozzo per noia, sproloquiando concetti e formule trite e ritrite lette su qualche libro o per fingere di tenere una lezione, o inventandomi prove improbabili giusto per scrivere qualcosa sul registro di classe (lo dico anche perchè casi simili li ho subiti personalmente da studente).

    Essendo la scuola italiana priva di strumenti per valutare il rendimento e le capacità didattiche del docente alla fine, ad esempio, di ogni quadrimestre, ecco che a rimetterci saranno di nuovo gli studenti e coloro che, realmente votati all’insegnamento, continuano a dibattersi nel limbo della precarietà, delle assistenze universitarie gratutite, o dei dottorati di ricerca sottopagati (mi disgusta inoltre vedere come con la pubblicazione di questo bando stiano fioccando manuali e corsi di preparazione per superare le prove, come se il candidato, diplomato o laureato che sia, non avesse mai studiato alcunchè fino a quel momento e dovesse farlo solo per superare una gara ad ostacoli senza tener conto che in realtà è chiamato al gravosissimo compito di “educare” decine di ragazzi per circa 9 mesi all’anno).

    Certo, come lei dice, chi vorrà provare il concorso ha tutto il diritto di farlo, ma proprio le sue argomentazioni credo ci obblighino tutti in massa a mandarlo all’aria arrivando al 7 di novembre con il database del sito del tutto privo di iscrizioni.

    Rinnovo la stima e le auguro buona vita

  89. Mi scuso ovviamente per essere passato dal “tu” al “lei” all’inizio del commento (me ne sono accorto solo dopo aver cliccato su “invia”).
    Di nuovo!

  90. Come ha scritto Ferrarrotti:

    “Un’intera generazione – come da almeno trent’anni vado documentando – appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tempo reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare. È una generazione al macero, appesa agli schermi opachi di TV, Internet, Facebook, Youtube, destinata all’obesità catatonica e alla lordosi sedentaria. La stessa molteplicità e eterogenea abbondanza delle informazioni la deforma, la fagocita, le impedisce di stabilire una propria tavola di priorità.” – Chi è così coraggioso da fare autocritica di questa società dell’informazione di cui siamo attori ?

    …mi chiedo, e noi, a chi vogliamo insegnare, cosa? Per chi scriviamo? Neanche io farò il concorso. Ciao,

    Valeria

  91. La cosa più triste è che – come se non bastassero le considerazioni di Dario – i consorsi sono tutti pilotati.

  92. Da oggi sono ufficialmente aperte le iscrizioni sul portale del progetto Polis (che dovrebbe avere come obiettivo lo snellimento dei procedimenti amministrativi!).
    Dietro ripetute insistenze dei familiari che mi stanno rovinando l’esistenza parlandomi di questa farsa ogni santo giorno (ripeto, il solo pensiero di dover concorrere ad un posto da insegnante mi procura l’ulcera e l’emicrania simultaneamente) ho cercato di capire quale sia la procedura da seguire.
    E meno male che bisognava ridurre la burocrazia! Mi fa specie che per iscriversi ad un quiz on line dove nessuno sa chi siede davanti alla tastiera, occorra sorbirsi tutta questa trafila di email, codici fiscali, password temporanee, stampa di un modulo e riconoscimento davanti ad un pubblico ufficiale in una segreteria scolastica (già m’immagino i funzionari che trasecolano non avendo mai avuto a che fare con riconoscimenti on line!), nemmeno mi stessi presentando per arruolarmi nella Digos!
    Caro Profumo, ma mi faccia il piacere…

  93. Rettifico: sembra che le preselezioni non avverrano da casa come avevo inizialmente pensato, ma in aule apposite. Mi chiedo come riusciranno a riunire centinaia di migliaia di terminali per una prova simile.

  94. Mi chiamo Chiara ho 35 anni e da quasi 6 mesi vivo in Australia. Non posso che condividere l’enorme delusione verso il nostro paese. Liceo classico sempre alla ricerca della perfezione, laurea pieni voti e dottorato in scienze naturali, in più, con estrema fatica e praticamente niente soldi sono diventata anche giornalista ambientale…il risultato? università senza soldi, ditte e case editrici che falliscono ogni sei mesi, stage su stage gratis o a pagamento e sempre la stessa umiliante domanda ai colloqui di lavoro:”ma lei mica ha figli o vorrà averli?”. All’ennesima vertenza per essere pagata almeno i 4 spiccioli concordati con il datore di lavoro di turno, ovviamente dopo anni ancora non giunte a una conclusione, ho deciso che ne avevo abbastanza e quindi, altro cambio esistenziale: scuola di alta cucina italiana e via in Australia a rimettersi nuovamente in gioco con cuochi che a 23 anni sono al top della carriera e io comincio ora….ma almeno mi pagano e il giusto, mi posso fidare dei miei datori di lavoro, avrò una pensione e il lavoro mi gratifica molto più delle stupidaggini pubblicitarie che molto spesso come giornalista sei costretta a sorbirti!

    Io sto ancora aspettando di sapere se posso rimanere in Australia. L’idea di tornare in Italia mi terrorizza, non riesco a vedere a Roma, la mia città, un dignitoso piano B.

    Ma il mondo è grande e a me basta conservare la mia dignità e la mia voglia di lavorare infinita per girarlo tutto.

  95. La tua lettera esprime ciò che molti pensiamo…sono una laureata in Lettere Classiche, Siciliana, e quindi ti capisco pienamente!!!! Quando mi sono laureata, circa 10 anni fa, però, ho scelto di non fare la SISSIS….e forse, tra le varie scelte della mia vita, è stata questa, una delle migliori: non credevo minimamente in quei corsi abilitanti, così come oggi non RIESCO a credere ai nuovi concorsi ….! La mia domanda ai vari Super Ministri è la seguente: Quanti corsi hanno fatto loro per occupare le loro belle poltrone? anche alla luce di parole come quelle della Minetti “per fare politica non è necessario essere particolarmente preparati” e ancora: Ma con quale criterio giudicano che persone a 35/40 anni possono annullare la loro vita per inseguire corsi e concorsi vari? Se oggi la scuola è sempre più spesso “un Fallimento”(passatemi il termine!) lo dobbiamo a tutti questi personaggi/ministri che pensano di compensare l’ignoranza dilagante con questi mezzucci che hanno come unico scopo quello di riempire le casse dello Stato….tanto poi, chi è precario oggi continuerà ad esserlo anche domani, ahime!

  96. “Abbiamo fatto il callo, siamo a rischio ma non significa che dobbiamo fermarci, altrimenti l’Amministrazione non assolverebbe alla sua funzione. Andiamo avanti, poi vedremo cosa dirà la magistratura”.
    Questo è quello che ha dichiarato il Capo dipartimento per l’Istruzione al Ministero della Pubblica Istruzione, Lucrezia Stellacci in risposta alla valanga di ricorsi e alle critiche in merito alle contraddizioni contenute nel bando.

    E pare che nonostante la procedura contorta da seguire per l’iscrizione (quella che doveva essere una semplice registrazione on line è in realtà un mini-concorso in sè), già 16.000 persone si siano iscritte a questa specie di enalotto.
    Di questo passo ci sono buone possibilità che prima del 7 novembre il sistema imploda.

  97. mi è piaciuta molto la tua lettera e la condivido pienamente. Ho fatto il concorso pubblico 13 anni fa , anch’io come te pensavo che l’insegnamento non fosse la mia strada, invece quando ho avuto la mia prima supplenza annuale in un scuola media ho capito che mi piaceva molto insegnare e nello stesso tempo a imparare da loro. Adesso arriva un ministro ,che tra sei mesi dovrà alzare il culo da quella poltrona , che si fa venire questa idea INNOVATIVA ,dice lui, di fare un’altro concorso dando ai 110 e lode qualche puntino in più ai sissini qualche altro puntino in più(avete giustamente pagato 2500 ero!!)e a quelli che hanno fatto il concorso pubblico??? Dire che sono delusa , sconcertata ,annichilita è poco . Anch’io come te non farò il concorso e speravo che nessuno presentasse domanda per farlo ma gli italiani sono così…….non c’è unione soprattutto nella nostra categoria vedi gli insegnanti di ruolo se ne strafregano dei colleghi precari ….niente sciopero niente proteste …penso anch’io che non servano a niente …ma dovevamo metterci d’accordo tutti e non far pervenire nessuna domanda per il concorso … sarebbe stato uno schiaffo clamoroso al caro ministro a tempo determinato!!!!!

  98. Concordo con quanto scrive Maria Sparacino.
    Per me che non ho fatto nessun concorso nè corso di abilitazione è già umiliante dover seguire una simile trafila buorcratica per accedere ad un quiz ignobile concepito soltanto per scremare drasticamente coloro che accederanno alle prove vere e proprie. Non riesco quindi a capacitarmi di come coloro che hanno già l’abilitazione si stiano fiondando in massa a sottoporsi a questi test per primati cerebrolesi, senza oltretutto tener conto dell’incostituzionalità di fondo del concorso stesso.
    Se L’Italia è ridotta in questo stato è proprio perchè non c’è spirito di solidarietà e di unione in quelle stesse categorie di lavoratori conculcate e defraudate dei diritti più elementari.

  99. Ho letto che qualche giorno fa sono state pubblicate on line tutte le domande del quiz, ma finora sembra che tutto sia passato sotto silenzio.
    Probabilmente avranno preparato in tutta fretta altre domande di riserva ma in ogni caso, visto che la mia domanda regolarmente inviata tramite quel sito delle Istanze on line è finita nel nulla giacchè mi sono appena accorto che non figuro in nessuna delle liste dei candidati, mi risparmierò il fastidio di presentarmi a pigiare tasti a casaccio su un terminale insieme ad altri disperati della settimana enigmistica.
    Fai i bagagli Ministro e buon Natale con le parole crociate.

  100. comprendo benissimo la tua lettera, molto sincera e di questi tempi che dire è la verità. Meglio andare all’estero e vivere una vita. IO l’ho fatto facendo un dottorato in nanotecnologie che però non ho terminato. Ti auguro davvero di realizzare ciò che desideri. Per quanto mi riguarda non ho mai creduto nella scuola, non ci credevo quando andavo con questi sistemi arcaici di selezionare le persone di non saper riconoscere il talento, di non saper fare delle persone pronte a lottare nella vita e a realizzarsi, ma delle macchine. Non ho mai fatto ssis perchè non credevo in questi concorsi e corsi ed anche perchè i costi erano esorbitanti, dovevi avere soldi nelle tasche e quindi da dare a loro e meno per me stessa o per i bisogni dei miei cari. Quindi sì non mi sono fatta truffare allora. Ma adesso ho deciso di provarci a crederci, ma è stato tutto inutile, anche io penso e da persona intelligente, ma lasciatemelo dire, sfigata in questa italia, che sarebbe giusto bloccare il concorso, bloccare tutto. Perchè non c’è lavoro per ognuno, perchè una persona non si può realizzare nelle proprie aspirazioni, perchè abbassarsi, perchè accontentarsi, perchè non c’è il diritto al lavoro ad una vita sana, giusta e comunque uno spirito civile che si ribelli alle ingiustizie? Orami siamo tutti stufi ed arcistufi di queste situazioni eppure nessuno di noi fa nulla. Ho sentito dire di persone che boicotteranno il concorso. Sono sicura che saranno pochi, ma bravi ed io farò lo stesso se avrò altrettanto coraggio, di mandarli al diavolo questi politici, sindacati e tutti che ci costringono a fare i cruciverba per campare!!! scusate lo sfogo.
    grazie.

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