Cori da stadio

Ci pensavo oggi. Sulle ragioni per cui ho sofferto. Per V, per il belga e per qualcun altro.
A volte, le storie si vivono come un miracolo. Come una cosa unica e irripetibile e questo perché, tutte quelle volte, ci consideriamo intrinsecamente inadeguati d’amore. Perché qualcuno, magari, ci ha suggerito che non ne eravamo degni. E noi siamo stati sufficientemente stupidi da credergli…

E allora, quando capitava, mi sembrava di essere stato “salvato” da qualcun altro che smentiva quanto ero, in realtà, per il resto del mondo.

Poi un bel giorno ho capito che nessuno ti salva, se non te stesso. E la salvezza arriva solo se ci credi. Sembra un cane che si morde la coda. E invece, è solo magia. Quella di cui siamo capaci. Se ci crediamo, appunto.

Poi, siccome in questi giorni il destino si diverte molto con me, sono finito, per un purissimo caso, nella scuola in cui ho insegnato l’anno scorso. Sono entrato a sorpresa in mensa e gli studenti mi hanno accolto coi cori da stadio. Sono diventato rosso, ho balbettato qualcosa e sono uscito per non farmi vedere, per poi tornare dopo un po’.

Parlando con una collega, abbiamo capito che con quei ragazzi è nato un legame fortissimo perché abbiamo imparato, vicendevolmente, a fidarci e ad abbassare la guardia. E con i ragazzi di periferia è così: o bianco o nero. Non c’è spazio per le complesse architetture della mente, le sue ipocrisie, le incertezze. O ti amano, o ti odiano, senza mediazione alcuna.

Credo che anche in quelle grida ci fosse un’attestazione d’amore. E mi hanno preso per quello che sono – perché loro avevano saputo di me e ne erano rimasti sconvolti – perché io, a mia volta, ero stato altrettanto categorico. Sono questo. Prendere o lasciare, senza cedimenti, senza dubbi che logorino il tempo che ci è dato vivere.

Credo che in tutte le forme d’amore e d’amicizia valga questa regola. Si accetta l’altro o lo si rifiuta. Non c’è spazio per le mille sfumature di qual si voglia colore. Chi ci ama davvero, ci assomiglia in fondo. E chi non ci vede è cieco. Il resto è un esercizio di stile. Va bene per i versi dei poeti. La vita è più crudele, purtroppo. Ma questo non vuol dire che siamo noi a doverci mettere sempre in discussione, a finire nel tritacarne, a sperare che qualcuno ci dica che non siamo poi così sbagliati. Perché non lo siamo mai. Al massimo facciamo cazzate, ma per quello c’è rimedio. Chi ci ama davvero, ci accoglie nella sua vita con i cori da curva sud. Anche se a volte non li sentiamo, perché l’anima sa essere silenziosa e vive dentro la nostra pelle… un po’ come i battiti del cuore, insomma. Ma sa andare oltre.

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8 thoughts on “Cori da stadio

  1. lo sto rileggendo ancora. Grazie. Bravo Elfo è proprio bello e vero! Hai spiegato benissimo qualcosa che stavo cercando di spiegarmi. Grazie.

  2. Pingback: Cori da stadio

  3. Ciao, ti leggo occasionalmente e mi piaci sempre. Quel che avevo letto lo avevo sempre condiviso, ma non avevo caputo che condividessimo anche la stessa professione. Sono curioso, una persona intelligente come te cosa lascia trasparire di sè in classe?

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