Ombre d’agosto

L’estate non è solo il tempo della luce. Perché per quanto possa essere luminosa, una stella, genera ombre. E tanto più forte è il chiarore, tanto più spesse le tenebre, alle sue spalle.

Credo, o almeno così ho imparato, da solo, che crescere significhi cedere pezzi di te destinati a portare sofferenza, inazione, circoli viziosi. Tagliare i rami secchi. Amputare gli arti andati a male. Sostituire organi che non funzionano più.

Cesoia. Un volo che richiede più sforzo. Dolore alle ali. Bisturi. Il rimedio non è mai indolore.

Ma come sempre accade, di fronte a una malattia che ti mette alla prova, per affrontare il taglio, i punti, la sutura, la riabilitazione, pensi a quello di buono che c’è. Pensi alle cose belle della tua vita. Pensi al bene che, da solo, sei in grado di creare. Di donare agli altri. Anche se non sempre, tutti se ne accorgono. E come dico sempre, in questi casi, se il vaso non è in grado di contenerlo, non è certo colpa del fiume.

 Aspetterò, allora, che il sole si faccia meno arrogante. Per respirare meglio e profondamente. Per rendere le ombre meno dure. Per andar oltre, rispetto alla vita di chi non mi vuole. Per appropriarmi, in pieno, della mia.