Diritti civili in classifica

Allora, proviamo a spiegare i diritti civili e la questione delle famiglie formate da persone dello stesso sesso con uno schema di tipo calcistico:

• Matrimonio – serie A
• Unione Civile – serie B
• PaCS – serie C1
• DiCo – serie C2

Per chi non lo sapesse:

• il matrimonio prevede le stesse prerogative tra famiglie gay e famiglie etero
• le unioni civili differiscono solo nel nome e in una piccola parte dei diritti, come l’adozione ad esempio
• i PaCS hanno diritti simili a quelli matrimoniali, ma non tutti e non del tutto uguali
• i DiCo stabiliscono per legge diritti minori alle coppie gay e tutti i diritti a quelle sposate, creando perciò discriminazione per legge.

Senza la possibilità di adozione, in nessun caso, è come giocare solo amichevoli. Non è un campionato vero, insomma.

Ognuno poi decida da che parte stare…

About these ads

6 thoughts on “Diritti civili in classifica

  1. Pingback: Diritti civili in classifica

  2. Schematizzazione buona ma che non credo sia molto corrispondente alla realtà.
    Spiego il perché.
    In tutto il mondo anche il Pacs è considerato a tutti gli effetti una “unione civile”.
    E, con Hollande e il suo Parti Socialiste al potere, nei prossimi anni conferirà ai propri contraenti, siano essi un uomo e una donna, un uomo e un altro uomo o una donna e un’altra donna, una valanga di prerogative in più rispetto ad ora, adozione di bambini inclusa (vedi pag. 50 del Proect del PS per le elezioni 2012 – LINK: http://goo.gl/nwHs3 ).
    Inoltre, al mondo vi sono svariati esempi di “unione civile” -aperta a tutta la cittadinanza oppure, in puro stile ghettizzante, segregazionista, ai soli gay- che comportano per legge stesse prerogative legali del matrimonio vero, adozione di bambini inclusa; mi sembra sia il caso delle unioni civili vigenti in California, in Nevada, nell’Illinois, alle Hawaii, nel New Jersey, in Quebec, in Sudafrica, in Uruguay, in Olanda, in Inghilterra e Galles, in Scozia, eccetera.
    Qui in Italia, poi, l’espressione “unione civile” è un’espressione che da svariati anni ormai indica tutto ed il contrario di tutto, persino le mere coabitazioni del tutto prive di contratto pubblico di unione; il Comune di Torino considera “unione civile” la mera coabitazione per motivi affettivi accertata all’anagrafe secondo quanto previsto dal decreto 223 del 1989; il Comune di Firenze considera “unione civile” l’iscrizione al registro comunale delle coppie di fatto; e così via; non è affatto un caso che nel 2006 la sezione del Programma dell’Unione riguardante i diritti i doveri e le facoltà di singole persone in coabitazione accertata avesse come titolo “unioni civili”.
    Infine, la sigla “dico” è ben lungi dall’indicare una sorta di simil/pseudo-Pacs, è difatti la contrazione di DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi (titolo del disegno di legge Bindi-Pollastrini); dire ” i DiCo stabiliscono per legge diritti minori” significa fare letteralmente finta che tale sigla indichi un patto o contratto di unione, una specie di simil/pseudo-Pacs, cosa assolutamente non vera.

    Su una cosa concordo: solo il matrimonio significa serie A.
    A questo proposito, segnalo la sentenza emessa dalla Corte d’Appello USA questo febbraio contro la Proposition 8, il referendum che ha privato i gay californiani dell’accesso al matrimonio ricacciandoli nella domestic partnership con pari prerogative, adozione di bambini inclusa:
    Negare ai gay la parola matrimonio “ha come unico scopo, e come unico effetto, quello di sminuire la condizione e la dignità umana dei gay e delle lesbiche…di marchiare ufficialmente le loro relazioni e le loro famiglie come inferiori a quelle formare da coppie di sesso diverso”.

  3. Mah… è una suddivisione un po’ generica. Unione civile può voler dire tutto e niente. Ce ne sono di mille tipi, e anche i Pacs sono un’unione civile. I DiCo non sono nulla, sono una presa per il culo: oltre a prevedere diritti davvero minimi e insignificanti, ti sei dimenticato di dire quella che era la cosa pià aberrante, e cioè che entravano in vigore solo DOPO 9 ANNI (!!!) che la coppia di fatto dimostrava di essere stata formata! Cioè per i primi 8 anni e 364 giorni di convivenza in coppia si continuava a essere estrani totali pur avendo sottoscritto i DiCo! Ma come gli sarà venuta in mente un’idiozia del genere alla Pollastrini?? La Bindi manco la considero, quella ha una tara mentale…

  4. credo che il ministero di Pollastrini, all’epoca, fosse stato confuso come la segreteria amministrativa del ministero di Rosy Bindi. E quando devi battere al computer le cose che ti detta il capo, dubito che si abbiano margini di manovra…

  5. @ antipapa…
    Ancora peggio: i dico non erano qualcosa che si potesse sottoscrivere, non erano patti o contratti di unione tra conviventi, erano (presunti, inesistenti) diritti in più per singole persone -anche parenti tra loro, come zio e nipote- in coabitazione accertata all’anagrafe.
    Scrivere che i dico “prevedevano diritti davvero minimi e insignificanti” e parlare di essi come di un qualcosa che si sarebbe potuto “sottoscrivere”… significa metterli, del tutto involontariamente per carità, su un gradino più alto rispetto a dove meriterebbero.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...