E adesso, reagire!

È in momenti come questo che si sente l’assenza di un movimento LGBT unito, forte e, mi si permetta, temibile.

Il partito democratico non è certo il miglior partito del mondo e da sabato si è candidato per scendere ai livelli del PdL, che tra l’altro tornerà a chiamarsi Forza Italia. Ma il movimento non è migliore. E non lo è perché se accusiamo il pd di essere ignavo e condannato all’inazione, non è il nostro non muoversi in maniera organica e compatta a renderci più credibili.

Eppure, abbiamo fior di associazioni. Abbiamo eccellenze professionali: ricordo che Rete Lenford e Certi Diritti sono le uniche associazioni che, ad oggi, possano vantare risultati concreti e degni di nota, come il pronunciamento della Corte Costituzionale che, contrariamente a quello che dice la cattolica bugiarda Rosy Bindi, ha dichiarato che nulla vieta, in Italia, il pieno riconoscimento delle coppie di gay e lesbiche.

Abbiamo forze e menti per creare un esercito terribile, temibile e, soprattutto, vittorioso. Manca, forse la volontà. E la volontà presuppone un progetto.

Cercherò di dire la mia in merito. Non perché io sono più avanti, ma è da un po’ che mi frullano in testa un paio di idee e vorrei condividerle.

1. Sarebbe stata opportuna una manifestazione nazionale di fronte alla sede del partito democratico a Roma oppure, in alternativa, un presidio città per città di fronte alle sedi provinciali. Una protesta corale, per far capire che ci siamo. Adesso è tardi, magari in futuro ci si organizza meglio.

2. Studiare pratiche di disobbedienza civile, a cominciare dal prelievo fiscale. Occorre vedere, ad esempio, come intaccare la pratica della dichiarazione dei redditi con un minimo di tutela legale. Ho appena fatto il modello unico e pagherò oltre duemilacinquecento euro. Lo Stato mi chiede di essere cittadino di fronte al dovere civico, ma mi nega la mia umanità di fronte al bisogno affettivo. Capirete da soli che questa situazione deve finire, al più presto. Se non sono degno di sposarmi, non avrò allora il dovere di permettere, ad altri, con le mie tasse, di fare altrettanto. È una questione di giustizia. Nulla più.

3. Organizzarsi in ordini professionali. A cominciare dagli insegnanti, ad esempio. Fare, nelle scuole, politiche di apertura ai temi LGBT. Il materiale didattico è vastissimo, dalla biologia alla letteratura, passando per l’educazione civica, la storia, la geografia, le scienze. Fate leggere il canto di Brunetto Latini e spiegate, ai vostri ragazzi, come Dante, uomo del suo tempo, collocava il maestro tra i peccatori perché era quello il senso comune. Ma la sua umanità lo elevava a maestro di vita, a sapiente. Dante, in altri termini, era (ed è) più avanti di Bersani, Bindi e buona parte del parlamento. Ed è nato più di settecento anni fa. Fate un po’ voi.

4. Pretendere, da parte dei deputati LGBT, presenti e futuri, un’ipoteca sulla “gaya obiezione di coscienza”. Molto più semplicemente, i deputati dei vari partiti che si ispirano al movimento dovranno prendere direttive non dai singoli gruppi politici di appartenenza, ma dalle associazioni. Se poi qualche legge non dovesse passare a causa del loro voto contrario, pazienza. Lo si è permesso a Paola Binetti, che votò contro la fiducia al governo di cui faceva parte il suo pd. Lo si permette, tuttora, a gente come Fioroni, che sta in parlamento a fare gli interessi del Vaticano. Non si vede perché non lo debbano fare “i nostri”. Poi va da sé che gente come Zan, Grillini ed altri possono benissimo fare tutt’altro. Ma poi il movimento dovrebbe espellerli. Siamo in guerra. E in guerra non si ammettono traditori.

5. Unificare il movimento dentro un unico progetto che è quello di dare la “quadruplice”: matrimonio, tutela dell’omogenitorialità, leggi antiomofobia e transfobia, politiche sanitarie anti-AIDS e contro le malattie a trasmissione sessuale. Scegliere un unico leader. Democraticamente eletto, attraverso il sistema delle primarie, aperti a tutti gli iscritti e le iscritte alle associazioni. Fare una Costituente LGBT, che ridisegni il sistema dell’associazionismo e della politica in questo paese. Ovviamente, per evitare commistioni e infiltrazioni, sarebbe doveroso non permettere di concorrere a chi ha in tasca una tessera di partito. Tali primarie dovrebbero, di contro, essere aperte a tutte/i gli appartenenti ai vari gruppi presenti in Italia.

Credo sia arrivato il momento di far capire ai nostri partiti, imbalsamati, mummificati e morti, che la società civile che noi rappresentiamo è una società più dinamica e attuale di quella rappresentata dagli interessi, miserrimi e ideologici, di cui si fanno portatori i leader dei maggiori partiti.

Abbiamo di fronte una responsabilità storica non indifferente: essere migliori. O, in alternativa, essere come loro. Il che è possibile, per carità. Ma poi, però, non lamentiamoci. Io propongo, in alternativa, di reagire. Subito!

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6 pensieri su “E adesso, reagire!

  1. Concordo con tutto quello che hai detto e sarei felicissimo di mettere in atto tutte le proposte che dici. L’unico mio problema è che oltre la rete non riesco a trovare un luogo fisico in cui discutere di tutto questo. Un collettivo, un assemblea… esistono? Dove sono? Ho provato a cercare qualcosa ma non nulla che mi soddisfacesse. Tu sai consigliarmi? Sono profondamente convinto che tutti questi discorsi non possono rimanere ingabbiati dietro uno schermo. Occorre riuncirci, perché senza corpo la politica è nulla. Come diceva Hannah Arendt chi “si isola e non partecipa a questo essere-insieme perde potere e rimane impotente, per grande che sia la sua forza e per quanto valide le sue ragioni”. Probabilmente un collettivo già esiste, ovviamente, e sono solo stato io stupido o troppo ignorante per non trovarlo. O forse è un difetto di comunicazione o dell’associazionismo LGBTI. Ciao e complimenti per il tuo lavoro!

  2. Hai mai pensato che invece con i vostri numeri potete occupare il PD e venire democraticamente a dare una mano a noi minoranza che ci battiamo per cambiare le cose? E’ qualcosa di molto temuto dalle dirigenze. Infatti contano appunto che tanti se ne vadano per poter avere sempre gli aficionados che con i loro voti li fanno galleggiare.
    Sono anni che la casta deleggittima la Politica con lo scopo di indurre pochi ad interessarsi della stessa. Questo sarebbe davvero rivoluzionario! :-)

  3. per anni il clero ha richiamato all’unita’ poitica dei cattolici (DC) e poi, in seguito ,li ha esortati a farsi portatori dei valori cattolici all’interno dei partiti di appartenenza con le conseguenze che scontiamo ancora oggi, dove ipapisti integralisti di entrambi gli schieramenti, bloccano nei fatti ogni possibilità di cambiamento etico sociale nel nostro Paese. Perchè l’associanismo LGBT non fa la stessa cosa? Perchè queste benedette/maledette associazioni che ci rappresentano non fanno un appello unitario per l’unità del “popolo LGBT” all’interno della socità civile e dei partiti ? Richiamarci ad un senso di responsabilità e di appartenenza collettiva perchè fa così schifo? Non si tratta di cieco lobbismo ma di semplice amore per noi stessi e richiamo alla dignità di cui siamo portatrici e portatori. Posto uno stralcio di un’intervista a Ruini dell’ottobre 2011 (non spaventatevi) se provate a la parola cattolici con la parola gay/lgbt il discorso funziona anche per noi

    …”Secondo il cardinale, però, l’impegno politico dei cattolici non deve finire. «Per avere rilevanza pubblica – ha spiegato – ora la via è la convergenza dei cattolici sui valori fondamentali. Questo è stato il nostro tentativo dal 1994 e ha avuto anche successo, ma è una cosa diversa da un partito politico, non ha l’ambizione di esserne un surrogato. Questo tentativo – ha concluso – ha però una difficoltà intrinseca che è ineliminabile: ciascuna forza politica tende ad avere una propria coesione interna e può generarsi un conflitto tra l’appartenenza al partito e i punti essenziali per i cattolici. Allora sta al singolo cattolico essere capace di farli valere all’interno della forza politica stessa”

    Intervista a La Stampa del 2/10/2011

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