Lettera aperta alla militanza (e a qualche amico) del pd

A questo punto dovrei scrivere e declamare a gran voce: io l’avevo detto. E infatti, lo sto facendo. L’avevo detto che la commissione sui diritti era una farsa. Anzi, peggio, un imbroglio. Bastava vedere chi c’era a capo: Rosy Bindi. Come mettere un simpatizzante del Ku Klux Klan in una commissione sui diritti dei neri. Come mettere un deputato amico dei mafiosi alla Commissione Giustizia. Come mettere una suora e il suo cilicio mentale nell’olimpo di ogni felicità.

Per l’ennesima volta, da quando è nato, dai tempi bui e ridicoli dei DiCo, il partito che si candida a governare il paese non è nemmeno capace di pronunciare le parole per quelle che sono. Non solo non sapete dire, cari amici e amiche “democrats”, termini semplici quali “matrimonio”, “amore”, “affetto”. No. Passi per Bindi, che di amore – lo si vede dai segni che l’inappetenza emotiva del credo di cui si fa portatrice, ben lontano dal messaggio di Cristo, e più vicino alla real politik vaticana, ha lasciato in modo indelebile sul suo corpo: avete fatto caso che la signora in questione non sorride mai? – di amore, dicevo, evidentemente non ne ha più memoria. Ma Bersani? E tutti gli altri? Ma siete così ridotti male, nell’inseguire le logiche di un pensiero talmente vecchio che esso stesso, se potesse, vi definirebbe obsoleti, asciutti, polverosi?

La direzione nazionale del partito democratico ieri ha dimostrato due cose.

La prima: il pd è un partito che tradisce il suo nome stesso. È democratica un’organizzazione che impedisce ai suoi rappresentanti di votare, in nome di una disciplina di partito che, almeno a parole, faceva orrore già ai tempi del PCI? E un partito che dice di essere una cosa – democratico – e poi obbedisce ai peggiori istinti clericali e veterocomunisti, può mai avere un’autorizzazione politica a governare il nostro paese, già martoriato da vent’anni della peggior politica mai attuata nell’ultimo secolo e mezzo?

La seconda: basta aver letto per pochi minuti Twitter per essersi resi conto che moltissima gente, eterosessuale e non, ha provato un profondo disgusto per quanto accaduto ieri. Riporto alcuni tweet che secondo me sono importanti:

Pietro Raffa Inseguire il 6% di Casini continuando a ignorare che c’é un mondo là fuori.

Daniele Sensi La base del PD è chiamata ad un grave atto di responsabilità: mollare il PD.

Cetty D. A che ora è la camera ardente del PD?

Andrea DiSt strano! Il #PD nato per salvare dirigenti finiti e la sxDC ha dimostrato di essere la sx DC piena di dirigenti finiti del PCI.

luca trentini Vergogna al PD! Ma democratico dove? Riformisti? Chiamatevi DC e non ne parliamo più! Il mio voto non lo avrete mai! Indignato!

Dabliu (Non che ci fossero dubbi ma…) Il mio voto non lo vedete manco col binocolo. Adieu.

stefano boeri Un Partito riformista europeo che non prende posizione netta sulle #unionicivili e sui #matrimonigay non è un partito riformista europeo.

Ebbene, forse vi sfugge un’evidenza fondamentale. Questa gente è “moderata”, nel senso che non cadrebbe nella categorizzazione che vuole l’arena politica divisa in “estremisti” e non. Tradotto in termini più pratici: nessuno di loro, a leggerli, auspica i carri armati sovietici o il disordine – inteso come casino – del più becero antagonismo. Sono, in altre parole, vostri potenziali elettori. Qualcuno è, addirittura, pure di casa vostra.

Avete perso, e forse definitivamente, una fetta di elettorato. Gay, gay-friendly e critico. Forse lo fate per avere i voti di Casini – senza curarvi del fatto che ha portato in Parlamento personaggi di spicco come Romano e Cuffaro – e l’appoggio del Vaticano. E forse vi sfugge. Ed è grave. Ma forse, ed è più grave ancora, volete proprio questo. E questo è abominevole. Come l’omofobia di Rosy Bindi, l’opportunismo di D’Alema, l’incapacità politica di Bersani.

Ancora, una critica va a chi, a cominciare dai miei amici e dalle mie amiche più importanti, ci milita. Leggo, sul Fatto, quanto segue:

All’assemblea nazionale dei Democratici, che ha approvato con cinque astenuti e un voto contrario la relazione del segretario Pierluigi Bersani, si è deciso di non votare un ordine del giorno sulle unioni omosessuali. La spiegazione ufficiale è tecnica: l’odg sarebbe precluso dal momento che è già stato votato in precedenza un documento sui diritti degli individui.

Mi chiedo: dov’eravate voi, ieri, quando si trattava di votare? Perché avete accettato il documento di Bersani? Perché c’è stato un solo voto contrario? Il pretesto per cui non vi è stato fatto votare, non vi fa capire che nutrire dall’interno questo sistema equivale a dare linfa a un cancro che, invece di essere convertito in organo, sta divorando anche voi?

Riporto, a tal punto, un articolo di Zambardino, che chiama a una presa di responsabilità personaggi noti come Scalfarotto e Concia:

Siete persone indipendenti, con una vita, devo credere che “star dentro” ubbidisca a motivazioni diverse dal dar vita e corpo alla battaglia per la quale tutti ritengono che “siate lì’?” Magari qualcuno fra voi si sente un “dirigente complessivo”? Non sbagliatevi fino a questo punto: siete lì perché siete ciò che siete.

Nessuno vi vuole confusi nel calderone dell’estremismo omosessualista che sta alla vostra sinistra – non vi si vuole così male. Ma diciamocelo: il risultato di questi vostri quattro anni sono disperanti. Altrimenti ditela tutta e fino in fondo: state nel Pd perché vi fa comodo. Un paio di opportunisti in più non ammazzeranno nessuno.

Miei cari amici e amiche del pd, temo che dopo ieri, l’assemblea di partito di cui fate parte, a pieno titolo, ha dimostrato a me, a voi e a molti altri/e che se vogliamo diritti veri non abbiamo altra scelta che l’emigrazione. Il vostro partito ha fatto una scelta, quella di creare un apartheid giuridico. E per quanto vi ostiniate a non volerlo vedere e a sperare il contrario, la vostra permanenza autorizza e dà forza a questo stato di cose. Non le parole del nemico sono tremende, ma il silenzio degli amici. E rimanere lì, vi porterà a non dire molte cose. È questo che volete?

Basterà vedere l’ennesima perifrasi usata per chiamare l’amore di cui siamo capaci: “presidio giuridico”. Vi dico una verità: l’altra sera ho baciato un ragazzo, che ha gli occhi bellissimi e la cui tenerezza ha dato un senso all’universo intero. I presidi mi ricordano i militari, agli angoli delle strade, con il mitra in mano. Quando ho abbracciato il cielo, non pensavo ad armi o fucili. Quella parola, presidio, non può descrivere né l’emozione di un momento, né il progetto di una vita.

Quella parola fa paura, perché è cattiva e inutile.

Un po’ come rischia di diventare l’aggettivo democratico se continuate a utilizzarlo per descrivere un partito che assomiglia sempre di più a una navata polverosa del più anonimo corridoio vaticano. E lì ognuno, poi, proprio perché dentro quel sistema, dovrà assumersene ogni responsabilità.