I gay stanno tutti a sinistra, su YOU-ng!

Qualche giorno fa sono stato contattato da Chiara Amendola, che mi ha chiesto un’intervista sul libro, per il portale YOU-ng.

Direi che è venuta bene… E quindi, ve la riporto. Con un ringraziamento speciale, ovviamente, alla giornalista!

Sin dalle prime righe del suo blog appare evidente, Dario Accolla, alias Elfobruno, non ha peli sulla lingua. La sua ‘missione’ è chiara:

“Lotto per i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. E se anche gli etero hanno qualche problema, beh, di fronte al bisogno non si guarda in faccia nessuno, no?”

E visto che, a differenza di quanto proclama nella sua biografia, le sue ‘storie’ dal retrogusto pungente sono molto apprezzate dai cybernauti, arriva il primo libro “I gay stanno tutti a sinistra”.

Un saggio che ripercorre le tappe che hanno caratterizzato le lotte sociali del movimento LGBT italiano, di cui Accolla è un attivissimo esponente, analizzando la questione dal punto di vista politico, mediatico e religioso.

Un testo a tratti ironico che fornisce una chiave di lettura razionale e coincisa sull’argomento e che trae ispirazione da una famosissima ‘massima’ di Silvio Berlusconi “ Inutile inseguire il voto dei gay, tanto stanno tutti dall’altra parte”…

Dario come è nata l’idea di scrivere il libro visto che hai già un blog dove parli ampiamente della questione? E soprattutto a chi è rivolto principalmente il testo?

Il saggio nasce da una lunga riflessione. Possiamo definirlo un lavoro di sintesi di una militanza lunga quattordici anni nell’associazionismo LGBT italiano. Nel blog – Elfobruno – trattavo (e tratto) ampiamente della questione omosessuale, ma gli argomenti del mio blog sono molteplici, dalle pagine personali, che uso come diario, fino alle ricette di cucina. Poi Francesco Bilotta, un giurista e militante di Rete Lenford – l’associazione che, insieme a Certi Diritti, ha portato la questione del matrimonio aperto alle coppie gay e lesbiche alla Corte Costituzionale – mi ha suggerito di sistematizzare il mio pensiero. Mi sono lasciato convincere e ho cominciato a mettere ordine nelle cose che pensavo e che avevo ancora da dire. E così è nato il libro, rivolto a tutte quelle persone, di destra o sinistra, che hanno a cuore le sorti della democrazia, dei diritti civili, della laicità dello Stato.

Dario i gay sono tutti a sinistra oppure la destra è piena di “capre”?

Né l’uno, né l’altro. Il titolo riprende un luogo comune e, nello specifico, una frase dell’allora premier Berlusconi che disse che era inutile inseguire il voto dei gay, visto che “stanno tutti dall’altra parte”. Credo, inoltre, che la questione omosessuale debba essere trasversale. Se anche la destra apre un dibattito serio sulla questione dei diritti, la battaglia è praticamente vinta.

C’è un capitolo che ha un titolo bellissimo “più uguali degli altri” ce lo spieghi?

Riprende “La fattoria degli animali” di Orwell. Nella fattoria, trasformata in democrazia, i maiali, attraverso l’uso distorto del linguaggio, istaurano la dittatura. E gli animali, che prima erano tutti uguali, si trovano divisi tra uguali e “più uguali”, tra schiavi e privilegiati. La distorsione del linguaggio priva le parole del loro potere di descrivere e creare realtà. E se le usiamo per creare realtà distorte, costruiremo un mondo basato sulla menzogna. Ed è un po’ quello che succede a parole come “matrimonio” o “famiglia”. Costruzioni sociali che mutano nel tempo e nello spazio ma che certe forze politiche si ostinano a presentare come un modello unico e immutabile, con lo scopo di escludere dalla sfera del diritto proprio le relazioni affettive di gay e lesbiche.

Non poteva mancare una “breve” parentesi sui “Limiti del progetto di Dio”… come ti poni da questo punto di vista?

Sono laico, non credente. Ho la mia spiritualità e penso che esista un oltre, al di là della vita terrena. Solo che non sento il bisogno che tutti la pensino come me. E penso che nessuno abbia gli strumenti per avere certezze in merito, contrariamente alle religioni che popolano questo pianeta. I limiti del progetto di Dio stanno nel fatto che molti uomini di chiesa, o ad essa vicini, ci raccontano un dio rancoroso, piccino, più interessato a quello che succede nelle camere da letto delle persone, piuttosto che a ordinare l’universo secondo il principio universale dell’amore. Almeno, secondo il mito, Dio dovrebbe essere al di sopra delle preoccupazioni umane, proprio perché puro amore. Eppure lo hanno trasformato in un guardone. Fossi un credente mi sentirei offeso dal trattamento riservato a Colui che dovrebbe rappresentare la mia massima speranza, su questa terra.

Spesso la comunità gay è accusata di speculare troppo sulla sua sensibilità (come ad esempio il caso delle ultime dichiarazioni di Cassano)… credi anche tu che spesso alcune polemiche siano un po’ ‘forzate’ e ‘sterili’?

Dipende da cosa stiamo parlando. Se un giocatore, come Cassano, che rappresenta un modello per molti giovani e giovanissimi – a cominciare dai miei allievi, a scuola – chiama i gay con l’epiteto di “froci”, diventa un veicolo di omofobia. Criticarlo non significa scatenare polemiche sterili. Significa sottolineare un errore. Se fosse successa la stessa cosa con un nero e se fosse usata la parola “negro” cosa sarebbe accaduto? A me pare, invece, che si accusi le minoranze di vittimismo per inficiare gli aspetti rivendicativi della lotta politica. Si pretende che le minoranze, tra cui quella gay, siano “migliori” rispetto alla maggioranza bianca, cattolica ed eterosessuale che, dal canto suo, può continuare a permettersi di creare ghetti culturali e giuridici. La questione omosessuale ha come punto irrinunciabile la fine di tale “apartheid”. Criticare la comunità in tal senso, accusarla di vittimismo, significa semplicemente non voler vedere i problemi reali che ci sono nel paese, sul versante dei diritti. Da Cassano in poi, fino al Parlamento.

Il libro si conclude con una nuova idea di società… si tratta di un’utopia o di un traguardo possibile?

Una nuova idea di società sta alla base di ogni agire politico. Io propongo una soluzione – che non vi racconto adesso, per non svelare il finale del mio saggio – che va comunque tentata. Altrimenti cadremmo nell’ipocrisia o nel velleitarismo e questa sì che sarebbe la vera tragedia. Se smettiamo di immaginare un mondo migliore, non faremo altro che cedere spazio a ciò che c’è già. E ciò che c’è, molto spesso, non è proprio bellissimo.

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