Dar corpo ai diritti e alzare la voce

Certi Diritti ha lanciato sulla rete la campagna Dai corpo ai tuoi diritti, un’importante iniziativa che mira a raccogliere militanti al fine di potenziare la mission dell’associazione, ovvero arrivare a obiettivi quali «matrimonio tra persone dello stesso sesso, riforma del diritto di famiglia, regolamentazione della prostituzione, diritti delle persone trans e intersessuali, affettività per i detenuti, sessualità e disabilità».

L’associazione radicale ribadisce, con questa campagna, la sua attenzione per le tematiche legate ai diritti civili a più ampio spettro e, nello specifico, l’urgenza di provvedimenti su temi concreti, quali quelli dichiarati.

Non secondario, inoltre, il tipo di linguaggio scelto: il nudo. Le scelte della politica si riversano, a ben vedere, sulla gestione del corpo: dall’esercizio di una libera sessualità, al trattamento del fine vita fino alla costrizione del corpo in caso di reclusione – ed è una battaglia di civiltà garantire ai detenuti una permanenza comunque dignitosa, pur in una situazione in vinculis.

Un nudo sempre elegante, portatore, in certi casi, di un raffinato erotismo. Mai volgare. Eppure, come denuncia Vittorio Zambardino, in un suo articolo su Libernazione, la campagna è stata censurata da Facebook proprio a causa di alcune immagini, ritenute sconvenienti.

La censura, d’altronde, si sa che non è arma da affidare a persone intelligenti. L’intelligenza non ha paura della verità. Semmai, mal sopporta la volgarità, ma basta vedere le immagini della campagna per renderci conto che siamo su livelli decisamente diversi.

Il saggio, in altre parole, si è spogliato delle vesti che il perbenismo dei tempi moderni impone e attraverso il quale i suoi fautori negano i diritti umani a larghe fasce sociali. Lo stolto ha guardato al dito, poi all’uccello, quindi si è scandalizzato e ha premuto sul tasto “cancella”. Intanto milioni di persone aspettano di potersi sposare, di morire con dignità, di superare l’esperienza del carcere in modo non punitivo e della disabilità con la pienezza della dignità umana, ecc.

Facebook ha preferito ignorare tutto questo. La campagna, per fortuna, continua. Noi, invece, alziamo la voce, perché non cada silenzio su certe ipocrisie.

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