Tutti i numeri del precariato

Siamo tre milioni e cinquecentomila. Precario in più, precario in meno. Contrariamente a quello che si dice, non siamo un peso per lo Stato, e per due ragioni: la prima, svolgiamo un servizio senza il quale scuole, ospedali ed enti pubblici chiuderebbero. In altre parole, lavoriamo, non chiediamo l’elemosima. La seconda ragone: di quella cifra solo un terzo lavora nel pubblico impiego. Gli altri stanno tutti nel privato.

A quanto pare solo il 15% è laureato. Moltissimi i giovani. La media retributiva è di 800 euro al mese. Le donne, strano ma vero, sono pagate di meno.

La maggior parte dei precari sta laddove c’è disoccupazione, cioè nelle regioni del sud.

I numeri, usciti oggi in un articolo di Repubblica, ci lasciano una fotografia che suggerisce un’evidenza: combattere il precariato significa risolvere almeno tre mali storici del nostro paese. La disoccupazione giovanile, la subalternità delle donne, la questione meridionale.

La politica di domani deve ricominciare da qui. Tutto il resto è già visto. E porta a nuovi eserciti di disperati. Di cui non si sente davvero il bisogno.

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5 pensieri su “Tutti i numeri del precariato

  1. è un crimine il precariato e quel che è peggio è che è stato “scoperto” solo di recente, anche dai sindacati che ancora si dibattono tra difendere gli assunti perché sono iscritti o i precari che non sono iscritti, e con quello che prendono ci mancherebbe pure!

  2. Secondo me un lavoratore precario o momentaneamente disoccupato dovrebbe essere iscritto gratuitamente al sindacato. Anche l’iscrizione ad un qualsiasi sindacato purtroppo costa. Io per esempio pago una decina di euro al mese e sinceramente a me il sindacato non serve visto che ormai sono di ruolo, gia’ sgravata e di buona salute… e ovviamente donna (ma questo e’ un optional positivo che solo io so apprezzare)

  3. amatrioska sono d’accordo con te sul fatto che i precari dovrebbero essere scritti di fatto ai sindacati gratuitamente, sono meno d’accordo sul fatto che il sindacato a te non serva perché sei di ruolo, non fosse altro per il fatto che essendo di ruolo sarei contento di pagare la mia quota per chi non la può pagare. Forse continuo a credere/sperare in un sindacato alla Di Vittorio, tanto per intendersi, e probabilmente continuo a essere iscritto alla CGIL più per ragioni storiche che per reale soddisfazione dell’attività sindacale. Sono tanti i treni che il sindacato ha perso, tra questi quello del precariato è il più imperdonabile proprio perché pertiene al lavoro. Purtroppo fino a poco tempo fa (ma per alcuni pseudosindacati continua ad essere così) la categoria del lavoro è quella della fabbrica dove si entra una volta assunti, i tempi sono cambiati troppo in fretta, da noi il precariato se l’è inventato una falsa sinistra e i sindacati (quelli di sinistra ché l’altri mi interessano poco) sono rimasti al palo proprio per la genesi del precariato.

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