Oggi su Gay’s Anatomy: “Il World Pride e la macchina del tempo”

«Parlerò anch’io di World Pride. E lo farò da un punto di vista diverso: questa volta, infatti, da semplice spettatore. Perché, per chi non lo sapesse, e come ha già scritto Andrea nel suo articolo in merito, a Londra non potevi marciare se non eri registrato, ma potevi assistere ai lati del corteo e, credetemi, è stata un’esperienza ugualmente emozionante.

La cosa che mi ha stupito di quel pride è stata la presenza di tutte quelle diversità, dentro e fuori la comunità LGBT. Filopalestinesi e filoisrealiani a pochi metri gli uni dagli altri. Turchi e greco-ciprioti, insieme. Spezzone antagonista e grandi banche. Tutte nello stesso corteo.

Pare, infatti, che il messaggio che il World Pride britannico fosse, in parole più semplici: tutto può dividerci, nella vita di ogni giorno. Ma siamo uomini e donne che amano nello stesso modo. E questo non può che unirci.

Tutto ciò non può che portare a due conclusioni, se guardiamo la degradata realtà italiana. E dico degradata non solo per il nulla di fatto fino ad adesso, ma anche per lo stato dell’arte della comunità e del movimento gay del nostro paese.»

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