Il salto nel tutto

La vita è quella cosa che ti fa fare scelte folli. Quella promessa che è un salto nel vuoto. Quella carezza data in lontananza, quando speri – e forse un po’ lo sai – che ogni cosa è possibile. Come ogni atomo di presente. Come tutto il caso, pronto a trasformarsi in destino.

Perché tu sai che al di là dell’angolo può esserci il vuoto. Oltre il precipizio, la strada a livello. Il salto rischia di diventare solo asfalto calpestato troppo forte. Da far tremare le ginocchia. E nulla più.

Oppure.

Il buio riscaldato dalle persiane marittime. E la luce a scaglie, sulle pareti.
Le cose sussurrate, col sottofondo della tv e un divano bello come un presepe.
La gentilezza dei mirtilli, sul tavolo. E l’eleganza delle opinioni, sul piatto.

Ogni cosa, o il nulla. E in ogni caso, la pienezza dell’essere. A dispetto delle convenzioni del sentire comune. Al niente – quello vero – delle cose che devono essere dette o fatte.

Io scelgo il salto. Il vuoto. Il volo.
Io scelgo tutto.
Perché anche morire può dimostrarti che hai saputo essere vivo. Per davvero. Senza nessuna mediazione. Senza tradirsi, o senza farlo più.

Oggi su Gay’s Anatomy: Il pride a Catania è madre

Catania è la mia città d’adozione. Quello è stato il teatro del mio coming out. Lì sono nato e cresciuto politicamente, dentro Open Mind. E sempre in questa città, nel 2000, ho partecipato alla mia prima marcia. Lo stesso anno del World Pride di Roma, al quale non andai per un esame di storia. Una settimana dopo, invece, ero in strada, in via Etnea…

Il resto, vieni a leggerlo su Gay’s Anatomy.