La legge dell’inscopabilità

La leggevo l’altro giorno su Twitter. Suona, grosso modo, così:

Ai gay piacciono gli etero, agli etero le ragazze, alle ragazze i gay. E poi tutti si lamentano che non scopano.

Dunque, ieri, parlandone con la mia amica Anna Nim, sono venuto a capo di un postulato sulla legge dell’inscopabilità, applicato al mondo gay maschile:

Se piace a te ed è più bello di te, gli piacerà uno più bello di lui.

Anna Nim, allora, mi ha fatto notare tutti i ragazzi, assolutamente “fuckable” che ieri, a gabbie (e dark room) aperte, passeggiavano leggiadri per le vie del Pigneto, auspicando un mio fidanzamento conseguente. Al che l’ho guardata e ho realizzato il corollario della legge dell’inscopabilità applicato alla visione saffica delle cose:

Le lesbiche non capiscono niente di mondo gay maschile e delle leggi che ne regolano dimaniche sentimentali e relativi accoppiamenti.

Ovviamente tutto ciò ha provocato le vibranti proteste delle mie amiche, oltre a qualche silenzioso assenso degli amici maschi che erano lì con me. E allora, per salvare capre e cavoli, ho pensato alla legge taciuta, poiché non detta, che va al di là del concetto di inscopabilità.

La legge suddetta è la seguente:

Per quanto le cose vadano come sono sempre andate, c’è sempre lo spazio per un miracolo e perché la vita ti sorprenda ancora.

Ma appunto, questi sono miracoli. E nell’attesa che qualcuno di questi si realizzi, non ci resta da applicare la norma del utilità dell’errore, che consiste nella seguente dicitura:

In attesa di quello giusto, mi diverto con quelli sbagliati

Converrete con me che, preservativo alla mano (e non solo), è, per adesso, l’unica norma che va davvero seguita, senza se e senza ma. E con molti e ancora.