Fornero all’Avvenire: mai matrimonio gay!

Se qualcuno avesse pensato di trovare in questo governo una sponda rassicurante sui diritti delle coppie gay e lesbiche, ebbene abbandoni quell’illusione. Di ministri che camminano su strade lastricate di buone intenzioni ne abbiamo visti fin troppi. Anzi, di ministre, nella fattispecie. Da Pollastrini in poi.

Elsa Fornero non fa eccezione. In una sua lettera a l’Avvenire tiene a precisare, pur nel rischio di cadere nella pratica della “excusatio non petita”, il suo pensiero sulle coppie di fatto. E quello che emerge è sconsolante, come quando afferma:

Ho fatto riferimento al ‘”rischio” (non già alla realtà) di un superamento della famiglia tradizionale, citando l’andamento statisticamente decrescente delle unioni fondate sul matrimonio di un uomo con una donna e il sempre crescente realizzarsi di fattispecie nuove, come le unioni eterosessuali stabili di individui che non intendono contrarre matrimonio e le convivenze stabili di omosessuali.

Oppure:

il valore della famiglia tradizionale, valore che condivido fortemente, anche perché, come pure ho ricordato nella conferenza, in essa si rispecchia interamente la mia esperienza di vita (la mia famiglia d’origine, ai cui insegnamenti debbo moltissimo, e la famiglia che ho formato con mio marito sono infatti entrambe rigorosamente tradizionali).

O ancora:

sono sempre stata fermamente convinta che la famiglia rappresenti la base più solida per la crescita e lo sviluppo integrale della persona

e dulcis in fundo:

Non ho quindi auspicato che le unioni di fatto, sia etero sia omosessuali, siano equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ma semplicemente invitato ad aprire gli occhi sulle diverse realtà che stanno emergendo e a non dimenticare, e meno che mai a discriminare, i diritti dei singoli individui che vi si riconoscono e che chiedono con forza un riconoscimento.

Tradotto in poche parole: la famiglia “buona” è quella cattolica, eterosessista, fatta da uomo e donna con prole. Poi questo istituto è messo a “rischio” dagli eterosessuali che non vogliono sposarsi e dai gay che vogliono farlo a tutti i costi. Allora, per disinnescare la bomba, la soluzione è: negare i diritti alle coppie, per tornare al concetto di diritti individuali, che sono fatti apposta per non riconoscere quelle coppie che chiedono tutela!

E il giornale cattolico – in questo caso, sinonimo di omofobo – plaude.

Penso di poter affermare a questo punto – e mi scuso di scadere nella volgarità, ma i protagonisti di questa triste e squallida vicenda sono muse in tal senso – che attingendo dal linguaggio della pornografia, questa lettera potrebbe essere definita come “rimming” istituzionale.

E noi abbiamo bisogno di politici veri, di scelte coraggiose e di persone che sappiano governare andando al di là dei ricatti morali e mentali che le istituzioni religiose sono in grado di esercitare nella loro psiche. Non certo di pornografi della burocrazia.