Essere umani al 100%

La campagna di promozione per il prossimo Pride nazionale, che si terrà a Bologna nella settimana del 9 giugno, riporta l’immagine di Rosa Parks.

Il manifesto lancia lo slogan “tutto comincia con l’orgoglio” e quindi ci ricorda chi era quella donna, che nel 1955 osò sfidare l’obbligo di cedere, in autobus, il suo posto a un bianco, come prevedeva la legge (atto che le costò la prigione). Rosa Parks, infatti, disse no e non lo disse tanto a un uomo la cui pelle era diversa dalla sua, bensì rifiutò di perorare, con il suo assenso, una discriminazione.

Perché molto spesso è così che le ingiustizie trionfano sulle e nelle nostre quotidianità. Facendo finta di nulla. Lasciando che accadano.

Ricordo, ancora, che il movimento nero, in America, non si accontentò di mediazioni sul concetto di eguaglianza. I neri, a un certo punto, decisero che erano persone al 100%. Esseri umani al 100%. E se si è tali, si devono avere tutti i diritti, a parità di doveri. Non si accontentarono di sedersi nei posti riservati ai bianchi solo per poche ore al giorno, per intenderci, con qualcuno che diceva loro “è già qualcosa”. Vollero tutto e lo ottennero.

La stessa cosa dovrebbe valere con le rivendicazioni del popolo arcobaleno: se siamo esseri umani, abbiamo diritto ad accedere a quegli istituti che valgono per tutti e per tutte. A cominciare dal matrimonio. Ogni mediazione in tal senso va vista come un esercizio limitato di umanità, nello stesso modo in cui inorridiremmo se dicessero che due neri o due ebrei non possono sposarsi, ma solo pacsarsi o avere diritti individuali senza che venga riconosciuta la coppia (i DiCo, per intenderci).

Essere umani al 100% significa, in altri termini, pretendere che non vi siano più sedili per bianchi o istituti giuridici riservati alle maggioranze. E fino a quando non diremo no all’ennesima discriminazione non saremo poi così diversi da chi ha portato Rosa Parks in galera, solo perché si era ribellata a un’ingiustizia.