Ci pensavo da un po’. Aggiungere un “Indice dei libri che è proibito non leggere” alle rooms del mio blog. Ma attenzione, non libri qualunque.
O meglio, non solo libri – tra virgolette – normali. Bensì, i libri di amici, di giovani scrittori e scrittrici, di persone che conosco (ma anche no) e che hanno segnato un punto di svolta nella mia vita.
Perché, attraverso le loro parole, ci sia la possibilità di vedere quella luce di cambiamento, quel giro di boa che sta alla base stessa della vita e del suo fluire.
Oppure, più semplicemente, per leggere bene. Oggi si comincia con il romanzo di un’amica. Lorenza. E buone letture!
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La colpa, di Lorenza Ghinelli, Newton Compton, € 9,90.
Estefan, Martino, Greta. Due ragazzi, una bambina. Tre infanzie umiliate, stuprate, deprivate. Rubate al bello. Sono amici i due adolescenti. Amici di canne, di confidenze profonde, di ragazze da baciare, di future lacrime. Non conoscono Greta, che irromperà nella loro vita per caso, di notte, in mezzo a pensieri indicibili e a parole, al tempo stesso, crudeli e delicate. Perché può accadere, nella vita di tutti noi, che la delicatezza – in cui dovrebbe essere conservata quella che in poesia viene chiamata l’età più bella – si macchi di atti e parole che spezzano l’innocenza.
Ma attenzione: è un romanzo, questo di Ghinelli, che non racconta soltanto le infanzie schiaffeggiate dal male di vivere. È un romanzo sull’incapacità di un mondo – così adultocentrico e quindi sordo verso un altro tipo di diversità, legata al dato anagrafico questa volta – di ascoltare e provvedere ai bisogni di chi è debole. E, si badi, non è un romanzo sul dolore. È, bensì, un’opera che attraverso il linguaggio del dolore parla di vite subite, agite, a volte un po’ male, ma vibranti di quella forza che permetterà loro di attraversare il buio in cui sono state spinte dall’indifferenza del mondo dei grandi.
Non concede carezze, il linguaggio di Lorenza Ghinelli. Sincopato, spezzato, allucinogeno. Perché rotta è la vita dei protagonisti. Intrisa di un’incomunicabilità, in quel disperato bisogno d’aiuto e d’attenzione, efficacemente tradotti in uno stile sapientemente frantumato, tagliente, crudele e appuntito, in certi suoi attimi. Eppure limpido, liquido, struggente. Esattamente come gli occhi di quelle infanzie sì violate, ma mai tradite da chi se le porta addosso, ancora sanguinanti, nel disperato tentativo di ricucirle prima di entrare, con un’esistenza ricomposta e una dignità nuova, in un mondo adulto forse un po’ migliore. Forse meno ingrato.
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