Obiettori di coscienza? Fuori da ospedali e farmacie

Quando io ero ragazzo c’era il servizio di leva obbligatoria, altrimenti detto “il militare”. Venivi prelevato per un anno da casa e facevi il soldato. Potevi, tuttavia, evitare di andare in caserma dichiarandoti obiettore di coscienza. Di contro, se diventavi obiettore, non avresti mai più potuto svolgere una professione dentro le forze armate e di polizia, di nessun tipo, neppure un semplice lavoro di dattilografo.

La ragione? Se aborrivi l’uso delle armi, non potevi far poi parte di un corpo che le usa per lo svolgimento del proprio servizio. Elementare, limpido e cristallino. E largamente condivisibile.

In Italia esiste un piccolo esercito di farmacisti e di medici “obiettori di coscienza” che, di fatto, impediscono alle donne di poter accedere a pratiche quali l’interruzione di gravidanza. Oppure non prescrivono o non vendono medicinali specifici, come la pillola del giorno dopo, come è successo di recente, a una ragazza, a Roma.

Domanda: se questi signori – tutti cattolici – avessero un figlio a cui un medico, magari testimone di Geova, non praticasse una trasfusione perché pratica contraria alla propria religione e quindi obiettore, cosa penserebbero? Direbbero, giustamente, che la religione dovrebbe essere un fatto privato.

Non si può permettere al fanatismo di certi individui di essere un pericolo per la salute e la dignità delle persone. È un concetto fin troppo elementare che, però, i medici di estrazione cattolica dimenticano un po’ troppo spesso.

Per quel che mi riguarda andrebbe applicata una legge semplicissima: vuoi fare l’obiettore di coscienza? Benissimo, libero di esserlo. Ma non fai il farmacista e neppure il medico. Punto. Come chi non vuol fare il militare poi non può diventare poliziotto o carabiniere.

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11 pensieri su “Obiettori di coscienza? Fuori da ospedali e farmacie

  1. hai una logica stringente, mi piaci!
    A molte persone manca davvero la coerenza, vogliono galina ovo e kul caldo: vogliono fare una professione pubblica e fare solo quello che comoda loro. Ci sono medici non obiettori che per colpa degli obiettori devono fare sempre i lavori considerati “sporchi” al posto degli obiettori. Ma perchè non se ne vanno a lavorare in un ospedale a dirigenza di religiosi cattolici, li saranno ben accettie potranno fare tutto l’obiezione di coscienza che vogliono.

  2. ma questo icittadiniprimaditutto…. è capace di reblogged “on i cittadini prima di tutto”?
    Elfobruno… E’ un link automatico o ci mette sempre il naso così? Che barba, me lo trovo sempre davantie dietro….hihoiihihi

  3. Sono d’accordo in parte.
    Sono stato obiettore di coscienza. E trovo quest’istituto più importante delle strumentalizzazioni che ne fanno i fanatici abramitico-cattolici.
    Ora il problema è e deve essere dello stato. Si indicano concorsi a ginecologo per soli GINECOLOGI NON OBIETTORI. non è affatto difficile.
    Inoltre, visto che l’obiezione di solito è una scelta con delle conseguenze, direi che chi fa l’obiettore non può aspirare a posati di coordinamento o dirigenziali, perché per definizione questi sono incarichi di garanzia per tutti – e quindi chi li ricopre deve essere disposto a far rispettare la legge e assicurare un diritto da essa sancita.
    Oggi invece è l’esatto opposto: la clericalizzazione del nostro sistema sanitario nazionale fa sì che chi è obiettore fa carriera. Gli altri al palo. Basterebbe modificare questo equilibrio e tutto si sbloccherebbe.

  4. certo Steve, succede proprio nella Lombardia di Formigoni….
    Basterebbe così poco per rimetere l’equilibrio dove equilibrio non c’è.
    Sei obiettore? Bene, è un tuo diritto, ma visto che il posto è statale e/o pubblico e/osovvenzionato dallo stato… bene non fai carriera…
    Vedi quanti obiettori si rimetteranno a fare ivg per la carriera….

  5. Credo che un farmacista non possa negare al paziente un farmaco prescrittogli dal medico: dovrebbero imporgli la chiusura della farmacia. Invece l’obiezione dei ginecologi cattolici la ritengo legittima. Invece che licenziare i ginecologi obiettori (sarebbe licenziamento discriminatorio per motivi religiosi), bisognerebbe creare convenzioni con cliniche ginecologiche private per consentire tutte quelle prestazioni mediche che un ospedale con troppi obiettori non può erogare. Generalmente sono contrario alla privatizzazione della sanità, ma le convenzioni private per la ginecologia sono indispensabili.

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