Matrimoni gay: e se anche SEL fosse un partito di merda?

Che il matrimonio allargato ai gay non sarà in nessuna delle voci dei prossimi tre o quattro governi è cosa che non desta nessuno stupore. Viviamo in Italia, un paese in cui il politico più illuminato fa comunque l’occhiolino al vescovo di turno. La media è ben più raccapricciante, e questo per altro è un discorso bipartisan.

Se tutto dovesse andar bene – se il pd si sveglia, se certe mummie di ogni partito si fanno da parte, se non si fanno accordi con partitini che candidano mafiosi e se si arriva in parlamento con una maggioranza adeguata – il massimo che si può ottenere per adesso è un’unione civile. Se poi dovesse prevalere la linea Bindi & co., ci troveremmo di fronte a un istituto che non garantisce nulla e che anzi legittima le discriminazioni tra coppie di fatto e coppie sposate. Se vincesse la linea Marino ci troveremmo di fronte a una civil partnership che tutto ha del matrimonio tranne il nome.

Questa è la realtà di adesso. Realtà che anche nella migliore delle ipotesi conserverebbe una punta di discriminazione. Il matrimonio sarebbe riservato agli eterosessuali, unici titolari di una cittadinanza piena che riconosce il “massimo grado” di unione affettiva e sociale.

La cosa che fa pensare, invece, è che anche quei partiti che parevano avere una posizione più illuminata – come Sinistra Ecologia e Libertà – stiano avviando scelte in senso conservatore. Alessandro Zan – elemento di punta del partito, militante GLBT ed ex diessino – ha pubblicato un documento sul sito ufficiale di SEL in cui si abiura a quanto concordato nel precedente congresso, ovvero il matrimonio allargato alle coppie gay, per ripiegare sulla generica forma delle unioni civili.

Un copione già visto: si punta al massimo possibile, si indietreggia verso una mediazione con se stessi per poi arrivare al nulla di fatto. Un po’ come i PaCS dei DS, poi divenuti i DiCo di Rosy Bindi, poi divenuti nulla. Forse arrivare al tavolo delle trattative – per un’alleanza di governo – col massimo richiedibile darebbe più forza alla contrattazione stessa, in termini di accordi. Zan questo lo sa?

O è tutta una mossa per aprire il campo all’alleanza con quelle frange cattoliche che sono motori primari di omofobia nel nostro paese, secondo quello che è il disegno di D’Alema e dell’attuale dirigenza del partito democratico? L’agnello sacrificale, anche in questo caso, sarebbe la dignità di milioni di cittadini e di cittadine rainbow.

La cosa che poi desta preoccupazione è il continuo richiamo alla sentenza della Corte Costituzionale. A leggere le parole di Zan parrebbe che la Corte abbia vietato il matrimonio tra persone GLBT in Italia. Cosa che non è affatto vera. La sentenza dice infatti che nel ’48 i padri fondatori non avevano previsto tale istituto giuridico e che il parlamento deve legiferare per rimuovere certe discriminazioni.

Per altro, qualcuno spieghi a Zan e ad altri politicanti che il diritto provvede anche a normare situazioni nuove in un processo dinamico di rinnovamento sociale. In altre parole: se c’è un fenomeno nuovo, il diritto – quando è tale e non compromesso con forze antidemocratiche – fissa le regole che lo determinano. Con lo scopo, magari, di rendere più giusta la società e più felici le persone che la compongono.

Così facendo Zan ha fatto di SEL la brutta copia del suo partito di provenienza. E del succedaneo di qualcosa che è la derivata ultima di soggetti a identità confusa, malata ed elefantiaca non sappiamo davvero cosa farcene. Figuriamoci se riusciremmo mai a votarlo.