
Mi piace la luce viola della sera, con la sua promessa molteplice di vita dei bar, di carezze domestiche, di chiacchiere davanti la televisione, di profumo di cibo fatto in casa.
Mi piace il tepore del sonno, quando ogni cosa sfuma e si fa più morbida, a cominciare dai contorni dei pensieri.
Mi piace pensare che non sempre ho ragione, soprattutto quando ne sono assolutamente certo, perché ciò mi rende umano.
Mi piace ricevere una telefonata improvvisa, un sms inaspettato, un invito per una birra sotto casa.
Le vie del centro, immerse nella stagione in cui le foglie hanno lo stesso colore dell’aurora e del vespero.
Mi piace indugiare sul pensiero di un bacio che forse non arriverà mai, o forse sì e ad ogni modo non importa il come e il quando.
Mi piace il rumore della pioggia che ha da venire, perché in esso è rinchiuso il futuro.
E il caffè delle domeniche di festa, quando sento i passi discreti di mia madre che falliscono nell’impresa di tenermi a letto, ma non in quella di riempirmi di una momentanea, riappacificante gioia.
E tutto il resto, che per ragioni di spazio…
