Di Pietro e Lega a favore del manganello facile

Il popolo indica la luna e il governo guarda al dito. Quello della mano che tiene il manganello, per altro.

Sabato scorso a Roma ci sono state centinaia di migliaia di persone pacifiche che sono state vittime, assieme alla democrazia di cui sono stati capaci, dell’assalto di poche centinaia di delinquenti da strada e dell’impreparazione delle forze di polizia che non hanno saputo garantire l’incolumità dei cittadini.

Roberto Maroni, se fosse stato il ministro degli interni di qualunque paese europeo e occidentale, sarebbe stato costretto alle dimissioni alla velocità di un neutrino, con tanto di comunicato di compiacimento della Gelmini o chi per lei.

Invece si evacano leggi da Sud America degli anni settanta.

Questa cricca di notabili senza arte né parte, a cui anche la Lega appartiene a pieno titolo, ancora una volta non riesce a capire i bisogni concreti della gente. Sabato l’Italia ha detto a PdL e Lega che se ne devono andare dai luoghi del potere, che sono indegni del ruolo che ricoprono, che questa crisi non può essere gestita ancora con leggi ad personam e a colpi di fiducia.

Il governo deve dare risposta a queste critiche che vengono direttamente dalla pancia della società. Non può pensare di nascondersi ancora dietro il terrorismo psicologico suscitato da un’emergenza per altro affrontata in modo pedestre, inadeguato, vergognoso.

Maroni farebbe prima a prendere bagagli, cartellette, i suoi ridicoli occhiali e nascondersi nella nebbia di una delle valli da cui proviene. Nessuno ne sentirebbe la mancanza.

Grave, poi, che Di Pietro sia la sua musa ispiratrice. Da un politico di “cosiddetta” sinistra ci si aspetterebbe un minimo di buon senso, non l’ennesima boutade in salsa molisana. La politica è roba seria, dovrebbe averlo capito anche l’ex pm di Mani Pulite.