La rabbia di Rosy e l’alleanza pd-Lombardo

Rosy Bindi, giustamente, si incazza. I radicali, inspiegabilmente, non votano per l’arresto di un parlamentare nonché ministro accusato di aver rapporti con la mafia. Dovrebbero capire che uno Stato gestito da gente siffatta non migliorerà di certo la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. Ma tant’è..

Ma ritorniamo al piddì.

Immagino che Bindi (e con lei anche Franceschini e qualcun altro dall’incazzatura facile) abbia sbottato anche in altre occasioni: come quando, ad esempio, la Margherita ha approvato, assieme alla destra, la vergognosa legge 40 o come quando nei vari consigli comunali sparsi per l’Italia i loro appartenenti votano a sfavore delle coppie gay.

Per non parlare della vergognosa alleanza tra pd e Lombardo in Sicilia!

Hanno una morale un po’ strana, questi signori. A ben vedere sanno come prendersela contro le minoranze (parlamentari, sociali) mentre sanno scendere a patti con il potere, qualsiasi forma questo assuma, a seconda della convenienza del momento.

Post a rete unificata

Non metteranno mai a tacere la voce libera dei cittadini e delle cittadine per bene di questo paese. Questo governo, che salva corrotti e mafiosi, non ha nessuna autorità per impedire al popolo degli onesti di esercitare il diritto di parola e di pensiero previsto dalla Costituzione!

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Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
È possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Notizia per Studio Aperto: Adinolfi lascia il pd

Adinolfi se ne va.

Come per Paola Binetti, il piddì si è liberato di un elemento che si è distinto per omofobia e per i suoi insulti contro la gay community italiana. E senza nemmeno muovere un dito! Ha semplicemente aspettato che se ne andasse.

Ci piace ricordarlo così, senza nulla da dire e con il suo abituale tic nervoso che lo induceva a scrivere di “froci” (cit.) senza nemmeno sapere di cosa parlasse. Ad ogni modo, potete star tranquilli: nessuno, a parte la redazione di Studio Aperto, si accorgerà della sua dipartita.

Adesso restano solo Rosy Bindi, Beppe Fioroni e Massimo D’Alema. Dopo di che il pd sarà un partito non più omofobo. Solo vuoto.

Il vaso magico

La gente mi chiede perché, qui e altrove, scrivo cose tristi.
Qualcuno forse crede che stia male.
Qualcun altro penserà che mi senta ancorato a specifiche assenze.

La verità?

Scrivo parole di pietra o canto al rintocco della pioggia. Ritrovo, così, la parte lirica che l’essere adulti ha seppellito sotto troppa realtà.

Ritrovo la tenerezza verso tutti i miei sbagli. E li abbraccio, uno per uno. Mi scopro più umano e ho meno vergogna per quello che ero. Ricompongo pezzetti di me. Come un vaso magico, quei cocci messi insieme non lasciano crepe evidenti. E le ferite di guerra, per quanto incredibile, non hanno più nessun potere.

E forse vi sembrerà strano, ma risvegliarsi al mattino è di volta in volta meno faticoso.

What’s left a sweet sweet sweet embrace
and you’re a thousand miles away
your arms a sweet sweet sweet embrace
and you’re a thousand miles away…

(Elisa, A feast for me)

Una chiesa inadatta alla democrazia

Le ultime dichiarazioni di monsignor Babini su Vendola e la sua omosessualità dovrebbero essere bollate come noiose e ripetitive, indice del fatto che la chiesa cattolica non solo non sa adeguarsi ai tempi, ma è incapace di leggere la realtà se non attraverso lo sguardo di un testo epico-religioso scritto migliaia di anni fa.

Sarebbe, poi, ancora meglio ignorare il vescovo emerito di Grosseto che ha capito – al pari di Buttiglione, Giovanardi, Adinolfi e di altre tristi primedonne dell’omofobia – che basta produrre dichiarazioni di un certo tenore per aver assicurate prime pagine di giornali, testate on line, blog e via dicendo.

Quello che però salta agli occhi, questa volta, non è la condanna morale di un modo di essere da parte di un’istituzione in costante crisi di credibilità nel suo ruolo, autoproclamato, di “agenzia etica” della società contemporanea.

Babini ha messo a confronto due cose tra loro non paragonabili. Da una parte una condizione personale – l’omosessualità del governatore della Puglia – e dall’altra le pratiche sessuali del nostro presidente del consiglio.

Essere gay può essere ancora, nel mondo dei cavernicoli e nei corridoi vaticani (purché irrorati dalla luce del sole e di fronte a un microfono acceso) un disordine mentale o un’aberrazione della natura. Ma non è un crimine, almeno per il nostro codice penale e fino a quando l’Italia, secondo quello che pare essere il disegno dei vescovi, non assomiglierà all’Iran o all’Arabia Saudita.

Le notti hard del premier, invece, hanno una doppia conseguenza sul valore etico e penale. In primo luogo perché, se è vero quel che si dice, si usa il corpo della donna e la sua mercificazione per avviare intere carriere politiche. In secondo luogo perché andare con prostitute minorenni è reato.

Monsignor Babini, nella sua ansia di rinverdire le sue fortune mediatiche o nella sua missione di radere al suolo ogni moderna Sodoma, non riesce a distinguere tra comportamenti personali e crimini. Occorrerebbe ricordargli, per altro, che le legislazioni democratiche non riconoscono il peccato, ma valutano la liceità dei comportamenti personali sul piano del diritto.

Questa semplice evidenza lo rende, assieme all’istituzione che lo foraggia, poco credibile e inadatto su qualsiasi piano della vita pubblica e civile di un paese europeo, moderno e democratico.

Il rumore dei tuoi passi sulla neve

C’era una volta. Io. Nella continua ricerca del principe azzurro. Perché da solo non ero intero e avevo bisogno dell’altra metà del mio cielo sempre oscuro. Del pezzo mancante della mela avvelenata. Del frammento del medaglione perduto nella profondità di tutti i mari in tempesta.

Questo ero io. Una scheggia di vulcano, un pezzo di vetro, la parte di un puzzle con una tessera sola.

Per questa ragione mi aggrappavo alla vita degli altri, per cercarvi dentro ciò che mi avrebbe dato compiutezza.

Ignoravo, tuttavia, che se non ti senti integro nessuno può completarti davvero. Diviene tutto solo un vagare di errore in errore. E questo ti spezza ancora, divieni l’horcrux di tutti i tuoi desideri.

Fino a quando un giorno le lenzuola del mio letto avevano pieghe diverse. Pieghe mie. Così come il colore della curcuma comprata al mercatino delle spezie. O il rumore dei tuoi passi sulla neve, una mattina d’inverno.

Stacco musicale…


Adesso non ha più senso riempire il vuoto. Adesso bisogna raccogliere gli altri pezzetti di me, tutti quelli nati dai miei errori, e distruggerli uno a uno.

Perché per ritornare ad avere un’anima sola, bisogna rinunciare a tutto quello che l’ha spezzata. Per essere interi, una volta e per sempre.

Tunnel e neutrini. Dopo Maria Stella, la Aprea

Valentina Aprea, altra mente del Pdl responsabile del disastro in cui versa la scuola italiana e per questo presidente della commissione Cultura alla Camera, sul caso del “tunnel  Gelmini” dichiara:

«È la sinistra che si ricopre di ridicolo montando una polemica surreale non prendendo occasione di strumentalizzare un comunicato del Ministero che come ovvio si riferisce al tunnel al cui interno sono stati lanciati i protoni».

Prima osservazione: nel comunicato ufficiale c’è scritto, testualmente

«alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento…»

e se la lingua italiana non è un’opinione qui si sta parlando un tunnel che passa tra un punto e un altro. Per di più anche l’uso del complemento del moto per luogo non lascia molti spazi al dubbio di cosa volesse significare quella frase.

Secondo poi, è comunque grave che il ministero che coordina e gestisce la cultura di massa in Italia non sia in grado di produrre un testo chiaro e breve su un avvenimento così importante. Se la Gelmini dice che non intendeva dire che esiste un tunnel sotterraneo le si può pure credere, ma pecca comunque di dilettantismo, lusso che un ministro non si deve permettere.

Terzo: la signora Aprea parla di protoni. Adesso io non sono molto ferrato in fisica, ma qua non si stava parlando di neutrini? E se guardiamo alla sua stessa frase, dice, anche lei, che le particelle sono passate attraverso un tunnel evidentemente costruito dall’uomo.

Questa è la situazione della scuola e della cultura nel nostro paese: in mano a gente che non sa di cosa si sta parlando. E che, a quanto pare, non sa nemmeno scrivere.

Il tunnel e la Gelmini

La rivoluzionaria scoperta dei giorni scorsi – che attesterebbe che esiste qualcosa di più veloce della luce, ossia i neutrini – rischia di legarsi al ricordo, ridicolo e tragico allo stesso tempo, di un’infelicissima gaffe dell’attuale ministro della pubblica istruzione.

Maria Stella Gelmini, saputo del successo dell’esperimento effettuato tra il CERN e i laboratori italiani del Gran Sasso, si è affrettata a diramare un comunicato stampa che, tra elogi e salamelecchi, recita testualmente:

Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro.

Peccato che il tunnel in questione non esista per niente. Come si legge sul sito di SkyTG24:

non esiste alcun tunnel (che dovrebbe essere lungo 730 chilometri) che colleghi i due centri di ricerca, dal momento che i neutrini vengono “sparati” sottoterra e attraversano la materia senza necessità di alcun tunnel per garantire il loro passaggio.

Il ministro dovrebbe, a questo punto, spiegarci da dove ha preso la cifra che dichiara di aver stanziato per la costruzione di qualcosa che non esiste. In tempi di crisi, non vorremmo che le “tasche degli italiani” tanto care al suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi, fossero state svuotate per un’opera che non c’è.

Una cosa però è certa: l’unico tunnel che l’Italia ha contribuito a creare è quello in cui giace la cultura italiana da quando la Gelmini è ministro, dal quale bisognerebbe uscire, sì, alla velocità della luce e dal quale non si vede, per il momento, l’uscita.

Più che outing, sputtanamento all’amatriciana

Il latte è stato versato e ci è già arrivato alle ginocchia.
La lista dei presunti politici “gay” è stata pubblicata e, oltre al fatto di non presentare novità clamorose, fa parlare di sé più per le divisioni che stanno nuovamente lacerando la comunità GLBT italiana che per improbabili dimissioni di massa da parte dei magnifici dieci.

Voglio essere chiaro su un punto: non considero aprioristicamente l’outing un’arma ignobile. È stato fatto notare più di una volta a questo governo la sua mancata credibilità, tra le altre cose, sulla legge antiprostituzione proprio per i comportamenti del presidente del consiglio e degli uomini a lui più vicini.

Chi agita l’arma della “purezza”, sempre presunta e presumibile, deve dimostrare di essere all’altezza morale delle battaglie che conduce.

Personalmente, se avessi le prove del lesbismo di una Rosy Bindi glielo farei notare esattamente nello stesso momento in cui tenterebbe di rifilarci la legge-porcata dei DiCo e amenità simili.

Non mi convincono i pruriti politically correct di chi vede questa pratica come estremo imbarbarimento della politica italiana. L’outing è uno strumento anglosassone: ricorda alle persone di avere una morale, una credibilità e una coerenza.

Essendo un’arma, perciò, va usata con ogni accortezza e in modo mirato.

Non mi piace, invece, questo sputtanamento all’amatriciana perché come tutte le riletture italiane dei modelli europei ed occidentali è approssimativo, inutile, dannoso e volgare.

È volgare perché sa di insulto, per di più anonimo.
È approssimativo perché chi grida quei nomi non ha volto (ma un ispiratore morale ben riconoscibile).
Inutile, perché contrariamente a paesi come il Regno Unito o gli USA, non porterà alle dimissioni di chicchessia.
Dannoso, infine, perché dice al popolo sovrano: questi so’ froci e ciò è male.

Chi ha lanciato quest’idea e l’ha poi lasciata alla deriva dell’anonimato sul web ha responsabilità politiche ben precise nei confronti della comunità gay italiana nella sua interezza. Per come è stata condotta la cosa e per la piega che ha preso in seguito.

Credo che le menti acclarate che ci stanno dietro questo progetto dovrebbero fare un poderoso passo indietro: quello che porta alla fine delle loro carriere politiche.

Per ridare credibilità a un movimento che non ha, al momento, un progetto univoco, ma idee molto confuse, un’elefantiasi di visibilità personale di presunti “leader” che ricordano i ben più dignitosi (almeno sotto il profilo letterario) capponi di Renzo Tramaglino.

In attesa che tutto questo avvenga, non ci rimane che guardare come tutta questa operazione si sgonfierà nel giro di pochi giorni, per lasciare spazio ai drammi del presente e al dramma della nostra inconsistenza politica come categoria sociale.

Ma Harry Potter non è per nulla cristiano

Mi è arrivato un invito per partecipare, tra qualche giorno, alla presentazione del libro Il vangelo secondo Harry Potter, di Peter Ciaccio.

Si legge, nella pagina Facebook dell’evento:

Benché diversi credenti, e non solo, considerino il ciclo di Harry Potter un veicolo di modelli negativi, se non addirittura satanici, molti altri vi trovano invece, tra le altre, significative tracce della cultura ebraico-cristiana.

E ancora:

Peter Ciaccio propone così una lettura che mette in luce i parallelismi tra il mondo della teologia, quello della fantasia e quello reale, evidenziando molte questioni chiave della vita umana e della fede cristiana…

Personalmente trovo irritante il dover ricondurre ogni aspetto della vita a una dimensione religiosa. Forse Harry Potter è solo una storia umana che parla di sentimenti umani. E forse bisognerebbe cominciare a considerare l’ipotesi, tutta laica e scientifica, che questo sia possibile anche senza l’intenzione di qual si voglia divinità.

E in questo starebbe la grandezza dell’uomo: il sacrificio (tema centrale del romanzo della Rowling) per il bene altrui senza la necessità di una ricompensa finale, che, invece, è l’unico motore delle religioni, sempre opportunistiche.