I nuovi eroi

Sarò impopolare. Parlo di calcio. Anzi, di calciatori. Ai quali l’idea di pagare il contributo di solidarietà, richiesto a tutti i ricchi, non va giù.

In questo la categoria in questione non è diversa da altre della stessa risma. Chi più ha, più vuole avere. E quando si è abituati al privilegio, filtrato attraverso la pratica del compenso smodato, è difficile poi dover tornare sul piano della realtà. Se aggiungiamo che, anagraficamente parlando, molti di questi “ricchi” sono ventenni viziati, il quadro è completo.

Immaturi, danarosi e arroganti. Questo l’identikit di uno dei modelli più in voga tra i giovani dell’attuale italietta berlusconiana. E ribadisco: la cosa mi stupisce ben poco.

Ciò che mi fa specie, in realtà, è il silenzio dei tifosi. Sicuramente attoniti, forse pure indignati. Ma silenziosi.

Ricordo che provengo da una città in cui ci furono vere e proprie rivolte per la retrocessione d’ufficio della sua squadra di calcio. Ricordo gli strepiti di juventini e interisti per la questione degli scudetti di qualche anno fa.

L’italiano medio e mediocre, pronto a immolarsi per le strade in difesa di certi eroi, non fa altrettanto quando i propri beniamini dichiarano sic et simpliciter che delle sorti dell’Italia non sanno cosa farsene. Rimane, appunto, il silenzio.

Ne consegue, per altro, che andrebbe riformulato il concetto stesso di eroe. E un buon inizio sarebbe quello di non confondere tale categoria con quella del prezzolato, del mercenario, del saltimbanco da stadio.

Adinolfi in realtà non esiste

La prima volta che venni a conoscenza di Mario Adinolfi fu quando mi etichettò come blogger frocio. Era il 2006. L’anno successivo un’altra ribalta mediatica arrivò con la sua candidatura alle primarie. Poi fu il nulla.

Da qualche mese a questa parte, l’esponente del partito democratico è ritornato all’onore delle cronache per una serie di dichiarazioni omofobe e transfobiche, nelle quali ha una buona parola per gay – destinati, secondo la sua opinione, a svolgere la professione di commessi nei negozi di moda – e per le transessuali (lui però le chiama i trans), ridotte al rango di puttane. Niente più, niente meno.

La componente progressista e laica del suo partito si indigna, Cristiana Alicata ne chiede l’espulsione che però, puntualmente, non arriva.

Alicata si domanda se nel pd potrebbe mai trovare spazio il pensiero di persone razziste o antisemite. Questo interrogativo, che potrebbe estendersi a molti altri partiti e valere anche per molte realtà aggregative è fondamentale. Dubito, tuttavia, che potrà avere risposta a breve.

Riguardo il nostro eroe, invece, io non credo che sia un omofobo convinto. Semmai è un politico “cattolico”, con tutte le tare ideologiche che essere “cattolici” comporta oggi in Italia.

Penso, dunque, che Adinolfi abbia buona intelligenza. Ha capito che per venir fuori da una vita caratterizzata dall’inconsistenza sul piano politico, la carta del disprezzo contro gay e transessuali è un ottimo viatico per far parlare di sé: da una parte ci sarà il popolo dell’arcobaleno pronto a strepitare, dall’altra i “cattolici iraniani” disposti a sposare le sue idee e a prendere le sue difese.

E la fama è più che assicurata. Fosse anche per un ben più celebre quarto d’ora warholiano.

Certo, questo non rende l’esponente piddino meno detestabile, come è sempre detestabile qualsiasi operazione di sciacallaggio.

Mi chiedo, a questo punto, quanto abbiamo concorso, noi “blogger froci”, a edificare la fortuna di chi si limita a riproporre luoghi comuni e affermazioni d’odio di personaggi di calibro maggiore, da Giovanardi e certi suoi colleghi di governo, arrivando fino alle vette delle gerarchie vaticane.

Concludo ricordando che in certi casi i romani prevedevano la damnatio memoriae per personaggi ritenuti indegni. Si bruciavano le loro opere, si facevano sparire i loro nomi dalle cronache e dagli annali. L’operazione falliva sempre, in realtà, perché non si può cancellare l’esistenza di chi rappresenta, a torto o a ragione, una testimonianza scomoda.

Con Adinolfi, invece, sarebbe molto più semplice. Basterebbe occuparsi di argomenti più seri. Io suggerisco di provarci.

Patrimonium Petri

La pagina Facebook Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria ha raggiunto in tempi straordinariamente celeri ben oltre centoventimila contatti.

In un periodo siffatto, in cui si chiedono sacrifici immani a coloro che, volenti o nolenti, hanno tenuto in piedi l’economia di questo paese con le loro tasse e il loro lavoro – impiegati, operai, lavoratori dipendenti, studenti, insegnanti, ecc – l’attuale classe politica ha deciso di lasciare immutati certi privilegi. Molti di questi riguardano, appunto, la chiesa cattolica, a cominciare dal suo enorme patrimonio immobiliare.

Si stima, infatti, che il Vaticano detenga il 20% tra palazzi, case, terreni presenti in Italia. Gli enti che li possiedono non pagano le tasse, per cui la differenza è a carico del cittadino. Per non parlare del fatto che questi immobili non sono certamente baracche e ruderi.

Adesso, che questa destra tolga alla gente che lavora per dare ai ricchi non stupisce. Altrimenti non sarebbe destra. Se poi vediamo chi è il capobanda, il quadro si chiude, tra farsa e tragedia.

Quello che stupisce, ma poi non più di tanto, è la reazione dei leader della cosiddetta sinistra di palazzo. Un timido Bersani si mostra possibilista su una tassazione parziale sulle attività commerciali della chiesa, a cui fa eco una ben più battagliera Rosy Bindi che dichiara:

Francamente non si capisce la polemica alimentata dai radicali, che si ostinano a minimizzare l’enorme lavoro di supplenza svolto dalle associazioni e dalle realtà ecclesiali di questo paese: dalle mense della Caritas, ai centri di accoglienza dei profughi, alle comunità di aiuto per famiglie e minori, all’assistenza ai più deboli. Si tratta di una presenza preziosa nel tessuto sociale del paese e che non gode di alcun privilegio ma di un trattamento previsto dalla legge per chi svolge attività di solidarietà.

Credo che dovrebbe valere il principio democratico che tutti debbano contribuire a pagare le tasse, soprattutto chi ha di più. Per chi vive meglio un prelievo fiscale sostanzioso non muterebbe di certo il tenore di vita. Se a Berlusconi tassassero il 70% del suo reddito annuale, continuerebbe ad essere ricchissimo. E Berlusconi è ben più povero di chi possiede, in media, un appartamento su cinque su scala nazionale.

Per Bindi, invece, vale un principio opposto: poiché lo Stato è incapace di aiutare poveri, migranti e persone sfortunate, i cittadini che lavorano e pagano le tasse devono dare più soldi a chi ne ha già molti (ricordiamoci l’otto per mille).

Forse non ha realizzato, la signora, che se tutti pagassero le tasse – a cominciare dalla sua chiesa – quei soldi per aiutare chi ne ha bisogno lo Stato li avrebbe.

O noi o loro

L’onorevole Concia oggi sul suo profilo di Facebook si lamenta, giustamente,dello spazio dato dai media alle dichiarazioni di Saya:

Mi dicono che il nazional fascista Saia mi ha dato della malata pervertita a Radio 24… ma perché La Zanzara lo intervista? Vi sembra giusto che si dia la possibilità a un uomo che semina odio di poter diffondere via Radio le sue idee così pericolose?

Questo sfogo – ripeto: legittimo e condivisibile – riapre un capitolo sulla vecchia querelle, ormai classica, di permettere a certe forze di esistere perché la democrazia dà corpo e voce a tutte le sfumature e gli orientamenti di pensiero.

Permettere ai fascisti di esistere, in altri termini, sarebbe l’apoteosi della democrazia stessa.

Al contrario, credo che, purtroppo, qualsiasi tentativo di inserirli nel consesso democratico non porta che alla propagazione del male che rappresentano. Democrazia e fascismo, in realtà, si annullano a vicenda. Inoculare un virus non significa farne una cellula di un corpo sano. Significa far ammalare quel corpo.

Per cui, all’onorevole Concia va la mia solidarietà umana e politica. Ma magari, la prossima volta, pensiamoci bene prima di accettare il dialogo con frange estreme – quali Casa Pound – e sdoganare, con i nostri stessi atti, un sistema di pensiero che prevede la nostra distruzione.

Civiltà cattolica

 

Una ragazza contesta dei pellegrini: una pattuglia di poliziotti lì vicina la circonda, la giovane viene presa a schiaffi.

Un cameraman che riprendeva la scena è stato picchiato senza nessuna ragione.

Attendiamo, dal Vaticano, una ferma condanna di questi atti di violenza.
Possibilmente non tra cinquecento anni.

Napolitano, CL e il rispetto della democrazia

Il presidente Napolitano è stato accolto da eroe al consueto meeting dell’ennesima associazione cattolico-integralista, Comunione e Liberazione (il cui nome per altro rievoca semanticamente un partitino ormai obsoleto degli anni ottanta, Fascismo e Libertà).

All’incontro di Rimini ha partecipato anche Enrico Letta, esponente dell’area cattolica del partito democratico. Lo stesso partito che ha lasciato che un suo rappresentante – l’ex ministro Fioroni – di presenziare a una riunione carbonara indetta da Tarcisio Bertone, segretario di stato vaticano, con lo scopo di creare una task force di cattolici in parlamento che abbia come fine non tanto il bene del paese, quanto le richieste della chiesa da spacciare per il bene del paese.

Faccio notare che a quell’incontro, tuttavia, non è stato invitato Casini, reo di aver appoggiato Burlando, ex comunista, alle precedenti regionali in Liguria. Ciò dimostra come un ipotetico asse tra pd e UdC sia fallimentare in partenza.

Dovrebbero riflettere tutti quegli esponenti di sinistra, o presunta tale, che vanno a svendere i loro principi in nome di un’alleanza con i settori più retrivi, antidemocratici e integralisti della nostra società. Dovrebbero, queste persone, scegliere tra convenienza politica e rispetto per gli aspetti fondanti della nostra società, a cominciare dal suo carattere laico.

E ciò vale anche, e forse a maggior ragione, per il nostro presidente della Repubblica.