
Tra medio evo e rinascimento la chiesa contrastò la poesia cortese prima, e amorosa poi, attraverso la pratica della contraffazione. Si prendevano canti popolari, anche a contenuto licenzioso, si manteneva intatta la musica ma in luogo di amori volgari e popolani si celebrava Maria. L’amore diveniva una sublimazione della madre e sposa di Dio, unica forma di “passione” che era lecita per il credente.
Dico questo perché mi è giunta voce che dovrebbe tenersi a Roma una mostra su Galileo, curata da non so bene quale organo religioso, per dimostrare l’esistenza di Dio attraverso la sua opera.
Ancora un caso di contraffazione. Un vecchio trucco vecchio, una sorta di plagio ideologico, riproposto ai nostri giorni. Il che denota un’assoluta mancanza di fantasia. I credenti, in altre parole, affidano le loro anime a gente priva di qualsivoglia immaginazione.
Chissà se diranno pure che volevano farlo secco solo perché diceva la verità.
