Senza alcuna fantasia

Tra medio evo e rinascimento la chiesa contrastò la poesia cortese prima, e amorosa poi, attraverso la pratica della contraffazione. Si prendevano canti popolari, anche a contenuto licenzioso, si manteneva intatta la musica ma in luogo di amori volgari e popolani si celebrava Maria. L’amore diveniva una sublimazione della madre e sposa di Dio, unica forma di “passione” che era lecita per il credente.

Dico questo perché mi è giunta voce che dovrebbe tenersi a Roma una mostra su Galileo, curata da non so bene quale organo religioso, per dimostrare l’esistenza di Dio attraverso la sua opera.

Ancora un caso di contraffazione. Un vecchio trucco vecchio, una sorta di plagio ideologico, riproposto ai nostri giorni. Il che denota un’assoluta mancanza di fantasia. I credenti, in altre parole, affidano le loro anime a gente priva di qualsivoglia immaginazione.

Chissà se diranno pure che volevano farlo secco solo perché diceva la verità.

Report

Il week end che scivola via.
I vestiti sempre più stretti.
Le risate di Nano Mondano, contagiose come sempre.
Hello Kitty in calore.
Laura e Phoosky, con cui mi diverto tanto.
Milla, che mi cita in interessanti discorsi tra donne.
E Giada, bella come sempre.
Il Pompiere e Gian e la loro tenerezza. Su di me.
Il sole.
E la nausea, attutita solo un po’.
Il sesso.
Sesso, appunto.
Il bucato profumato.
Vale, nella sua isola abitata dagli uccelli della memoria e i gatti che mi guardano speranzosi.
La presentazione del libro di Franco, le mie parole e ogni emozione di cui ero capace.
Andrea che si prende gioco di me… (e gli voglio bene anche per questo).
Un pensiero su Vinz, ormai senza alcun dolore.
Andrea, l’altro Andrea, andato via e giunto a destinazione.
E uno sguardo che non dovevo incrociare.

E allora ascolto canzoni che chiudono un cerchio lungo di anni.

Perché la musica mi fa sempre compagnia quando la solitudine ritorna a sproposito e quando tutti i miei sensi in allarme mi sussurrano di andare a dormire e di lasciarmi travolgere da una quotidianità ogni giorno più estranea. Ma tant’è.