Ma io approvo la missione in Libia.

Sono un non violento, anche se a volte mi incazzo e medito sterminio. Ma sono i deliri dell’indignazione. Ho sempre pensato che l’occidente invada alcuni territori, in nome della libertà e della democrazia, per ottenere potere e ricchezza. L’Iraq insegna. Adesso il Mediterraneo brucia e c’è la guerra, dietro casa mia. Siracusa è a pochi chilometri dalle coste libiche. Se davvero Gheddafi avesse delle armi, potrebbe essere colpita la mia città, assieme alla mia terra, e questo mi terrorizza.

Eppure stavolta io sono d’accordo con la missione internazionale.

Sono e sarò sempre contro la guerra. L’Italia, per altro, non dovrebbe mandare i suoi caccia a bombardare Tripoli, su questo non ho dubbi. Perché lo dice la nostra Costituzione.

Ma dall’altra parte non c’è un dittatore che è stato accusato, ingiustamente, di avere gas nervini. Dall’altra parte c’è un uomo che tutti abbiamo schifato quando, pochi mesi fa, qui a Roma, è venuto a farsi omaggiare come un satrapo.

Gheddafi spara sulla folla che chiede giustizia e libertà. Gli spara addosso con i missili, dagli aerei. Non so se avete visto i corpi bruciati, accatastati senza identità, vicini, dalle identità perdute per sempre.

La Libia sta cercando di darsi un futuro. La rivoluzione libica è una rivoluzione di popolo. Noi dovremmo sostenerla. E purtroppo, per sostenere i ribelli, occorre fermare la macchina da guerra del Colonnello. E un carro armato che sta per sparare si ferma solo in un modo.

L’Italia dovrebbe giocare su due fronti: quello dell’appoggio militare, con le sue basi, e quello del rilancio delle relazioni diplomatiche. Dovrebbe dire ai suoi alleati: noi non possiamo bombardare un altro paese, se non per legittima difesa. Ma possiamo aiutarvi a portare giustizia. Dovrebbe essere questo il senso della nostra partecipazione a quella che è l’ennesima missione di guerra, ma che dovrebbe essere improntata in modo nuovo.

Io penso questo.

Mi stupiscono gli strepiti di chi, da Gino Strada in poi, si trincera dietro affermazioni di principio sterili e fini a se stesse. Non credo che ci siano persone sane di mente a cui piaccia la guerra. Ma qui non si tratta di invadere un paese straniero. Si tratta di impedire a un criminale di uccidere ancora.

Non prendere una posizione, in nome dell’integralismo pacifista, significa approvare il lancio dei missili del regime di Tripoli su Misurata, Bengasi e le altre città in mano ai ribelli.
Significa essere dalla stessa parte di una orrenda Lega Nord che invece di guardare al dramma, pensa che verranno milioni di clandestini e che non avremo più petrolio.
Significa stare dalla parte di chi lascia che quei migranti che non raggiungono l’Italia muoiano nel deserto.

Non so come finirà la crisi libica, ma occorrerebbe farsi da subito delle domande su quale senso abbia appoggiare dittature sanguinarie, idolatrarle come ha fatto più volte Berlusconi proprio con Gheddafi – ennesima riprova che è inadatto a governare e che deve andarsene per sempre dalla vita politica del paese – perché come ha fatto notare giustamente Emma Bonino, a Che tempo che fa, queste prima o poi si sfaldano.

Speriamo, come dice Cristiana Alicata, che la missione duri poco e che faccia pochissimi danni. È l’unica cosa che, al momento, possiamo fare.

Siamo al centro del Mediterraneo, dovremmo creare una rete di popoli tra noi e il Maghreb, tra noi e l’Europa, in nome della pacifica convivenza. Cominciamo a non avallare la tirannide dei satrapi.

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19 pensieri su “Ma io approvo la missione in Libia.

  1. Dati i nostri trascorsi con la Libia una presenza di forze Italiane, anche se in un contingente Onu (o Nato?) sarebbe come minimo inopportuno.

    Nonostante il mio alter ego belligerante sono convinto che chi dice che per portare la pace c’è bisogno della guerra o è un malato di mente o è un impostore. La guerra non porta mai pace.

    E dire che chi si professa pacifista è come la Lega è come dire che tutti i vegetariani sono nazisti perchè Hitler era vegetariano…

    Io mi chiedo dove erano gli interventisti come te, mio caro Elfo, fino a pochi mesi fa, quando la tratta degli immigrati era gestita dalla polizia libica indisturbata grazie anche all’omertà europea e italiana.
    Se la guerra è un’opzione per portare la pace perchè non siano intervenuti sei mesi fa?

    L’auspicio di Cristiana è solo retorico perchè la storia ci ha insegnato migliaia di volte che queste guerre non sono mai brevi.

    E se devo esser tacciato di integralismo preferisco di gran lunga quello pacifista che quello guerrafondaio.

    Le bombe non sono mai intelligenti e finché c’è il rischio di uccidere anche un solo civile non siamo poi così diversi da Gheddafi…

  2. Non vedo nessuna soluzione dalle tue parole, se non l’ennesima presa di posizione contro la guerra. Mi chiedo dove sei tu quando Gheddafi bombarda i civili. Alessandro, devi cominciare a metterti nell’ordine di idee che non possiedi la verità come non la possiede nessuno.

    P.S.: quando la polizia libica gestiva i flussi migratori come li ha gestiti, io ero a casa, esattamente come te, a scrivere che la cosa mi faceva orrore. Non ho mai sperato in un bombardamento per questo, ma nella fine dell’accordo tra Libia e Italia sull’immigrazione.

  3. Mai detto di possedere alcuna verità. Solo un dubbio. Quel dubbio che mi ha fatto commentare il tuo post, nel quale, mi sembra, hai abbastanza convinzione quel tanto che ti permette di schierarti “per”.

    Se avessi una soluzione l’avrei già detta. Posso però esprimere un dubbio concreto che la guerra una possibile soluzione?

    Perché la mia “ennesima posizione contro la guerra” dovrebbe avere meno dignità della tua ennesima presa di posizione (ben più numerosa) a suo favore? Perché?

  4. Pingback: Ma io approvo la missione in Libia.

  5. Allora dovresti rivedere le tue modalità argomentative, che per essere pacifiste sono piuttosto aggressive. A cominciare dal fatto che mi metti sulla tastiera parole mai scritte.

    La mia convinzione nello schierarmi “per” sta nel fatto che Gheddafi da Tripoli si sta espandendo in tutta la Libia proprio con missili e mitra. E a farne le spese sono i civili. Io ho dato quella che sarebbe la “mia” soluzione. Al momento, l’annientamento delle postazioni di guerra del Colonnello sono l’unica via che io vedo per fermare un massacro ben maggiore.

    Se c’è una soluzione migliore, non ho problemi a sposarla. Il dramma è che non la vedo. E chi, come Strada, si dice contrario non propone nulla che non sia un’affermazione di principio. In quell’affermazione mi ci ritrovo anch’io. Ma da sola non basta, anzi, nel caso specifico risulta addirittura peggiore del pericolo che si vuole scongiurare.

  6. Chiedo scusa se sono stato aggressivo.

    Altre soluzioni ci sono. Così come ci sono altri modi di vedere quel che per te è o dovrebbe essere una missione di pace.

    http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/03/articolo/4330/

    Non mi sembra di averti attribuito frasi o pensieri che non sono i tuoi.
    Se titoli il tuo post “io approvo la missione in libia” non vuol forse dire che sei per l’operazione militare? Dove è che ti ho attribuito cose che non hai scritto?

    Se l’ho fatto non volevo e anche di questo ti chiedo scusa.

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  8. Sono, forse per la prima volta, sinceramente combattuto anch’io nel condannare l’ingerenza militare in Libia. Da una parte non si può “ripudiare la guerra” a fasi alterne, dall’altra non si può permettere che chi si batte alla ricerca della libertà sia massacrato… Non si POTREBBE (aggiungo poi).
    Perchè vorrei far notare come tutta questa prontezza belligerante in difesa del popolo libico, non s’è vista per il popolo tunisino o algerino, per i massacrati in piazza in Bahrain oppure nello Yemen, o contro i militari che, cavalcata la protesta in egitto hanno poi “ripulito” le piazze.
    Diffido dunque delle smanie di esportazione della libertà di certi personaggi, così pronti ad esportarla su territori che ricoprono ricchi giacimenti di petrolio, ma molto meno quando i territori ospitano le loro basi militari.
    Che poi colui che non voleva disturbare Gheddafi con una telefonata per chiedergli che cazzo stessa facendo contro la popolazione; che lo ha armato, arricchito e vezzeggiato quando ne faceva il kapo dei propri lager nel deserto (non dimentichiamoci che quei lager e quei massacri erano fatti “in franchising” per l’Italia e l’Europa!); che lo ha accolto a braccia aperte quando i suoi soldi sporchi di sangue salvavano Unicredit, la Fiat, la Juventus e vai (ri)capitalizzando; che poi costui si erga adesso a difensore della libertà del popolo libico… Che il ducetto La Russa ringhi impettito che “non faremo i portinai che consegnano le chiavi delle basi” tutti pensando che una volta terminata la mattanza bisognerà essere sul campo per poter sperare che rimanga anche l’ENI (che già c’è con Gheddafi) a spartirsi le spoglie di ciò che resta… Be': pare sensato?!
    O ancora pare sensato difendere la popolazione civile bombardando Tripoli con i Tomahowk (o come cavolo si scrive!)?!

    Poi credo anche che ADESSO sia difficile se non impossibile pensare a soluzioni alternative. Ma credo che chi ha temporeggiato fino ad ora anzichè prendere misure che qualche settimana fa avrebbero potuto essere minacciose ma non belliche e forse risolutive, l’abbia fatto intenzionalmente per poter oggi usare impunemente i suoi Cruise, Tomahowk, Mirage, ecc. ecc.

  9. “Mi chiedo dove sei tu quando Gheddafi bombarda i civili. ”

    tu sei dalla parte di chi ha armato Gheddafi, e adesso bombarderà i civili come lui (perchè dagli aerei il 99% delle vittime sono civili, per forza), e metterà al suo posto un altro fantoccio che continuerà a massacrare la gente nel deserto, e in più affamerà i civili (cosa che ti piaccia o meno Gheddafi non faceva, in Libia c’è un welfare state coi controcazzi, che ti paga addirittura le cure mediche all’estero). Ecco dove sei tu.

  10. Ma cosa vai dicendo, Elfobruno, non vedi che ci hanno costretti, con la faccia schiacciata nella merda, ad entrare in guerra.
    Quando Maroni ha chiesto aiuto all’Europa per gli immigrati: solo promesse, mai mantenute. Invece per la Francia e per il suo impegno coloniale in nord africa, finalizzato ad accaparrarsi fonti energetiche, l’Europa si è subito mossa, mandando uomini e mezzi. La risoluzione dell’onu? La solita buffonata dei soliti lecchini. La non fly-zone? Una presa per il culo, soprattutto per Russia e Cina, per tutto il mondo. La verità è che questa era solo una scusa per un attacco militare totale.
    Da quanto accade sul terreno chi ci rimette sempre (come al solito) sono i civili. Secondo voi c’è differenza tra i civili uccisi tra gli insorti e i civili che vivono nei territori controllati da Gheddafi che vengono sterminati, in queste ore, dai bombardamenti “di pace” degli occidentali. Se la vostra risposta è “si”, siete proprio dei razzisti e della specie peggiore: quella camuffata da antirazzisti.

  11. non c’è una sola riga di questo post che non sottoscrivo. il resto del mondo non poteva continuare a restare a guardare quel che accadeva in libia, soprattutto dal momento in cui i ribelli al regime hanno espressamente richiesto l’appoggio internazionale.

  12. “L’Italia, per altro, non dovrebbe mandare i suoi caccia a bombardare Tripoli, su questo non ho dubbi. Perché lo dice la nostra Costituzione”

    Be’, i “tornado” italiani sono andati a bombardare. Umilmente e modestamente, leggendo i “report” sulla missione compiuta, mi pare che abbian fatto cose che poco c’entrano con la tutela della “no fly zone” e la difesa dei civili.

  13. Si sarebbe dovuto intervenire prima; la missione, della generica risoluzione ONU, è andata al di là e scompostamente. La verità, ahimé, è che una rivoluzione di popolo come quella tunisina ed egiziana aveva preso corpo in Libia. Siamo rimasti a guardare l’offensiva di Gheddafi (ricordo che i Paesi europei è gli USA sono rimasti “cauti”), poi la Francia ha deciso di muoversi, anche (uso “anche” perché c’è la figura di Sarkozy da non sottovalutare) perché interessata ai privilegi petroliferi di Eni…Usa e Inghilterra non potevano rimanere a guardare…l’Italia ridicola non riesce (cinicamente lo dico) a difendere i privilegi commerciali è fa una figura, nello scacchiere internazionale, degna del Premier, patetica. Si era deciso addirittura di affidare la conduzione della battaglia alla NATO! Per mettere definitivamente ipoteca sul petrolio…Cina e Russia si sono incazzati ed ecco che salta l’opzione NATO…In una parola è solo un altro atto della guerra infinita, la guerra per il petrolio! Viceversa si sarebbero mossi prima e diversamente! O davvero c’è qualcuno che crede al buon senso di Sarkozy? Non so quanti sanno che la campagna elettorale del francesino è stata finanziata dai libici…ottimo modo per cancellare un debito non trovate?

  14. Missili Cruise all’uranio impoverito sulla Libia

    Massimo Zucchetti

    Politecnico di Torino, Italia

    Introduzione

    Le questioni che riguardano l’Uranio impoverito e la sua tossicità hanno talvolta, negli anni recenti, esulato dal campo della scienza. Lo scrivente si occupa di radioprotezione da circa un ventennio e di uranio impoverito dal 1999. Dopo un’esperienza di pubblicazione di lavori scientifici su riviste, atti di convegni internazionali e conferenze in Italia, sul Uranio impoverito, questo articolo cerca di fare una stima del possibile impatto ambientale e sulla salute dell’uso di uranio impoverito nella guerra di Libia (2011). Notizie riguardanti il suo utilizzo sono apparse nei mezzi di informazione fin dall’inizio del conflitto.
    Per le sue peculiari caratteristiche fisiche, in particolare la densità che lo rende estremamente penetrante, ma anche il basso costo (il DU costa alla produzione circa 2$ al kg) e la scomodità di trattarlo come rifiuto radioattivo, il DU ha trovato eccellenti modalità di utilizzo in campo militare.
    Se adeguatamente trattata, la lega U-Ti costituisce un materiale molto efficace per la costruzione di penetratori ad energia cinetica, dense barre metalliche che possono perforare una corazza quando sono sparate contro di essa ad alta velocità.
    Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell’Uranio che esplode in frammenti incandescenti (combustione violenta a quasi 5000 °C) quando colpisce l’aria dall’altra parte della corazzatura perforata, aumentandone l’effetto distruttivo. Tale proprietà è detta “piroforicità”, per fare un esempio, la caratteristica dello zolfo dei fiammiferi. Quindi, oltre alla elevata densità, anche la piroforicità rende il DU un materiale di grande interesse per queste applicazioni, in particolare come arma incendiaria (API: Armour Piercing Incendiary cioè penetratore di armature incendiario).
    Infine, in fase di impatto sull’obiettivo, la relativa durezza del DU (in lega con il Titanio) fornisce al proiettile capacità autoaffilanti: in altre parole, il proiettile non si “appiattisce” contro la corazza che deve sfondare, formando una “testa piatta” – come fa ad esempio un proiettile di Pb – ma mantiene la sua forma affusolata fino alla completa frammentazione, senza quindi perdere le proprietà penetranti.
    In battaglia il DU è sicuramente stato impiegato nella Guerra del Golfo del 1991, durante i bombardamenti NATO/ONU sulla Repubblica Serba di Bosnia nel settembre 1995, sulla Jugoslavia nella primavera 1999; in questo secolo, durante lattacco all’Afghanistan e successivamente ancora in Iraq nel 2003.
    L’uso di dispositivi al DU nelle guerre in Somalia ed in Bosnia centrale e centro-orientale (soprattutto ampie aree intorno a Sarajevo) negli anni ‘90, in Palestina ed in poligoni di tiro di competenza delle forze militari NATO, è ancora incompletamente documentato.
    Tra gli armamenti che usano DU, citiamo anche il missile Cruise Tomahawk il cui utilizzo durante la guerra nei Balcani della primavera 1999, pur non ammesso dalla NATO è stato confermato da ritrovamenti in loco e da fonti della Unione Europea.
    D’altra parte, nel decalogo degli ufficiali, consegnato a tutti gli uomini in divisa spediti in Kosovo, vi erano delle raccomandazioni da seguire alla lettera, circa la presenza di Uranio impoverito sul territorio e in particolare nei missili Cruiese Tomahawk. L’introduzione recita così:
    «I veicoli ed i materiali dell’esercito serbo in Kosovo possono costituire una minaccia alla salute dei militari e dei civili che ne dovessero venire a contatto. I veicoli e gli equipaggiamenti trovati distrutti, danneggiati o abbandonati devono essere ispezionati e maneggiati solamente da personale qualificato. I pericoli possono derivare dall’Uranio impoverito in conseguenza dei danni dovuti alla campagna di bombardamento NATO relativamente a mezzi colpiti direttamente o indirettamente. Inoltre, i collimatori contengono tritio e le strumentazioni e gli indicatori possono essere trattati con vernice radioattiva, pericolosa per chi dovesse accedere ai mezzi per ispezionarli». Seguono consigli su come evitare l’esposizione all’Uranio impoverito. Testuale: «Evitate ogni mezzo o materiale che sospettate essere stato colpito da munizioni contenenti Uranio impoverito o missili da crociera Tomahawk. Non raccogliere o collezionare munizioni con DU trovare sul terreno. Informate immediatamente il vostro comando circa l’area che ritenete contaminata. Ovunque siate delimitate l’area contaminata con qualsiasi materiale trovato in loco. Se vi trovate in un’area contaminata indossate come minimo la maschera ed i guanti di protezione. Provvedete a un’ottima igiene personale. Lavate frequentemente il corpo e i vestiti».
    Le valutazioni sulla quantità di DU utilizzato nei missili Cruise divergono.
    In particolare, essi variano, nelle diverse fonti, fra valori intorno ai 3 kg, per andare invece fino a 400 kili circa. In nota si ha una compilazione delle diverse fonti reperibili su questo aspetto, assai importante ai fini della stima dell’impatto ambientale.
    Le prevedibili smentite sulla presenza di Uranio in questi missili si scontrano con la pubblicistica sopra riportata, ed anche su fonti di origine militare
    Questa grossa variabilita’ nei dati puo’ essere facilmente spiegata. Alcuni Cruise sono con testata appesantita all’uranio impoverito, altri no. Anche quegli altri, tuttavia, hanno uranio impoverito non nella testata del missile, ma nelle ali, come stabilizzatore durante il volo.
    Allora possiamo definire due casi
    WORST CASE: Cruise all’Uranio nella testata. Assumiamo 400 kili di DU.
    BEST CASE: Cruise NON all’Uranio nella testata. Assumiamo 3 kili di DU nelle ali.

    Calcolo di impatto ambientale e sulla salute

    Nell’ampia letteratura dedidcata dall’autore al problema Uranio Impoverito era gia’ stato affrontato un calcolo di contaminazione radioattiva da Uranio dovuto ai missili Cruise, in particolare quelli lanciati sulla Bosnia nel 1995. Lo studio e’ reperibile anche su internet, oltre che sulla rivista scientifica Tribuna Biologica e Medica.
    Riprendendo i modelli utilizzati nell’articolo citato, si puo’ dedurre quale è la situazione di teatro, sui luoghi di inalazione, con un calcolo inteso solo ad accertare se, in almeno un caso realistico, l’ordine di grandezza delle dosi in gioco non permetta di trascurare il problema.
    Consideriamo l’impatto di un missile Cruise Tomahawk che porti 3 kg (best case), oppure 400 kg (worst case) di DU.
    L’impatto produce una nuvola di detriti di varie dimensioni, dopo combustione violenta a circa 5000°C. Il pulviscolo è, come detto, composto da particelle di dimensioni nel range [0.5 - 5] micron. Tra 500 e 1000 metri dall’impatto si possono respirare nubi con densità sufficiente a causare dosi rilevanti, composte da particelle che hanno una massa da circa 0.6 a circa 5 nanogrammi (6-50×10-10 g). E’ stata effettuata una stima mediante il codice di calcolo di dose GENII[10], trascurando gli effetti dovuti all’incendio e considerando soltanto l’esposizione per una inalazione di un’ora dovuta al semplice rilascio del materiale, non considerando alcuni fattori che potrebbero far ulteriormente crescere l’esposizione. In un’ora si può inalare pulviscolo radioattivo proveniente dalla nube in quantità già notevoli.
    Occorre tener conto che i moti fluidodinamici del corpo atmosferico (direzione e velocità del vento, gradiente verticale di temperatura, etc.) possono causare, in angoli solidi relativamente piccoli, concentrazioni dell’inquinante anche parecchi ordini di grandezza superiori a quelli che si avrebbero con un calcolo di dispersione uniforme, che non ha senso in questo scenario. Gruppo critico, in questo caso, sono proprio quelle persone “investite” dalla nube di pulviscolo.
    Un missile che colpisce il bersaglio può prendere fuoco e disperdere polveri ossidate nell’ambiente, secondo la stima delle probabilità che verra’ in questo lavoro.
    Circa il 70% del DU, contenuto nei missili che si suppone vadano sempre a segno, essendo “intelligenti”, brucia. Di questo, circa la metà sono ossidi solubili.
    La granulometria delle particelle costituenti la polvere di ossido di DU appartiene totalmente alle poveri respirabili, e vengono anche create polveri ultrafini. In particolare, il diametro delle particelle è in questo caso più fine rispetto alle polveri di uranio di origine industriale, comuni nell’ambito dell’industria nucleare. Si parla delle grande maggioranza delle polveri contenuta nel range [1-10] micron, con una parte rilevante con diametro inferiore al micron.
    Per quanto riguarda il destino delle polveri di DU nel corpo umano, la via di assunzione principale è – come noto – l’inalazione. Come detto, parte delle polveri sono solubili e parte insolubili nei fluidi corporei.
    Date le caratteristiche degli ossidi di DU di origine militare, occorre rilevare come esse abbiano comportamento differente rispetto alle polveri industriali di uranio. Si può comunque ancora supporre, secondo ICRP che circa il 60% dell’inalato venga depositato nel sistema respiratorio, il resto viene riesalato.
    Si può assumere che circa il 25% delle particole di diametro intorno a 1 micron vengano ritenute per lungo periodo nei polmoni, mentre il resto si deposita nei tratti aerei superiori, passa nel sistema digerente e da qui viene eliminato per la maggior parte attraverso le vie urinarie, mentre piccole parti passano ad accumularsi nelle ossa .
    Del 25% di micro-particelle ritenute nei polmoni, circa la metà si comporta come un materiale di classe M secondo ICRP, ovvero è lentamente solubile nei fluidi corporei, mentre il resto è insolubile.
    Questo tipo di comportamento e di esposizione non è stato studiato in nessuna situazione precedente di esposizione ad alfa emettitori nei polmoni, riscontrate in ambito civile. La modalità di esposizione è quindi molto differente da quelle sulla base delle quali si sono ricavate le equivalenze dose-danno in radioprotezione.
    Non è pertanto del tutto corretto – sebbene costituisca un punto di riferimento – estrapolare valutazioni di rischio per esposizione a questo tipo di micro-polveri radioattive dai dati ricavati per i minatori di uranio, e neppure ovviamente dagli alto-irraggiati di Hiroshima e Nagasaki. Gli standard di radioprotezione dell’ICRP si basano su queste esperienze, e pertanto possono portare a sottostime del rischio in questo caso.
    Passando poi ad altro tipo di tossicità rispetto a quella radiologica, è poi plausibile che:

    – vista la componente fine ed ultrafine delle polveri di DU d’origine militare,
    – vista la tossicità chimica dell’uranio,

    la contaminazione ambientale da ossidi di DU di origine militare abbia tossicità sia chimica che radiologica: deve essere valutato l’effetto sinergico di queste due componenti.
    In altre parole, la radioattività e la tossicità chimica dell’uranio impoverito potrebbero agire insieme creando un effetto “cocktail” che aumenta ulteriormente il rischio.
    Si mette poi in risalto il fatto che il clima arido della Libia favorisce la dispersione nell’aria delle particelle di uranio impoverito, che possono venire respirate dai civili per anni. Il meccanismo principale di esposizione a medio-lungo termine riguarda la risospensione di polveri e la conseguente inalazione.
    La metodologia e le assunzioni relative a questo modello sono già state pubblicate in altri lavori dell’autore ai quali si rimanda. Vengono messe in evidenza qui soltanto le rifiniture e variazioni rispetto al modello applicato e già pubblicato, ed in particolare:
    – Il calcolo di impegno di dose è a 70 anni e non più a 50 anni, secondo quanto raccomandato da ICRP.

    – Si sono utilizzati dati per ora approssimati sulla distribuzione della popolazione intorno ai punti di impatto, che tengono anche conto dell’utilizzo principale dei proiettili al DU in aree popolate.
    I risultati del modello possono essere così riassunti:

    – CEDE (Dose collettiva): 370 mSvp in 70 y, per 1 kg di DU ossidato e disperso nell’ambiente.
    – CEDE annuale massima nel primo anno (76 mSvp), cui segue il secondo anno (47 mSvp) e il terzo (33 mSvp).
    – La via di esposizione è tutta da inalazione di polveri. L’organo bersaglio sono i polmoni (97.5% del contributo alla CEDE).
    – Fra i nuclidi responsabili, 83% della CEDE è da U238, ed il 14% da U234

    Per quanto riguarda la quantità totale di DU ossidato disperso nell’ambiente, si parte per questa valutazione dai dati riportati dalla stampa internazionale: nel primo giorno di guerra, circa 112 missili Cruise hanno impattato sul suolo libico[13]. Quanti missili verranno sparati prima della fine della guerra? Non e’ dato saperlo, faremo un’assunzione di circa 1000 missili sparati, e in ogni caso i valori che verranno stimati saranno variabili con una semplice proporzione.
    Se tutti i missili fossero “privi” di DU, si avrebbe comunque una quantita’ di:

    1000 * 3 = 3000 kili = 3 Tonnellate di DU (best case)

    Se tutti i missili fossero con testate al DU avremmo una quantita’ fino a
    400.000 kili = 400 tonnellate di DU.

    Si confronti questo dato con le 10-15 Tonnellate di DU sparate nel Kossovo nel 1999 per valutarne la gravita’.
    Si supponga che circa il 70% dell’uranio bruci e venga disperso nell’ambiente, arrivando così ad una stima della quantità di ossidi di DU dispersa pari a circa 2,1 tonnellate (best case) e 280 tonnellate (worst case).
    Questo permette di stimare pertanto una CEDE (dose collettiva) per tutta la popolazione pari a:
    Best case: 370 mSvp/kg * 2100 kg = 780 Svp circa.
    Worst case: 370 mSvp/kg * 280.000 kg = 104000 Svp circa
    Ribadiamo come non sia del tutto corretto – sebbene costituisca un punto di riferimento – estrapolare valutazioni di rischio per esposizione a questo tipo di micro-polveri radioattive dagli standard di radioprotezione dell’ICRP, che sono quelli adottati dal codice GEN II.
    Se tuttavia applichiamo anche qui il coefficiente del 6% Sv-1 per il rischio di insorgenza di tumori, otteniamo circa
    Best case: circa 50 casi di tumore in più, previsti in 70 anni.
    Worst case: circa 6200 casi di tumore in più, previsti in 70 anni.

    Conclusioni

    I rischi da esposizione ad uranio impoverito della popolazione della Libia in seguito all’uso di questo materiale nella guerra del 2011 sono stati valutati con un approccio il più possibile ampio, cercando di tenere in conto alcuni recenti risultati di studi nel settore.
    Questo tipo di esposizione non è stato studiato in nessuna situazione precedente di esposizione ad alfa emettitori nei polmoni, riscontrate in ambito civile.
    Tuttavia, la valutazione fatta delle dosi e del rischio conseguente alle due situazioni (Cruise “senza uranio” o “con uranio”) permette di trarre alcuni conclusioni.
    Nel primo caso (best case), il numero di tumori attesi e’ molto esiguo d assolutamente non rilevante dal punto di vista statistico. Questa difficoltà statistica – come è appena ovvio rimarcare – nulla ha a che vedere con una assoluzione di questa pratica, una sua accettazione, o meno che mai con una asserzione di scarsa rilevanza o addirittura di innocuità.
    Nel secondo caso (worst case), invece, siamo di fronte ad un numero di insorgente tumorali pari ad alcune migliaia. Queste potrebbero tranquillamente essere rilevabili a livello epidemiologico e destano, indubbiamente, forte preoccupazione.
    Occorre, percio, che gli eserciti che bombardano la Libia chiariscano con prove certe, e non asserzioni di comodo, la presenza o meno, e in che quantita’, di uranio nei loro missili.
    In passato, ci sono state smentite “ufficiali” della presenza di uranio nei missili Cruise, ma proveniendo esse da ambienti militari, l’autore si permette di considerarle, come minimo, con una certa cautela.
    Sulla base dei dati a nostra disposizione, le stime sull’andamento dei casi di tumore nei prossimi anni in Libia a causa di questa pratica totalmente ingiustificata sono assolutamente preoccupanti. La discussione sull’incidenza relativa di ognuno degli agenti teratogeni utilizzati in una guerra (Chimici, radioattivi, etc.) ci pare – ad un certo livello – poco significativa ed anche, sia consentita come riflessione conclusiva, poco rispettosa di un dato di fatto: i morti in Libia a cuasa di questo attacco superano e supereranno di gran lunga qualunque cifra che possa venire definita “un giusto prezzo da pagare”.
    E’ importante infine raccogliere dati e ricerche – e ve ne sono moltissimi – nel campo degli effetti delle “nuove guerre” su uomo e ambiente; bisogna mostrare come le armi moderne, per nulla chirurgiche, producano dei danni inaccettabili; occorre studiate cosa hanno causato, a uomini e ambiente che le hanno subite, le guerre “umanitarie” a partire dal 1991.

  15. Chiedo scusa, ho commentato stamane..ora non ricordo se nel blog c’è moderazione e devo attendere o se per caso non abbia dimenticato di inviare…:

  16. Be’, ritento..semmai cancellerai. ;)
    A me pare di poter dire che le operazioni, comprese quelle degli aerei italiani, vadano oltre la difesa della no fly zone.
    Ma sarà una interpretazione mia.
    Questo il senso del mio commento di stamane. Aggiungo due cose.
    Posso capire la tua posizione sulla missione, anche non condividendola. Ma la capisco. Quel che mi mette più in difficoltà..è il tono. Le operazioni di etichettatura tipo quella che fai su Strada. Integralismo pacifista, be’,per me è un linguaggio di destra. E’ pacifismo, lo si condivida o no.
    Eviterei anche di addurre, tr ale tue legititme ragioni, il dispetto alla lega.
    E’ una vicenda troppo seria per tirare in ballo argomenti così, vieppiù che di là allora ci sarebbe da fare dispetti a La Russa, ed a tutti i missini che si sa, verso la Libia hanno sempre un certo storico trasporto.

    Sul resto, poi, poco fa, su repubblica ho letto un lucido commento di Caracciolo (che non è un integralista pacifista, nè un estremista trotzkista, un frikkettoneo altra marmaglia comunista o amica di gheddafi)che mi pare amaramente interessante.

  17. ciao Lukino, sul blog c’è una moderazione a causa di un troll cretino che è fissato con aspetti poco edificanti che reputo noiosi e inutili. Ma do diritto di parola a chiunque :)

    Va da sé che la mia approvazione è per la difesa dei civili contro le postazioni militari e contro gli attacchi sulla Libia orientale. Ad esempio, se Gheddafi manda un jet per attaccare Bengasi, occorrerebbe reagire. Se poi diventa una guerra di conquista, questa troverà la mia disapprovazione.

  18. Si, posso capire, nell’ottica di cui parli, attaccare jet libico che avanza verso la cirenaica.
    Questo è tecnicamente e in modo chiaro tutelare la no fly zone.
    Così come attaccare le colonne di blindati che avanzano.
    Ma non si sta facendo questo, o non solo questo.
    Si stanno attaccando radar e contraerea, le difese.
    Ora, le difese in linea teorica rendon possibile che l’altra parte, che qualche aereo lo ha, possa a sua volta attaccare tripoli ed i civili.
    (no..non temevo sul diritto di parola, solo non ero certo di aver inviato perchè non lo vedevo nemmeno “in moderazione”).

  19. Le risoluzioni ONU lasciano margini interpretativi, di fatto mi pare che la volontà inglese, francese e americana sia a favore della eliminazione del governo di Gheddafi. L’Italia non si è ben
    capito, ma sembrerebbe propensa a voler imporre a Gheddafi una mediazione. In ogni caso mi pare chiaro che cerchiamo di difendere i nostri interessi economici dalla Francia ( questa è l’essenza
    della posizione italiana )

    Vi è da dire che due anni fa abbiamo sottoscritto un trattato di amicizia e cooperazione militare con la Libia, il chè è oggettivamente imbarazzante, ancorchè formalmente ci salva la faccia la risoluzione ONU. http://www.iai.it/pdf/Oss_Transatlantico/108.pdf

    Questo trattato è stato unilateralmente sospeso dall’Italia,
    ma non denunciato o dichiarato estinto…quindi l’Italia non
    ha voluto vedersi tagliata fuori dal gioco internazionale, ma vorrebbe conservare il trattato con chiunque vinca.

    Non è chiara neanche l’entità degli scontri tra libici, si parla di
    40 morti a Misurata…il chè mi pare poco per la riconquista di una città. Certo dovevamo impedire l’inevitabile vendetta di Gheddafi su Bengasi a livello di repressione poliziesca.

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