Eluana, la dignità e gli assassini delle libertà civili

Il 9 febbraio 2009 moriva Eluana Englaro. Moriva nel senso che il suo cuore smetteva di battere. Dopo diciassette anni di stato vegetativo, dopo la morte, cioè, dei suoi pensieri, delle sue aspirazioni, dei suoi sogni, di tutto l’amore che poteva provare.

Eluana era ridotta a un vegetale e il padre, allora, ha cominciato una lotta di civiltà per fare in modo che la figlia si spegnesse in modo dignitoso. Non dissolvendosi dentro un corpo tenuto in vita artificialmente, ma lasciando che la natura completasse il percorso deciso dal caso, ben più tragico.

La vicenda di questa ragazza è divenuta terreno di scontro tra la parte più sana del paese – coloro che credono nella libertà individuale delle persone a prescindere dal loro credo religioso e nel rispetto di tutte le scelte, anche quelle contrarie al sentimento della laicità – e i cattolici che, con la complicità di una destra da postribolo che per farsi forte dell’appoggio vaticano ha contrastato la libertà di scelta di chi non ha voluto sottomettersi alle conseguenze di un credo nelle quali non si riconosce.

La legge sul testamento biologico e sul fine vita è un banco di prova fondamentale per la libertà dell’individuo: si deve poter scegliere di rifiutare le cure, l’alimentazione e l’idratazione forzate. Se queste, infatti, vanno contro il nostro più intimo concetto di libertà personale, bisogna fare in modo che si muoia secondo la nostra coscienza.

Il Vaticano, che pare non essersi più ripreso dall’evidenza galileiana e dalle scoperte di Copernico, fa di tutto per renderci delle larve da addossare alle nostre famiglie, che devono scontare costi, umiliazioni, sacrifici e disagi di una scelta imposta da altri – i clericali – che si limitano, al massimo, di pregare per le nostre anime all’interno delle loro ipocrite parrocchie di provincia.

Tra pochi giorni verrà presentato in parlamento un provvedimento sul fine vita. Il berlusconismo agonizzante spera di comprare così l’ennesima complicità di una chiesa che, in cambio di una legge ad hoc, chiuderà volentieri un occhio sugli scandali sessuali – non proprio conformi al concetto di famiglia cristianamente intesa – del premier.

Occorre fermare, con le armi della politica, questi volgari assassini delle libertà civili. Bisogna dire sì, con forza, al testamento biologico e all’eutanasia.

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