And a happy new year!

E come ogni anno, sul finire…

Personaggi principali
Fabio & Gian (che se non ci fossero loro…)
Barbarella (che c’è, sempre)
Niclazza (anche se è tutta matta)
Nano Mondano (che dovete vederla, dietro il bancone)
Andrea detto Sue Ellen (che mi fa tanto ridere)
‘a Cicciona (con cui litigo ma che, poi, alla fine…)
La Vandilla Furiosa (incontenibile e cara)
Pinzi & Gugliandalf (la mia famiglia romana)
La mia splendida II B e pure il IV H, i cui miei protagonisti sono sparsi qua e là in queste parole)
In particolare: Ticchia, il Tonno, Anto, Melissa, Lucrezia, Francesco (siete delle persone bellissime)
Gianna (detta anche la Professoressa Preposizione), Monica e Giorgio
Il Belga (ne converrete)
Dani (a cui ho toccato le tette in ascensore)
Il Bilo (che mi so/upporta)
Il gruppo del Napoli Pride (che il Coluccino è sempre la mia salvezza, in un modo o nell’altro)
Lorenza (che mi ha fatto tornar voglia di scrivere)

***

Ogni certezza che c’è
Il Filosofo (e gentile signora)
Mole Framed (e le nostre andate al mare)
Antonio e Maria (e il capitolo del gatto mannaro)
Palpatine (e il lato oscuro della forza)
La ragazza Elfo (che mi guida con la sua luce)
Adry (e le nostre epifanie)
Phoosky (e il suo marxismo polemico ma chic)
La bellezza degli occhi del Puer
La splendida Wonder (e ogni altra parola è inutile)
Tere e Rocìo, e anche Ainhoa e Paula, a dispetto e a distanza di tutto il tempo possibile
Lauretta (che mi pensa sempre)

…certo ragazzi/e, che siete un botto. Per fortuna.

***

Cose buone e giuste
L’anello dei miei ragazzi
I miei ragazzi
Il Keplero (ovviamente)
Quel risveglio, a marzo, quando lui se ne stava accanto accovacciato dietro di me
Il pride di Napoli (e le canzoni che abbiamo cantato in pullman)
La gita a Londra (anche se sono finito in ospedale)
Grey’s Anatomy (tutte e sei le prime stagioni)
La Maria (e il resto delle mie micie)
I dolci di mamma, al sapore di mandorla e di quella sapienza antica
Preparare il sugo per le lasagne, per il cenone, e cantare La donna cannone con Himelda

***

Ne facciamo volentieri a meno
Il professor Millepavoni (che ovunque vai, ne trovi sempre almeno uno)
La professoressa Centovacche (chi mi conosce sa a cosa alludo)
Il troppo bello e troppo maledetto (che se devo diventare matto vado d’assenzio, almeno emerge il genio)
La sporcizia
Il (mio) disordine
La tonsillite
Berlusconi (e il suo esercito di orchi mollicci)

***

Città e luoghi
Napoli
Londra
Madrid
Pontevedra
Campo de’ Fiori
Il Draft
La cucina di Pinzi
Casa di Carmina
Il mio scoglio in mezzo al mare

***

Colonna sonora
Mika, Kick Ass
Carmen Consoli, Perturbazione atlantica
Tiziano Ferro, Alla mia età
Malika Ayane, Ricomincio da qui
Lady Gaga, Alejandro
Otto Ohm, Fumo denso
Shakira, Waka waka
Baustelle, Dark room
Maria Taylor, Song beneath the song
Sagi Rei, I’ll fly with you
Tegan and Sara, Where dose the good go
Zaz, Je veux

***


La cosa più cretina che mi è stata detta
Tu non sarai mai il leader del movimento gay italiano!

***

La cosa più bella che mi è stata detta
Se chiudo gli occhi, mentre ti bacio, come faccio a guardarti?

***

Mantra
Sopravviverò al tumulto delle tue parole… (a sud est, ai margini del buio, incede il sole)

***

Morale della favola
Non ha senso perdere tempo per inseguire chi non c’è più, chi se ne è andato e chi se ne andrà. Ma può accadere, mentre perdi il tuo tempo a inseguirlo, di incontrare nuovi alleati, nuove emozioni, di vedere il cielo da un’angolazione che altrimenti non avresti mai conosciuto. E allora, anche se non ne valeva davvero la pena, ne è valsa la pena.

***

E detto questo, buon anno nuovo a tutti/e.

Una nuova famiglia arcobaleno

Le famiglie arcobaleno sono quelle famiglie in cui i bimbi hanno due papà o due mamme dello stesso sesso. In Italia si calcola che almeno centomila bambini vivono in una situazione siffatta, anche se la stima risale al 2005 e forse andrebbe aggiornata.

Si è dimostrato che questi bambini, crescendo, sviluppano una maggiore attenzione verso le diversità e verso il rispetto degli altri.

Sono bambini che vivono circondati dal calore e dall’affetto dei loro cari e questo basta perché crescano sani, allegri, vispi, con le carte in regola per essere persone integre, complete, felici.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non vivono male nella realtà in cui sono immersi. Quando c’è amore e rispetto, d’altronde, c’è tutto.

Contrariamente a quello che accade in altri paesi d’Europa e del mondo, l’unico vero motivo di sofferenza per la condizione di figli di coppie omogenitoriali sta nel fatto che in Italia lo Stato non tutela i loro nuclei familiari. Se morisse, infatti, il loro genitore biologico verrebbero allontanati dal genitore affettivo per essere affidati a qualche istituto religioso, magari.

Nell’attesa che arrivi una legge che dia diritti e protezione a queste famiglie, auguriamo a tutte loro che la vita sia benevola e feconda di futuro e di speranze.

Altrove, intanto, una nuova famiglia arcobaleno si è formata. Elton John e suo marito hanno avuto un figlio e si dicono sopraffatti dalla gioia. Un benvenuto, quindi, a Zachary, il nuovo arrivato. E un caro augurio ai due papà.

Fai cadere Silvio!

Gli elettori di centro-destra italiota sono persone davvero strane. Amano il fascismo, purché non sia applicato alle loro vite. Ma dove sta la coerenza?

Se poi li si tratta, come nel post precedente, e a ragione, con un atteggiamento vagamente similare a quello che loro auspicano nei confronti di tutto ciò che odiano, stanno lì a lamentarsi, dandoti del fascista rosso e rispolverando certa retorica da minus habens, opportunamente approntata da Bossi & Co., per il proprio elettorato.

Eppure le regole di questo blog sono chiare: se non sai argomentare senza sentir l’esigenza di scomodare organi genitali e orifizio anale – e se il tutto è per altro aggravato da una scarsa affezione per la grammatica – e se sei un povero stronzo, il tuo commento viene cancellato. Sic et simpliciter.

Questo, a ben guardare, sarà intollerante, ma non è di certo un atteggiamento fascista.

Ad ogni modo, tutta questa premessa mi serve per ricordare ai più che è uscito un giochino, molto banale e fatto in casa a dire il vero, che ha come scopo quello di far cadere Berlusconi bucando i palloncini ai quali è aggrappato.

Da fare, secondo me, per una semplice questione karmica: se molta gente si diverte a farlo cadere, magari poi succede davvero. Chiamiamola scaramanzia…

E adesso chissà di cosa mi accuseranno quelle quattro capre di elettori destrorsi che per loro fortuna, e per sfortuna nostra, hanno imparato a usare il mouse e a scrivere quattro parole sulla tastiera…

Auguri stronzi

Caro Babbo Natale,

poiché sono un po’ elfo, un po’ oca sprezzante, un po’ snob e pure un po’ stronzo (uno stronzo però che ha deciso di stare dalla parte dei buoni), ti scrivo una letterina, forse in ritardo – si fa alla vigilia, se non erro – e forse tutta stramba, ma tu sei onnipotente quasi quanto colui che oggi compie gli anni e a chi lo ha preceduto e allora mi scuserai se la troverai un po’ sui generis, ma di certo è vera, sentita, autentica.

Salterei i convenevoli ma so benissimo di non essere stato buono quest’anno, sebbene rispetto a tanti altri italiani più “autorevoli” di me alla fine ho solo peccato di lussuria, accidia, gola e superbia. Mi mancano altri tre peccati capitali e a ben vedere non sono indagato per corruzione, sfruttamento della prostituzione minorile, rapporti con la mafia, pedofilia e abusi sui minori né tanto meno frequento tiranni, dittatori né spedisco la gente a morire nel deserto. Insomma, capirai.

Perciò, nonostante non abbia le carte in regola per essere eletto in parlamento e protetto dal Vaticano, anch’io ho le mie richieste da farti e siccome ti sarai già tediato a dismisura a leggere fin qui, procedo con i miei desideri sotto l’albero.

Dato che penso in grande, chiedo da subito che un premier a caso, di quelli che abbiamo avuto fino ad ora, abbia un raro momento di patriottismo e si affidi alle cure della nostra magistratura e delle patrie galere.

Visto che siamo in tema (di politica) vorrei pure che Gasparri trovasse sotto l’albero almeno un neurone e che La Russa diventi afono oppure che cambi accento e che sia simile a quello di Cristiano Malgioglio.

Chiedo che a tutti i leghisti esistenti in Italia venga regalata una crociera sui gommoni per le coste libiche. Con trattamento all inclusive, va da sé.

E che Rosy Bindi accetti serenamente la sua omosessualità.

Spero che la messa di Natale del Vaticano abbia un crollo dell’Auditel e che la cosa abbia le prime pagine dei giornali per un mese intero.

Chiedo inoltre che sua santità conosca almeno una volta nella sua vita il concetto di spirito cristiano: quel sentimento, intendo, che portava Gesù a accogliere la gente che ai suoi tempi veniva tenuta ai margini e non quell’isteria di massa che poi porta qualcuno a votare Casini e il suo partito di merda.

A tal proposito, mi auguro inoltre che le scarpette di Prada si abbinino a mentula canis con la tiara, così, per una sorta di contrappasso del concetto di eleganza e buon gusto. E spero che le figlie di Casini siano tutte lesbiche e felici di esserlo e che lui debba chieder loro un giorno scusa, per quanto è stato ed è stronzo a questo proposito.

Chiedo che la gente apra gli occhi e decida di non pagare più l’otto per mille. E manco il canone della RAI.

Chiedo che Dio si ricordi, ammesso che esista, che dovrebbe proteggerci dal male e a ben vedere, vista la merda che piove sulle nostre esistenze, forse dovrebbe dirci perché è andato in sciopero permanente, anche se a ben vedere, visti i suoi fan club e le sue rappresentanze sindacali su questa terra…

Chiedo che la gente che ha perso il lavoro o che è in cassa integrazione ritrovi una speranza e una ragione. E spero che chi li ha ridotti così sia consacrato nunc et semper sull’altare del Dio delle Emorroidi.

Spero che Marchionne trovi almeno un amico che gli dia consigli sul look, che non si sostiene che uno con tutti quei soldi va in giro vestito come un professore annoiato di religione. E spero che capisca, sulla sua pelle, cosa significhi vivere con milleduecento euro al mese, con famiglia e mutuo da pagare.

Spero che chi distrugge l’ambiente si ritrovi in una situazione come quella di Uccelli di Hitchcock.

Chiedo, ancora, che ci sia meno razzismo, meno omofobia, meno odio per le persone transessuali. Anzi, facciamo che azzeriamo tutto ciò che produce intolleranza verso le diversità. Secondo me ne guadagniamo in salute e in posti di lavoro.

Spero che gli studenti abbiano un futuro migliore. Che la scuola sia popolata da insegnati motivati (e sempre meno precari) e non da annoiate casalinghe mancate. E che la prole della Gelmini sconti tutti i benefici della politica voluta da quella santa donna della madre.

Spero che chi organizza infiltrazioni nei cortei studenteschi scivoli per errore, col didietro, sul manganello che nasconde dietro la giacca e che quel manganello, per quell’unico, interminabile secondo, creda di essere un tampax. E attenzione, ho detto tampax, non supposta.

Mi auguro ovviamente di stare accanto alle persone che amo e che mi amano. E per tutte loro, dai miei cari, ai miei amici, dai miei studenti alle persone che avrò la fortuna di conoscere e con cui condividere il mio tempo, che il tempo a venire si declini in un futuro che dà emozioni e progettualità e in una vecchiaia che si sposa con la serenità e la comprensione.

Mi auguro di riuscire, prima o poi, di creare la mia festa di Natale, che sarà con un milione di invitati e tutti saranno felici e contenti, perché e così che vorrei e perché è così che deve essere.

E visto che ormai, appunto, forse è tardi per scartare tutto questo entro stasera, beh caro Babbo Natale, diciamo che questa lettera vale anche per l’anno prossimo e che, se vogliamo dircela tutta, da qui alla fine del 2011 non hai più scuse. Intesi?

Con il popolo studentesco!

Ragazzi/e, viste le cose che stanno accadendo in questo paese, vista la nobiltà di cuore di gente come Gasparri e La Russa e visti gli attacchi contro quello che è il futuro della nazione, si è pensato con un gruppo di colleghi di fare una petizione a favore del movimento studentesco.

Per aderire cliccare qui.

ISTRUZIONI:

SEI UN INSEGNANTE? Aderisci alla petizione aggiungendo la tua firma tra i commenti. Puoi inoltre stampare la petizione, farla firmare ai tuoi colleghi e spedirla al MIUR.

NON INSEGNI MA VUOI ADERIRE UGUALMENTE? Basterà cliccare su “mi piace” o lasciare, ugualmente, un commento.

L’unione fa la forza!

NOI STIAMO CON GLI STUDENTI!

Le scelte scellerate di questo governo, nel segno di una continuità politica con quelle dei precedenti esecutivi, anche di diverso colore ideologico, stanno mettendo in discussione uno dei pilastri fondamentali della democrazia italiana: l’istruzione pubblica.

Scuola e università sono stati concepiti, nella costruzione dell’Italia libera, laica, democratica e repubblicana, come fucine di menti, di creatività, di intelligente e di potenzialità da mettere al servizio di tutti i cittadini e di tutte le cittadine.

Secondo la Costituzione, infatti, l’istruzione deve essere pubblica, gratuita, aperta a tutti/e.

Il popolo studentesco, di fronte alle scelte del ministro Maria Stella Gelmini, è divenuto motore primo di una protesta civile, pacifica e vitale. La democrazia, a ben vedere, è proprio questo: capacità di criticare quello che nel potere non va.

Le migliaia di ragazzi e di ragazze che stanno protestando in questi giorni sono trattati dai media compiacenti e filo-governativi alla stregua di delinquenti che si dilettano a compiere atti vandalici.

La protesta davanti al Senato, che ha visto i manifestanti tentare di entrare nell’edificio seguendo il metodo della pacifica occupazione, strumento di protesta tipico del mondo studentesco, è stato spacciato per quello che non è: un attacco alle istituzioni.

La solidarietà del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al presidente del Senato  Renato Schifani appare come strumentale e di convenienza: si vuole supportare un insieme di scelte che hanno portato all’esasperazione sociale. Vergognoso, in realtà, non è ciò che succede nelle piazze, vorremmo ricordare al presidente della Camera, ma quello che succede dentro i palazzi.

Di fronte allo scempio in atto ai danni della scuola e dell’università pubbliche e di fronte al coraggio di migliaia di giovani che scendono in piazza in nome del loro futuro, della democrazia, dell’istruzione e del pluralismo, non possiamo rimanere in silenzio.

Siamo posti perciò di fronte a una scelta: sostenere il disegno di demolizione dell’istruzione così come concepito dalla Costituzione o stare accanto a chi, come gli studenti, protesta per il bene comune.

Noi stiamo con i nostri ragazzi!

Alleanza pd-UdC. E diritti dei gay?

Forse dire adesso, dopo almeno tre anni, che ve lo avevo detto che il progetto del partito democratico di svendere a un progetto clerico-conservatore i suoi militanti sa di dito nella piaga. Vero è pure, purtroppo, che così è.

D’Alema, Veltroni e Bersani sono riusciti nel doppio intento di distruggere la sinistra, riducendola a un gruppuscolo di partiti minori e di trasformare l’ex-PCI in un partito confuso, senza identità alcuna i cui elettori votano qualsiasi cosa gli si propini. Ieri, il finanziamento alle scuole cattoliche e la guerra in Serbia. Pochi mesi fa Calearo et similia.

Adesso che pare che Vendola abbia le carte in regola non tanto per vincere le elezioni (e lo si spera) quanto di divenire un leader riconosciuto da tutta la sinistra, anche quella che si è fatta inquinare da certo centrismo cattolico, Bersani & Co., tremanti all’idea di dover dispiacere al Vaticano e a Confindustria, loro reali mandanti, supplicano Casini e Fini – due tra i maggiori protagosisti del berlusconismo – di stipulare accordi e alleanze elettorali.

Franceschini, di fronte alla rivolta sul web dei militanti del suo partito, che richiedono più sinistra, ha ricordato che siamo in emergenza. O si va tutti assieme al voto (cioè, pd-UdC-FLI e chissà dove staranno l’IdV e SEL) oppure rivince Berlusconi. Evenienza abbastanza probabile a prescindere, anche se da destra candidassero un manico di scopa, visto lo spessore politico e umano dei dirigenti del pd.

E l’aspetto più vistoso della pochezza dei cosiddetti democratici è che sull’altare dell’antiberlusconismo, dove a officiare si sono aggiunti due ex alleati del premier, a essere sacrificate saranno le istanze della sinistra: laicità, ecologia e diritti civili in primis.

Soprattutto per il movimento gay italiano si prefigura un triste panorama di ulteriori sacrifici: si chiederà per l’ennesima volta di soprassedere, di pensare al bene comune, di non chiedere ciò che non può essere votato in un parlamento che ieri era paralizzato dal Mastella di turno, domani da chi ha candidato nelle liste del suo partito un condannato per favoreggiamento alla mafia.

I gay e le lesbiche italiani/e non avranno ancora diritti per una persona siffatta a ben vedere. E Bersani e Franceschini chiederanno, al loro elettorato tutto, anche quello GLBT, di inghiottire l’ennesimo boccone amaro sotto il ricatto morale ormai logoro dell’emergenza democratica di maniera, per questa gente sempre sulla cresta dell’onda.

Mi chiedo se non sia l’ora di ribaltare radicalmente questa impostazione, rimandandola al mittente. È vero, bisogna dire a Bersani e a Franceschini (ma anche a Casini), se non si va tutti uniti rivince Berlusconi. Però vero è pure che se si vuole il voto gay, bisogna concedere a tale categoria qualcosa e che sia di peso.

Sapranno, cattolici ed ex-comunisti, in nome dell’amore che tanto sbandierano per l’Italia, incontrare le richieste di chi vuole i diritti civili? Va contro i loro principi, è vero. Ma sarebbe per salvare l’Italia. Saranno capaci di simili gesti di grandezza?

A ben vedere, per altro, la nuova Italia che dovrebbe nascere dal post-berlusconismo dovrebbe essere una nazione più moderna, liberale, democratica. Più europea. E le nostre richieste vanno proprio in tal senso.

Sapranno dunque Bersani e Casini, ammesso che vadano mai alle urne assieme, andare oltre la loro omofobia e i loro preconcetti per il bene di tutte e tutti?

Considerando i soggetti in questione, ne dubito e non poco.

Opus gay: o della chiesa, dell’omosessualità e della mancanza di immaginazione di Dio

L’altro giorno sono andato alla sede per Partito Radicale per la presentazione del libro Opus Gay, di Ilaria Donatio.

Tra gli ospiti, oltre l’autrice, c’era Rosso Malpelo, al secolo Gianni Gennari, titolare dell’omonima rubrica sull’esempio di liberalità e di illuminismo nostrano che è L’Avvenire.

Gennari ha esposto le sue idee sul libro e sull’omosessualità in un lungo e articolato intervento il cui succo è, Bibbia citata alla mano: poiché voi siete fuori dal disegno di Dio, non veniate a chiedere la benedizione dei vescovi.

Al che mi sono sentito in dovere di intervenire, ricordando al signore in questione quanto segue:

1. Citare i versetti della Bibbia usandoli come pallottole contro la vita delle persone è sempre un fatto negativo. Ma se dovessimo giocare a questo gioco, usare i testi sacri per giustificare il presente, allora la Bibbia diverrebbe il testo cardine a favore della pena di morte.

2. Il progetto di Dio non prevede l’affettività tra gay e lesbiche? Forse la questione è malposta. Non mi sono mai posto, infatti, il problema del mio modo di amare dovendoci appiccicare sopra un aggettivo qualsiasi. Quando mi sono innamorato, è successo. Ed è successo semplicemente, senza rincorrere definizioni. Se Dio non ha previsto tutto questo, forse ne consegue che forse è lui in deficit. Ed io dubito che Dio abbia così poca immaginazione.

3. Riguardo ai vescovi, essendoci libertà di pensiero possono continuare a dire e pensare ciò che vogliono. Non gli piacciono i gay? Liberi di continuare questa condotta di pensiero. Il problema, semmai, è che fanno pressioni sullo Stato per non garantire tutele e garanzie ai progetti di vita delle persone omosessuali. E questo è male. Il mio modello di riferimento, laico e di sinistra, ammette che la chiesa eserciti le sue funzioni e il proprio credo. Il modello di Dio, al contrario, non ammetterebbe non solo la mia condizione ma nemmeno la libertà dello Stato di fronte alla chiesa. E questo è, ancora una volta, imbarazzante perché non voglia il cielo che il mio modello di riferimento sia più grande e capace di quello di Dio! Tra me e Lui, a ben vedere, non sono io quello infinito e onnipotente.

Va da sé che, al momento della risposta al contraddittorio, nessuno di questi temi è stato anche solo sfiorato da Gennari. Peccato. Ma sarà sicuramente stata distrazione e non incapacità argomentativa di fronte all’esercizio della logica.

***

P.S.: per chi volesse vedere tutti gli interventi, può cliccare su

http://www.radioradicale.it/scheda/317493/opus-gay-la-chiesa-cattolica-e-l-omosessualita

scorrendo troverete un certo Dario Colla, membro di Nuova Proposta. Il che non è vero, e il cognome è pure sbagliato. Ma, rettifica a parte già mandata, il vero problema è che sembro più grasso di quello che in realtà sono. E questo è insopportabile.

La mia solidarietà alle forze dell’ordine

Sono questi giorni molto drammatici per la storia della Repubblica, messa in scacco dagli istinti ignobili di un presidente del consiglio sempre più inadeguato a ricoprire la funzione che ricopre, ormai sempre più abusivamente, e messa in forse dalla vicenda personale dello stesso uomo il quale gestisce, in modo scellerato, la vita di sessanta milioni di italiani per evitare di sottoporsi alla giustizia e di rispondere dei crimini che gli vengono contestati.

In questi giorni, per colpa delle scelte fatte da questo governo, scendono in piazza studenti, precari, lavoratori, terremotati, associazioni di categoria e sindacati. Il popolo tutto che vede la sua vita immiserita e resa meno dignitosa da una classe politica di inetti, di pregiudicati, di incapaci, di servi del potere ecclesiastico ormai sempre più colluso con questo governo.

In questi giorni, che sono di barricate e di sangue, io voglio portare la mia solidarietà alle forze dell’ordine. Sì, proprio ad esse. A carabinieri, finanzieri, polizia e tutte quelle che sono impegnate a vegliare sulla sicurezza del nostro paese e delle persone a cui vogliamo bene.

Perché fare questo lavoro con un governo che taglia i fondi per la benzina e poi usa le auto blu per portare le donnine nelle sedi istituzionali è un insulto.

Perché impiegare il proprio tempo al servizio di quei politici che dicono di asciugarsi il culo con la bandiera sotto la quale tutti si dovrebbero riconoscere è umiliante.

Perché rischiare la vita, come accade, come è accaduto e come accadrà, per combattere le mafie quando poi in parlamento siedono persone sospettate e/o condannate a causa dei loro rapporti con la cosca di turno è tragico.

Perché sostenere la giusta rabbia dei cittadini che protestano deve essere una fatica enorme, nel rispetto delle norme dello stato democratico, e subire per l’ennesima volta, l’ombra del sospetto che dietro disordini e scontri ci siano regie occulte che vi usano per scatenare il panico è un’onta che ha del criminale.

Perché esser sospettati di far parte di un apparato di tipo cileno non rende giustizia di tutto il bene che c’è dentro e dietro il lavoro che molti di voi fanno, quotidianamente.

Perché anche se alcuni di voi, da Genova in poi (e anche prima) hanno fatto errori mostruosi, so che non tutti voi siete così. E se vi dipingono così è per colpa di un potere che dimostra, per l’ennesima volta, il perché è inadatto a rappresentare il paese, i cittadini, le forze migliori della società.

Per tutto questo, essendo io persona di sinistra, lavoratore e del popolo, esprimo la mia solidarietà, pur nella vicinanza alla piazza, per quello che questo governo ha fatto e continua a fare sulla pelle di tutti. Anche la vostra.

A ben vedere, infatti, il sangue che scorre ha tutto lo stesso colore.

Sfiducia negata: Roma brucia

Chissà perché la sfiducia al governo respinta dalle due camere non mi sorprende. Viviamo in un paese senza dignità, dovrebbe essere chiaro da sedici anni almeno. Oggi non cambia nulla. E oggi non sarebbe cambiato nulla. Mettiamocelo bene in testa.

Mentre scrivo queste cose, Roma è in fiamme. La gente, disoccupati e precari, studenti, terremotati dell’Aquila, immigrati, protestano per le condizioni in cui versano. E le condizioni in cui versano – in cui versiamo – sono la diretta conseguenza delle scelte criminali di questo governo, l’unico in occidente a sembrare sempre più vicino al concetto di regime cileno.

Intanto bruciano le macchine e la polizia carica chi protesta. Pinochet sarebbe fiero di loro.

Sul Corriere ho letto che in via del Babuino le forze dell’ordine hanno fermato un manifestante. Una donna da un balcone si è messa a gridare: «Fermatevi, così lo ammazzate!». Evidentemente, non lo stavano fermando e basta. Ma anche questo, a ben guardare, è l’Italia di Berlusconi.

Ultimo appunto. Veltroni avrebbe dovuto far meglio i propri calcoli. Se il governo è salvo, per ora, lo si deve principalmente a lui. Ieri lo ha portato al governo, facendo cadere Prodi. Il resto della storia porta il nome di Calearo e di altri deputati del partito democratico (assieme a qualcuno dell’IdV e di Futuro e Libertà).

Magari se si fossero scelte persone più affidabili, anche politicamente, senza l’esigenza di reclutare un falchetto qualsiasi di Confindustria pur di dimostrare di non essere più comunisti oggi il paese sarebbe migliore. E invece così non è. Come diceva l’ex leader piddino: si può fare.

Che cosa è il movimento gay secondo me

È da un po’ che me lo chiedo. Sarà che aver vissuto dentro quello catanese è stata un’esperienza ardua. E aver conosciuto da vicino quello romano è stato (fatte le dovute eccezioni) deprimente. Da un po’, tuttavia, mi chiedo che cosa significa essere dentro il movimento LGBTQI, sigla difficile che indica il movimento delle persone omosessuali, transessuali e tutto quello che le varianti sessuali prevedono.

Mi sono dato delle risposte che, va da sé, sono personali e non hanno la pretesa della Verità. Ho scelto un percorso binario, tra ciò che è e ciò che non è (o tra ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere, sempre secondo me, il movimento gay).

Per cui.

Movimento è l’insieme delle persone che credono di rendere liberi i destini delle persone LGBTQI.
Non è, invece, l’insieme degli individui che cercano una coroncina, un podio o un riflettore con la scusa di quei destini, di quelle vite.

È l’insieme degli sforzi di chi cerca di fare in modo che quei destini siano orientati alla felicità, alla dignità, alla progettualità condivisa.
Non è, invece, la scusa nobile per ritagliarsi carriere politiche dimenticando da dove si proviene.

Movimento è quella famiglia che si costruisce il proprio percorso a dispetto di una società e di uno stato che fanno finta di non vedere.
Non è, al contrario, l’insieme delle buone intenzioni che rimangono sulla carta o, peggio, che si disperdono, a parole, nell’aria.

Movimento è chi cerca, con la sua testimonianza e con il suo lavoro, di far approvare delle leggi, nonostante le avversità del clima politico di un parlamento di persone per lo più sorde o indifferenti.
Non è, mai, chi cerca di entrarvi perché magari, poi, non si ritrova nient’altro da fare.

Movimento è la piccola associazione di provincia che porta la testimonianza dell’amore e del rispetto per le persone LGBTQI dentro le scuole e in mezzo alla gente comune, per strada. Ed è anche quel pride che a Napoli, quest’anno, ha fatto ballare la gente dalle finestre e dai balconi.
Ma non è, di contro, puntare il dito blaterando il solito “lei non sa chi sono io” perché se non fosse ancora abbastanza chiaro, se non porti a casa un risultato, o almeno non ci provi, non sei nessuno.

E a questo proposito, movimento è chi ai pride ci lavora senza sentire il bisogno, ad ogni costo, di salire sul palco a parlare. Non chi partecipa ai pride solo se riesce a parlare sul palco.

Movimento è quella professoressa che quel giorno, in quella scuola, disse che l’olocausto aveva ucciso anche le persone omosessuali e mentre lo diceva le tremava la voce, perché era la prima volta che lo faceva in vita sua, in forza e ragione del suo sentire.
Non è chi ti dice che vale più di te, in una riunione di qualsivoglia natura, solo perché fa più tessere (e nessun militante).

Movimento sono quelle famiglie di genitori che accettano di amare i propri figli e le proprie figlie, senza distinzione di identità di genere e di orientamento sessuale, perché l’amore va oltre alle etichette umane e se così non fosse non sarebbe tale. È pure l’insieme di amici e di amiche che quando glielo dici, ti sorridono e magari ti tengono per mano.
Non è chi ripudia tutto questo in nome di un’ideologia che è rimasta ferma a slogan di un tempo che non c’è più.

Movimento è chi tenta di cambiare le cose, possibilmente in meglio, perché è giovane dentro, a prescindere dall’età.
Non è chi, anche se giovane, si è già venduto a modalità vecchie che non portano da nessuna parte. E non è chi vuole impedire al nuovo di poter essere solo perché vanta blasoni che da trent’anni a questa parte si limitano a essere loghi e nulla più.

Movimento è chi porta in pochi anni l’istanza del matrimonio per tutti (gay e lesbiche inclusi/e) davanti alla Corte Costituzionale.
Un po’ meno, credo, chi premia la vedette di turno solo perché è di moda farlo.

Movimento è l’insieme di tutte quelle persone che dentro ogni realtà politica e associativa – nessuna esclusa, dalla più grande alla più piccola – presente in Italia vuole e pensa davvero che domani ci sposeremo, porteremo i nostri figli a scuola, andremo per strada a testa alta perché ne siamo meritevoli.
Non lo è, di contro, chi è impegnato a fare e a pensare a tutt’altro.

E tutto questo, sempre e umilmente, secondo me.