Sostenere i candidati GLBT del Lazio: una scelta di democrazia

Tra poche settimane saremo chiamati a votare per le elezioni regionali. Non tutti, ok. Io che sono siciliano, ad esempio, verrò risparmiato dalla solita pantomima locale di scegliere tra candidati voluti dalle varie e spesso poco trasparenti clientele di turno. Ma in molte regioni d’Italia si voterà per decidere i governatori e, quindi, le politiche economiche e sociali di importanti territori.

Alcune regioni sono strategiche. Veneto e Lombardia, complici l’egoismo sociale dei loro abitanti, sembrano destinati per molti anni ancora a discutibili personaggi politici sotto il profilo umano: razzismo e omofobia governeranno a Venezia e a Milano, in parole molto povere.

Piemonte, Puglia e Lazio sono le zone dove si giocano le partite più importanti. Perché se i candidati del centro-sinistra vinceranno, passerà il messaggio – che si spera i dirigenti del pd capiranno – di una coalizione che vince su candidati di valore e non su accordi di palazzo, che tanto piacciono a gente del calibro di D’Alema e di chi, in questa o quella trasmissione televisiva, passa i bigliettini all’avversario politico contro gli alleati parlamentari.

Proprio in Lazio, poi, si profilano tre candidature di eccellenza, per la storia personale che queste personalità portano come dote agli elettori e alle elettrici, per la passione politica che le anima, per il grande idealismo non sganciato dal rapporto con la realtà. Queste candidature sono quelle di Cristiana Alicata per il Partito Democratico (e per stavolta, visto di chi si parla, scrivo il nome del partito in maiuscolo), di Saverio Aversa per Sinistra Ecologia e Liberta, e di Sergio Rovasio per il Partito Radicale. Ma andiamo per ordine (rigorosamente alfabetico).

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Per chi mi conosce e mi segue da tempo, sa che il mio rapporto con Cristiana Alicata non è stato facile. All’inizio l’ho criticata aspramente per la sua scelta di campo, perché pensavo che una persona GLBT dovesse combattere il Pd, e non certo sostenerlo. Cristiana, tuttavia, ha seguito un percorso molto difficile, perché criticata, per le stesse ragioni, da molti altri compagni di lotta. Eppure col senno di poi posso dire che la sua scelta è stata giusta e, soprattutto, onesta. Cristiana non è una “yes-woman” di partito, rappresentante di categoria che serve alla sua dirigenza per vestire i panni della foglia di fico su questioni che quel partito non vuole affrontare. Cristiana dice le cose come stanno, attacca e combatte l’omofobia interna al Pd, crede in quel che fa e lo fa perché ci crede. Chi la conosce sa di cosa sto parlando. La sua campagna elettorale, poi, è incentrata sui bisogni delle persone a cominciare dalla campagna sugli asili nido, secondo una strategia a parer mio egregia che mira a far comprendere che essere lesbiche e lottare per i diritti delle famiglie, tutte, è una strada non solo percorribile ma auspicabile. Altri temi fondamentali, accanto all’accessibilità, sono quelli dell’efficienza, della trasparenza e della difesa dei valori laici.

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Saverio Aversa è un caro amico. Educatore professionale in centro di riabilitazione disabili, la sua parabola personale, dentro il PDS prima (è stato il creatore dei CoDS) e Rifondazione dopo, ne fanno una delle personalità politiche più di spicco all’interno del panorama GLBT italiano. Originale la sua campagna elettorale che, coerentemente col nome del suo partito, non vuole incidere negativamente sullo spreco delle risorse cartacee e non vuole contribuire alla deturpazione del decoro cittadino con la pratica del manifesto selvaggio. Saverio sta presentando i suoi cartelloni virtuali in cui enuclea, in pillole, il suo programma: diritti sociali e diritti civili, laicità, la salvaguardia delle risorse idriche, tutela degli anziani e democrazia intesa come partecipazione. Una visione della sinistra, in altre parole, che non rinuncia alla sua vocazione di alternativa sociale senza trincerarsi, tuttavia, nelle facili nostalgie ideologiche e guardando ai fatti concreti e ai problemi reali per trovare soluzioni vere.

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Militante storico dei radicali italiani, nonché segretario di Certi Diritti, Sergio Rovasio porta come dote l’importante pronunciamento che la Corte Costituzionale sarà chiamata a pronunciare per il 23 marzo, a ridosso dell’appuntamento con le urne. A Certi Diritti va riconosciuto il fondamentale traguardo, mai ottenuto da altre associazioni di settore, di aver fatto della questione GLBT argomento istituzionale pregnante e concreto. La data del 23 marzo, già citata, parla da sola. Accanto a questa svolta, Rovasio presenta al proprio elettorato potenziale temi quali la salvaguardia dei “diritti civili e umani per le persone più deboli, discriminate, che subiscono ingiustizie a causa della loro condizione e orientamento sessuale”. Tutela alle coppie conviventi, lotta all’omo-transfobia, abbattimento dei privilegi ai consiglieri regionali e tutela ambientale sono gli altri cavalli di battaglia di Sergio.

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Dirò nei prossimi giorni su chi cadrebbe, nello specifico, la mia scelta personale. Per adesso mi limito a dire quanto segue: credo che raramente l’elettore di centro-sinistra si sia trovato di fronte alla possibilità di scegliere un candidato ottimale per questioni che riguardano tutti i settori della società. I bisogni dei quali vengono portati avanti proprio dalle persone GLBT dei rispettivi partiti che li hanno candidati. Personalmente spero che tutti e tre i miei amici riescano a  superare il cerchio di fuoco delle urne. Il Lazio, i rispettivi partiti di appartenenza e la nostra società nel complesso ne risulterebbero indubbiamente migliori, più aperti, più ricchi di diversità e, di conseguenza, inclusivi delle esigenze collettive. Secondo lo spirito che dovrebbe animare una democrazia matura, efficiente e degna di essere definita “europea”.