Mentre niente viene smarrito in quel tempo (reportage di Londra)

Il Tamigi che scorre indolente sotto il palazzo del parlamento, al severo cospetto del Big Ben.
Il London Eye, che ci ha fatto toccare il cielo.
Il British Museum, con la stele di Rosetta.
Le stradine di Londra, con le case che sanno di tè delle cinque.
La National Gallery e i Raffaello negati.

E poi.

La tonsillite, il dolore che supera il dicibile.
Notti intere a sudare, antinfiammatori al posto del cibo e qualsivoglia incapacità di deglutire con umana dignità. E quindi in ospedale – cioè cazzo sei a Londra e ti ammali! – e c’è lui, bello come tutti i sogni che hai sempre fatto, che ti guarda la gola e senti un fremito nei suoi occhi, mentre gli altri accorrono a vedere. Lui che ti accarezza il collo (sono solo linfonodi!), ti apre leggermente la bocca e ti senti in una puntata di Lady Oscar, quanto tutt’intorno sono rose e musiche languide, e mentre questo avviene lui, coi capelli del colore dell’alba e gli occhi lucidi come i sassi del fiume, infila un ago lungo come l’eternità e pone fine a ogni sofferenza. E intanto tu ringrazi madre natura per aver creato cotale bellezza e l’anestesia locale.

E poi, anche se fa male ancora e non riesci a parlare, niente riuscirà mai a ripagarti come gli sguardi benevoli dei tuoi ragazzi, che ti aspettano in stanza e ti inondano di chiacchiere e cioccolata. Allora pensi che in fondo in fondo sei fortunato, perché anche se cerchi di educarli al rigore e al timore ti vedono prima di ogni altra cosa come una persona e ciò è bene. E mentre le loro risate galleggiano nell’aria, sorridi di tutto questo e niente viene smarrito in quel tempo, e niente è perso, nemmeno l’ultimo sguardo perduto di chi avevi giurato di amare per sempre, quella volta dimenticata, altrove, su altre rive.

E poi succede che c’è altra sfortuna, ok, ma tanto sai che al ritorno ne parlerai alle tue streghe preferite, quelle che ti proteggono da tutto il male che c’è e alla fine quella sfiga tornerà per trecento volte a chi l’ha mandata perché è sempre così quando ci si mette contro i poteri di Chanel e allo scudo di Himelda.

Così torni a casa e pensi che Londra, nonostante tutto, è una bellissima città, che quasi quasi c’è più sole di una Roma che assomiglia sempre di più alla pioggia padana e al silenzio che separa dalle cose importanti e che alla fine, in un modo o nell’altro, le cose volgeranno al termine così proprio come devono andare.