Message from Venezia (e dintorni)

Da domenica sono in Veneto, per trovare Himelda che adesso vive qui. Ieri perciò scendo dall’aereo, vedo un tipo che aspetta agli arrivi e penso “poveraccio, è il sosia di Brunetta”. Ecco, per la cronaca: non era il sosia.

Che culo!

Dove mi trovo adesso è un paesino di poche anime. Tutti tremendamente gentili, per carità. Peccato che votino Lega con punte bulgare.

Qui i veneti sono curiosi come scimmie: hanno bisogno di sapere chi sei, da dove provieni e cosa fai qui. Appena capiscono che non vuoi far loro del male (perché basta vedermi in faccia per capire che ho sordidi legami con Al Qaeda, ne converrete) si rasserenano e ti guardano per sempre con un sorrisino da Joker.

Mia sorella ha già fatto le prime vittime. Un ragazzino le ha chiesto: “prof, ma perché lei è così cattiva?”, smentito subito dopo da una sua compagnetta che ha controbattuto: “non è vero, non è cattiva. E’ cattivissima!”.

(Perché Himelda, fondamentalmente, è Maaadre).

Per il resto, oggi siamo stati a Venezia tutto il giorno, a mangiare kebab e strudel di mele, a vedere la laguna in un clima autunnale e piovoso che me l’ha resa molto più gradevole di qualche anno fa. Venezia è fondamentalmente malinconica e vederla sotto un sole mediterraneo e allegro, con orde di turisti quasi più perniciosi dei ben famigerati piccioni locali, è puro sacrilegio. Domani vedremo Padova e la cappella Scrovegni. Ecco, se magari evitasse di piovere a piscio di canarino come pare d’abitudine da queste parti sarebbe cosa gradita.

Nell’attesa di questo momento non posso non inorridire di fronte a una tv accesa che trasmette immagini di giovani senza speranza che distruggono il concetto stesso di dignità al Grande Fratello. Ed io che ero tanto fiero del fatto che quest’anno non ne avevo visto nemmeno una puntata. Qualcuno poi mi spiegherà perché non ci sono più i tamarri di una volta, perché tutti piangono come fossero i figli di Grecia Colmenares nel sequel di Topazio e come mai il concorrente catanese ha deciso di assumere le fattezze di Has Fidanken.

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3 pensieri su “Message from Venezia (e dintorni)

  1. Stando a quanto ripete incessantemente il cielo qui a Mirano (VE) – pioggia, pioggia, pioggia… – le sue speranze non sono state esaudite…
    Domani leggerò con gran diletto la sua descrizione dei paesani veneti, ahi quanto puntuale, ai miei studenti di Dolo!
    Di fronte all’estraneo, si scostano le tendine alle finestre delle ordinate villette alla Twin Peaks, occhi ostili scrutano l’alieno… il “meridionale” è ancora una specie sconosciuta, in ogni caso pre-giudicata (male, salvo “quelli che hanno voglia di lavorare”, categoria altrettanto misteriosa)…
    polenta e schei (= soldi), questa la suprema ideologia locale.
    Ma, pioggia a parte, troverà Padova una città notevole, con occasioni di tutti i tipi e di ogni livello.

    P.S. In merito al post precedente. So qual è il suo pensiero in tema PD, la leggo abitualmente. Il mio non era un intento polemico; esprimevo solo, dopo la gioia per la riuscita della manifestazione e condividendo la sua analisi e la sua speranza, il pessimismo della mia non-ragione sul cambiamento che la manifestazione potrà indurre.

  2. Benvenuto in Veneto :-)
    Descrizione perfetta del paesino tipico. A Padova comunque le cose saranno migliori.
    La prima volta che ci sono andato per immatricolarmi all’università mi è parsa un po’ deludente, meglio verona e vicenza per fare un giro turistico.
    Però appena la si scopre un po’ meglio non c’è paragone, Padova è sicuramente la città migliore del veneto, complice la medio grandezza e 60.000 studenti su 200.000 abitanti.
    Piccola nota di colore, Padova è l’unica città italiana in cui sia stato dove le auto si fermano a far passare pedoni e ciclisti. Certo bisogna mostrarsi convinti nel voler attraversare, ma almeno rallentano.
    Per il giro turistico consiglio una passeggiata nel Ghetto e Prato della Valle.

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