Welcome to Rome

Uscite dei gates ispirate dalla filosofia della mentula canis.
Personale amabile come una supposta alla medusa.
Hostess di terra che ti danno informazioni palesemente false e tendenziose (copyright: Alitalia).
Dolci al bar tanto sciagurati quanto costosi.
E non si sa quale (fino a ieri) sconosciuta tribù dell’entroterra siciliano che scopre i servizi aeroportuali e ci delizia col proprio idioma che produce perle lessicali quali “picciuotti” con iato tra la i e la u (ovvove!).

Anche questo è Fiumicino aeroporto.

2012: proprio la fine del mondo

Ieri sera sono andato a vedere 2012. Confesso di averlo fatto per tre motivi fondamentali: gli effetti speciali, per il crollo della cupola di San Pietro e perché quella cupola, mi era stato detto, crolla proprio sulla testa del premier italiano. Le aspettative sono state tutte ampiamente soddisfatte. Gli effetti speciali ti tolgono il fiato e ti incollano al maxischermo per oltre due ore, di fila. Il premier potevano renderlo più somigliante, invece era solo un ometto isterico con un alto senso del dovere che mal si adatta, isteria a parte, alla realtà politica locale. Ma tant’è.

Al di là del mio sadismo, il film è interessante, fermo restando che sempre di boiata trattasi, per una serie di questioni. Vediamole.

L’immaginario catastrofista. 2012 è un polpettone americano con tutti i crismi, che richiama tutto il filone catastrofista degli ultimi cinquant’anni. Si passa dai classici Terremoto a L’inferno di Cristallo, fino a coinvolgere i più recenti e disgraziati Dante’s Peak, Deep impact, The core e tutto ciò che prevede(va) l’apocalisse a cui gli americani avrebbero trovato adeguata soluzione. Infiniti i richiami a Titanic, dove mancano Jack e Rose, ma in compenso abbiamo una simpatica coppia di vecchietti che, lungi da ogni omosessualità latente, si ritrovano uniti al momento della fine.

L’immaginario politico. Il presidente degli USA è nero. Il premier tedesco è una donna. Il capo di stato russo non parla una mazza di inglese. Tutto molto realistico, a ben vedere. L’Italia viene trattata un po’ male, ma giustamente se vogliamo. Viene dipinta come serva del potere papale fino all’ultimo e, durante un summit d’emergenza, sarà la Merkel – o presunta tale – a parlare anche a nome dell’Italia. La nostra credibilità si deve registrare anche da piccoli fatti come questo. Nell’immaginario dello spettatore di americanate similari, l’Italia non conta un cazzo. Il regista lo sa e gli serve quest’evidenza tra un inseguimento di macchine e un’eruzione devastante. Tutto come da copione, insomma.

La figura del premier italiano. Come ho già detto è un isterico. Appare due volte e l’unica volta in cui parla eccelle per arroganza. Dopo di che si fa intendere che non si metterà in salvo per essere accanto al suo popolo nel momento della fine, accanto al papa, a pregare. Quando questo viene detto, la sala di solito reagisce con fragorose risate. Berlusconiani a parte che si mettono ad applaudire. Questo dà la misura di quanto siano cretini gli elettori del PdL per due buone ragioni. La prima: quel film non rappresenta Silvio, ma l’imbecillità italiana. La seconda, qualora lo rappresentasse, Berlusconi sarebbe uno dei primi a salire sulle navi della salvezza dei potenti. Ed è proprio questo carattere del premier italiano proposto dal film che lo rende una pellicola di fantascienza.

La real-politik. I politici vengono rappresentati come laidi vermi o come eroi. Ne escono bene lo pseudo-Obama e la pseudo-Merkel. Malissimo il russo e l’italiano (chissà perché). I cinesi sono visti come i soliti stronzi fascio-comunisti. E poi c’è la figura del segretario di-non-si-è-ben-capito-cosa americano, che assomiglia a Brunetta quasi in tutto e per tutto. Tracotante come il nostro ministro della pubblica amministrazione e ugualmente amabile, ne differisce solo per l’altezza. Per il resto hanno la stessa faccia. E non solo.

No B Day: il piddì fa come piace a Silvio

Come in molti ormai sanno, il 5 dicembre ci sarà una manifestazione di protesta sulle malefatte del nostro premier. Non solo per quelle delle quali è accusato nei tribunali della Repubblica, ma anche quelle che fa in parlamento per evitare gli stessi tribunali in cui dovrebbe andare come qualunque altro cittadino, visto che fino a prova contraria saremmo in democrazia.

Questa manifestazione è stata organizzata da comuni cittadini e cittadine che, si legge nel sito ufficiale dell’evento, «ritengono Silvio Berlusconi una pericolosa anomalia del sistema democratico italiano».

Aderire all’evento è semplice, basta essere a Roma il 5 dicembre 2009 alle ore 14, in piazza della Repubblica, portandosi dietro un indumento color viola: una sciarpa, un cappello, una maglietta, ecc. Per la sua natura, inoltre, la manifestazione è apartitica, ragion per cui non sono permessi vessilli di questo o quel partito. In altri termini, è una libera iniziativa della cittadinanza, la voce del popolo che attraverso strumenti democratici si organizza e esprime il proprio dissenso, secondo quanto previsto dalla Costituzione, verso un disegno eversivo che mina le basi del diritto e della democrazia nel nostro paese, disegno incarnato dall’attuale maggioranza al potere e dal suo leader.

Stando così le cose, il principale partito di opposizione dovrebbe avere come imperativo categorico quello di aderire e di fornire un aiuto concreto alla libera iniziativa popolare: d’altronde, un partito che si chiama “democratico” dovrebbe favorire le iniziative che cercano di salvaguardare la democrazia.

E invece.

Il piddì non ci sarà e non aderirà ufficialmente al No B Day. La scusa è di stampo benaltrista: non è una manifestazione che propone, va solo contro. Il piddì, partito che ha caratterizzato la sua cifra politica in nome dell’ignavia, adesso vuole farci credere di avere delle idee. Dimenticano i dirigenti del pd che la piazza ha il diritto di arrabbiarsi e che sta proprio alla politica fornire soluzioni alternative anche prendendo spunto da ciò che la piazza richiede. E il 5 dicembre gli italiani onesti chiederanno che si torni dentro il dettato costituzionale. Non aderire a questa evidenza è un atteggiamento politicamente idiota, se non complice di quel disegno eversivo che è incarnato dal nostro premier.

Per rimediare a questa vergognosa assenza, il pd organizzerà, subito dopo, una manifestazione “propositiva”, in cui diranno non solo un NO al cavaliere, ma proporranno l’alternativa. Cosa che dovrebbero fare in parlamento, a dire il vero, magari presentandosi in massa e votare contro provvedimenti contro lo scudo fiscale. Tanto per fare un esempio. Scudo fiscale passato grazie alle assenze del partito guidato da Bersani, dalla Bindi, dalla Binetti.

Giorno 5 dicembre in piazza scenderà il popolo del diritto e della democrazia. Non aderire ufficialmente al No B Day, significa non avere a cuore la libertà di questo paese. Concludo facendovi notare come nel manifesto dell’iniziativa dei piddini, non compare mai il nome del premier. Una scelta in pieno stile veltroniano, a ben vedere, il leader del centro-sinistra che ha consegnato l’Italia intera all’attuale destra al potere. Una scelta di un partito che fa opposizione così come Berlusconi la prevede: senza che il capo della maggioranza venga attaccato, senza che il suo nome venga fatto, senza che le sue magagne vengano messe alla gogna. Questo, purtroppo, è il partito democratico.

L’alternativa a tutto questo c’è: andare il piazza il 5 dicembre. Sta a noi, liberi cittadini e libere cittadine, prenderci la libertà che i rappresentanti politici di entrambi gli schieramenti (con qualche lodevole eccezione) non hanno intenzione di salvaguardare.

La vignetta di Stern che tanto fa arrabbiare Silvio…

La vignetta del settimanale Stern condensa in una pagina gli ultimi quindici anni di politica italiana: una politica segnata da una figura, quella di Silvio Berlusconi, che ha concepito e concepisce il governo del paese come escamotage per evitare che venga giudicato, come qualsiasi cittadino di una democrazia.

Questo rende, a ben vedere, il nostro premier non solo un’anomalia ma anche una sostanziale negazione del concetto di uguaglianza che sta alla base di qualsiasi democrazia occidentale.

Da tali considerazioni, si comprende come mai questa vignetta non piaccia agli organi di stampa vicini al premier: in una democratura che si rispetti, mettere in discussione l’arroganza del potere, elemento basilare affinché la democratura esista, fa arrabbiare la voce del padrone. Ovvero, il padrone stesso.

Sempre da dentro

Oggi è una data particolare, per me e per tutto ciò che è stata la mia vita. Un paio d’anni fa, per il 20 novembre, ho scritto un post che riporto adesso, anche in questo blog. Oggi lei di anni ne avrebbe 96, ma al di là del dato anagrafico tutte le cose che ho scritto allora valgono anche adesso. Per cui buon compleanno Bloody Nell. Chissà cosa hai cucinato di buono, lassù, per gli angeli…

Oggi avresti fatto 94 anni. E sarebbe stata l’ennesima occasione per fare festa da te, in quella casa che ho sempre sentito come un’emanazione imprescindibile della mia esistenza. Perché mi piaceva fare i compiti sulla macchina da cucire, accanto alla finestra, mentre fuori pioveva. O sentirti inveire perché ti si spegnevano i cerini, mentre io riuscivo ad accenderne tre alla volta.

Volevo solo dirti, mia cara, che anche se tutto sembra mutare in fin dei conti nulla è cambiato. Come in me, quando ti penso, quando ogni tanto vieni a trovarmi in sogno ed io non mi stupisco quasi mai perché so che ti porto dentro.

Anzi, visto che ci sei, dentro di me da qualche parte trovi le fresie che amavi coltivare, della ricotta come quella che piace a te, una cassata come Dio comanda e l’uomo che sono diventato e che hai contribuito a fare. Anche se non sono perfetto, anche se non avresti capito alcune scelte della mia vita. Ma so che mi vuoi bene, e avresti accettato, lo so, lo sento. Altrimenti, quando sei morta, non saresti venuta la sera stessa con tutte le tue valigie ricolme di tutta la vita di cui eri capace e non avresti salutato me – l’unico, tra tutti, e non solo perché so parlare coi morti – con quell’abbraccio che quasi avevo dimenticato, con quella forza, quella luce, quella consistenza di carne e di stoffe amiche.

Allora auguri, mia cara Bloody Nell, auguri per la tua nuova vita e per quella che hai contribuito a regalarmi. Quando penso di essere una persona fortunata, e da un po’ di tempo a questa parte lo penso un po’ più spesso, accade perché so che ti ho conosciuta e perché mi hai nutrito col tuo amore e coi tuoi cibi speziati e speciali.

Allora passa dentro di me, tutte le volte che vuoi. Voglio essere la tua casa su questo mondo assurdo come tu lo sei stata per me quando non sapevo com’era fatto il mondo. Puoi venire a trovarmi quando vuoi. Te lo prometto, ti voglio bene.

20 novembre, tra Agrado e Brenda

Oggi è il Transgender day of remembrance, la giornata del ricordo delle vittime della transfobia. E in Italia, la terra in cui domina la chiesa, certi politici, la terra di Berlusconi e di tutto ciò che tutto quest’accozzaglia si porta dietro, ovvero violenza sulle persone transessuali incluse, questa giornata ha un significato particolare.

Non spenderò molte parole sul TDOR, vi rimando al sito del Codipec Pegaso, per la scelta di «combattere la tragedia con un sorriso, e l’ignoranza con una riflessione», attraverso il video di Agrado, dal film Tutto su mia madre.

E vi faccio notare come proprio oggi, quasi per un assurdo e tragico caso del destino, al quale piace giocare coi simboli, evidentemente, è stata trovata carbonizzata Brenda, una delle transessuali coinvolte nel caso Marrazzo. Ancora violenza contro chi è previsto solo come diversivo erotico. A cominciare dai giornali, incapaci di chiamare al femminile chi si sente donna perché donna lo è nell’anima.

Processo breve: il pd fa “bubusettete”

Berlusconi fa il bello e il cattivo tempo col processo breve, all’interno della maggioranza c’è una fronda che può indebolirlo, i blogger organizzano una manifestazione contro il premier per il 5 dicembre che ha l’avallo dell’Italia dei Valori – unico partito che ha mai fatto opposizione in parlamento, non dico seria, ma almeno la fa – e il piddì del new deal bersaniano cosa fa? Nulla.

Loro in piazza non ci vanno per non dare importanza a Berlusconi.

Questo perché Bersani, oltre a rappresentare il nuovo, aveva assicurato che sarebbe stato durissimo con l’ennesimo tentativo della maggioranza di distruggere il diritto in Italia a favore di uno e uno soltanto. A me sembra che i primi atti politici di quest’uomo siano identici a quelli di Veltroni. Qualcuno spieghi al prestanome di D’Alema che sbucare dall’angolo e fare “bubusettete!” non è un atteggiamento politico, e men che mai durissimo. Così come gli spieghi che ormai Berlusconi è andato oltre al concetto di “importanza”. Si arriva direttamente a quello dell’urgenza. È urgente fermarlo, ripristinare democrazia, diritto e legalità in questo paese. Ma stiamo parlando di un partito a vocazione peggioritaria, va ricordato.

Se poi un giorno dovesse venir fuori che tutta questa gente è stata comprata, come ormai si sente dire nelle fermate degli autobus e nei mercati, non è che mi stupirei più di tanto. Ma la politica e il bene del paese, in tutto questo, dove sono?

Favole post-moderne: a letto con Willwosh e Laura Scimone

Diciamo che adesso non ho più scuse per sospirare al cospetto di tramonti maestosi, al di qua della mia finestra. Il virus, parrebbe – e il condizionale è sempre d’obbligo fosse non altro per ingannar la sfiga – sta per esser sfrattato, dopo un ultimo soggiorno alle gambe, non sazio di aver già scomodato polmoni, meningi e colonna vertebrale.

Per altro, il mio nuovo letto nella mia nuova stanza rischia davvero di trasformarsi in novella sindone ma, contrariamente a quella più famosa, senza alcun significato salvifico, che se un giorno questa mia modesta vita – sempre in bilico tra l’aspirazione dell’assoluto e il baratro della mediocrità – andrà per esser ricordata, venga fatto per il dubbio che ho sempre cercato di portar avanti come unico sale della vita, contro ogni certezza preconfezionata ad uso e consumo di chi certezze ne ha una soltanto: quella di fregarvi l’anima.

Ma sto tergiversando.

Si parlava di tramonti e lenzuola, e nessun romanticismo dentro. Le cose che ho fatto per ingannar la noia, tra una dormita lunga pomeriggi intieri e sudate bibliche, farebbero inorridire anche gli spiriti più pietosi. Eppur il tempo doveva passare, me ne darete atto, e mi perdonerete se ho fatto abuso, in questi giorni tediosi, di Youtube, vero vaso di Pandora e di tutti i mali che può contenere, pronti a esser dischiusi al mondo con un semplice clic. Ma cinque giorni passati a letto metterebbero alla prova pure lo scroto di Clark Kent e qualcosa da fare dovevo pur trovarmela, ne converrete…

Soprassederò sulla sovraesposizione ai video di Lady Gaga – ma solo Paparazzi, di cui trovo geniale la coreografia – e sull’intima poesia dell’ultima fatica di Carmen Consoli, così come eviterò di toccare il tema dell’assoluto valore soteriologico del finale della terza serie di Sailor Moon (detta anche “…e il cristallo del cuore”, titolazione tanto cretina quanto tutta italiana).

Vorrei invece che puntaste la vostra attenzione, per chi ancora non li conoscesse, su due fenomeni del web che stanno facendo parlare molto di sé, nel bene e nel male. Si tratta di un ragazzo e una ragazza, il primo romano, la seconda di Palermo, ovvero Willwosh e Laura Scimone.

Del primo si sa solo che si chiama Guglielmo, che ha vent’anni, che è romano ed è bello da paura. La sua pulchredo, per quel che mi riguarda, abita un corpo dalle forme morbide e taurine allo stesso tempo che si sposano ad un viso angelico e quasi imberbe. La sua bravura sta nell’interpretare vere e proprie chicche di quotidianità, in chiave demenziale, con una sapiente arte recitativa che, nei vari sketch, si declina nei personaggi più vari – dalla tipica ragazzina romana al coattone, dalla porca tuttatette allo sfigato di turno – che convergono attorno a un io narrante che coincide col personaggio-autore. Bellissime le gag su Harry Potter o sulle assurdità di certa cinematografia.

Uguale e contraria a Willwosh, invece, è Laura Scimone (si noti l’assoluta cura dei particolari, pur scarni, dei video di Will in confronto alla più assoluta sciatterie della produzione della palermitana). Questa ragazza siciliana non ha nessun talento particolare. Nei commenti più aspri che le si rivolgono, le si dà della sfigata e, sotto il profilo ontologico, intimamente connessa alla sfera dei sanitari da bagno. È sgraziata, a lei si imputa l’assassinio di Tersicore, quando canta sbaglia ogni nota possibile e nemmeno le sue pretese da usignolo riescono a nascondere un accento invasivo come una piaga della Genesi, una a piacere.

Di Will si pensa che sia gay o, quanto meno, bisessuale, ovvero gay al 50%. Non so se per intima speranza dei suoi commentatori, tra cui anche il sottoscritto, o per quel potere tutto finocchio che si chiama Gaydar e che ti impone a scovare – e a volte pure a convertire – potenziali omosessuali negli angoli più reconditi delle pieghe dell’esistenza.

Di Laura invece si dice addirittura che sia mentalmente insana e che i genitori abbiano fatto sparire il suo MySpace dopo esser assurta in gloria. A me appare così divinamente imperfetta da ritenere impossibile che tutto questo concentrato di devastazione sia totalmente casuale.

Entrambi i nuovi paladini del web – Will è stato pure notato in Rai e tra poco lo vedremo sul quarto canale – hanno però “sfondato” dimostrando che la nuova favola post-moderna non passa per i reality o i troni di improbabili regni defilippiani. Se vuoi essere qualcuno, al giorno d’oggi, ti basta avere delle cose da dire e un bel faccino o parole vuote e malpronunciate e movenze imbarazzanti, purché tutto venga immortalato da una web-cam (la nostra nuova scarpetta di Cenerentola?): date loro un punto d’appoggio dove posizionare un mouse e una telecamera e si solleveranno sul mondo.

Ormai funziona così.

Perché quello che conta, questo ci insegnano queste storie, è che la vita vale la pena di esser raccontata, nel bene come nel male. Non importa, invece, il perché. Qualcuno a cui strappare un sorriso lo si trova sempre. E appena scatta la scintilla della sim-patia (trattino messo apposta) il gioco è fatto. Il tutto a costo zero, eccezion fatta per quella che i borghesi e i ben pensanti chiamano la dignità. Ammesso che, nell’Italia di adesso, quella del processo breve e della morte di Stefano Cucchi, questa parola significhi ancora qualcosa.